UN CERCHIO CHE SI
CHIUDE: LYNCH E MOEBIUS
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"Mulholland
Drive "
(fonte: www.davidlynch.de) |
Il cinema di
Lynch, si è detto in precedenza, appare
abbastanza chiaramente come un cinema alla ricerca
del trai d'union tra sperimentalismo e popolarità
che raggiunge il proprio apice nella triade Blue
Velvet/Twin Peaks/Wild at Heart.
Dopo aver superato brillantemente questa sfida,
Lynch sembra interessarsi maggiormente alla struttura
vera e propria del film, che diventa base per
uno degli studi sulla ciclicità e sul paradosso
tra i più estremi e visivamente sorprendenti
mai tentati nel cinema. Il tutto parte da Lost
Highway, la cui struttura circolare (inizio
e fine che sono speculari l'uno all'altra) mostra
evidenti riferimenti al cosiddetto Nastro di
Moebius, figura topologica geometrica che,
evolvendo lo studio sulla geometria portato avanti
da Klein (ma evolutosi anche con la Pangeometria
di Lobatceskij), arriva a creare un nastro
a due lati che, ruotandone un lato di 180° e unendone
le due estremità, diventa un unico oggetto
dalla superficie infinita, in quanto scrivibile
su due lati che non sono altro in realtà
che le facce diverse di uno stesso lato. Il Nastro
di Moebius deve molta della sua fama agli
studi grafici che vi ha dedicato Maurits Cornelis
Escher - la celebre raffigurazione del nastro
ritorto su se stesso attraversato, come fosse
una pista, da formiche -.
Il primo a vedere
in Lost Highway (e per riflesso nell'intera
filmografia di Lynch) riferimenti a Moebius è
stato Michel Chion, e l'autore stesso non ha mai
negato il filo intellettuale che lega la sua opera
più discussa - e probabilmente la più
incompresa - alla suddetta figura geometrica.
Il viaggio che Lynch percorre sulla strade perdute
è un viaggio senza inizio e senza fine,
destinato ad un eterno ritorno. Lost Highway
inizia sulle immagini della linea di mezzeria
di una strada illuminata dalla luce dei fari di
un'auto che corre a velocità folle. Sull'inquadratura
scorrono i titoli di testa accompagnati dal brano
di David Bowie "I'm Deranged". La scena
successiva mostra Fred Madison immerso nell'oscurità
della sua casa: suona il citofono, e dall'altra
parte una voce lo avverte che "Dick Laurent
è morto".
Il finale del
film ha un carattere prettamente speculare a questo:
Madison si avvicina alla sua casa, suona il citofono
e mormora: "Dick Laurent è morto";
dopo aver pronunciato queste parole fugge in auto,
mentre i fari illuminano la linea di mezzeria
della strada. Sui titoli di coda attacca nuovamente
il brano di Bowie. Siamo dunque di fronte ad un'opera
che si chiude sul proprio inizio, si apre su un
viaggio nella notte e si chiude su un altro viaggio
(lo stesso? L'eternità?) intrapreso. Nulla
è casuale nelle scelte di Lynch: il suo
è un cinema vago, ambiguo, sempre sull'orlo
di un baratro, su una linea di mezzeria, senza
una direzione certa, pronto a scartare all'improvviso
e a mutare faccia per poi tornare al principio,
dopo aver attraversato l'intero percorso e aver
vissuto su entrambi i lati, come Madison in Lost
Higway, ma anche e soprattutto come la coppia
femminile in Mulholland Drive, altro film
che nasce con una struttura simile. Simile ma
non uguale come è stato più volte
ribadito dalla critica: la ciclicità presente
in Lost Highway è assai più
coerente ed estrema di quella proposta in Mulholland
Drive e questo perché le esigenze dell'ultima
opera di Lynch sono tuttavia altre. Più
che avvolgersi su se stesso e tornare al principio,
Mulholland Drive tende a mescolare gli
elementi della propria struttura in modo da creare
varie sovrastrutture, apparentemente illogiche
ma caricate di un senso etico profondo quando
ci si rende conto che è ormai il Cinema
di Lynch l'unico elemento con cui si confronta
il Cinema di Lynch: Mulholland Drive è
un film-saggio nel quale l'autore si confronta
con se stesso, con i propri topos - la storia
del mostro dietro la staccionata, il cubo/vaso
di Pandora, la figura del cowboy - e con i topos
del cinema hollywoodiano - la giovane ingenua
che arriva nella metropoli, l'uomo che tornando
a casa trova la moglie a letto con l'idraulico,
il killer - smontandone l'essenza e stravolgendoli
fino a renderli qualcosa di totalmente altro eppure
di totalmente cinematografico, tanto da trovare
la propria sublimazione nella sequenza del teatro
nel quale un'attrice intona, in playback, una
canzone di Orbison traslata in spagnolo. La struttura
alla Moebius diventa quindi, in questo caso, solo
l'ennesimo confrontarsi di Lynch con la propria
opera - già era successo con Fire Walk
with Me, stupro e reincarnazione di Lynch
verso il proprio prodotto più celebre,
Twin Peaks -. Con questa consapevolezza
Lost Highway diventa il perno dell'intera
esperienza cinematografica lynchiana: capace di
contenere in sé i germi degli esordi, l'onirismo
psicogeno di Eraserhead come i luoghi di
Blue Velvet e le zone d'ombra di Twin
Peaks, e di fungere da germe per il futuro
(ovviamente Mulholland Drive, ma sarebbe
poi così eretico interpretare The Straight
Story come la versione anziana e rallentata
della fuga sulla linea di mezzeria di Lost
Highway? Alvin Straight in fin dei conti non
fa altro che cercare di ritrovare strade perdute,
o forse mai conosciute, in un viaggio verso l'ignoto.
Cambia la velocità, ma non il taglio dell'inquadratura).
Nel 1986 la conclusione speculare all'incipit
di Blue Velvet serviva a mostrare "uno
strano mondo", nella sua pace angosciante.
Dieci anni dopo lo strano mondo non ha più
bisogno di essere mostrato, perché ha perso
la pace. Per sempre?
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