Per suonare al Five Spot si era messo un vecchio
maglione bucato sui gomiti e dei pantaloni strappati,
da povero contadino straccione: apposta per far vergognare
qualunque bianco in smoking fosse venuto ad ascoltare
la sua musica.
Suonava
Meditations cercando di raggiungere Eric, di
parlargli, e sentiva invece la voce da cucchiaino rigirato
dentro un bicchiere di una signora seduta accanto al
palco, che parlava così fitto da dimenticare
non solo dove si trovasse, ma anche chifosse sulla pedana
e che cosa stesse suonando.
La
collera di Mingus precedeva sempre di un decimo di secondo
la sua consapevolezza di quel che faceva. quando si
accorse che le stava urlando sulla faccia, aveva già
rovesciato il tavolo. Quando il tavolo rovinò
sul pavimento, lui stava già marciando giù
dal palco. Quando lo sparpagliamento di vetri rotti
s'acquietò, la sentì gridare qualcosa
contro di lui. A quel punto intervenne anche un ubriaco
del bar, la voce di una poiana se potesse parlare:
-
Charlie, non è stata una bella cosa, proprio
per niente.
Per
un attimo pensò di sbattere la testa di quel
tipo contro il bancone fino a farla scoppiare come una
bustina di zucchero, ma quando la sua mente funzionava
così, anticipando gli eventi, significava che
non sarebbe successo nulla, oppure che sarebbe successo
qualcos'altro, una cosa talmente improvvisa da cogliere
di sorpresa anche lui.
Teneva
il contrabbasso ben stretto per il manico, lanciando
occhiate aggressive al pubblico, chiedendogli il suo
appoggio.
Qualcuno
ricordò che, mentre si sentiva fulminato a quel
modo, gli aveva visto scorrere negli occhi tutta la
vita come in un lampo. Tantoché in quell'istante
aveva capito esattamente cosa volesse dire essere Mingus:
quella mole enorme, quel non potersi mai sottrarre o
nascondere a niente, quell'essere completamente in balìa
delle proprie emozioni.
Scaraventò
il contrabbasso contro la parete: uno schianto secco,
l'eco sonoro delle corde, e rimase con il manico in
mano ancora attaccato per le quattro corde al corpo
dello strumento, come la marionetta di una tartaruga.
Lo
strumento scricchilò e, quando lui ci passò
sopra, cedette e si spaccò sotto il suo peso
come un mare di legno laccato. Lasciò cadere
il manico nel silenzio generale, rotto soltanto dall'ubriaco
che esclamò:
-
Oh, questo è troppo, Charlie, è veramente
troppo.
Tornò
a guardare quel tizio senza più alcuna intenzione
di picchiarlo. La sua furia si era fatta pallida, trasparente
e disperata come acqua che gocciola in un lavandino.
Uscì
in strada, trascinandosi dietro il silenzio del club.
Charles Mingus (Nogales, Arizona, 22/4/1922
- Cuernavaca, Messico, 5/1/1979).
Contrabbassista, pianista, compositore e direttore d'orchestra.
Fin da bambino è sospeso tra lo studio della
musica classica (violoncello) e la frequentazione delle
chiese metodiste dove si suonano e cantano blues e gospel.
A nove anni scopre la musica di Duke Ellington. Lascia
l'orchestra classica della scuola, dove suona il violoncello,
in seguito a un incidente provocato dal razzismo del
suo direttore. Dietro consiglio dell'amico e coetaneo
Buddy Collette (altro grande nome della scena jazzistica
dell'epoca), abbandona il violoncello per dedicarsi
anima e corpo al contrabbasso.
Nel 1940 suona con Lester Young, poi dal '41 al '43
con Armstrong, Kid Ory, infine con Lionel Hampton (1946/1948).
In quintetto con Charlie Parker, Bud Powell, Dizzy Gillespie
e Max Roach, il 15 maggio del 1953 dà un concerto
leggendario alla Massey Hall di Toronto (di cui esiste
una registrazione che il nonno giudiziosamente vi segnala
mostrandovi persino la foto del CD!!!).
Per un breve periodo si avvera ilo suo sogno: suona
nell'orchestra di Duke Ellington (dalla quale verrà
cacciato per una lite furibonda con un altro musicista).
Vorrei riportare una frase che secondo me esprime perfettamente
l'immensa figura di Charles Mingus, che a mio avviso
ha elevato il contrabbasso da semplice strumento da
accompagnamento a orgogliosa voce solista del jazz:
"Mingus si è trovato a essere contemporaneo di
una generazione di strumentisti che, con un virtuosismo
puro e con una precisione assoluta, sembravano portare
lo strumento al di là delle sue stesse possibilità."
Su Kalporz trovate "L'intervista",
un brano del libro Peggio di un bastardo di Charles
Mingus (Ed. Marcos y Marcos).
Discografia essenziale: Pithecanthropus Erectus,
The Clown, Blues and Roots, Mingus
Ah Um, Oh Yeah, Mingus, Mingus, Mingus,
Mingus Moves, oltre al già citato Jazz
at Massey Hall.