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Accordi e ricordi di Walter G. Pozzi
brano tratto da dal romanzo "L'infedeltą" di Walter G. Pozzi - Giovanni Tranchida Editore


Nella memoria di Marzio la disposizione dei ricordi rievoca quella disordinata della cucina di una mensa. Come un cuoco maldestro, ormai si è abituato a cercare tastoni i propri ingredienti, usandoli e mescolandoli nell'immenso calderone della scrittura, fino a quando il suo confidenziale maneggiare non lo ha condotto un giorno a una cocente delusione, quando cioè si è accorto di stare cucinando qualcosa di ancora vivo, tutt'altro che disposto a lasciarsi friggere, mangiare e digerire.
Lo strano aroma che sale dalla sua dozzinale cucina ha il delicato sapore del dolce, delle merendine preparate dalla mamma per la ricreazione; risale alle elementari ed è un momento che ha toccato più volte la sua mente fino a dimettere improvvisamente gli estatici panni della tenera rimembranza il giorno della bruciante rivelazione.
Il suo maestro di scuola aveva deciso di rendere più intense le lezioni di musica costituendo un complessino tra i cui elementi Marzio figurava come chitarrista ritmico. Ma le prove sembravano lasciare insoddisfatto l'insegnante, il quale un giorno decise, sacrificando il proprio tempo, di rendersi disponibile ad andare a casa di ognuno dei musicisti per impartire alcune lezioni private.
Il primo eletto fu proprio Marzio.
Nella sua memoria la lezione ha sedimentato una placida impressione di silenzio, di estrema tranquillità paradisiaca nel salotto pulito e ordinato, attraversato dalla luce discreta del pomeriggio. Avevano suonato fino a quando la madre, entrata con in mano un vassoio pieno di pasticcini e due tazze di caffè, aveva imposto una tregua. I due adulti si erano serviti davanti agli occhi distratti del bambino che intanto armeggiava con lo strumento, allietato ogni tanto dalle occhiate amorevoli della madre e dagli sguardi compiaciuti del maestro.
Poi la chitarra era passata nelle mani più sapienti dell'insegnante che per loro si era esibito in una serie di pezzi piacevoli, alcuni più arditi durante i quali le dita compivano evoluzioni tali da sollecitare i sospiri di ammirazione della madre, e altri più dolci che avevano trovato la propria vetta nel suggestivo Giochi proibiti, conducendo l'elastica fantasia del piccolo Marzio in un mondo da adulti dove un giorno, di fronte a migliaia di spettatori, avrebbe potuto esibirsi dal delirio luminoso di un palco allestito apposta per lui.
Così il pomeriggio era scivolato nota dopo nota nell'ovattata atmosfera casalinga.
Quando il maestro lasciò la casa, Marzio venne chiamato dalla madre, sottratto ai giocattoli, per salutare il maestro e ringraziarlo per la sollecitudine e l'abnegazione con cui svolgeva il suo ripetitivo lavoro.
Il ricordo così riportato parrebbe in effetti un assoluto; qualcosa di statico, fermo e immutabile. Eppure col tempo ha finito per cambiare i propri tratti, e questo perché col tempo è anche cambiato il punto di vista da cui Marzio ha cominciato a osservarlo. Come se su un radioso e assolato panorama, gelide nubi di pioggia si fossero insediate improvvisamente, oscurando campi e strade.
La coscienza e il processo alle intenzioni hanno finito così per insinuarsi silenziosamente tra i gesti dei personaggi del curioso teatrino impresso nei suoi ricordi, animandoli ogni volta di nuove motivazioni fino a evidenziare il probabile vero motore di tutta la scena.
Cos'era cambiato col tempo? Alcuni tratti dell'enorme volto del ricordo. Per esempio la durata della lezione effettiva, quella che lo aveva visto come protagonista: non più di una decina di minuti. Lo sguardo che il maestro gli dedicava mentre beveva il caffè con la madre era passato via via dal compiaciuto al distratto, fino ad approdare al completo disinteresse per quei suoni disarticolati. In compenso si era dilatata la durata dell'esibizione del maestro, così come erano riemersi come cadaveri dai fondali della sua memoria gli ammiccamenti e le dimostrazioni di modestia con i quali questi rispondeva ai complimenti della madre.
Con l'elaborazione di quel ricordo era mutata anche l'immagine della madre. [.]



Note del Nonno

Giochi proibiti, di Anonimo, risulta essere uno dei brani più suonati da chi ama le partiture semplici e d'effetto per chitarra classica.

Il pezzo non sembra avere un autore dichiarato: una leggenda racconta infatti che lo spartito sia stato trovata casualmente nel giardino di una casa brasiliana alla fine del 1800. Non si sa se questo sia vero o meno, di sicuro il brano è tra i più celebri e interpretati tra le partiture per sola chitarra classica.



WALTER G. POZZI

Walter G. Pozzi, nato a Monza, ha esordito con il romanzo Il corpo e l'abbandono (Tranchida, 1997) e ha curato per questo editore l'edizione italiana di Personaggi di Marcel Proust (1999) e di Gatti, lupi e altri animali di Saki (1997). Dal 1994 è redattore editoriale. Da qualche mese è in libreria il suo nuovo romanzo L'infedeltà (Giovanni Tranchida Editore, 2000).




L'INFEDELTA' (Walter G. Pozzi, Giovanni Tranchida Editore)
recensione
di Giuseppe Ciarallo

Come ogni proverbio che si rispetti, quello che confucianamente regola i comportamenti da tenere con le coppie di coniugi, è perentorio e inappellabile oltreché minaccioso: TRA MOGLIE E MARITO NON METTERE IL DITO!
Walter Pozzi, insensibile all'arcinoto adagio, nel suo romanzo fresco di stampa L'infedeltà, tra moglie e marito oltre che il dito c'infila una serie di dubbi, di angosce, persino di cattiverie, per poi mettersi tranquillamente in un angolo a spiare, non visto, i suoi personaggi muoversi registrandone semplicemente i comportamenti.
Ben guardandosi dal dare giudizi di tipo moralistico, lo scrittore osserva Marzio e Chiara, coppia da molto tempo sposata e da tempo incamminatasi su quel viale del tramonto chiamato routine, e Norma e David, coppia non-coppia dove i due personaggi sono uniti solo da una diversità senza fine, ognuno con un modo di intendere il rapporto agli antipodi rispetto al partner. Risultato, in entrambi i casi, anziché due corpi che si fondono in un'unica anima, quattro disperate solitudini.
Persino la copertina del libro, il particolare di un bel quadro di Jack Vettriano, sembra evidenziare il momento di un distacco. Due ballerini avvinghiati in un ballo rovente. Un tango, forse. Però... gli occhi dell'una non sono fissi in quelli dell'altro, come ci si aspetterebbe. Qui la passione è sfumata. Lo sguardo della donna è perso nel vuoto, oltre la spalla del suo amante. E lui fa lo stesso. C'è sicuramente già un'altra storia nella mente di entrambi.
Dopo il bel romanzo d'esordio Il corpo e l'abbandono del '97, Walter Pozzi ci presenta il suo nuovo lavoro, un'opera senza dubbio più matura, che denota la naturale crescita dell'artista a livello di capacità espressiva e di tecnica narrativa (curiosa l'immagine che dà l'avvio alla narrazione, dove uno dei quattro protagonisti scruta, spia lo scrittore mentre scrive di lui, assistendo così alla sua nascita letteraria, al suo personale parto ad opera della madre/autore).
Di argomenti interessanti e impegnativi il libro è stracolmo. Pozzi, per nulla intimidito affronta i grandi temi della vita, il tempo che ci scivola tra le dita senza che ci sia data possibilità di fermarlo, la passione amorosa che quanto più è violenta sul nascere tanto più regala cocenti delusioni poi, l'amore che si aggrappa inutilmente ad ogni cosa, anche la più instabile, pur di non morire. L'infedeltà. L'infedeltà il cui aspetto puramente fisico sembra essere per lo scrittore quello assolutamente meno importante, il più innocuo. L'infedeltà del pensiero, l'infedeltà del condizionamento reciproco, l'infedeltà verso noi stessi, quando rabbrividiamo davanti allo specchio alla vista della prima ruga, del primo capello bianco, del tempo che scorrendo inesorabilmente ci cambia, ci trasforma, ci prepara al passo che ognuno di noi dovrà prima o poi affrontare.
Ma a dispetto delle tematiche, la prosa di Pozzi è agile e spesso irrorata di piacevole ironia, costellata di citazioni colte, di filosofia e di filosofi, di aforismi e pensieri arguti. Un esempio per tutti: "E' incredibile come le caratteristiche che all'inizio ci legano a una persona finiscano per diventare un trito motivo di disaccordo. [...] Il dolce di prima diventa l'appiccicoso di adesso e la piacevole gelosia iniziale diviene una possessività inaccettabile e invadente."
Se i personaggi del libro fossero rappresentati come prototipi degli amanti del nostro tempo, il romanzo sarebbe altamente destabilizzante per la sua carica di negatività; in realtà l'autore, usando la penna come una lama tagliente seziona il cadavere di due amori, non degli amori in generale, ma di due particolari amori. Alla fine però, come l'uscita di sicurezza idicata da Silone, appare l'elemento salvifico racchiuso in un semplicissimo, rigenerante gesto di tenerezza. "Quindi abbassa gli occhi e solamente adesso realizza l'importanza della stretta di mano che li ha uniti poco prima nell'auto. Mentalmente asseconda di nuovo quel contatto, pensando che quella, e solamente quella - e dio, forse non è poco - è l'unica certezza che da oggi in poi potrà permettersi. Quella, e niente più. Tutte le altre sono solo cose inevitabili."



(19 settembre 2000)

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