UN CHANT D’AMOUR/LA MAGNIFICA OSSESSIONE
26 marzo - 1° aprile 2006
Numero
13: L'Apocalisse è quello che c'è
già
di
Raffaele Meale
Chissà
se d’ora in poi il proverbiale pesce d’Aprile
verrà sostituito con un ben più
famelico caimano...
Scherzi a parte, è interessante e deprimente
notare come nella lunga diatriba inerente all’ultimo
film di Nanni Moretti sia la destra che la sinistra
si siano soffermati a disquisire esclusivamente
di politica, tralasciando il fatto che Il Caimano
è un film. Lo so, può apparire
fin troppo banale come affermazione, ma Il
Caimano è un film, e come tale andrebbe
giudicato. Certo, mi si dirà, ma si parla
di Berlusconi ed è giusto che il nucleo
della discussione verta sulle prossime elezioni:
no, rispondo io, assolutamente no! Moretti non
ha fatto altro che esercitare il suo diritto di
artista di esprimere opinioni, non parla come
un soggetto politico ma come un cineasta. E se
qualcuno obiettasse, con la scusa che Moretti
è dichiaratamente di sinistra io risponderei
semplicemente “e allora?”. E basta,
ritengo il punto talmente ridicolo da non meritare
ulteriore spazio.
Anche perché il film, eludendo ogni lettura
politica, è un gran bel film: e su questo
sfido chiunque ad avere da ridire. Prima ancora
di mettere in scena Berlusconi Moretti costruisce
il personaggio del produttore di serie B interpretato
da Silvio Orlando (attore che non ho mai amato
particolarmente ma che qui sfodera la sua migliore
interpretazione) come un italiano medio debole,
fallimentare nella vita privata e incapace di
risollevarsi dal corto circuito economico che
ha messo al tappeto l’industria cinematografica
nostrana un ventennio fa.
La sua non è una vera e propria presa
di coscienza (al critico interpretato da Tatti
Sanguineti che gli dice con fare esagitato “Voi
produttori di serie B avete subito una grande
ingiustizia. Vi accusavano di fare film fascisti,
quando invece eravate la resistenza alla dittatura
del cinema d’autore” risponde con
un serafico e innocente “Ma noi eravamo
fascisti”), assomiglia più che altro
a un piccolo traballante romanzo di formazione
che lo vede attraversare un mondo indecifrabile
come l’omosessualità del personaggio
di Jasmine Trinca, senza protezioni come l’emotività
dei figli della coppia Orlando/Buy, meschino come
il viscido attore costruito da un mirabolante
Michele Placido, falso molto più di quanto
lo era il suo cinema, quello dei film a costo
zero, quello della “rivalutazione a tutti
i costi” che sta imperversando in questo
ultimo lustro e che Moretti stigmatizza con intelligenza
– la corsa al recupero sta facendo di tutta
l’erba un fascio, mettendo un Nando Cicero
qualunque allo stesso livello di Margheriti e
Bava, producendo di fatto una nuova ingiustizia
critica -. In realtà Il Caimano
è un film politico ancor più quando
prende le distanze dal riferimento diretto all’attuale
presidente del consiglio (che si dimostra attore
più di qualsiasi altro quando viene riprodotto
nella sua agghiacciante performance al Parlamento
Europeo terminata con la celeberrima frase “voi
siete dei turisti della democrazia”) e si
concentra su ciò che il suo stile di vita
ha prodotto nell’Italia degli ultimi trent’anni,
sull’influenza che ha avuto. Come afferma
giustamente il personaggio interpretato dallo
stesso regista “anche se non ha vinto, ha
già vinto”.
E il finale apocalittico, tragedia orrorifica
e fantastica (come lo era la conclusione
di Sogni d’oro nel 1981) che arriva
dopo il comico sparpagliato qua e là –
e sempre pungente, soprattutto nello straordinario
incipit dove è possibile scorgere le figure
di Paolo Virzì e Paolo Sorrentino –
e la tragicommedia dell’uomo (non più)
ridicolo, è la conclusione più degna
e giustificabile. Perché racchiude in sè
le paure della sinistra e funge da contraltare
al resto dell’opera. Da un punto di vista
tecnico c’è poi poco da eccepire,
e questa è una parziale novità per
un regista che ha sempre fatto del suo grezzo
imprinting non accademico la sua forza. Un plauso
anche all’intero cast, che conta partecipazioni
straordinarie a tutto campo, visto che oltre ai
citati Placido, Sanguineti, Virzì e Sorrentino
è possibile incappare in Carlo Mazzacurati,
Matteo Garrone, Giuliano Montaldo, Jerzy Stuhr,
Anna Bonaiuto e Valerio Mastandrea. Il Caimano,
che è un film e non una dichiarazione di
voto (e lo ribadisco ulteriormente), è
l’ennesimo esempio del sorprendente stato
di salute del cinema nostrano del 2006: siamo
a Marzo e oltre a Moretti sono già usciti
Notte prima degli esami (il cui voto presente
su queste pagine andrebbe dopo ulteriori visioni
alzato di un punto), Arrivederci amore ciao, La
guerra di Mario e In un altro paese di Marco Turco.
Che sia questo il vero miracolo italiano?
Per il resto nulla che valga la pena il biglietto
intero del sabato sera: La Pantera Rosa
va evitata come la peste anche solo per evidente
Lesa Maestà nei confronti dell’originale
di Blake Edwards e Peter Sellers, Final Destination
3 è, per l’appunto, il capitolo
terzo di una saga che già al primo capitolo
non aveva moltissimo da dire (e peraltro, sopratutto
rispetto al capitolo secondo che almeno si divertiva
a giocare con il genere di riferimento, mostra
una piattezza senza limiti), e L’ultima
vacanza è l’ultima prova d’appello
possibile per Wayne Wang. Nulla da fare, il regista
di Smoke e Blue in the Face non esiste più;
potrà anche dimostrarsi un professionista
in queste commediole senza arte nè parte,
ma la delusione non viene minimamente lenita.
Nessun altro distributore ha avuto il coraggio
di mettersi contro il colosso/Moretti, e dunque
non mi resta che augurarvi buona visione.
Film in uscita questa settimana:
Il Caimano di Nanni Moretti (8)
Final Destination 3 di James Wong (3)
La Pantera Rosa di Shwan Levy (4/5)
L’ultima vacanza di Wayne Wang (5)
(27 marzo 2006)
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