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JO SOARES - "L'uomo che uccise Getùlio Vargas" (Einaudi)
di Giuseppe Ciarallo



E' sorprendente scoprire quante cose è riuscito a infilare nel suo secondo romanzo Jo Soares, attore comico, umorista e drammaturgo brasiliano già noto ai lettori italiani per il divertentissimo Un samba per Sherlock Holmes del '96.
Soares, ironico più che mai, con la sua scrittura ariosa e scoppiettante ci narra le vicende di Dimitri Borja Korozec, terrorista serbo/carioca di fede anarchica il quale, dopo aver solennemente dichiarato guerra alla tirannia, irrompe maldestramente nel vortice della storia, quella con la esse maiuscola, in alcune occasioni per cambiarne addirittura il volto, nel bene o nel male che sia.
Persino la genesi del protagonista è tutta particolare: figlio di una circense brasiliana e di un anarchico serbo affiliato a una setta i cui adepti praticano l'ablazione del testicolo destro affinché i propri discendenti siano, per forza di cose, di sinistra, il piccolo Dimo nasce con una particolarità fisica vista da subito come un segno del destino: ha sei dita per mano, due indici per la precisione.
Di questa perfetta imperfezione i suoi correligionari diranno: "Il dito del grilletto in duplice copia non può essere che la stigma dell'assassino".
In un fantasmagorico pentolone l'autore rimesta, con rara abilità, storia, geografia, filosofia, politica, condendo il tutto con quella raffinata spezie che è il sarcasmo.
Dalla prima all'ultima pagina le vicende si snocciolano tra storie vere e false (sempre comunque verosimili), tra personaggi realmente esistiti e altri veramente inventati. Così il protagonista, una sorta di Corto Maltese imbranato, perennemente spinto dalla sua sete di giustizia/vendetta rivoluzionaria, grazia suo malgrado l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austro-ungarico, flirta con Mata Hari, viene salvato da Marie Curie, sventa un attentato a Roosvelt, causa l'arresto di Al Capone, e ne combina di cotte e di crude in quella che sembra più la sceneggiatura di un fumetto che il resoconto documentato della vita di un avventuriero fin de siecle.
E in questa commedia tragicomica anche le fasi truculente diventano grottesche, la morte esorcizzata dal ridicolo:
"... il caporale Fouchard è morto, colpito da una bomba. L'oggetto non è esploso, ma per sfortuna gli è caduto dritto in testa".
Soares, così come aveva fatto con Sherlock Holmes nel suo primo lavoro, sembra essere particolarmente interessato alle vicende di piccoli uomini condannati a sopportare il peso di destini e attese smisuratamente gravosi per spalle così fragili.


leggi "Brasile - Cuore americano con sapore di vetro e ferite"
leggi la recensione di Un samba per Sherlock Holmes di Jo Soares





GIUSEPPE CIARALLO
Giuseppe Ciarallo (1958), milanese di origini molisane, ha finora pubblicato numerosi racconti su giornali, riviste e antologie. La sua scrittura in presa diretta è ricca di immagini pescate a piene mani dalla musica (con una narrazione spesso catramosa come la voce di Tom Waits, il sarcasmo zappiano, i ritmi, le sincopi e l'improvvisazione jazzistica), dal cinema (il lirismo di Wenders e Kurosawa, la visionarietà di Jarmush), dalla pittura (il simbolismo di Magritte e i colori caldi del Sud di Dalì) e non ultima, naturalmente, dalla letteratura dei suoi scrittori preferiti (Dostoevskij con i suoi personaggi estremi, Silone e Jovine, suoi conterranei, con il proprio amore per la terra, per arrivare agli americani Hemingway, Kerouac, Fante e Bukowski).
Nel 1994 Giuseppe Ciarallo ha pubblicato per l'editore Tranchida "Racconti per sax tenore" che per quattro mesi è stato ai vertici della classifica dei tascabili più venduti. Per lo stesso editore, è del 1999 la raccolta di racconti "Amori a serramanico". Collabora attivamente alla redazione della rivista telematica "Kalporz".


i racconti di Giuseppe Ciarallo nella Stalla
leggi "Rapa al capolinea"
leggi "Un lungo addio"
leggi "Like A Bird"
leggi "Ma che MUUUUUUUUUUsica!"
leggi "Jazz in scatola di montaggio"
leggi "Brasile - Cuore americano con sapore di vetro e ferite"

leggi l'intervista del nonno a Giuseppe Ciarallo




(12 giugno 2001)

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