Raffaele
a Venezia 2005 Anno IV
III. IL LAVORO DELL'ACCREDITATO SU SE STESSO
Nascita, vita e morte del cinefilo festivaliero
Chiunque abbia dimestichezza con i miei resoconti
fiume da Venezia - visto che quelli da Udine e Locarno (in
attesa del sempre promesso Procida) hanno fatto il loro esordio
solo quest'anno - ricorderà gli strali lanciati dal
sottoscritto per le modalità di trattamento attuate
nei confronti degli Accrediti Cinema, ideale punto minore
all'interno della catena evolutiva cinefila; ebbene, non è
che a vivere di Accredito Stampa si stia troppo meglio...
certo, l'ingresso in sala è (quasi) sempre una formalità,
ma ci mancherebbe altro! In realtà quest'anno il festival
è stato preso letteralmente d'assalto da un'orda di
famigerati Accrediti Daily, dispensati con una facilità
impressionante - solo Il Manifesto, non certo il quotidiano
più riconosciuto nell'ambiente, poteva contare su cinque
di questi accrediti -. Con il risultato che, alle proiezioni
più attese, oltre al solito numero infausto di Accrediti
Industry, tutti in bella mostra per poter dire "io c'ero,
io c'ero", bisognava attendere l'ingresso in sala anche
dei Daily con il risultato estremo di veder lasciato fuori
anche un discreto numero di Stampa; il sottoscritto non è
riuscito a entrare solo alla proiezione stampa di "The
Brothers Grimm" di Terry Gilliam- e per paranoia pura
ho preferito acquistare il biglietto per l'omaggio in Sala
Grande a Hayao Miyazaki -, ma ha assistito a scene di ordinaria
follia e di giustificato sconforto. Lasciare fuori la Stampa
alle proiezioni Stampa è un paradosso talmente palese
da non giustificare ulteriori parole.
Passo dunque a descrivere la situazione dei
sempre più derelitti Accrediti Cinema: non solo sono
spesso e volentieri fra i più ferventi amanti del cinema
stesso, ma vengono trattati seriamente come bestie costretti
come sono a sobbarcarsi ore di fila per essere sicuri di riuscire
a vedere i film in quella sala mediocre che è il Pala
Alice (ex PalaTim, ex PalaBNL). Tra l'altro è il caso
di citare un episodio che come al solito riguarda tristemente
da vicino il nostro cinema: il primo film italiano a passare
in concorso è stato "I giorni dell'abbandono"
di Roberto Faenza. La proiezione per la stampa era prevista
per il mattino alle nove, cosicché la sala era semivuota
e molti posti erano stati presi proprio dagli Accrediti Cinema;
alla fine del film si sono levati boati di dissenso - non
solo giustificati, ma doverosi - da parte della platea, tali
da coprire i pochi applausi, e la "colpa" di questo
"gesto sconsiderato" verso il cinema della propria
patria ha fatto pensare bene alla RAI di pretendere che i
possessori dell'Accredito più distribuito e meno riconosciuto
della mostra fossero lasciati fuori alla proiezione stampa
di "La seconda notte di nozze" di Pupi Avati - se
vogliamo, addirittura inferiore al film di Faenza. Risultato:
sala quasi completamente vuota e, nonostante tutto, fischi.
Perché era impossibile non inveire contro questi esempi
di piatta e pessima televisione spacciati per cinema d'autore.
Ma qualcuno ha voluto far finta di niente, e a pagarne le
spese sono stati come al solito gli Accrediti Cinema. Insomma,
passano gli anni ma le cattive abitudini tardano a cambiare.
Giorno verrà... ma no, forse è solo utopia.
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