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FAR EAST FILM FESTIVAL
VII edizione (Udine, 22-29 aprile 2005)

di Raffaele Meale

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V. ESODO
Ultime riflessioni

La fine del settimo FEFF (alla fine il premio del pubblico è andato all’ottimo "Peacock" di Gu Changwei: per una volta tanto una premiazione mi trova quasi completamente d’accordo) si porta con sé molti dubbi che troveranno risposta solo tra dodici mesi. Innanzitutto la già citata esplosione critica del fenomeno orientale porterà a una sempre maggiore carenza di titoli per la kermesse friulana. Solo per fare un esempio i nomi certi per la prossima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia comprendono anche l’ultimo lavoro di Tsui Hark ("Seven Swords"), il capitolo conclusivo della trilogia della vendetta diretta da Park Chan-wook ("Sympathy for Lady Vengeance"), l’ultimo film di Takeshi Kitano. In più la retrospettiva sulla storia segreta del cinema asiatico (con particolare riferimento a King Hu), la già citata sfilza di film cinesi del periodo muto, il Leone d’Oro alla carriera ad Hayao Miyazaki con retrospettiva integrale dei suoi lavori, per non parlare di tutti i film cinesi che probabilmente Müller si trascinerà dietro. E tutto questo dopo che Cannes si è già arraffata Johnnie To, Kim Ki-duk, Hong Sang-soo, Wang Xiaoshuai, Hou Hsiao Hsien, Seijun Suzuki, solo per fare i nomi più importanti. Insomma, Udine dovrà fare di necessità virtù, andare a ricercare in profondità titoli di autori emergenti, ancora non pronti magari a una ribalta di uno dei maggiori festival internazionali ma già in grado di regalare opere ben al di sopra della media. Perché il concorso del 2005, a conti fatti, è stato un concorso mediocre con alcuni spunti degni di rilievo ma con troppe (troppe!) cadute di stile. Sarà anche doveroso abbandonare l’Horror Day, inutile e alla fin fine noioso: si potrebbe pensare a una programmazione dello spettacolo di mezzanotte nel quale far confluire solo horror, qualora l’esigenza di dare spazio a questo genere risultasse essere pressante – il che non sembra francamente credibile, visto che dei film horror presenti quest’anno (una decina), se ne sono salvati dal massacro critico solo due o tre -. Potrebbe poi essere interessante portare alla ribalta anche opere provenienti da altri stati: Indonesia, Cambogia, Vietnam, Taiwan, Singapore sono solo alcuni degli esempi possibili. Perché se fino a un paio d’anni fa il Far East poteva permettersi di giocare sul velluto, vista l’unicità della proposta, ora l’ambiente intorno si è fatto ben più combattivo e poco disponibile a lasciare a Udine l’esclusiva su determinate cinematografie. Per far sì che il piccolo festival di Udine, al quale tutti noi amanti del cinema orientale siamo molto affezionati, non debba continuare a mostrare la corda ma possa tornare a essere motivo di vanto e orgoglio per il cinefilo italiano. Già dall’edizione del 2006.

(15 giugno 2005)

 




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