"EPILOGO"
La cinquantanovesima mostra internazionale d'arte
cinematografica di Venezia è stata un'ottima
mostra. Questo con buona pace dei detrattori che
sparavano a zero solo per il gusto di sparare a zero.
Ha dimostrato le carenze della cinematografia italiana,
è vero, ma ha anche evidenziato le certezze
di quella mondiale, il che non è poco. Ho assistito
alla premiazione in sala stampa. Mi è dispiaciuto
non veder premiato "Dolls" di Kitano, ma
la scelta di "Magdalene Sisters" è
forse più coraggiosa. Ho apprezzato quasi tutti
i premi assegnati, eccezion fatta per i due ridicoli
contentini dati al cinema italiano: c'erano molti
attori migliori di Accorsi al Lido e tutti i film
erano migliori di "Due amici" premiato con
il leone del futuro (e io che mi auguro che non esista
futuro cinematografico per i due registi!) ex-equo
con il migliore "Roger Dodger".
 |
| Gong Li,
Gigi Marzullo, Stefano Accorsi (che ritira la
Coppa Volpi), Francesca Neri |
Ho esultato come un pazzo alla premiazione di Shinya
Tsukamoto, che timidamente è salito sul palco
e ha detto "Già non mi aspettavo che alla
visione del film la gente rimanesse in sala e applaudisse,
ricevere addirittura un premio è troppo".
Un genio.
Ciò che ho trovato davvero rivoltante è
stato il teatrino messo su dal presentatore della
serata, Marzullo. Già non capisco cosa possa
entrarci Marzullo con un festival del cinema, ma mai
figura è stata più fastidiosa. Innanzitutto
trattava Gong Li, straordinaria attrice e presidentessa
della giuria, come una povera deficiente solo perché
parlava cinese, poi ha fatto parlare tutti i vincitori
per un minuto e quando sul palco è salito Accorsi
ha pronunciato la frase "fammi fare un po' il
Marzullo" e ha cercato di intavolare una discussione
risibile sull'amore e il desiderio di fuga degna di
un bigliettino dei baci perugina. Non contento di
tutto questo orrore si è prodotto in uno show
becero con la regista vincitrice del leone d'oro per
il miglior cortometraggio. Quando questa ha pronunciato,
male e a bassa voce la frase "Grazie Venezia,
grazie San Marco" (che cavolo c'entra poi il
santo?), lui ha ripreso le sue parole e urlando ha
detto "no, facciamolo sentire a tutti!!! GRAZIE
VENEZIA, GRAZIE SAN MARCO". A questo punto io
avrei voluto soffocarmi mangiando le pagine di un
libro di Alberoni, mentre mezza sala stampa ha mandato
l'insopportabile presentatore a fare una gita turistica
laddove non batte il sole. Forse sarebbe ora di spiegare
a Marzullo (ma anche a Urbani e altri gentil signori
del governo attuale) che la mostra di Venezia è
una mostra "Internazionale" e che questi
teatrini mediocremente nazionalisti ci rendono solo
ridicoli. Comunque, finita la mostra con questa cerimonia
di premiazione, i nostri accrediti cinema hanno smesso
di valere. Tutto è rinviato all'anno prossimo.
Ora inizierà il gioco delle parti, forse non
ci sarà più de Hadeln (io spero di si,
sinceramente), speriamo continui ad esserci il cinema.
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"RINGRAZIAMENTI"
Ai miei coinquilini, simpatici, capaci di creare
un'armata invincibile nella lotta contro le zanzare
e contro "Due amici", indispensabili nel
mettere le stellette di valutazione ad ogni film.
Vale proprio la pena organizzare una casa di produzione
con loro.
A Sonia e agli altri gestori dell'alimentari, unica
risorsa per noi poveri accreditati. L'unico posto
dove un panino costa 1 euro. L'unico posto dove ci
riconoscono ogni anno. L'unico posto dove vanno a
mangiare le star del Lido.
All'autore dei sottotitoli di "Zmej". Non
ti dimenticherò mai, grazie per le risate.
Alla ragazza della rivista "35mm" che mi
ha rincorso al Palagalileo e mi ha chiesto se volevo
una maglietta omaggio della rivista. Una t-shirt in
più non fa mai male.
All'autrice della recensione di "Un homme sans
l'occidente" che ha trasformato il regista da
autore "militante" in autore "militare"
e ha trasformato nello stesso articolo "Erodoto"
in "Erode". Semplice lapsus o la voglia
di adeguarsi alla politica attuale?
Alla ragazza di uno stand che si è dimenticata
per due volte nello stesso giorno di farmi pagare
i panini. 6 euro risparmiati (praticamente la vita).
Alla partita di pallone dell'ultima sera. E alla
mia caduta rovinosa al suolo.
A Tsukamoto. A Kitano. A Godfrey Reggio. A Depardon.
A Denis. A Godard.
Alla sala stampa che ha fischiato la Coppa Volpi
a Stefano Accorsi.
Al socialismo applicato di Dario Fo.
Alla barista di alcune delle nostre colazioni, incrocio
perfetto tra Marge Simpson e Franco Califano.
Alla Michael Sheep Band, che in questo folle cervello
da quasi laureato impegnato a scrivere, suonare e
filmare ha trovato un parziale ordine. E' lei l'unica
cosa che mi è mancata a Venezia.
All'irrazionale che mi permette di teorizzare e alla
ricerca dell'idea della perfezione che è l'arte.
A Enrico Ghezzi che si è ricordato di una
nostra cena, due anni fa.
Alle donne che hanno perso in Sala Grande reggiseno
e mutande (sic).
Al senso di vuoto e pace del ritorno romano.
Alla luna che ho visto una sera, enorme sull'acqua.
E alle stelle che si rincorrevano fra le onde.
Basta.
Raffaele Meale
12 settembre 2002