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IL SOGNO IN LYNCH

"Twin Peaks"
(fonte: www.davidlynch.de)

Lynch ha subito, nel corso degli anni, le più atroci definizioni: il suo cinema è stato via via considerato "strano", "particolare", "intrigante", e preferisco fermarmi qui. Il più delle volte le sue opere vengono criticate in quanto "incomprensibili"; anche critici che godono di una certa considerazione - perché poi? - tendono a leggere i suoi lavori da Twin Peaks in poi come uno scherzo nei confronti del pubblico, gli ultimi singulti di un regista che non ha nulla da dire e che cerca di mascherarlo gettando nella confusione il suo pubblico. Non sarebbe operazione difficile zittire in due righe questo ignobile concentrato di assurdità, ma preferisco rispondere con le parole stesse di Lynch: "vedo sempre più i film come separati da qualunque tipo di realtà. Sono piuttosto simili a fiabe o a sogni. Per me, non sono un modo per fare politica o un modo per insegnare qualcosa. Sono solo cose. E' un altro mondo in cui scegli di entrare, se lo vuoi. Ma i film devono obbedire a certe regole. Come la pittura. E queste regole sono astratte e si trovano nella natura. Una di queste è il Contrasto. Non può esserci una linea retta e piatta di felicità. La gente si addormenterebbe. Perciò ci sono conflitti e lotte per la vita o la morte".

Lynch stesso dunque spiega il suo Cinema e la maniera per avvicinarvisi: decidere di entrare nell'opera. Come si può dunque accusare di furbizia un autore che non pretende nulla dal pubblico, ma lo lascia nel più libero degli arbitrii? Il cinema di Lynch, lo si è letto, è rappresentazione del sogno, e questo presuppone una massiccia dose di soggettività; lo spettatore assiste ai sogni DI Lynch, e basta. Non è la raffigurazione di UN sogno, ma del SUO sogno, delle SUE ossessioni, dei SUOI incubi. Del tutto estraneo a letture psicoanalitiche, del tutto contrario ad esse, perché pretenderebbero l'innesto della logica in un percorso che non ha logica alla base, se non quella del flusso visivo. Un cinema di sensazioni e di intuizioni, un cinema dove non bisogna cercare di capire lo sciogliersi della trama, ma il perché alle spalle del tutto: un cinema di struttura che procede per destrutturalizzazioni. Il cinema di Lynch è, nelle sue espressioni più estreme, un ossimoro. La struttura ideale è più o meno sempre la stessa, e la componente onirica gioca il ruolo determinante, invadendo il reale e sconvolgendolo. E' così nel congiungimento finale sul palco all'interno del termosifone tra la cantante e Henry Spencer in Eraserhead, è così nel terrificante incubo con elefanti di The Elephant Man, è così nell'arrivo a Twin Peaks dei personaggi fuoriusciti dalla Loggia Nera. E' così logicamente anche nell'arrivo dell'Uomo Misterioso in Lost Highway e nelle allucinazioni finali di Mulholland Drive. La tensione drammatica il cinema di Lynch la vive attraverso il confronto tra gli elementi onirici e quelli reali: nuovamente l'ambiguità, la linea di mezzeria, il contrasto. Lynch non è, come si è spesso detto, un "regista di incubi", è piuttosto un alchimista alla ricerca della formula della fusione tra sogno e realtà.

O meglio, della (con)fusione tra sogno e realtà.

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