C'ERA
UNA VOLTA IL WEST(ERN)
di Raffaele Meale

I cappelli a falde
larghe, gli speroni, le colt da estrarre in
fretta, i sigarilli smozzicati, i panchos,
i mustang su cui salire in corsa, le città
immerse nel deserto, lunghe strisce di case.
Questo, nell’immaginario collettivo,
risulta essere il western, luogo cinematografico
mitico per eccellenza. I coloni che si mettono
in viaggio in carovana, i duelli all’alba,
tutto questo è oramai stato assunto
come dato riconoscibile dalla società
occidentale. Ma cos’è, dal punto
di vista del senso, a delimitare realmente
il campo del western? E perché oggi,
nonostante l’apparenza cerchi di far
intuire il contrario, ci troviamo di fronte
a un’attitudine consolidata al western?
Western nascosto dietro altre forme –
il noir, l’action movie, l’horror
– ma che ne conserva intatta la sostanza
primaria. La cultura contemporanea si basa
sull’interazione tra gli elementi e
sul riutilizzo dei materiali che ne sono la
base portante, e anche il western si trova
costretto in questa istanza etica e formale.
Propongo dunque un excursus in questo panorama
contemporaneo, scandagliando le varie possibili
vie per un western attuale che non ricerchi
l’acritica proposizione del passato
ma che si confronti con le necessità
e le voglie proprie dell’ora
e del qui.
Inizia da qui un discorso sui generi cinematografici
che cercherò di portare avanti con
sistematica cadenza, partendo da un tema a
cui tengo molto, la rivalutazione completa
e definitiva di Sergio Leone e Mario Bava.
Ovvero due dei più grandi autori cinematografici
degli ultimi cinquant’anni. Buona lettura.
QUELLO COMUNEMENTE CHIAMATO "DELLA
MORTE DEL GENERE"
Nei
meandri di un cinema onnivoro che ingloba
e metabolizza tutto, in una frenetica istanza
autoriflessiva che porta ad una rilettura
senza inibizioni di quanto già filmato,
già ripreso, già editato e montato,
sembrava ovvio che i macrogeneri tanto cari
all’industria hollywoodiana - western,
noir, horror - fossero destinati a chiare
modifiche di struttura quando non ad un vero
e proprio ridimensionamento.
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QUELLO IN CUI FINALMENTE SI PARLA DEI
FILM
Sembra quasi di spacciare ovvietà
per interessanti riflessioni citare il nome
di Clint Eastwood in un discorso sulle possibilità
e le vie del western nella cinematografia contemporanea.
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QUELLO IN CUI SI IPOTIZZA IL SESSO COME DUELLO
Il duello rappresenta, nella sua essenzialità
carica di riflessioni sulla dualità,
sul destino, sulla fine nel senso più
esteso del termine, il culmine drammaturgico
del western.
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QUELLO IN CUI SI DESCRIVE L’IMPOSSIBILITÀ
DELL’EPICA
Il
western è, tra tutti i generi cinematografici
che lustrarono la carrozzeria splendente di
Hollywood, quello che risponde maggiormente
a dei codici chiaramente delineati. Ed è
soprattutto il genere nel quale è più
semplice trovare un contatto con l’epica
e il pathos: o almeno era.
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FILMOGRAFIA
CITATA
1.
An American Werewolf in London (Un lupo
mannaro americano a Londra, 1981) di John Landis
Nightmare (Id., 1984) di Wes Craven
Scream (Id., 1996) di Wes Craven
Little Big Man (Piccolo grande uomo,
1970) di Arthur Penn
Dances with Wolfes (Balla coi lupi, 1990)
di Kevin Costner
Silverado (Id., 1987) di Lawrence Kasdan
The Quick and the Dead (Pronti a morire,
1995) di Sam Raimi
Evil Dead (La casa, 1982) di Sam Raimi
Vampires (Id., 1997) di John Carpenter
Dead Man (Id., 1995) di Jim Jarmusch
High Noon (Mezzogiorno di fuoco, 1952)
di Fred Zinnemann
Tetsuo II: Body Hammer (Id., 1992) di
Shinya Tsukamoto
2.
Unforgiven (Gli spietati, 1992) di Clint
Eastwood
Mystic River (Id., 2003) di Clint Eastwood
Once Upon a Time in Mexico (C’era
una volta in Messico, 2003) di Robert Rodriguez
From Dusk Till Dawn (Dal tramonto all’alba,
1996) di Robert Rodriguez
Spy Kids (Id., 1999) di Robert Rodriguez
Four Rooms (Id., 1995) episodio di Robert
Rodriguez
Reservoir Dogs (Le iene - cani da rapina,
1992) di Quentin Tarantino
Pulp Fiction (Id., 1994) di Quentin Tarantino
The Three Caballeros (I tre caballeros,
1945) Walt Disney e Norman Ferguson
Kill Bill vol. 1 (Id., 2003) di Quentin
Tarantino
Koroshi no rakuin (La farfalla sul mirino,
1967) di Seijun Suzuki
Pistol Opera (Id., 2001) di Seijun Suzuki
Zatoichi (Id., 2003) di Takeshi Kitano
Gohatto (Tabù - Gohatto, 2001)
di Nagisa Oshima
Dragon Inn (Id., 1968) di King Hu
Goodbye Dragon Inn (Id., 2003) di Tsai
Ming-Liang
Dogville (Id., 2003) di Lars von Trier
3.
29 Palms (Id., 2003) di Bruno Dumont
Elephant (Id., 2003) di Gus Van Sant
4.
Pat Garrett & Billy the Kid (Id.,
1973) di Sam Peckinpah
The Wild Bunch (Il mucchio selvaggio,
1969) di Sam Peckinpah
Open Range (Terra di confine, 2003) di
Kevin Costner
Soldier Blue (Soldato blu, 1969) di Ralph
Nelson
My Darling Clementine (Sfida infernale,
1947) di John Ford
The Man Who Shot Liberty Valance (L’uomo
che uccise Liberty Valance, 1962) di John Ford
Wyatt Earp (Id., 1994) di Lawrence Kasdan
Tombstone (Id., 1994) di George Pan Cosmatos