Altroconsumo

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DORME (Eros Puglielli, 1994)
recensione di Raffaele Meale

da www.erospuglielli.comLaddove Zarantonello fallisce con un progetto acinematografico e insulso spacciato come evento su scala nazionale, viene proposto al pubblico romano un altro film indipendente girato in video: Dorme di Eros Puglielli. Girato nel 1993 in digitale da un diciannovenne romano con nessun mezzo e tantissime idee geniali, Dorme arriva casualmente nelle mani di Nanni Moretti e successivamente viene gonfiato in pellicola e dato in pasto alla normale programmazione cinematografica, con sette anni di ritardo dall'ideazione. Anche qui, come in Medley la storia è molto semplice e assurda: un ragazzo di borgata viene lasciato dalla sua ragazza perché è troppo basso (1 metro e 58) e ogni volta che cerca di parlarle al telefono la madre gli dice che "Anna dorme". Deciso a riconquistarla il ragazzo parte all'avventura sulla sua Panda, insieme ad un suo amico, pur sapendo di doversi scontrare con i fratelli Rizzo, un teppista che crede di essere due gemelli. Storia al limite del demenziale dunque, ed è proprio questo il punto di forza del film: fondere in maniera ininterrotta generi e stili di regia. Se i movimenti della macchina da presa e il montaggio mostrano palesi debiti nei confronti di un certo cinema statunitense (Sam Raimi e i fratelli Coen in particolare) abbastanza espliciti sono anche i rimandi al cinema beat italiano degli anni '60, alla commedia surreale (e la scena della festa liceale ne è uno splendido esempio). Il merito di Puglielli è anche quello di decontestualizzare il plot dalle location usate: la borgata in cui il film viene girato è la stessa di Accattone e di tante pellicole neoneorealiste che hanno invaso il cinema italiano nei primi anni '90, come Crack e Ultrà, ma l'ideologia che c'è alle spalle non è né quella filosofica di espiazione dei peccati/rivendicazione sociale cara a Pasolini né quella ruffiana di dimostrazione di un degrado ricostruito in studio desunta dai film dei vari Fragasso e Base. Né Dorme può essere accostato ad altri episodi recenti di cinema surreale come Escoriandoli di Antonio Rezza e L'ultimo capodanno di Marco Risi (regista sfuggito alla trappola del neoneorealismo) perché al contrario di questi non ricerca una critica sociale né una satira. No, Dorme è un caso ancora più isolato di quelli mostrati (pur essendo anch'essi lampi in un cielo oscuro) e non solo per la folle sceneggiatura che lo regge, ma anche per l'impressionante capacità cinematografica che mostra. Se come operatore Puglielli è straordinario (la sequenza iniziale intorno alla panchina è meravigliosa) il montaggio e la recitazione non sono da meno. I protagonisti sono tutti in parte, compresi i personaggi di contorno (memorabile il padre che costringe il figlio a mangiare carne cruda per poter crescere) e si muovono con sicurezza in uno spazio sempre ampio, grande, quasi a voler rendere ancora più palese il nanismo del protagonista. E qui entrano in gioco le location: grandi parchi, palazzoni, strade larghe e assolate fanno da cornice all'avventura, rendendo bene il clima di favola e di assurdo. Così come è geniale lo specchio della memoria che il protagonista deve guardare per ritrovare la convinzione nei propri mezzi: vero e proprio specchio da bagno attaccato ad un tronco d'albero nel quale scorrono le memorie del protagonista (che altro non sono che il padre e la sigla di Mazinga) e come sono geniali le trovate per ironizzare della statura dell'eroe. Più basso anche di chi si crede un nano, surclassato nelle partite di calcio da persone alte metri più di lui, viene deformato fino a sembrare l'omino della michelen dallo sguardo della ragazza del suo amico e si ritrova ad una festa a camminare sotto i mobili, a passare sotto le sedie, in una soggettiva esilarante ed eccezionale. Il pregio principale di Dorme, in fin dei conti, è quello di non prendersi troppo sul serio, di saper giocare con i propri limiti, e di essere consapevole della sua essenza di opera cinematografica, semplice opera cinematografica. Pregio, questo, che troppi film italiani trascurano. Un cinema che mette in risalto finalmente l'importanza dell'impianto scenico e della suggestione visiva, di fronte ad un panorama cinematografico che sempre più spesso saccheggia serial televisivi miserandi, nella speranza che la bocca grossa del pubblico ingoi tutto trasformandolo in incasso, dimentichi di un passato (lontano) che ci ha visti in prima linea e adagiandosi su un passato (recente, anzi recentissimo, anzi presente) che ci ha degradato e ci fa ora sperare di vedere cinque film italiani decenti in un anno. Forse Dorme non sarà la rivoluzione che tutti auspicano - anche perché film di carattere "provinciale", anzi "cittadino" - ma è un segnale, un segnale forte e chiaro: si può osare anche in Italia, si può andare oltre. E se è vero che dopo Escoriandoli Rezza è stato costretto a rifugiarsi in televisione e che L'ultimo capodanno è stato martoriato da una distribuzione assassina e cieca Puglielli ha trovato in Dorme (ma anche nei suoi cortometraggi precedenti, veramente notevoli) la rampa di lancio per partire alla conquista del cinema in pellicola: Tutta la conoscenza del mondo, la sua seconda opera, sarà presentata al festival di Berlino ed è già in preparazione la terza. Staremo a vedere, con la speranza che inizino a spargersi nell'aria i germi di una rinascita seria, composita, del cinema italiano. Che giustamente produce opere come I cento passi e La lingua del santo ma che per troppo, troppo tempo si è atrofizzato su due tipologie cinematografiche: il cinema di impegno e la commedia senza pretese escludendo a priori opere diverse, magari incomplete, ma quantomeno originali. Un modo di fare cinema che ci ha lentamente ma inesorabilmente esclusi dal panorama internazionale dove a parte i soliti autori (Antonioni, Pasolini, Fellini, Ferreri) il cinema italiano non viene neanche preso in considerazione. Perché vecchio e, soprattutto, perché inutile.

Ma questa è anche mancanza di cultura: perché Dorme non è in realtà un caso unico nel cinema italiano, ma è nipote, volontariamente o involontariamente, di quel periodo d'oro dove tutti i generi venivano affrontati, senza distinzioni, senza razzismi intellettuali, e dove sono stati prodotti film del calibro di La maschera del demonio, Cani arrabbiati, I criminali della galassia solo per citare alcuni titoli. Un cinema dove coabitavano e si scambiavano le troupe e gli attori Fellini e Mario Bava, Scola e Lucio Fulci, Dino Risi e Antonio Margheriti. Un cinema ricco che osava ostentare le sue ricchezze su ogni strato. Un cinema che non c'è più, per colpa un po' di tutti: stampa, critica, produzione, pubblico, autori. Un cinema che può tornare ad essere, deve tornare ad essere.

Per arrivare ad avere un cinema che non è vero che non ha sonno, ma che dorme. Profondamente per fortuna.

Raffaele Meale, 8 febbraio 2001

 

FILMOGRAFIA DI EROS PUGLIELLI

Lo specchio della vita riflette la pancia - video 1990
Plastiko - video 1990
Domenica - video 1992
Amicizia - video 1992
Dorme - video 1994 vidigrafato in 35mm nel 2000
Armageddon - video 1995
Assunta - 35mm 1995
Il pranzo onirico - 16mm 1996
Effetto placebo - 16mm 1996
I topi - 35mm 1996
Shiva - videoclip 1996
L’albero - 16mm 1997
I racconti di Baldassarre - 35mm 1997
Per la vita che verrà - videoclip 1997
Saatchi for Nike - spot 1998
Day after day - videoclip e backstage 1998
Teledominio - mini DV 2000
Tutta la conoscenza del mondo - 35mm 2001
Occhi di scritallo – 35mm 2004

(23 novembre 2004)

 




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