UN CHANT D’AMOUR/LA MAGNIFICA OSSESSIONE
19-25 marzo 2006
Numero
12: Vi Veri Universum Vivus Vici
di
Raffaele Meale
Immaginate
il mondo, nel 2015 e poco più. Immaginate
il dominio, la dittatura, la totale assoluta mancanza
di libertà. Immaginate l’ipotesi
di una rivoluzione.
Mancava, tra le Graphic Novel che stanno
prendendo possesso del mercato fumettistico occidentale
negli ultimi anni, la trasposizione cinematografica
del culto “V per Vendetta”,
creato da Alan Moore e David Lloyd: a metterci
le mani sopra non potevano che essere i temibili
fratelli Wachowski, che con la saga di “Matrix”
avevano intrapreso una strada tesa a ibridare
le rivendicazioni e le paure dei No-Global con
le misticheggianti pose New Age.
Il materiale fanta (?) politico del soggetto
di partenza deve averli mandati da subito in sollucchero,
visto che a quanto si mormora esisteva una sceneggiatura
già in tempi non sospetti. Sia chiara da
subito una cosa: il film non è il fumetto.
Se siete pronti a sacrificare agnelli e capretti
in nome delle splendide tavole che caratterizzano
le trecento e passa pagine del libro potreste
rimanere delusi qualora non vi sovvenisse questo
assioma: il film non è il fumetto!
E già, perché molti dei personaggi
vengono limati quando non completamente elisi,
l’olocausto nucleare lascia il posto a ben
più attuali guerre batteriologiche, e via
discorrendo. Rimane però la base che rendeva
mitica la Graphic Novel, e che rende ottimo
l’esordio alla regia di James McTeigue (già
al lavoro come seconda unità su set di
“Matrix”, di “Star Wars II”
e del sottostimato “Dark City” di
Slex Proyas); la commistione di action, enfasi
drammatica e claustrofobia orwelliana è
resa con notevole capacità, e la forza
dirompente delle tavole non viene particolarmente
dispersa. Mi rendo conto di muovermi in controtendenza
rispetto a buona parte della critica nostrana,
ma mi sento di porre la visione di “V
for Vendetta” come priorità per
questa settimana, ricca di uscite a dirla tutta.
Tralasciando le opere che non ho ancora avuto
modo di vedere (gli indie nostrani “Saddam”
di Max Chicco e “Forever Blues”
di Franco Nero) e quelle che qualsiasi essere
dotato di un minimo di cervello dovrebbe evitare
con cura (l’orripilante “Doom”,
insulso come film e inferiore al videogioco come
videogioco: qualcuno mi spieghi la minima utilità
di un prodotto del genere), mi soffermerò
brevemente su “Angel-A”, ritorno
alla regia per Luc Besson il quale, lontano dalle
produzioni tonitruanti e invasive compone una
favola minimale, fragile, gracile, esile eppure
a suo modo seducente. Pur notando un fastidioso
retrogusto che sa maledettamente di uno che vuole
giocare con i cliché europei dell’autorialità
per acquistare i punti persi con operazioni non
del tutto soddisfacenti come “Il quinto
elemento” e “Giovanna d’Arco”,
non posso negare di essere rimasto affascinato
da questa piccola storia parigina, che sa di Francia
come nulla di ciò che ha prodotto il regista
di “Nikita” e “Léon”
aveva mai mostrato: la Francia che tutti si aspettano,
certo, ma che continua a mantenere – soprattutto
per noi cuginetti italici – un’aura
magica.
E poi? E poi via con il divertente Mel Brooks
che produce il remake del suo classico “Per
favore non toccate le vecchiette” e con
l’altrettanto divertente Sidney Lumet che
mette in scena “Prova a incastrarmi”
oppure, se siete masochisti, via con l’insostenibile
“La vita segreta delle parole”
che passò inosservato all’ultima
Venezia...e non credo di dover spiegare perché.
Una settimana di attesa comunque, per quello che
può essere considerato l’evento cinematografico
italiano dell’anno: venerdì prossimo
esce “Il Caimano” di Nanni
Moretti, e avremo le risposte agli interrogativi
che si sono posti nel corso dell’ultimo
anno e mezzo. Politici, certo, ma soprattutto
artistici: perché Moretti resta uno dei
più grandi registi italiani degli ultimi
venti anni, al di là di quella ridicola
faziosità politica che vorrebbe denigrarlo
a priori per le sue idee e di quell’altra
faziosità che vorrebbe ergerlo addirittura
a capopopolo.
Dimenticandosi che si sta parlando di cinema qui,
e di arte. E poi, come insegnava Marlowe nel “Faust”
e come ricorda oggi il protagonista di “V
per Vendetta” vi veri universum vivus
vici (con la forza della verità io,
uomo vivo, ho conquistato l’universo).
Buona visione, e che la memoria della “notte
delle polveri” sia con voi.
Film in uscita questa settimana:
Angel-A di Luc Besson (7)
Doom di Andrej Bartkowiak (2)
Forever Blues di Franco Nero
The Producers: una gaia commedia neonazista
di Susan Stroman (6/7)
Prova a incastrarmi – Find Me Guilty
di Sidney Lumet (6/7)
Saddam di Max Chicco
V per Vendetta di James McTeigue (7/8)
La vita segreta delle parole di Isabel
Coixet (4)
(23 marzo 2006)
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