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LOCARNO FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM
(3-13 agosto 2005)

di Raffaele Meale


4. Memorandum (Cosa resterà...)

  1. La mostra di quadri di David Lynch scoperta per caso: la visione globale delle opere non prevedeva più di un quarto d’ora di tempo, ma alcune opere lasciavano il segno (pur essendo assenti le sue pitture più celebri).
  2. La sincerità di Libero De Rienzo alla vista del Fevi pieno in attesa di assistere al suo "Sangue – La morte non esiste". La frase introduttiva "non capisco neanche perché siate presenti in così tanti" meritava ben più di un applauso
  3. Moran Atias, bella interprete di "Gas" di Luciano Melchionna, che si è fatta cacciare dalla proiezione per la stampa per essersi fotografata mentre la sua immagine passava sullo schermo. Nessuno le aveva spiegato che non si può usare la macchina fotografica in sala, forse, ma nessuno della produzione ha pensato di farle avere in precedenza un cd con le foto di scena?
  4. Il ragazzo che ha cercato in tutti i modi di entrare in Piazza Grande mentre la sicurezza controllava. Spiego meglio: dalle 19,30 alle 20 la Piazza Grande veniva svuotata in preparazione dei film dell’arena, e per mezz’ora non era possibile accedervi. Questo ragazzo pretendeva di andare in sala stampa, nonostante anch’essa fosse in orario di chiusura: prima ha inveito contro i controlli all’ingresso, che l’hanno ricacciato indietro. Poi si è calmato, si è scusato e ha fatto finta di allontanarsi: in realtà ha preso la rincorsa e ha scavalcato la staccionata. Ripreso quasi subito dalla vigilanza è stato allontanato ulteriormente e con maggior violenza. Dopo alcuni istanti ho sentito una guardia urlare all’altra "sta cercando di entrare di là". In pratica aveva scavalcato da un’altra parte ed è stato acciuffato solo dopo una buona trentina di metri di corsa. Tenace, non c’è che dire…tra l’altro il giorno dopo l’ho visto in sala stampa, chino sul suo monitor. Finalmente a casa.
  5. La ridicola festa finale. All’arrivo ci avevano donato degli inviti stampa per la "esclusiva festa finale" dove avrebbero partecipato anche registi e attori. Visti i già citati problemi finanziari abbiamo pensato bene di non cenare per poi gettarci in maniera famelica sulle pietanze offerte dalla dirigenza del festival. Ebbene tutto ciò che c’era da mangiare era una coppetta di gelato Algida e (udite udite!!!) del panettone…ma chi può volere il panettone il 12 agosto? Insomma, abbiamo bevuto gratis più che potevamo e poi ci siamo andati a rifocillare altrove.
  6. Uno dei proprietari dell’ostello dove dormivamo (30 € a notte per dormire in una camerata da dieci persone, ma lasciamo stare…): era sempre stato silenzioso in precedenza, timido e col viso da gigante buono. Quando sono arrivato io e mi sono presentato mi ha risposto "mi chiamo Kronk". E da lì è entrato di diritto nella leggenda.
  7. La Rivella, bevanda che in pratica viene venduta solo ed esclusivamente nel Canton Ticino. Ancora non sono riuscito a capire che sapore abbia…
  8. Al contrario ho bevuto con piacere a distanza di anni la mitica gazzosa…
  9. Alessandro, un ragazzo che avevo conosciuto all’Arezzo Wave e che ho scoperto a Locarno essere dei Grigioni. È riuscito praticamente a ubriacarsi e a delirare – con tanto di dettagliata descrizione di un film porno girato da quelle parti – bevendo solo gazzosa. Ha quindi iniziato a sproloquiare su qualsiasi cosa, dandoci dei libertini e parlando di strani progetti video portati avanti da un suo amico sull’onda lunga della visione dei film di Ciprì e Maresco. Inimitabile…
  10. La copia in pellicola di "Teppa". Completamente rovinata, saltava in continuazione. Il film è del 1968, ma sembrava di assistere a una proiezione del 1909…vabbè che il film parla della rivoluzione messicana, ma cercare di immergere così tanto lo spettatore nell’epoca descritta è una dimostrazione di zelo eccessiva perfino per gli svizzeri.
  11. Il siparietto avvenuto durante la premiazione finale per via di un piccolo disguido: invitato sul palco per ritirare il premio vinto con "Un couple parfait", film di produzione francese, Nobuhiro Suwa si è espresso nella lingua che conosce meglio, il giapponese. Ma non c’era nessun traduttore in grado di parlare quell’idioma, cosicché è stato chiesto al produttore del film, anch’egli nipponico, di tradurre in francese. Cosa che ha fatto…peccato che inserisse le parole francesi in una struttura grammaticale giapponese. In pratica nessuno ha capito una parola di ciò che ha detto. E sono scoppiati gli applausi.
  12. Come ultima cosa una bacchettata dura sulle mani dell’organizzazione. Il festival di Locarno è un festival svizzero che si svolge in una regione dove si parla come prima lingua l’italiano: possibile che nessun film fosse sottotitolato nella nostra lingua? E perché buona parte dei film inglesi non avevano proprio nessun sottotitolo? Misero desiderio di internazionalità? Bah, l’unico risultato raggiunto è che i locarnesi non sono quasi mai entrati in sala.

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