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RAFFAELE A VENEZIA ANNO III

incontenibile resoconto a cura di Raffaele Meale

II. VITA DA ACCREDITATO VERSUS PESTILENZA


Istantanee di sopravvivenza al Lido (l’ultimo stand a sinistra)


Sarebbe ora di rendersi conto che l’Italia si sta apprestando a diventare uno dei tanti "paesi poveri". Come trailer ideale del nostro futuro prossimo basterebbe seguire le due settimane di vita al Lido degli accreditati, destinati a diventare rapidamente poveri, molto poveri. Insomma, l’avrete già capito, i prezzi al Lido continuano imperterriti a salire, provocando crisi umane al limite del credibile. Se il santo "Pecador", storico banchetto per hot dog e hamburger situato a lato del Palagalileo, continua a permettere una spesa di sette euro a pasto, gli altri locali dell’isolotto lagunare praticano un gioco al rialzo che di qui a tre anni rischierà di impedire realmente l’approdo al festival per molti giovani cinefili. I menù turistici toccano la cifra vertiginosa di quattordici euro a pasto – e che pasto, poi! -, il caffè è a 1 euro (cifra fissa e intoccabile, per ora) ecc. ecc.

Restano fuori dallo strozzinaggio più bieco l’alimentari su via Sandro Gallo – altro luogo di culto per chi non ha ancora deciso di vivere d’aria – e il ristorante cinese di via Perasto: peccato che quest’ultimo si trovi vicino all’imbarcadero, impedendo un’assidua frequentazione, a meno di rinunciare a uno spettacolo. Detto questo sono felice di poter annunciare la totale assenza di punture di zanzare sulla pelle del sottoscritto. A meno di non essere considerato miracolato ciò vuol dire che la presenza dei fastidiosissimi vampiri sibilanti è sensibilmente diminuita, così come è diminuita la presenza di colpi di tosse e starnuti in sala. Questo fattore è invece probabilmente dovuto al caso, visto che le temperature durante le visioni dei film – soprattutto in sala Perla e al PalaTIM – continuano a sfiorare la glaciazione.

Per il resto non ho moltissimo da dire, visto che la vita all’esterno delle sale cinematografiche mi sfiora ben poco. La mia giornata ideale si è adagiata sui seguenti ritmi: ininterrottamente in sala dalle 8.30 alle 2.00, con una mezz’oretta tra un film e l’altro da passare in fila, un tre quarti d’ora per il pranzo e altrettanto per la cena. Poi dopo l’ultimo film, tutti a prendersi uno, due, tre spritz all’ultimo stand sulla sinistra, a chiacchierare dei film visti, a ipotizzare vittorie e sconfitte, a deridere Placido – sport che verrà ufficialmente proposto alle prossime olimpiadi, visto che da quest’anno è sicuramente praticato in almeno 75 nazioni mondiali – e a scherzare.

Dopo il ritorno a casa, un paio di orette di sonno e di nuovo in sala, alle 8.30, seguendo la routine.

Questo programma ha avuto un solo vero scossone tra venerdì 10 e sabato 11 settembre quando la notte è stata interamente occupata da proiezioni a sorpresa in Sala Perla, alla presenza di loro maestà Tarantino e Dante. Finita alle 8 del mattino dopo, io ed Emiliano Corbianco – iniziate a tenervi cari i nomi che vi farò, Puorz du cinema sta facendo proseliti – ci siamo andati a prendere un cappuccino e cornetto e poi di nuovo in sala per assistere a "Marebito" di Takashi Shimizu. Cose da Festival. Come annotazione finale faccio notare la nascita di una meritoria bisca clandestina tra gli accrediti cinema; basta donare cinque euro e sciorinare i nomi dei vincitori dei premi principali. Alla fine la cassa si era corposa, raggiungendo la cifra di 140 €, ma logicamente con la mia classica fortuna al gioco di quei dindi non ho visto neanche l’ombra.

 

INDICE
I. Anno terzo, annotazioni
 
II. Vita da accreditato versus pestilenza
 
III. "E' un bel film, l'ha visto?"
a) il concorso
b) le sezioni collaterali
c) i fuori concorso
d) le retrospettive
 
IV. Italians do it...
 
V. I cartoni animati
 
VI. L'album dei ricordi
 
VII. Storie di ordinaria cult(ura)
 
VIII. "Sono un dimenticone"
 
IX. Il gioco del voto
 
 

 


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