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UN CHANT D’AMOUR/LA MAGNIFICA OSSESSIONE
2-8 aprile 2006

Numero 14: Stupid Instinct

di Raffaele Meale

Diciamocela tutta: non c’era alcun bisogno di Basic Instinct 2. Nessuno sentiva la necessità di rivivere sullo schermo le gesta erotiche e i grattacapi legali di Sharon Stone; i cinefili di stretta osservanza non avevano amato neanche il primo, la massa non trova più nulla di scandaloso nel gioco seduttivo della Stone (non in una società mediatica che ci abitua quotidianamente a eliminare un tabù dopo l’altro senza troppe titubanze), perfino i produttori hanno trattato il prodotto con estrema sufficienza. La dimostrazione è sotto gli occhi di tutti: il film è stato affidato a Michael Caton-Jones, regista di medio cabotaggio capace di portare la barchetta in porto ma senza una velleità che sia una (forse lo ricorderete per opere non certo memorabili quali Doc Hollywood, Voglia di ricominciare e l’assai sopravvalutato Rob Roy), la sceneggiatura ha perso la penna magari a tratti confusionaria e grezza ma comunque efficace di Joe Eszterhas per essere messa in mano a Leora Barish e Henry Bean, che insieme riescono a raggranellare a malapena un film che valga la pena citare, quel Cercasi Susan disperatamente oramai disperso nella notte dei tempi.

Insomma, il film fatto su misura per il fisico della Stone – sarebbe curioso capire quante porzioni di corpo siano state affidate a controfrigure nei dettagli, ma tant’è... – è una vera e propria nullità. Roba da farti venire l’itterizia tanto riesce a innervosire nella sua pochezza d’intenti: qualora l’intenzione fosse quella di portare a termine un thriller venato di placido erotismo viene da chiedersi non solo dove siano tutte queste scene scabrose (e vabbè, si potrebbe ipotizzare un più che probabile taglia e cuci imposto dalla produzione) e dove sia il thriller – se posso essere sincero, non ho sobbalzato sulla sedia una sola volta -, se invece si voleva prendere un’icona della cultura popolare di inizio anni novanta e farlo letteralmente a pezzi cospargendolo di ridicolo, allora l’operazione è perfettamente riuscita. In entrambi i casi, comunque, io boccio senza mezzi termini.

A guardare il palinsesto delle uscite settimanali al cinema si avvertono chiaramente due eventi che stanno arrivando a passo di carica: le elezioni politiche e la Pasqua. Visto che nessuno vuole incorrere in possibili sanzioni per aver osato troppo – l’unico potrebbe essere il bel documentario Il fantasma di Corleone prodotto e distribuito dalla Pablo – i distributori si sono lobotomizzati e hanno partorito una serie di titoli che fanno prendere seriamente in considerazione l’idea di passare i prossimi sette giorni a contare sulle antenne dei grilli, per dirla con parole non mie: 8 amici da salvare, A casa con i suoi, Roll Bounce e Solo due ore, al di là delle differenze qualitative che li dividono, sono film che possono fungere solo da riempitivo. Forse la verità è che si aspetta dopo le festività per tirare di nuovo fuori i titoli in grado di scalare il Box Office, che al momento è invaso di film italiani. Una sorpresa gradita, tanto più che una volta tanto i film nostrani merità la curiosità e la stima degli spettatori.

Chi difficilmente potrà mai fare breccia presso il grande pubblico è invece Il grande silenzio di Philip Gröning: a Venezia, dove era presentato con il titolo originale Die Grosse Stille, me l’ero perso. L’ho ripescato con molto piacere alla sua uscita – del tutto inaspettata, dimostrazione che l’arte documentaria continua a vivere un trend più che positivo – e lo consiglio vivamente a tutti. Nella particolare classifica settimanale stavolta occupa il primo posto; l’uso degli spazi e dei suoni, in questo silenzio mistico che pur non essendo scelta estetica lo diventa suo malgrado. Emozionante, a tratti estenuante, ma è una sfida che una volta vinta porta solo grandi soddisfazioni.
Dispiace altresì dover rimandare a settembre il buon Lamberto Lambertini di Fuoco su di me: la scelta narrativa è coraggiosa, e alcune soluzioni sono tutt’altro che disprezzabili, ma nel complesso il film manca di coesione e, il che forse era inevitabile, di attori in grado di dare spessore reale ai personaggi (lo stesso Omar Sharif è decisamente sottotono). Resta l’impessione che Lambertini lasciò anche dieci anni fa con il suo esordio Vrindavan Film Studios. Ovvero quella di avere tante cose da dire ma di non essere in grado di gestirne la portata.

In attesa di scoprire quale destino avrà scelto il popolo italiano per il proprio futuro, buona visione...

Film in uscita questa settimana:

8 amici da salvare di Frank Marshall (3)
A casa con i suoi di Tom Dey (3)
Basic Instinct 2 di Michael Caton-Jones (4)
Due volte lei – Lemming di Dominik Moll (4)
Factotum di Bent Hamer
Il fantasma di Corleone di Marco Amenta (7)
Fuoco su di me di Lamberto Lambertini (5)
Il grande silenzio di Philip Gröning (7/8)
Roll Bounce di Malcolm D. Lee (6)
Solo due ore di Richard Donner (5/6)

 

(2 aprile 2006)

 




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