UN CHANT D’AMOUR/LA MAGNIFICA OSSESSIONE
5-11 marzo 2006
Numero
10: And the Winner is... l’ovvietà
di
Raffaele Meale
E
così anche quest’anno si è
consumato il rito pagano dell’Oscar. Ogni
dodici mesi, con una regolarità fin troppo
annoiante, ci si ritrova a dover constatare l’assoluta
mancanza di profondità critica e di coraggio
della (auto)premiazione in pompa magna di Hollywood.
Eppure ogni anno c’è chi vorrebbe
leggere tra le righe di vedette vestite all’ultima
moda e la satira all’acqua di rose una tendenza
spinta verso il cambiamento di abitudini radicate
da poco meno di un secolo: e così avrete
l’occasione, scartabellando a destra e a
manca, di leggere che l’Oscar 2006 ha avuto
il “coraggio” di premiare un film
“indipendente” come “Crash”
di Paul Haggis.
Niente di più falso, per diversi motivi:
1) “Crash” è solo relativamente
un film indipendente, visto i protagonisti ai
quali si affida. Sarebbe più giusto definirlo
un film Off-Hollywood, con un discorso
alle spalle da affrontare ben diverso.
2) Cosa c’è di così coraggioso
in un film come “Crash”? Certo, la
sceneggiatura è scritta con il misurino,
ma il dibattito sociale che scatena non è
poi così eversivo e, dirò di più,
neanche così nuovo nell’America degli
ultimi venti anni. Non solo, anche da un punto
di vista prettamente strutturale l’opera
di Haggis non ha in sè alcun germe distruttore
della prassi, anzi...dire che si rifà in
maniera pedissequa agli schemi narrativi di Robert
Altman (portati avanti dal regista di “Nashville”
con ben più forza e classe, ovviamente)
è fin troppo ovvio.
3) Visto il punto 2, cosa c’è di
così coraggioso nella scelta del film di
Haggis come miglior film dell’anno?
Io, e chi legge queste pagine lo dovrebbe aver
capito, parteggiavo spudoratamente per l’ultimo
splendido Spielberg, ma rispetto a “Crash”
avrei preferito che il premio andasse all’altrettanto
non coraggiosissimo ma sicuramente ben più
riuscito “Brokeback Mountain”
di Ang Lee. Che si porta a casa comunque la miglior
regia. Nulla da fare per Heath Ledger e Jake Gyllenhaal,
che si vedono scippare gli Oscar dalle mani dal
bravo Philip Seymour Hoffman del mediocre “Capote”
e dall’altrettanto bravo George Clooney
del non certo esaltante “Syriana”.
Ma, a proposito di Clooney, perché lasciare
a zero “Good Night, and Good Luck”?
Ecco, premiare il politico Spielberg e l’antimaccartista
Clooney, quello sarebbe stato vero coraggio, così
come dare maggiore risalto all’ottimo “The
Constant Gardener” di Fernando Meirelles
– in uscita questo venerdì, andatelo
assolutamente a vedere! -, un thriller politico
teso e razionale, come raramente capita di vedere
di questi tempi. L’unico premio che mi ha
visto esultare di felicità è stato
quello al miglior film a cartoni animati, andato
allo splendido “Wallace & Gromit
– La maledizione del coniglio mannaro”
– anche lui in uscita questo venerdì
-, ma è vero che viste le altre due nomination
(“Il castello errante di Howl” di
Hayao Miyazaki e “La sposa cadavere”
di Tim Burton e Mike Johnson) avrei finito per
saltellare sulla sedia lo stesso.
Per tutti coloro che pensano solo al venerdì
e alle nuove uscite, un rapido sunto di quanto
è possibile vedere nelle sale dal 3 Marzo
scorso: ho già detto di “Wallace
& Gromit” e “The Constant Gardener”,
vale la pena spendere qualche parola per l’ottimo
Antonio Capuano di “La guerra di Mario”.
Ebbi modo di parlarne già nello speciale
sull’ultimo festival di Locarno, e vi invito
caldamente ad andare a leggere ciò che
scrissi all’epoca e, subito dopo, ad andare
al cinema a vedervi il film. Che segna, ed è
un record, la terza settimana consecutiva con
un’uscita italiana degna di nota (dopo “Notte
prima degli esami” e “Arrivederci
amore, ciao”): ed è un bene, perché
le altre tre uscite nostrane della settimana –
due e mezzo, considerando la natura internazionale
di un progetto come “All the Invisible
Children” – non sono propriamente
all’altezza. Mi sento di salvare il film
a basso costo dei fratelli Manetti “Piano
17”, perché tiene la tensione
e cerca di portare avanti un discorso di genere
non fascinato da semplificazioni autoriali, ma
devo comunque bocciare in toto il pessimo Franco
Battiato di “Musikanten”, uno
dei film più fastidiosi, autoindulgenti
e inutili che abbia visto negli ultimi anni. L’opera
prima, “Perduto amor”, mi aveva lasciato
estremamente soddisfatto, ma con questo folle
biopic in odore di new age il compositore italiano
più importante degli ultimi decenni è
sprofondato nelle sabbie mobili. Ne uscirà?
Ai posteri ecc.ecc.
Per adesso, buona visione.
Film in uscita questa settimana:
All the Invisible Children di AA.VV. (6)
The Constant Gardener – La cospirazione
di Fernando Meirelles (8)
La guerra di Mario di Antonio Capuano (7/8)
Musikanten di Franco Battiato (4)
Piano 17 dei Manetti Bros. (6)
Proof – La prova di John Madden (4)
Stay – Nel labirinto della mente
di Marc Forster (7)
Il suo nome è Tsotsi di Gavin Hood
Torremolinos 73 - Ma tu lo faresti un film
porno? di Pablo Berger
Wallace & Gromit – La maledizione
del coniglio mannaro di Steve Box e Nick Park
(8)
The Weather Man – L'uomo delle previsioni
di Gore Verbinski
(7 marzo 2006)
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