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OSSERVAZIONI EQUAZIONI IRRITAZIONI E FASCINAZIONI DELLA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA

immane resoconto a cura di Raffaele Meale

PARTE TERZA (E ULTIMA). CONSIDERAZIONI?

"EPILOGO"

La cinquantanovesima mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia è stata un'ottima mostra. Questo con buona pace dei detrattori che sparavano a zero solo per il gusto di sparare a zero. Ha dimostrato le carenze della cinematografia italiana, è vero, ma ha anche evidenziato le certezze di quella mondiale, il che non è poco. Ho assistito alla premiazione in sala stampa. Mi è dispiaciuto non veder premiato "Dolls" di Kitano, ma la scelta di "Magdalene Sisters" è forse più coraggiosa. Ho apprezzato quasi tutti i premi assegnati, eccezion fatta per i due ridicoli contentini dati al cinema italiano: c'erano molti attori migliori di Accorsi al Lido e tutti i film erano migliori di "Due amici" premiato con il leone del futuro (e io che mi auguro che non esista futuro cinematografico per i due registi!) ex-equo con il migliore "Roger Dodger".

Gong Li, Gigi Marzullo, Stefano Accorsi (che ritira la Coppa Volpi), Francesca Neri

Ho esultato come un pazzo alla premiazione di Shinya Tsukamoto, che timidamente è salito sul palco e ha detto "Già non mi aspettavo che alla visione del film la gente rimanesse in sala e applaudisse, ricevere addirittura un premio è troppo". Un genio.
Ciò che ho trovato davvero rivoltante è stato il teatrino messo su dal presentatore della serata, Marzullo. Già non capisco cosa possa entrarci Marzullo con un festival del cinema, ma mai figura è stata più fastidiosa. Innanzitutto trattava Gong Li, straordinaria attrice e presidentessa della giuria, come una povera deficiente solo perché parlava cinese, poi ha fatto parlare tutti i vincitori per un minuto e quando sul palco è salito Accorsi ha pronunciato la frase "fammi fare un po' il Marzullo" e ha cercato di intavolare una discussione risibile sull'amore e il desiderio di fuga degna di un bigliettino dei baci perugina. Non contento di tutto questo orrore si è prodotto in uno show becero con la regista vincitrice del leone d'oro per il miglior cortometraggio. Quando questa ha pronunciato, male e a bassa voce la frase "Grazie Venezia, grazie San Marco" (che cavolo c'entra poi il santo?), lui ha ripreso le sue parole e urlando ha detto "no, facciamolo sentire a tutti!!! GRAZIE VENEZIA, GRAZIE SAN MARCO". A questo punto io avrei voluto soffocarmi mangiando le pagine di un libro di Alberoni, mentre mezza sala stampa ha mandato l'insopportabile presentatore a fare una gita turistica laddove non batte il sole. Forse sarebbe ora di spiegare a Marzullo (ma anche a Urbani e altri gentil signori del governo attuale) che la mostra di Venezia è una mostra "Internazionale" e che questi teatrini mediocremente nazionalisti ci rendono solo ridicoli. Comunque, finita la mostra con questa cerimonia di premiazione, i nostri accrediti cinema hanno smesso di valere. Tutto è rinviato all'anno prossimo. Ora inizierà il gioco delle parti, forse non ci sarà più de Hadeln (io spero di si, sinceramente), speriamo continui ad esserci il cinema.

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"RINGRAZIAMENTI"

Ai miei coinquilini, simpatici, capaci di creare un'armata invincibile nella lotta contro le zanzare e contro "Due amici", indispensabili nel mettere le stellette di valutazione ad ogni film. Vale proprio la pena organizzare una casa di produzione con loro.

A Sonia e agli altri gestori dell'alimentari, unica risorsa per noi poveri accreditati. L'unico posto dove un panino costa 1 euro. L'unico posto dove ci riconoscono ogni anno. L'unico posto dove vanno a mangiare le star del Lido.

All'autore dei sottotitoli di "Zmej". Non ti dimenticherò mai, grazie per le risate.

Alla ragazza della rivista "35mm" che mi ha rincorso al Palagalileo e mi ha chiesto se volevo una maglietta omaggio della rivista. Una t-shirt in più non fa mai male.

All'autrice della recensione di "Un homme sans l'occidente" che ha trasformato il regista da autore "militante" in autore "militare" e ha trasformato nello stesso articolo "Erodoto" in "Erode". Semplice lapsus o la voglia di adeguarsi alla politica attuale?

Alla ragazza di uno stand che si è dimenticata per due volte nello stesso giorno di farmi pagare i panini. 6 euro risparmiati (praticamente la vita).

Alla partita di pallone dell'ultima sera. E alla mia caduta rovinosa al suolo.

A Tsukamoto. A Kitano. A Godfrey Reggio. A Depardon. A Denis. A Godard.

Alla sala stampa che ha fischiato la Coppa Volpi a Stefano Accorsi.

Al socialismo applicato di Dario Fo.

Alla barista di alcune delle nostre colazioni, incrocio perfetto tra Marge Simpson e Franco Califano.

Alla Michael Sheep Band, che in questo folle cervello da quasi laureato impegnato a scrivere, suonare e filmare ha trovato un parziale ordine. E' lei l'unica cosa che mi è mancata a Venezia.

All'irrazionale che mi permette di teorizzare e alla ricerca dell'idea della perfezione che è l'arte.

A Enrico Ghezzi che si è ricordato di una nostra cena, due anni fa.

Alle donne che hanno perso in Sala Grande reggiseno e mutande (sic).

Al senso di vuoto e pace del ritorno romano.

Alla luna che ho visto una sera, enorme sull'acqua. E alle stelle che si rincorrevano fra le onde.

Basta.

Raffaele Meale
12 settembre 2002


INDICE
Intro e film citati
 
Prologo
Parte Prima.
L'organizzazione
La minaccia della zanzara tigre
La mostra nell'anno del Berlusca
Brevi consigli di sopravvivenza
 
Parte Seconda.
Venezia 59
Cinema d'Oriente
Arrivano gli Americani
I film italiani
Dall'Europa
Opere collettive e omaggi
Le colonne sonore
 
Parte terza.
Considerazioni?
"Epilogo"
"Ringraziamenti"
 

 


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