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Raffaele a Venezia 2005 Anno IV

IV. IL CINEMA SECONDO MÜLLER

e) LE PROIEZIONI SPECIALI
Della serie “come entrare dalla finestra e vivere felici”

Ammettetelo, pensavate che con il pistolotto sul cinema d’animazione e sull’obbligo morale di riconsiderarne definitivamente il ruolo all’interno delle dinamiche strutturali della settima arte ve la sareste cavata. E invece no! Quest’anno lo spazio da dedicare alle sezioni, sottosezioni, protosezioni, pseudosezioni è quanto mai vasto, e questo per merito soprattutto dell’idea di festival che Marco Müller sta continuando imperterrito a trascinare avanti.

L’anno scorso era stato divertente provare a indovinare il film a sorpresa, e ancora più interessante era stato notare come proprio l’ultimo invitato (si trattava di “Ferro 3” di Kim Ki-duk) si fosse accaparrato uno dei premi, ma pensavo sinceramente che il giochetto fosse finito lì e assumesse più che altro i contorni di un lungo corteggiamento che aveva trovato la sua conclusione solo a ridosso della mostra. Ma quanto mi sbagliavo…

In realtà il sinologo italo-svizzero ha visualizzato nella sua testa il festival come una sorta di caccia al tesoro e dissemina indizi e sorprese per l’intera durata della mostra: ho già avuto modo di parlare di “Takeshis’”, il film di Kitano inserito all’ultimo momento nel Concorso, ma quasi tutte le sezioni hanno vissuto di innesti improvvisi.

Addirittura la retrospettiva sul cinema giapponese ha avuto come ospite un nome non presente in programma, quel “Horror of Malformation” di Ishii Teruo (al quale era dedicato l’intero scritto critico di presentazione alla rassegna, redatto dallo stesso direttore della mostra: avrei forse dovuto intuire che c’era qualcosa sotto) cui facevo cenno concludendo il pezzo poc’anzi.

Tra i vari eventi speciali merita una menzione “Kill Gil Vol. 1” di Gil Rossellini, il figlio indiano di Roberto: documentario scottante e originale, sorta di autoanalisi costante e al contempo studio sulle capacità di reazione alle tragedie della vita, il film di Rossellini – che nella sua carriera ha fatto un po’ di tutto, ma che ultimamente si sta dando da fare come produttore, tanto da aver portato l’anno passato a Venezia “Puteri gunung Ledang”, primo film malese presentato al Lido – è un audace e ironico autoritratto e, più in generale, uno spaccato di vita. Nonostante il rischio fosse grande, Rossellini riesce sempre a evitare la trappola del pietismo e della gratuità di ciò che mostra, e universalizza il suo dolore pur non scendendo mai a patti con la retorica di bassa lega. Complimenti!

Altro evento a sorpresa è stato, il penultimo giorno, “Viva Zapatero!” di Sabina Guzzanti, primo documentario italiano ad attaccare, senza mediazioni di sorta, il malgoverno di Silvio Berlusconi. A Venezia non l’ho visto – ero in sala a papparmi l’omaggio a Miyazaki -, ma l’ho facilmente recuperato una volta tornato a Roma, e devo ammettere di essere rimasto piacevolmente stupito dall’acume con il quale è portata avanti l’inchiesta. Probabilmente, a parte lo straordinario “Un’ora sola ti vorrei” di Alina Marazzi, il miglior film italiano di tutto il 2005.

E questo è quanto: in realtà bisognerebbe citare anche l’omaggio offerto ai rapporti tra Italia e Albania racchiuso nella proiezione dei lungometraggi di Lamberto Lambertini e Isa Qosja, ma l’ho spudoratamente saltato in blocco. Torna valido il discorso sulla necessità di compiere delle scelte. Difficilmente riuscirò a recuperare queste due opere nel corso della mia vita, ma a qualcosa bisogna pur rinunciare, no?

 

INDICE

I. Introduzione

II. La Mostra in tempo di guerra (preventiva)

III. Il lavoro dell'accreditato su se stesso


IV. Il cinema secondo Muller
   a) Il Concorso
   b) Il Fuori Concorso
   c) Le Sezioni Collaterali
   d) Le Retrospettive
   e) Le Proiezioni Speciali

V. L’Italia è un paese povero

VI. L’album dei ricordi

VII. Memorandum

VIII. Una conclusione

IX. Il gioco del voto


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