UN CHANT D’AMOUR/LA MAGNIFICA OSSESSIONE
12-18 marzo 2006
Numero
11: C’era una volta la zeppola
di
Raffaele Meale
E
così Verdone, dopo aver fatto da pulcino
venti anni fa al principale dei suoi patrigni,
ovvero Alberto Sordi (gli altri due furono, senza
dubbi di sorta, Sergio Leone ed Ennio Morricone),
si improvvisa chioccia del più fastidioso
tra i giovani attori italiani, quel Silvio Muccino
avvezzo finora a pose adolescenziali apocalittiche
(“Come te nessuno mai”) o dubitabonde
(“Che ne sarà di noi?”). Il
risultato di questo scontro ai massimi vertici
del box office – tanto da meritarsi manifesti
giganti con i due attori a confronto divisi dal
più classico dei vs. – è
altresì mediocre. Innanzitutto Verdone
non è e non sarà mai l’Albertone
nazionale, dimostrandosi attore troppo rinchiuso
in un cliché, mai camaleontico e neanche
in grado di catturare su di sé tutta l’attenzione
della pellicola, e in secondo luogo il pur volenteroso
fratello minore del regista de “L’ultimo
bacio” non vale un’unghia del Verdone
degli esordi. Tra l’altro, a ennesima dimostrazione
della malriuscita amalgama, è interessante
notare come “Il mio miglior nemico”
funzioni molto di più quando pigia l’acceleratore
sull’aspetto cinico e malsano della vicenda.
Quando invece cerca di ritrovare i punti di snodo
della struttura della commedia ecco gli scricchiolii,
prime avvisaglie di un’implosione evitata
solo grazie a un paio di sequenze e alla professionalità
del cast. E mi sento addirittura di spezzare una
lancia in favore del giovane Muccino il quale,
abbandonato dal fratello transfuga oltreoceano,
ha cercato di dare l’addio anche all’adolescenza
– e sarebbe anche ora! – e alla fastidiosa
zeppola che da sempre accompagnava la sua parlata.
In attesa di scoprire se questi vuoti lasciati
potranno essere colmati dalla capacità
di recitare, mi sento in dovere di fargli comunque
un in bocca al lupo.
Per il resto la settimana propone praticamente
solo “L’incubo di Darwin”,
che mi pappai a un Festival di Venezia di qualche
anno fa: interessante e genialoide l’incipit,
ma per il resto il film di Hubert Sauper non sempre
sembra avere tra le mani il bandolo della matassa,
disperdendo le energie in una foga esagerata nella
quale sembra voler dire tutto finendo inevitabilmente,
per non dire moltissimo. I paesaggi africani sono
comunque impressi in tutto il loro splendore,
dimostrandosi ulteriormente di moda (vedi “The
Constant Gardener” e “Il mio nome
è Tsotsi” e soprattutto “Molaadé”,
in uscita questa settimana), e un paio di idee
sovversive riescono a passare sottobanco.
Incompleto.
Incompleto, ma non troppo, è invece il
bell’esordio di Julian Fellowes “Un
giorno per sbaglio”, dove la normalità
borghese viene descritta con lo sguardo lucido
e maligno di uno Chabrol o – ma questo apparentamento
è meno visibile in superficie – di
un Losey. Anche qui, come nell’opera di
Hubert Sauper citata in precedenza, non tutto
torna e lo straordinario incipit rischia di disperdersi,
ma rispetto a “L’incubo di Darwin”
il cineasta riesce a tenere con più saldezza
e convinzione le redini dell’opera, producendo
un esordio interessantissimo. Con un cast (Tom
Wilkinson, Emily Watson e Rupert Everett) irresistibilmente
british. Buona visione.
Film in uscita questa settimana:
La fiamma sul ghiaccio di Umberto Marino
Un giorno per sbaglio di Julian Fellowes
(7)
L’incubo di Darwin di Hubert Sauper
(6/7)
Il mio miglior nemico di Carlo Verdone
(5)
Molaadé di Ousmane Sembene
(12 marzo 2006)
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