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INTRODUZIONE ALLA LETTERA A EDOARDO BRUNO
di Alberto Grifi

fonte: www.albertogrifi.comUna lettera che scrissi a Edoardo Bruno, pubblicata su Filmcritica nel '79, chiarisce bene le scelte che cambiarono il mio modo di fare questo mestiere, anche in relazione alla possibilità di abbandonare la macchina da presa e di descrivere la vita con quella che a quei tempi era una nuova tecnologia: il videoregistratore portatile appena inventato dai giapponesi; e dal vidigrafo, macchinario che avevo progettato e costruito in casa, che permetteva di trascrivere il nastro magnetico su pellicola cinematografica. Eccone un brano:

".la mia posizione più recente, sulla necessità di uscire dall'impotenza del cinema, la conosci, è già nota. Te la riformulo affrettatamente, riassumendo tutta una serie di dichiarazioni che vertevano su "quel momento di passaggio dalla MdP al VTR", quel passaggio che mi ha portato dal cinema sotterraneo, estremamente complicato al livello della costruzione delle immagini e del suono che facevo negli anni '60, al cinema che ho realizzato più di recente, che rimette in proiezione cinematografica le immagini già registrate con un videoregistratore, quindi in bianco e nero, a bassa definizione, ecc.

Avendo constatato che il cinema si affatica a "rendere più bella e significativa" la vita filmata, manipolando, censurando e truccando la vita reale che è invece considerata insignificante e insulsa, ho voluto rovesciare i termini del problema; smettere di "fare l'arte" (beninteso: un'arte che proveniva dalle avanguardie storiche che già si era antagonizzata all'arte borghese e alle accademie), smettere di "fare l'arte", dunque, e vedere se si riusciva a sottoporre a critica e nello stesso tempo a realizzare nella vita di tutti i giorni i desideri e le istanze che l'arte progetta. Se la nostra vita fosse diventata significativa, più umana, più bella, autentica, non si sarebbe potuto rappresentarla col cinema che per sua natura trucca e falsifica, ma piuttosto col videoregistratore che, restituendo brutalmente un'immagine della realtà sciatta come una fotocopia, consente di vedere quello che effettivamente e semplicemente succede, come la vita viene realmente vissuta.

E' nell'ottica di questa tensione, più ideale che quotidianamente praticabile, di far trapassare i contenuti, le "intenzioni", dell'arte nella vita, che ci si può girare indietro nel tempo e misurare tra i contenuti che l'arte underground a quei tempi seminava e ciò che di questi contenuti è cresciuto poi nella vita, registrata, resa visibile dal videotape."

Link:
Sito ufficiale di Alberto Grifi
www.albertogrifi.com

(4 maggio 2005)

 




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