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E' sorprendente scoprire quante
cose è riuscito a infilare nel suo secondo
romanzo Jo Soares, attore comico, umorista e drammaturgo
brasiliano già noto ai lettori italiani
per il divertentissimo Un samba per Sherlock
Holmes del '96.
Soares, ironico più che mai, con la sua
scrittura ariosa e scoppiettante ci narra le vicende
di Dimitri Borja Korozec, terrorista serbo/carioca
di fede anarchica il quale, dopo aver solennemente
dichiarato guerra alla tirannia, irrompe maldestramente
nel vortice della storia, quella con la esse maiuscola,
in alcune occasioni per cambiarne addirittura
il volto, nel bene o nel male che sia.
Persino la genesi del protagonista è tutta
particolare: figlio di una circense brasiliana
e di un anarchico serbo affiliato a una setta
i cui adepti praticano l'ablazione del testicolo
destro affinché i propri discendenti siano,
per forza di cose, di sinistra, il piccolo Dimo
nasce con una particolarità fisica vista
da subito come un segno del destino: ha sei dita
per mano, due indici per la precisione.
Di questa perfetta imperfezione i suoi correligionari
diranno: "Il dito del grilletto in duplice
copia non può essere che la stigma dell'assassino".
In un fantasmagorico pentolone l'autore rimesta,
con rara abilità, storia, geografia, filosofia,
politica, condendo il tutto con quella raffinata
spezie che è il sarcasmo.
Dalla prima all'ultima pagina le vicende si snocciolano
tra storie vere e false (sempre comunque verosimili),
tra personaggi realmente esistiti e altri veramente
inventati. Così il protagonista, una sorta
di Corto Maltese imbranato, perennemente spinto
dalla sua sete di giustizia/vendetta rivoluzionaria,
grazia suo malgrado l'arciduca Francesco Ferdinando,
erede al trono austro-ungarico, flirta con Mata
Hari, viene salvato da Marie Curie, sventa un
attentato a Roosvelt, causa l'arresto di Al Capone,
e ne combina di cotte e di crude in quella che
sembra più la sceneggiatura di un fumetto
che il resoconto documentato della vita di un
avventuriero fin de siecle.
E in questa commedia tragicomica anche le fasi
truculente diventano grottesche, la morte esorcizzata
dal ridicolo:
"... il caporale Fouchard è morto,
colpito da una bomba. L'oggetto non è esploso,
ma per sfortuna gli è caduto dritto in
testa".
Soares, così come aveva fatto con Sherlock
Holmes nel suo primo lavoro, sembra essere particolarmente
interessato alle vicende di piccoli uomini condannati
a sopportare il peso di destini e attese smisuratamente
gravosi per spalle così fragili.
leggi "Brasile - Cuore
americano con sapore di vetro e ferite"
leggi la recensione di Un
samba per Sherlock Holmes di Jo Soares
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| GIUSEPPE
CIARALLO |
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Giuseppe
Ciarallo (1958), milanese di origini molisane, ha
finora pubblicato numerosi racconti su giornali,
riviste e antologie. La sua scrittura in presa diretta
è ricca di immagini pescate a piene mani dalla musica
(con una narrazione spesso catramosa come la voce
di Tom Waits, il sarcasmo zappiano, i ritmi, le
sincopi e l'improvvisazione jazzistica), dal cinema
(il lirismo di Wenders e Kurosawa, la visionarietà
di Jarmush), dalla pittura (il simbolismo di Magritte
e i colori caldi del Sud di Dalì) e non ultima,
naturalmente, dalla letteratura dei suoi scrittori
preferiti (Dostoevskij con i suoi personaggi estremi,
Silone e Jovine, suoi conterranei, con il proprio
amore per la terra, per arrivare agli americani
Hemingway, Kerouac, Fante e Bukowski).
Nel 1994 Giuseppe Ciarallo ha pubblicato per l'editore
Tranchida "Racconti per sax tenore" che
per quattro mesi è stato ai vertici della classifica
dei tascabili più venduti. Per lo stesso editore,
è del 1999 la raccolta di racconti "Amori a
serramanico". Collabora attivamente alla redazione
della rivista telematica "Kalporz".
i racconti di Giuseppe
Ciarallo nella Stalla
leggi "Rapa
al capolinea"
leggi "Un lungo addio"
leggi "Like A Bird"
leggi "Ma che MUUUUUUUUUUsica!"
leggi "Jazz in
scatola di montaggio"
leggi "Brasile - Cuore
americano con sapore di vetro e ferite"
leggi l'intervista del
nonno a Giuseppe Ciarallo
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