UN CHANT D’AMOUR/LA MAGNIFICA OSSESSIONE
7-13 maggio 2006
Numero
17: Pane, amore e anarchia
di
Raffaele Meale
Non
è facile per il sottoscritto recensire
in maniera negativa Tre giorni d’anarchia
di Vito Zagarrio, visto che l’autore è
stato mio docente e correlatore della mia tesi
di laurea. Ma tant’è, anche i lavori
più sporchi vanno fatti e quindi…l’opera
di Zagarrio, pur potendo contare sull’appeal
storico-sociale e su alcune intuizioni non disprezzabili
(vedi l’utilizzo, per la messa in scena
dei bombardamenti su Palermo, dei filmati d’archivio
dell’Istituto Luce), cade terribilmente
sull’aspetto narrativo, appiattendo le possibili
asperità in nome di uno scialbo, e poco
risolto, menage a trois che vede protagonista
un impropabile Enrico Lo Verso, sempre più
ridicolo con il passare degli anni – dopotutto
in Il ladro di bambini di Gianni Amelio
funzionava proprio perché l’espressione
vagamente tonta e le difficoltà di dizione
si addicevano al personaggio – impegnato
a capire quale sia la sua strada nell’Italia
a ridosso della liberazione. Un cinema che vorrebbe
aspirare ai toni di un Tornatore e al surrealismo
realista dei fratelli Taviani ma, complice anche
la non brillante scelta derivativa, incappa nella
noia con fin troppa facilità. Comunque
la distribuzione – la Thule – non
deve aver ipotizzato scenari piacevoli per il
film di Zagarrio, tanto che è uscito solo
a Roma e solo in una sala (la 3 del Giulio Cesare).
Considerando che il film risale a due anni e mezzo
fa, il panorama si fa ulteriormente desolante.
Chi mi conosce attraverso gli scritti critici
per Kalporz e Cinemavvenire sa bene quali passioni
mi svuova la cinematografia asiatica e quindi
potrebbe supporre che mi sia esaltato di fronte
alla visione di Bittersweet Life di Kim
Ji-woon (che avevo già incontrato allo
scorso Asian Film Festival di Roma); qualora
aveste l’intenzione addirittura di scommettere
su questa possibilità pensateci bene. Perché
sicuramente il film coreano – terzo prodotto
proveniente da Seul a uscire nei nostri cinema
in quest’annata 2005-2006 dopo L’arco
di Kim Ki-duk e Lady Vendetta di Park Chan-wook,
quasi un record per l’Italia – è
un buon film, ma nulla per cui valga la pena spellarsi
le mani: l’atmosfera noir è pesantemente
debitrice di Old Boy, fatti i dovuti distinguo,
e la regia di Kim tende a disperdere troppo le
intuizioni – alcune notevoli, come il seppellimento
nel fango – nella speranza di creare scene
ad effetto a ripetizione. Dopotutto il passato
autoriale del cineasta non faceva presagire nulla
di memorabile: The Quiet Family ha l’unico
pregio di aver prodotto un remake straordinario
(The Happiness of the Katakuris di Miike
Takashi), Two Sisters è un horror
piacevole e niente di più. Insomma, andatelo
a vedere come si va a vedere un buon film di genere;
senza esaltarsi troppo e con la consapevolezza
che l’oriente – e la Corea in particolare
– nascondono perle ben più luminose.
Il film che invece dovete applaudire per almeno
due ore e diciotto dopo averne terminato la visione
è lo splendido Bubble di Steven
Soderbergh, regista tra i più ondivaghi
e indefinibili in circolazione. Quest’ultima
fatica in HDV è un’immersione nel
sottobosco operaio statunitense, dominato dall’alienazione
e dalla mancanza di un reale senso al di là
della reiterazione obbligata di modi, gesti e
parole. Rovinato da un doppiaggio italiano criminale
(io il film ebbi la fortuna di vederlo a Venezia
l’anno scorso), Bubble si inserisce
sulla stessa linea di pensiero cinematografico
di una certa tendenza dell’indipendenza
statunitense. All’interno dei suoi movimenti
si possono riconoscere i codici che portano a
Lodge Kerrigan o a Richard Linklater, eppure Soderbergh
riesce in un’operazione personale e spiazzante
che strazia le regole dell’istituzione hollywoodiana
senza compiacersene troppo – vezzo che aveva
altresì inficiato altre opere del regista
-. Si prenda come esempio gli straordinari titoli
di coda e la colonna sonora scarna e anti-emotiva.
Un cinema politico nel senso più profondo
del termine, che temevo non trovasse sbocchi nel
nostro mercato. Per una volta mi sbagliavo, ma
cercate comunque di recuperarlo in lingua originale.
Buona Visione.
Film in uscita questa settimana:
Bittersweet Life di Kim Ji-woon (7)
Bubble di Steven Soderbergh (8/9)
La casa del diavolo di Rob Zombie
Una cosa chiamata felicità di Bohdan
Slama
FBI: Operazione Tata di John Whitesell
(3)
Free Zone di Amos Gitai (6)
Il pane nudo di Rachid Benhadj
Sessantotto – L’utopia della realtà
di Ferdinando Vicentini Orgnani
Una top model nel mio letto di Francis
Veber (6)
Tre giorni d’anarchia di Vito Zagarrio
(5)
(15 maggio 2006)
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