Laddove
Zarantonello fallisce con un progetto acinematografico
e insulso spacciato come evento su scala nazionale,
viene proposto al pubblico romano un altro
film indipendente girato in video: Dorme di
Eros Puglielli. Girato nel 1993 in digitale
da un diciannovenne romano con nessun mezzo
e tantissime idee geniali, Dorme arriva
casualmente nelle mani di Nanni Moretti e
successivamente viene gonfiato in pellicola
e dato in pasto alla normale programmazione
cinematografica, con sette anni di ritardo
dall'ideazione. Anche qui, come in Medley
la storia è molto semplice e assurda:
un ragazzo di borgata viene lasciato dalla
sua ragazza perché è troppo
basso (1 metro e 58) e ogni volta che cerca
di parlarle al telefono la madre gli dice
che "Anna dorme". Deciso a riconquistarla
il ragazzo parte all'avventura sulla sua Panda,
insieme ad un suo amico, pur sapendo di doversi
scontrare con i fratelli Rizzo, un teppista
che crede di essere due gemelli. Storia al
limite del demenziale dunque, ed è
proprio questo il punto di forza del film:
fondere in maniera ininterrotta generi e stili
di regia. Se i movimenti della macchina da
presa e il montaggio mostrano palesi debiti
nei confronti di un certo cinema statunitense
(Sam Raimi e i fratelli Coen in particolare)
abbastanza espliciti sono anche i rimandi
al cinema beat italiano degli anni '60, alla
commedia surreale (e la scena della festa
liceale ne è uno splendido esempio).
Il merito di Puglielli è anche quello
di decontestualizzare il plot dalle location
usate: la borgata in cui il film viene girato
è la stessa di Accattone e di
tante pellicole neoneorealiste che hanno invaso
il cinema italiano nei primi anni '90, come
Crack e Ultrà, ma l'ideologia
che c'è alle spalle non è né
quella filosofica di espiazione dei peccati/rivendicazione
sociale cara a Pasolini né quella ruffiana
di dimostrazione di un degrado ricostruito
in studio desunta dai film dei vari Fragasso
e Base. Né Dorme può
essere accostato ad altri episodi recenti
di cinema surreale come Escoriandoli
di Antonio Rezza e L'ultimo capodanno
di Marco Risi (regista sfuggito alla trappola
del neoneorealismo) perché al contrario
di questi non ricerca una critica sociale
né una satira. No, Dorme è un
caso ancora più isolato di quelli mostrati
(pur essendo anch'essi lampi in un cielo oscuro)
e non solo per la folle sceneggiatura che
lo regge, ma anche per l'impressionante capacità
cinematografica che mostra. Se come operatore
Puglielli è straordinario (la sequenza
iniziale intorno alla panchina è meravigliosa)
il montaggio e la recitazione non sono da
meno. I protagonisti sono tutti in parte,
compresi i personaggi di contorno (memorabile
il padre che costringe il figlio a mangiare
carne cruda per poter crescere) e si muovono
con sicurezza in uno spazio sempre ampio,
grande, quasi a voler rendere ancora più
palese il nanismo del protagonista. E qui
entrano in gioco le location: grandi parchi,
palazzoni, strade larghe e assolate fanno
da cornice all'avventura, rendendo bene il
clima di favola e di assurdo. Così
come è geniale lo specchio della memoria
che il protagonista deve guardare per ritrovare
la convinzione nei propri mezzi: vero e proprio
specchio da bagno attaccato ad un tronco d'albero
nel quale scorrono le memorie del protagonista
(che altro non sono che il padre e la sigla
di Mazinga) e come sono geniali le trovate
per ironizzare della statura dell'eroe. Più
basso anche di chi si crede un nano, surclassato
nelle partite di calcio da persone alte metri
più di lui, viene deformato fino a
sembrare l'omino della michelen dallo sguardo
della ragazza del suo amico e si ritrova ad
una festa a camminare sotto i mobili, a passare
sotto le sedie, in una soggettiva esilarante
ed eccezionale. Il pregio principale di Dorme,
in fin dei conti, è quello di non prendersi
troppo sul serio, di saper giocare con i propri
limiti, e di essere consapevole della sua
essenza di opera cinematografica, semplice
opera cinematografica. Pregio, questo, che
troppi film italiani trascurano. Un cinema
che mette in risalto finalmente l'importanza
dell'impianto scenico e della suggestione
visiva, di fronte ad un panorama cinematografico
che sempre più spesso saccheggia serial
televisivi miserandi, nella speranza che la
bocca grossa del pubblico ingoi tutto trasformandolo
in incasso, dimentichi di un passato (lontano)
che ci ha visti in prima linea e adagiandosi
su un passato (recente, anzi recentissimo,
anzi presente) che ci ha degradato e ci fa
ora sperare di vedere cinque film italiani
decenti in un anno. Forse Dorme non sarà
la rivoluzione che tutti auspicano - anche
perché film di carattere "provinciale",
anzi "cittadino" - ma è un
segnale, un segnale forte e chiaro: si può
osare anche in Italia, si può andare
oltre. E se è vero che dopo Escoriandoli
Rezza è stato costretto a rifugiarsi
in televisione e che L'ultimo capodanno
è stato martoriato da una distribuzione
assassina e cieca Puglielli ha trovato in
Dorme (ma anche nei suoi cortometraggi
precedenti, veramente notevoli) la rampa di
lancio per partire alla conquista del cinema
in pellicola: Tutta la conoscenza del mondo,
la sua seconda opera, sarà presentata
al festival di Berlino ed è già
in preparazione la terza. Staremo a vedere,
con la speranza che inizino a spargersi nell'aria
i germi di una rinascita seria, composita,
del cinema italiano. Che giustamente produce
opere come I cento passi e La lingua
del santo ma che per troppo, troppo tempo
si è atrofizzato su due tipologie cinematografiche:
il cinema di impegno e la commedia senza pretese
escludendo a priori opere diverse, magari
incomplete, ma quantomeno originali. Un modo
di fare cinema che ci ha lentamente ma inesorabilmente
esclusi dal panorama internazionale dove a
parte i soliti autori (Antonioni, Pasolini,
Fellini, Ferreri) il cinema italiano non viene
neanche preso in considerazione. Perché
vecchio e, soprattutto, perché inutile.
Ma questa
è anche mancanza di cultura: perché
Dorme non è in realtà
un caso unico nel cinema italiano, ma è
nipote, volontariamente o involontariamente,
di quel periodo d'oro dove tutti i generi
venivano affrontati, senza distinzioni, senza
razzismi intellettuali, e dove sono stati
prodotti film del calibro di La maschera
del demonio, Cani arrabbiati, I
criminali della galassia solo per citare
alcuni titoli. Un cinema dove coabitavano
e si scambiavano le troupe e gli attori Fellini
e Mario Bava, Scola e Lucio Fulci, Dino Risi
e Antonio Margheriti. Un cinema ricco che
osava ostentare le sue ricchezze su ogni strato.
Un cinema che non c'è più, per
colpa un po' di tutti: stampa, critica, produzione,
pubblico, autori. Un cinema che può
tornare ad essere, deve tornare ad essere.
Per arrivare
ad avere un cinema che non è vero che
non ha sonno, ma che dorme. Profondamente
per fortuna.
Raffaele
Meale, 8 febbraio 2001
FILMOGRAFIA DI
EROS PUGLIELLI
Lo specchio della
vita riflette la pancia - video 1990
Plastiko - video 1990
Domenica - video 1992
Amicizia - video 1992
Dorme - video 1994 vidigrafato in 35mm nel
2000
Armageddon - video 1995
Assunta - 35mm 1995
Il pranzo onirico - 16mm 1996
Effetto placebo - 16mm 1996
I topi - 35mm 1996
Shiva - videoclip 1996
L’albero - 16mm 1997
I racconti di Baldassarre - 35mm 1997
Per la vita che verrà - videoclip 1997
Saatchi for Nike - spot 1998
Day after day - videoclip e backstage 1998
Teledominio - mini DV 2000
Tutta la conoscenza del mondo - 35mm 2001
Occhi di scritallo – 35mm 2004
(23 novembre 2004)