| storie¬e
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L'Intervista di Charles
Mingus
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brano tratto da Peggio di un bastardo di Charles
Mingus - Ed. Marcos y Marcos
» titolo originale dell'opera Beneath the underdog
- traduzione di Stefano Torossi |
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Stasera la studentessa alta con gli occhi azzurri e
i capelli biondi corti, quel tipo di faccia ossuta che
gli è sempre piaciuta, sta seduta al tavolo numero
quattro con le sue due amiche. Hanno fatto tutto il
viaggio da White Plains per sentire Mingus e sono di
ottimo umore. Quando tra un set e l'altro lui le raggiunge
ridono tutti, per qualsiasi sciocchezza. Lei ha passato
da poco i vent'anni, suo padre è un lattaio,
studia da infermiera a Westchester, ama il jaz e si
chiama Judy. Il mio ragazzo chiede se la può
accompagnare a casa. Fino a Westchester!? - splendido,
ma dovrà accompagnare anche Roxanne e Mary Lou,
Ok?
Lei civetta e gli fa un sacco di domande impertinenti.
Gli piace il suo atteggiamento gioviale. Ma lei si zittisce
e ascolta con interesse quando il critico inglese si
avvicina, chiedendo se può fare un'intervista.
- La prego di scusarmi, signor Mingus, vedo che lei
è terribilmente occupato, ma posso farle un paio
di domande per il mio giornale? Per esempio che ne pensa
del jazz?
- Ascolta, amico, è tutto qui.
- No, in realtà in Inghilterra vorrebbero sapere
cosa ne pensa. Due parole, la prego.
- Be'. posso dirle che ne penso stasera. Fino ad ora
non credo che nessuno abbia dato niente
di importante dopo Bird, tranne i suoi contemporanei
che sono stati ignorati all'epoca: Monk, Max, Rollins,
Bud, e altri, forse perfino io. Allora Bird suonava
quella che oggi chiamano avant-garde - accoppiando settime
maggiori e minori, suonando una quarta sopra o sotto
le tonalità, roba del genere, e la gente diceva
che strideva. Be', adesso capiscono cosa significavano
quegli stridii. Tutta questa storia del free (dimenticarsi
delle battute, eccetera) non è una novità.
Io lo facevo già, e prima di me Duke, e prima
ancora Jelly Roll. Io ho scritto What Love nel
'42 e suonandola con Buddy Collette e Britt Woodman:
proprio ultimamente un musicista le ha dato un'occhiata
per dire che non si poteva suonare: troppo strana, troppo
difficile.
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- Come descriverebbe la musica che suona adesso?
- Una volta si usava una parola: swing. Lo swing
andava in un'unica direzione, era lineare, doveva essere
suonato su un ritmo evidente, e questo è chiaramente
molto restrittivo. Preferisco usare il termine "percezione
rotativa". Se uno percepisce l'immagine mentale
di un ritmo compreso in un cerchio, è più
libero di improvvisare. La gente era abituata a pensare
che le note dovessero cadere al centro del ritmo, nella
battuta a intervalli metronomici, mentre tre o quattro
suonatori della ritmica accentuavano lo stesso tempo.
Questa è musica da parata o da ballo. Ma immagini
un cerchio che circonda ogni tempo: ognuno può
suonare le sue note dove vuole dentro quel cerchio e
questo gli dà la sensazione di avere più
spazio. Le note cadono dovunque nel cerchio, ma il feeling
originale del tempo non è cambiato. Se qualcuno
del gruppo si trova sbilanciato, qualcun altro ricade
sul tempo. Il tempo è dentro di te. Quando suoni
con musicisti che la pensano così puoi fare qualsiasi
cosa. Chiunque può fermarsi e lasciare che gli
altri vadano avanti. Si chiama passeggiare. Ai vecchi
tempi quando ci trovavamo dei suonatori arroganti sul
palco lo facevamo: semplicemente smettevamo di suonare
e il cattivo musicista finiva a gambe all'aria.
- E che mi dice della forma estesa alla Mingus?
- Sono anni che uso la forma estesa e gli accordi prolungati,
e non sono stato certo il primo a farlo. Mi sono ispirato
alla musica spagnola e araba. E si può fare ancora
di più con i pedali: note sostenute sotto un'armonia
che cambia, ma sopra queste note si possono cambiare
le tonalità in modo da avere ogni genere di effetti.
Il mio ragazzo appoggiò il piede contro
quello di Judy sotto il tavolo.
- E' tutto? - chiese all'inglese.
- Che ne dice del jazz inglese? Ce l'abbiamo il feeling?
- Se parla di tecnica, di preparazione, immagino che
gli inglesi siano altrettanto bravi di chiunque altro.
Ma che bisogno avete di suonare jazz? E' la tradizione
del nero americano, è la sua musica. I bianchi
non hanno diritto di suonarla, è musica popolare
nera. Quando studiavo il basso con Rheinshagen, lui
mi insegnava a suonare la musica classica. Mi diceva
che ero vicino, ma che non ci sarei mai arrivato. Così
alla lezione successiva portai dei dischi di Paul Robeson
e di Marian Anderson chiedendogli se pensava che quegli
artisti ci fossero arrivati. Disse che erano dei neri
che cercavano di cantare musica a loro estranea. Mi
sta bene: se la società bianca ha le sue tradizioni,
che lascino le nostre a noi. Voi avete avuto i vostri
Shakespeare, Marx, Freud, Einstein, Gesù Cristo
e Guy Lombardo, ma noi ce ne siamo usciti con il jazz,
non ve lo dimenticate; e tutta la pop music del mondo
oggi deriva da quell'origine. Gli inglesi ascoltano
i nostri dischi e li copiano, perché non sviluppano
qualcosa per conto loro? I bianchi prendono la nostra
musica e ci fanno sopra più soldi di quanti noi
ne abbiamo mai fatti! Il mio amico Max Roach è
stato eletto miglior batterista in molte votazioni,
ma gli offrono meno della metà di quello che
prende Buddy Rich per suonare negli stessi posti.Che
merda è questa? I commercianti della musica sono
talmente occupati a vendere quello che va per la maggiore,
che stanno soffocando a morte la gallina che ha fatto
per loro tutte quelle uova d'oro. Hanno ammazzato Lester
e Bird e Fats Navarro, e ne ammazzeranno altri: probabilmente
anche me. Io non farò mai i soldi, anzi pagherò
sempre di persona perché apro la bocca per sputtanare
gli agenti e gli imbroglioni. ed è quello che
ho voglia di dire stasera!
Il mio ragazzo si alza e sta pensando: perché
mi sono cacciato in questa situazione? Non gli piace
parlare di argomenti seri quando sta lavorando, interrompe
l'atmosfera naturale che dovrebbe continuare a fluire
oltre gli intervalli. Perciò torna sulla pedana
arrabbiato, annuncia il primo pezzo Hellview of Bellevue
e parte su un tempo furibondo. I musicisti reagiscono
con una grande esplosione di energia, i fiati scorrono
per frasi incredibilmente frenetiche arrampicandosi
su e giù per le ottave, agganciati a finali scoppiettanti.
E' un set da pazzi.
| Note
del Nonno |
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Una doverosa nota. Mingus, nel corso dell'intera narrazione,
come se esistesse una dissociazione tra chi scrive e
il protagonista del racconto (così non è
trattandosi di un'autobiografia), parla di sé
usando il termine
il mio ragazzo.
Due curiosità. Quando
Charles Mingus morì, il 5 gennaio '79, la sua
salma venne cremata secondo le sue ultime volontà,
e le sue ceneri vennero trasportate in India e sparse
nelle acque del Gange.
Si narra che il giorno
della sua morte (il musicista aveva cinquantasei anni),
cinquantasei balene andarono a morire tutte insieme
arenandosi su una spiaggia nei pressi di New York.
Su Kalporz trovate il racconto "Mingus
Fingus" di Geoff Dyer.
Tre segnalazioni discografiche.
"Pithycanthropus
Erectus". Disco registrato dal vivo a Parigi il
31 novembre 1970. Oltre al brano che dà il titolo
all'album si possono ascoltare altre due composizioni
di Mingus, Peggy's Blues Skylight e Reincarnation
of Love Bird, nonché il brano Blue Bird
di Charlie Parker.
In quell'occasione, insieme
a Mingus suonarono: Bobby Jones, tenor sax - Dannie
Richmond, drums - Jacky Byard, piano - Charles Mc Pherson,
alto sax - Eddie Preston, trumpet.
"Epitaph"
- Un tributo alla musica di Charles Mingus. La grande
orchestra diretta da Gunther Schuller esegue le ultime
composizioni del grande contrabbassista. Fanno parte
della Big Orchestra nomi altisonanti del jazz moderno
quali Randy Brecker, Wynton Marsalis, Bobby Watson,
John Abercrombie e altri. Un bocconcino per palati fini.
"Open
Letter To Mingus" - Stefano Maltese/Open Music
Orchestra. Omaggio tutto italiano nel ventennale della
scomparsa di Charles Mingus.
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| CHARLES
MINGUS |
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Charles
Mingus (Nogales, Arizona, 22/4/22 - Cuernavaca, Messico,
5/1/1979). Contrabbassista, pianista, compositore e
direttore d'orchestra. Fin da bambino è sospeso
tra lo studio della musica classica (violoncello) e
la frequentazione delle chiese metodiste dove si suonano
e cantano blues e gospell. A nove anni scopre la musica
di Duke Ellington. Lascia l'orchestra classica della
scuola, dove suona il violoncello, in seguito a un incidente
provocato dal razzismo del suo direttore. Dietro consiglio
dell'amico e coetaneo Buddy Collette (altro grande nome
della scena jazzistica dell'epoca), abbandona il violoncello
per dedicarsi anima e corpo al contrabbasso.
Nel 1940 suona con Lester Young,
poi dal '41 al '43 con Armstrong, Kid Ory, infine con
Lionel Hampton (1946/1948).
In quintetto con Charlie Parker,
Bud Powell, Dizzy Gillespie e Max Roach, il 15 maggio
del 1953 dà un concerto leggendario alla Massey
Hall di Toronto.
Per
un breve periodo si avvera ilo suo sogno: suona nell'orchestra
di Duke Ellington (dalla quale verrà cacciato
per una lite furibonda con un altro musicista).
Vorrei riportare una frase
che secondo me esprime perfettamente l'immensa figura
di Charles Mingus, che a mio avviso ha elevato il contrabbasso
da semplice strumento da accompagnamento a orgogliosa
voce solista del jazz: "Mingus si è trovato
a essere contemporaneo di una generazione di strumentisti
che, con un virtuosismo puro e con una precisione assoluta,
sembravano portare lo strumento al di là delle
sue stesse possibilità."
Discografia essenziale: Pithecanthropus
Erectus, The Clown, Blues and Roots,
Mingus Ah Um, Oh
Yeah, Mingus, Mingus, Mingus, Mingus Moves,
oltre al già citato Jazz at Massey Hall.
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(9
gennaio 2001)
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