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RAFFAELE A VENEZIA ANNO III

ipertrofico resoconto a cura di Raffaele Meale

I. ANNO TERZO, ANNOTAZIONI


Venezia 2004, numero 0.

Quali che siano le interpretazioni a posteriori, le accuse e scuse, gli applausi e i rimproveri, non si può negare al primo Festival dell’era Müller il tentativo di rivoluzionare un apparato consolidato e mastodontico, spesso a grande rischio di elefantiasi.

Affidare a un uomo di cinema come Marco Müller la direzione del Festival è infatti simbolo inequivocabile di una scelta netta e precisa: antropologo, poliglotta (e, ciò che più conta, sinologo), critico cinematografico, fondatore della Downtown Pictures produttrice tra gli altri di "Tropical Malady" di Apichatpong Weerasethakul premiato lo scorso maggio a Cannes, amante di un cinema che mescoli autorialità e riflessione sui generi classici. Insomma, un uomo poliedrico, dalle mille conoscenze, capace di essere allo stesso tempo mondano e intellettuale.

La carta vincente per (ri)lanciare il nome di un meeting culturale incapace di sedurre come Cannes, passato di mano in mano senza ottenere i risultati auspicati – anche se la biennale reggenza di Mauritz De Hadeln aveva mostrato una vitalità confortante -.

Costretto a lavorare in tempi brevissimi Müller ha puntato sulla quantità, eliminando gli sperimentalismi della sezione "Nuovi Territori", spesso e volentieri fini a se stessi, a favore di nomi eclatanti; mai al Lido si era vista una sfilata di autori così imponente e dagli approcci cinematografici così vari. E se la retrospettiva ha permesso di ragionare ulteriormente sul genere come base autoriale, mostrando il rapporto tra gli autori italiani di serie B (tornerò in seguito sull’uso improprio fatto di questo termine qui alla Mostra) del ventennio ‘60/’80 e il cinema di Quentin Tarantino e Joe Dante, il cinema orientale ha trovato grande risalto mostrando finalmente tutti i suoi volti, dal formalismo alla Ozu di Hou Hsiao-Hsien all’epilessia visiva di Takashi Miike, dagli anime di Hayao Miyazaki e Katsuhiro Otomo al divertissement pop di Matsuo Suzuki.

Per il resto ho avuto modo di apprezzare finalmente molti film italiani, e chi segue da tempo i miei deliri sa quanto questo sia da considerarsi un miracolo, sono stato deluso dalla filmografia francese – e anche questa è cosa rara -, mi sono esaltato spesso e volentieri durante le proiezioni della sezione "Mezzanotte". Una cosa è certa: il festival di Venezia di quest’anno ha riservato gioie (visive) e dolori (organizzativi) in egual misura…bisogna solo decidere a quale delle due voci riservare maggiore importanza.

 

INDICE
I. Anno terzo, annotazioni
 
II. Vita da accreditato versus pestilenza
 
III. "E' un bel film, l'ha visto?"
a) il concorso
b) le sezioni collaterali
c) i fuori concorso
d) le retrospettive
 
IV. Italians do it...
 
V. I cartoni animati
 
VI. L'album dei ricordi
 
VII. Storie di ordinaria cult(ura)
 
VIII. "Sono un dimenticone"
 
IX. Il gioco del voto
 
 

 


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