| storie¬e
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Rapa
al capolinea di Giuseppe
Ciarallo 
racconto
inedito |
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| da
"Harlem Blues" |
6
GENNAIO 1987. La data me la ricordo benissimo. Ci
mancherebbe altro! In quella fottuta notte c'è mancato
poco che finissi ad allietare le orecchie a punta di Belzebù
con le mie ciance da contastorie. 6 gennaio 1987, dunque.
Sera della Befana.
La stronza con cui avevo condiviso gli ultimi otto anni
della mia vita aveva deciso, come un fulmine a ciel sereno,
di convolare a sacrosante nozze con un rottinculo miliardario
lasciandomi a dir poco annichilito per la sorpresa. Cazzi
suoi! Io, per tener fede al famoso detto "ogni lasciato
è perso" (oh! se va bene al femminile deve andar bene
anche al maschile!) mi stavo perdendo in una sfilza di
bicchieracci di Jack Daniel's, il whiskey dei cattivi,
e una cascata di paradisiache note che scaturendo da un
luccicante sax tenore andavano ad insinuarsi nelle infinite
pieghe del mio cervello come una droga possente. La serata
filava liscia, il ritmo della musica muoveva quasi convulsamente
la mia mano intenta a sperperar inchiostro nel vano tentativo
di portare a termine un romanzo breve. o era un racconto
lungo? (non ho mai capito la differenza), iniziato qualche
mese prima. Il buon Gianni Cazzola ci picchiava abbastanza
ma non troppo sui tamburi della sua batteria, carismatico
e discreto come sempre, del resto. Piano, basso e tromba
facevano più che onestamente, ciascuno il proprio mestiere.
Ma era quel cazzo di saxofonista che dirigeva la rumba.
Soffiava, soffiava, soffiava come se volesse gonfiare,
con la sola forza dei suoi polmoni, uno Zeppelin (non
inteso come supposta), e in un pezzo lungo una quindicina
di minuti era riuscito ad infilarci di tutto, da una notte
in Tunisia alla follia del tenore (tranquilli, Pavarotti
non c'entrava nulla), dalle noccioline salate al treno
triste, e poi tante altre cose ancora. Dopo un tormentato
finale ".Oggi, forse per l'ultima volta, inizierò la mia
giornata guardando il mondo attraverso il fondo di un
bicchiere. e che Woody Allen me la mandi buona!", avevo
scritto le parole THE END in calce all'opera d'arte. Soddisfatto
per questo (non ne potevo proprio più), stavo tentando
di convincere la parte morigerata di me stesso (senza
dubbio la più debole) a festeggiare concedendomi l'ennesimo
Jack Daniel's, riuscendovi per altro senza difficoltà
alcuna, quando una serie di spari vennero esplosi all'ingresso
del locale. D'acchito mi venne da pensare a qualche deficiente
intento a esaurire i fuochi artificiali avanzatigli dal
recente Capodanno. Negativo. Trattavasi di sei, dico sei
banditi con teste (ovviamente di minchia) incappucciate
da calze di nylon, indossate come spettrali preservativi.
Di colpo era finita la musica, finito il whiskey, finito
il chiacchiericcio e le risate. Finito il jazz, finito
tutto. Solo paura, dentro e fuori. Pistole puntate, cinturini
d'orologio sganciati, catenine strappate, anelli sfilati,
bicchieri in frantumi e sedie rovesciate, urla concitate,
tutti a terra, faccia a terra, spari al soffitto e nel
giro di pochi minuti una devastazione come se fosse passato
un ciclone. Nella bocca solo parole tartagliate e nelle
gambe semolino per bocche senza denti. Poi solo rabbia
e una risata isterica. Quei sei stronzi con testa calzamagliata
credevano di avermi rubato qualcosa . e invece mi avevano
regalato una bella storia da raccontare.
| Note
del Nonno |
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Capolinea - Locale milanese che ricorda le mitiche
"caves" parigine, dove la programmazione è costituita
solo ed esclusivamente da concerti jazz dal vivo.
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| GIUSEPPE
CIARALLO |
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Giuseppe
Ciarallo (1958), milanese di origini molisane, ha
finora pubblicato numerosi racconti su giornali,
riviste e antologie. La sua scrittura in presa diretta
è ricca di immagini pescate a piene mani dalla musica
(con una narrazione spesso catramosa come la voce
di Tom Waits, il sarcasmo zappiano, i ritmi, le
sincopi e l'improvvisazione jazzistica), dal cinema
(il lirismo di Wenders e Kurosawa, la visionarietà
di Jarmush), dalla pittura (il simbolismo di Magritte
e i colori caldi del Sud di Dalì) e non ultima,
naturalmente, dalla letteratura dei suoi scrittori
preferiti
(Dostoevskij con i suoi personaggi estremi, Silone
e Jovine, suoi conterranei, con il proprio amore
per la terra, per arrivare agli americani Hemingway,
Kerouac, Fante e Bukowski).
Nel 1994 Giuseppe Ciarallo ha pubblicato per l'editore
Tranchida "Racconti per sax tenore" che
per quattro mesi è stato ai vertici della classifica
dei tascabili più venduti. Per lo stesso editore,
è del 1999 la raccolta di racconti "Amori a
serramanico". Collabora attivamente alla redazione
della rivista telematica "Kalporz".
i racconti di Giuseppe
Ciarallo nella Stalla
leggi "Rapa
al capolinea"
leggi "Un lungo addio"
leggi "Like A Bird"
leggi "Ma che MUUUUUUUUUUsica!"
leggi "Jazz in
scatola di montaggio"
leggi "Brasile - Cuore
americano con sapore di vetro e ferite"
leggi l'intervista del
nonno a Giuseppe Ciarallo
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(26
giugno 2000)
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