torna all'homepage

MusiKàl! - Recensioni, Artisti, News musicali
» Novità Album e Live
» News
» I preferiti di Rokko
» Gli intramontabili
» Kalporzgrafie
» Speciali / Interviste

Osteria - Chiacchiere e Forum
Chiacchiere e Forum

Stalla - Storie in musica
Storie in musica

Municipio - Benvenuti a Kalporz!
Benvenuti a Kalporz!

Cerca un Artista
0-9 A B C D E F G H I
J K L M N O P Q R S
T U V W X Y Z
Ricerca personalizzata

Newsletter
Info & Contatti
Collabora con noi
Pubblicità
Promo e demo
Le Foto su Kalporz
Live in Kalporz

Raffaele a Venezia 2005 Anno IV

IV. IL CINEMA SECONDO MÜLLER

d) LE RETROSPETTIVE
Tra sushi e ravioli al vapore – e un pizzico di lasagne –

Dopo aver (ri)scoperto il cinema segreto italiano, quello più bistrattato e vilipeso ma anche quello che semplicemente si era lasciato sfuggire via senza troppa lungimiranza (come dimenticare lo splendido “Colpo di stato” di Luciano Salce?), Venezia si è gettato alla ricerca di tutte le cinematografie che ancora latitano nella memoria del cinefilo medio. Visto e considerato chi è alla direzione del festival la scelta è caduta ovviamente sul cinema dell’estremo oriente: Müller si è soffermato, come primo impatto, sulla Cina e il Giappone, e già da soli questi due stati hanno occupato uno spazio enorme, tanto da costringermi a una (dolorosa) selezione di quanto presentato.

Ma sarebbe un errore confondere l’operazione di recupero virata lo scorso anno con quanto visto durante l’edizione 2005: innanzitutto il cinema “segreto” italiano è, vuoi per malcostume critico o per semplice casualità, quasi esclusivamente un cinema di genere, popolare, lontano dai vizi e dalle virtù dell’autorialità che ci ha resi famosi in tutto il mondo. Al contrario, soprattutto per quanto riguarda l’Italia, il cinema cinese e quello nipponico sono talmente sconosciuti (a qualsiasi livello) da permettere una mescolanza più facile di autori di varia attitudine.

È così che accanto a nomi celeberrimi come King Hu, Suzuki Seijun, Zhang Yuan, Fukasaku Kinji e Mizoguchi Kenji si sono potuti scoprire e ammirare le opere dei vari Zhao Ming, Yamanaka Sadao e Itō Daisuke: un modo per cercare di penetrare cinematografie, soprattutto quella cinese, a noi quasi completamente sconosciute, almeno alle origini.

In realtà, come ho già avuto modo di scrivere in precedenza, non mi è stato possibile seguire con costanza la retrospettiva, per un semplice problema di tempistica; spesso e volentieri le opere della retrospet???i?E?? ?S?tiva si accavallavano con i film del concorso e del fuori concorso. Ho dunque dovuto operare una scelta, che mi ha comunque permesso di comprendere alcune peculiarità: innanzitutto, ma su questo avevo pochi dubbi, la cinematografia giapponese è qualitativamente superiore a quella cinese, che soprattutto a ridosso della nascita della Cina Popolare ha vissuto un’involuzione incanalata com’era in un orizzonte puramente propagandistico. Lo splendore estetico e l’audacia narrativa di alcune opere di Mizoguchi (“Storia dei fedeli seguaci dell’epoca Genroku” su tutti) e Fukasaku – anche Suzuki, ovviamente, ma i film presentati a Venezia facevano parte del periodo passato alla Nikkatsu, durante il quale il geniale autore de “La farfalla sul mirino” era ancora asservito alle più lineari regole commerciali – non hanno eguali nel Catai, fatta eccezione per King Hu, comunque ben presto fuggito a Hong Kong (a Venezia era presente con il bel “Ritratto di patrioti e martiri”). Secondo e ultimo punto, la visione dei film cinesi era completamente affidata al digitale, e questo non ha permesso di comprenderne forse appieno l’importanza estetica: le copie erano infatti pessime.

A conti fatti posso comunque dichiararmi soddisfatto di quanto ho avuto modo di vedere, tra film realmente notevoli e divertenti curiosità come il primo lungometraggio animato prodotto in Cina, “La principessa dal ventaglio di ferro” di Wan Laiming e Wan Guchan: niente di trascendentale, ma utile per dare un senso ancora più compiuto alla storia dell’animazione.

Non ho avuto invece modo di rivederlo, ma sottolineo la proiezione a sorpresa del bellissimo “Horror of Malformation” di Ishii Teruo, scomparso di recente: lo vidi a Roma trovandolo veramente geniale. Un bel modo di omaggiare anche i maestri meno conosciuti.

Della seconda parte de???i?E?? ?S?dicata al cinema italiano segreto non mi sono visto quasi nulla per il semplice fatto che avevo già, a suo tempo, visto tutto: i nomi di quest’anno dopotutto erano tutt’altro che sconosciuti. Mi sono così dedicato così a due sole visioni.

La prima è stata “Il medaglione insanguinato” di Massimo Dallamano, horror non troppo disprezzabile e francamente divertente. La trama è vista e abusata, le situazioni mai particolarmente originali ma per passare il tempo ci si può accontentare. Dopotutto pretendere qualcosa di più dal regista di “Cosa avete fatto a Solange?” sarebbe vera e propria cattiveria. E il finale con quel “perché” ripetuto seicento volte e addirittura scritto sulla pellicola è da sbellicarsi dalle risate.

La seconda visione, al contrario, è stato l’incontro – l’ennesimo incontro – con quello che è forse da considerarsi il più grande film mai pensato e girato in Italia: sto parlando del meraviglioso “Salò o le centoventi giornate di Sodoma”, ultima regia di Pier Paolo Pasolini, caduta nel vortice della paranoia del fascismo filtrata attraverso la deformità masochistica del marchese de Sade. Uno dei pochi film realmente insostenibile per durezza e crudeltà, capace di trascinare in un dolore fisico continuo lo spettatore, “Salò” è il modo migliore per omaggiare il trentennale della scomparsa del più importante intellettuale italiano del novecento e per far capire quanto in basso sia scesa la nostra produzione. Il nostro film migliore del festival non vale tre minuti del capolavoro del 1975. Che tristezza…

Tra tutti gli altri autori omaggiati in questo festival, da Alberto Lattuada a Vittorio De Seta, mi permetto di spendere una parola solo per Hayao Miyazaki: da alcuni anni oramai il suo nome non è???i?E?? ?S? più una prerogativa di esperti dell’animazione o di appassionati cultori, ma grazie alla vittoria di Orsi d’oro e Oscar è stato pronunciato dalle platee di tutto il mondo. La soddisfazione che mi aveva lasciato – a me come a molti altri, ovviamente – la notizia della sua premiazione con il Leone d’Oro alla carriera è stata raddoppiata dalla possibilità di visionare due delle sue opere migliori. O meglio, questa soddisfazione ha fatto seguito alla delusione di non poter vedere tutte e sue opere riproposte sul grande schermo, ma meglio accontentarsi di poco che doversi cibare di niente. E così, tra Sala Grande e Palagalileo ho potuto vedere ancora una volta le evoluzioni aeree della bella principessa Nausicaa e del porcino eroe dell’aria Porco Rosso. Indubbiamente il primo, “Nausicaa della valle del vento” va iscritto tra i capolavori immortali della settima arte, mentre il secondo denuncia, pur nello splendore dell’insieme, qualche piccola miserevole crepa. Ma l’applauso che ha fatto seguito a entrambi i film è il modo migliore per cercare di invertire una tendenza che da sempre fa parte dei festival cinematografici: il cinema d’animazione non deve più essere considerato l’eccezione all’interno di una kermesse del genere. Così come si è assistito a una nobilitazione (termine ingiusto, e che deve essere letto nella sua accezione di “tardo riconoscimento”) del documentario si deve prevedere un processo analogo anche per l’animazione, in ogni forma essa si presenti. Perché non sarebbe affatto pretestuoso desiderare per il futuro retrospettive su geni troppo spesso relegati nella settorialità come Jan Svankmejer, Isao Takahata, John Lasseter, Norman MacLaren, i fratelli Fleischer. Che dall’emozionante esperienza con Miyazaki nasca un movimento che riabiliti definitivamente il cinema d’animazione, senza sn???i?E?? ?S?obismi e tare culturali di sorta.

Perché questo è ben più necessario di quanto si possa pensare.

 

INDICE

I. Introduzione

II. La Mostra in tempo di guerra (preventiva)

III. Il lavoro dell'accreditato su se stesso


IV. Il cinema secondo Muller
   a) Il Concorso
   b) Il Fuori Concorso
   c) Le Sezioni Collaterali
   d) Le Retrospettive
   e) Le Proiezioni Speciali

V. L’Italia è un paese povero

VI. L’album dei ricordi

VII. Memorandum

VIII. Una conclusione

IX. Il gioco del voto


Home | Municipio | Musikàl | Osteria | Stalla

Copyright  © Kalporz 2000-2006. Tutti i diritti riservati