torna all'homepage

MusiKàl! - Recensioni, Artisti, News musicali
» Novità Album e Live
» News
» I preferiti di Rokko
» Gli intramontabili
» Kalporzgrafie
» Speciali / Interviste

Osteria - Chiacchiere e Forum
Chiacchiere e Forum

Stalla - Storie in musica
Storie in musica

Municipio - Benvenuti a Kalporz!
Benvenuti a Kalporz!

Cerca un Artista
0-9 A B C D E F G H I
J K L M N O P Q R S
T U V W X Y Z

Newsletter
Info & Contatti
Collabora con noi
Pubblicità
Promo e demo
Le Foto su Kalporz
Factotus


RAFFAELE A VENEZIA ANNO III

inamovibile resoconto a cura di Raffaele Meale

V. I CARTONI ANIMATI

E se il Bogart del futuro te lo facesse il Mac?

E’ vero, la vittoria di Hayao Miyazaki al festival di Berlino con "La città incantata" ha dato una grossa mano all’accettazione del cartone animato anche durante le austere kermesse festivaliere della Vecchia Europa. "Shrek" fu presentato a Cannes, a Venezia arrivò nel 2001 "Waking Life" di Richard Linklater – che avrebbe strameritato la vittoria finale – dove gli attori in carne e ossa sono ricondotti, tramite il rotoscopio, ad una forma più vicina al cartoon, ma senza il successo del film di Miyazaki alla berlinale immaginarsi un programma come quello visto quest’anno a Venezia sarebbe risultato difficile quando non fortemente improbabile. Quasi ogni sezione poteva contare sul suo bel cartone animato: in concorso c’era proprio il caro, vecchio Miyazaki con il suo "Castello errante di Howl", fuori concorso si faceva largo Katsuhiro Otomo con "Steamboy", nelle Giornate degli autori Anders Ronnow-Klarklund si affidava a delle marionette per dare corpo ai protagonisti di "Strings", come evento speciale era previsto "Shark Tale", nuova fatica della Dreamworks, nel cinema in digitale ci si poteva imbattere in un piccolo pre-montato di "Final Fantasy VII. Advent Children" di Tetsuya Nomura. Perfino la retrospettiva sul cinema italiano perduto permetteva la visione di un cartone animato, "I fratelli Dinamite" di Nino Pagot. Il cartone animato ha avuto dunque modo di mostrare molte delle sue facce; troppo spesso infatti il prodotto è ricondotto ciecamente al pubblico infantile. Soprattutto il film di Otomo e la riflessione tragica di Ronnow-Klarklund sembrano opporsi a questo punto di vista riduttivo: il cinema a cartoni animati è una realtà che ha trovato nuova linfa vitale nelle tecniche digitali. Già il primo "Final Fantasy" aveva ipotizzato la riproduzione realistica dei gesti e delle espressioni umane, andando oltre la bidimensionalità disneyana a favore di una messa in scena credibile e coinvolgente anche per un pubblico adulto. Pur escludendo una "presa di potere" da parte dell’arte del cartone animato nei confronti del resto della cinematografia classica, non si può non rendersi conto di come il disegno – digitale o a tempera che sia – conti, nell’immaginario visivo dei nostri anni, quanto una ripresa dal reale. E se "Steamboy" rientra tranquillamente nella top five del festival, se Miyazaki si porta a casa un altro premio, se "Strings" risulta essere uno dei migliori film delle Giornate degli autori, se i fratelli Pagot mostrano una vitalità sorprendente allora non resta poi molto da dire sulla scelta, meritoria e coraggiosa, di Marco Müller (che ha anche affidato al cartoonist sudafricano William Kentridge la sigla della mostra – non un granché a mio parere – e ha ospitato un altro cortometraggio animato dello stesso Kentridge nella programmazione). Nella speranza che anche gli altri festival seguano questa scia, dando il giusto spazio a un’arte che ha ancora molto da dire.

 

 

INDICE
I. Anno terzo, annotazioni
 
II. Vita da accreditato versus pestilenza
 
III. "E' un bel film, l'ha visto?"
a) il concorso
b) le sezioni collaterali
c) i fuori concorso
d) le retrospettive
 
IV. Italians do it...
 
V. I cartoni animati
 
VI. L'album dei ricordi
 
VII. Storie di ordinaria cult(ura)
 
VIII. "Sono un dimenticone"
 
IX. Il gioco del voto
 
 

 


Home | Municipio | Musikàl | Osteria | Stalla

Copyright  © Kalporz 2000-2004. Tutti i diritti riservati