 |
|
4. Memorandum (Cosa resterà...)
- La mostra di quadri di David Lynch scoperta
per caso: la visione globale delle opere non
prevedeva più di un quarto d’ora di tempo,
ma alcune opere lasciavano il segno (pur essendo
assenti le sue pitture più celebri).
- La sincerità di Libero De Rienzo alla
vista del Fevi pieno in attesa di assistere
al suo "Sangue – La morte non esiste".
La frase introduttiva "non capisco neanche
perché siate presenti in così
tanti" meritava ben più di un applauso
- Moran Atias, bella interprete di "Gas"
di Luciano Melchionna, che si è fatta
cacciare dalla proiezione per la stampa per
essersi fotografata mentre la sua immagine passava
sullo schermo. Nessuno le aveva spiegato che
non si può usare la macchina fotografica
in sala, forse, ma nessuno della produzione
ha pensato di farle avere in precedenza un cd
con le foto di scena?
- Il ragazzo che ha cercato in tutti i modi
di entrare in Piazza Grande mentre la sicurezza
controllava. Spiego meglio: dalle 19,30 alle
20 la Piazza Grande veniva svuotata in preparazione
dei film dell’arena, e per mezz’ora non era
possibile accedervi. Questo ragazzo pretendeva
di andare in sala stampa, nonostante anch’essa
fosse in orario di chiusura: prima ha inveito
contro i controlli all’ingresso, che l’hanno
ricacciato indietro. Poi si è calmato,
si è scusato e ha fatto finta di allontanarsi:
in realtà ha preso la rincorsa e ha scavalcato
la staccionata. Ripreso quasi subito dalla vigilanza
è stato allontanato ulteriormente e con
maggior violenza. Dopo alcuni istanti ho sentito
una guardia urlare all’altra "sta cercando
di entrare di là". In pratica aveva
scavalcato da un’altra parte ed è stato
acciuffato solo dopo una buona trentina di metri
di corsa. Tenace, non c’è che dire…tra
l’altro il giorno dopo l’ho visto in sala stampa,
chino sul suo monitor. Finalmente a casa.
- La ridicola festa finale. All’arrivo ci avevano
donato degli inviti stampa per la "esclusiva
festa finale" dove avrebbero partecipato
anche registi e attori. Visti i già citati
problemi finanziari abbiamo pensato bene di
non cenare per poi gettarci in maniera famelica
sulle pietanze offerte dalla dirigenza del festival.
Ebbene tutto ciò che c’era da mangiare
era una coppetta di gelato Algida e (udite udite!!!)
del panettone…ma chi può volere il panettone
il 12 agosto? Insomma, abbiamo bevuto gratis
più che potevamo e poi ci siamo andati
a rifocillare altrove.
- Uno dei proprietari dell’ostello dove dormivamo
(30 € a notte per dormire in una camerata da
dieci persone, ma lasciamo stare…): era sempre
stato silenzioso in precedenza, timido e col
viso da gigante buono. Quando sono arrivato
io e mi sono presentato mi ha risposto "mi
chiamo Kronk". E da lì è
entrato di diritto nella leggenda.
- La Rivella, bevanda che in pratica viene venduta
solo ed esclusivamente nel Canton Ticino. Ancora
non sono riuscito a capire che sapore abbia…
- Al contrario ho bevuto con piacere a distanza
di anni la mitica gazzosa…
- Alessandro, un ragazzo che avevo conosciuto
all’Arezzo Wave e che ho scoperto a Locarno
essere dei Grigioni. È riuscito praticamente
a ubriacarsi e a delirare – con tanto di dettagliata
descrizione di un film porno girato da quelle
parti – bevendo solo gazzosa. Ha quindi iniziato
a sproloquiare su qualsiasi cosa, dandoci dei
libertini e parlando di strani progetti
video portati avanti da un suo amico sull’onda
lunga della visione dei film di Ciprì
e Maresco. Inimitabile…
- La copia in pellicola di "Teppa".
Completamente rovinata, saltava in continuazione.
Il film è del 1968, ma sembrava di assistere
a una proiezione del 1909…vabbè che il
film parla della rivoluzione messicana, ma cercare
di immergere così tanto lo spettatore
nell’epoca descritta è una dimostrazione
di zelo eccessiva perfino per gli svizzeri.
- Il siparietto avvenuto durante la premiazione
finale per via di un piccolo disguido: invitato
sul palco per ritirare il premio vinto con "Un
couple parfait", film di produzione francese,
Nobuhiro Suwa si è espresso nella lingua
che conosce meglio, il giapponese. Ma non c’era
nessun traduttore in grado di parlare quell’idioma,
cosicché è stato chiesto al produttore
del film, anch’egli nipponico, di tradurre in
francese. Cosa che ha fatto…peccato che inserisse
le parole francesi in una struttura grammaticale
giapponese. In pratica nessuno ha capito una
parola di ciò che ha detto. E sono scoppiati
gli applausi.
- Come ultima cosa una bacchettata dura sulle
mani dell’organizzazione. Il festival di Locarno
è un festival svizzero che si svolge
in una regione dove si parla come prima
lingua l’italiano: possibile che nessun film
fosse sottotitolato nella nostra lingua? E perché
buona parte dei film inglesi non avevano proprio
nessun sottotitolo? Misero desiderio di internazionalità?
Bah, l’unico risultato raggiunto è che
i locarnesi non sono quasi mai entrati in sala.
inizio
continua
|
|
|
|