UN CHANT D’AMOUR/LA MAGNIFICA OSSESSIONE
19-25 febbraio 2006
Numero
8: Non si esce vivi dagli anni '80
di
Raffaele Meale
Quando
John Hughes decise di appendere la macchina da
presa al chiodo, esattamente quindici anni fa,
pochi cinefili e ancor meno critici si resero
conto dell’impronta che il cineasta di Lansing
(Michigan) aveva lasciato nel cinema. In una manciata
di titoli, “Sixteen Candles”, “Breakfast
Club” e “Ferris Bueller’s Day
Off” era infatti racchiusa una vera e propria
deriva che avrebbe modificato almeno parzialmente
le dinamiche produttive hollywoodiane. Il Teen
Age Movie aveva trovato il suo cantore definitivo.
In Italia non furono certo memorabili i tentativi
di emulazione delle gesta del genere: se si escludono
alcune imperfette uscite come “Sposerò
Simon Le Bon” di Carlo Cotti tutto rimane
racchiuso nel cult televisivo “I ragazzi
della terza C”.
In anni più recenti, mentre oltreoceano
il genere raggiungeva nuovi vertici grazie alle
incursioni dinamitarde di Kevin Williamson, da
noi languiva in un limbo indistinto, incapace
di scegliere con chiarezza la strada da percorrere
(vedere per credere “Come te nessuno mai”
di Gabriele Muccino e “Che ne sarà
di noi” di Giovanni Veronesi). È
anche per questo che ho accolto con un senso di
piacevole sorpresa l’esordio di Fausto Brizzi
“Notte prima degli esami”,
scritto in compagnia del fido Marco Martani, con
il quale collabora da ben più di un decennio.
Nonostante il duo (qui coadiuvato anche da Massimiliano
Bruno) sia lo sceneggiatore fisso degli ultimi
natali di Neri Parenti qui la struttura narrativa
e l’uso delle gag vira verso un sorridente
e gentile sberleffo, evitando cadute goliardiche
(ridotte al solo cammeo di Enzo Salvi, più
noto col nome d’arte di “Cipolla”)
che ne potrebbero inficiare la portata.
In realtà la commedia scivola via liscia
come l’olio, senza alcuna pretesa ma senza
mai scendere al di sotto della gradevolezza: a
volte, c’è da dirlo, si ha la necessità
di avere a che fare con film di questo tipo. E
qui le risate sono garantite. Insomma, la notte
prima degli esami è finita, e la promozione
è stata raggiunta senza troppa fatica.
Dall’America arrivano invece tutti film
che, chi più chi meno, hanno fatto incetta
di nomination per l’Oscar: tra questi “Jarhead”
è risultato sicuramente il migliore. Storia
di guerra che non mostra mai la guerra, è
uno spaccato della prima guerra del golfo vista
con gli occhi dei marines costretti a non far
niente nel bel mezzo del deserto. Il terzo film
diretto da Sam Mendes continua a mostrare pregi
e difetti di un regista che, personalmente, non
mi ha mai convinto, neanche quando era portato
su un palmo di mano per “American Beauty”.
Lì, come qui e – in maniera molto
più fastidiosa – in “Era mio
padre”, si ha forte l’impressione
di trovarsi di fronte a un’analisi accurata
di un determinato frangente storico/sociale (la
crisi della borghesia per la famiglia di Kevin
Specey, la guerra in Iraq per il sempre ottimo
Jake Gyllenhaal) ma sembra che questa voglia risultare
più intelligente ed eversiva di quanto
in realtà sia. Per carità, alcune
situazioni catturate dall’occhio attento
di Mendes e prima ancora dall’acuto script
di William Broyles Jr. tratta dal romanzo autobiografico
di Anthony Swafford, sono illuminanti, ma nel
complesso l’architettura tende a scricchiolare
di quando in quando. Riuscito a metà.
Domanda: cos’hanno in comune Giacomo Casanova,
Truman Capote e Johnny Cash?
No, non fumavano la pipa e NO, non hanno avuto
lo stesso numero di amanti: come, non ci arrivate
da soli? Ma è facilissimo, sono state vittime
di mediocri biopic a metà del primo decennio
del ventunesimo secolo!
Se “Casanova” arriva ogni tanto
a divertire e sollazzare il proprio pubblico,
soprattutto per la verve di Heat Ledger –
insieme al già citato Gyllenhaal nuovo
mattatore del cinema contemporaneo -, sia “Truman
Capote: a sangue freddo” che “Quando
l’amore brucia l’anima – Walk
the Line” a tratti sono veramente imbarazzanti.
Entrambi possono contare su delle ottime interpretazioni
(e Philip Seymour Hoffman nei panni del celebre
romanziere dovrebbe portarsi a casa l’ambita
statuetta a forma di zio Oscar) ma il problema
risiede nel manico; quelli citati sono film senza
struttura propria, asserviti ai più biechi
meccanismi del cinema biografico, incapaci di
camminare con le proprie gambe. Prodotti di mercato
e niente più, ma anche piuttosto noiosetti,
il che non è cosa da poco se si pensa che
dovrebbero far leva sulle masse. Peccato soprattutto
per James Mangold, regista che agli esordi fu
capace di sfornare un piccolo gioiello come “Dolly’s
Restaurant” e un bel filmone da star come
“Cop Land”. Ma da “Ragazze interrotte”
in poi ci ha capito ben poco...Una settimana dunque
dove trionfa, a sorpresa, il cinema nostrano.
La settimana prossima vi anticipo che regalerò
molto spazio a “Arrivederci amore, ciao”
di Michele Soavi: chissà, forse c’è
il rischio di abituarsi male con il nostro cinema...buona
visione.
Film in uscita questa settimana:
Casanova di Lasse Hallström (6)
Jarhead di Sam Mendes (6/7)
Notte prima degli esami di Fausto Brizzi
(7)
Quando l’amore brucia l’anima –
Walk the Line di James Mangold (5)
Truman Capote: a sangue freddo di Bennett
Miller (5)
(20 febbraio 2006)
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