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Raffaele a Venezia 2005 Anno IV

II. LA MOSTRA IN TEMPO DI GUERRA (PREVENTIVA)
"Spesso gli sbirri e i carabinieri al proprio dovere vengono meno, ma non quando sono in alta uniforme..."

Viviamo tempi cupi, ne siamo tutti maledettamente consapevoli.

Nonostante questa rassicurante dose di consapevolezza è arduo riuscire ad accettare la militarizzazione di un luogo d'arte come una mostra internazionale di cinema.

Varchi elettronici, metal detector, poliziotti in assetto antisommossa, questa è stata la prassi durante le due settimane del festival, con tutti gli scompensi che un'organizzazione non perfettamente oliata comporta. Corto circuiti che hanno prodotto equivoci risibili quando non gravemente preoccupanti: se nella prima fascia rientra l'aneddoto con protagonista lo stesso direttore Müller, bloccato al controllo perché sprovvisto di accredito, molto meno divertente è risultata l'avventura dei colleghi e amici di www.cinemavvenire.it. Autori di uno dei daily di critica durante il periodo della Mostra - altri sono quelli redatti da Ciak e da L'Arca - si sono visti cestinare dal direttore della Sala Volpi (ah, per lo studio della toponomastica festivaliera vi rimando all'articolo scritto per Kalporz nel 2002) le copie del 2 settembre perché riportavano in prima pagina il titolo "Leoni di guardia" con foto dei leoni d'oro che fanno bella (?) mostra di loro davanti alla Sala Grande di sfondo e due agenti di polizia in primo piano. La motivazione del gesto censorio? "Propaganda politica non permessa" (sic!); ed ecco che con una frase va a farsi friggere la libertà di stampa. Successivamente il fattaccio è rientrato, il direttore di sala è andato a chiarirsi allo stand di Cinemavvenire, ma la figuraccia resta lì, immutabile e dal fastidioso sapore oscurantista.

Dopotutto era durante il fascismo che vigeva il motto (chiamiamolo così...) "qui non si parla di politica" affisso nei bar e nei luoghi pubblici. Non per innescare polemiche già sopite né per fare di tutta l'erba un fascio - e il gioco di parole, pur del tutto casuale, si dimostra in questo caso tristemente attuale -, ma se è vero che prevenire è meglio che curare allora è forse il caso di rimarcare queste incomprensioni, frutto senz'ombra di dubbio di un clima di stress dettato dalla scarsa preparazione con i nuovi sistemi anti-terrorismo, ma in grado di far riflettere molto più di quanto appaia e di quanto (probabilmente) si abbia voglia.

Perché se è vero che viviamo tempi cupi e se è vero che ne siamo tutti maledettamente consapevoli, è altrettanto vero che esistono modi e modi di intervento, preventivo o meno, e quello pensato per l'edizione di quest'anno non è apparso il migliore né il più ragionato.

 

INDICE

I. Introduzione

II. La Mostra in tempo di guerra (preventiva)

III. Il lavoro dell'accreditato su se stesso


IV. Il cinema secondo Muller
   a) Il Concorso
   b) Il Fuori Concorso
   c) Le Sezioni Collaterali
   d) Le Retrospettive
   e) Le Proiezioni Speciali

V. L’Italia è un paese povero

VI. L’album dei ricordi

VII. Memorandum

VIII. Una conclusione

IX. Il gioco del voto


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