La Stalla di Kalporz - "Mingus Fingus" di Geoff Dyer
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Mingus Fingus di Geoff Dyer
» trad. Riccardo Brazzale e Chiara Carraro
» tratto da Natura morta con custodia di sax - Storie di jazz
Editore: Instar libri



Per suonare al Five Spot
si era messo un vecchio maglione bucato sui gomiti e dei pantaloni strappati, da povero contadino straccione: apposta per far vergognare qualunque bianco in smoking fosse venuto ad ascoltare la sua musica.

Suonava Meditations cercando di raggiungere Eric, di parlargli, e sentiva invece la voce da cucchiaino rigirato dentro un bicchiere di una signora seduta accanto al palco, che parlava così fitto da dimenticare non solo dove si trovasse, ma anche chifosse sulla pedana e che cosa stesse suonando.

La collera di Mingus precedeva sempre di un decimo di secondo la sua consapevolezza di quel che faceva. quando si accorse che le stava urlando sulla faccia, aveva già rovesciato il tavolo. Quando il tavolo rovinò sul pavimento, lui stava già marciando giù dal palco. Quando lo sparpagliamento di vetri rotti s'acquietò, la sentì gridare qualcosa contro di lui. A quel punto intervenne anche un ubriaco del bar, la voce di una poiana se potesse parlare:

- Charlie, non è stata una bella cosa, proprio per niente.

Per un attimo pensò di sbattere la testa di quel tipo contro il bancone fino a farla scoppiare come una bustina di zucchero, ma quando la sua mente funzionava così, anticipando gli eventi, significava che non sarebbe successo nulla, oppure che sarebbe successo qualcos'altro, una cosa talmente improvvisa da cogliere di sorpresa anche lui.

Teneva il contrabbasso ben stretto per il manico, lanciando occhiate aggressive al pubblico, chiedendogli il suo appoggio.

Qualcuno ricordò che, mentre si sentiva fulminato a quel modo, gli aveva visto scorrere negli occhi tutta la vita come in un lampo. Tantoché in quell'istante aveva capito esattamente cosa volesse dire essere Mingus: quella mole enorme, quel non potersi mai sottrarre o nascondere a niente, quell'essere completamente in balìa delle proprie emozioni.

Scaraventò il contrabbasso contro la parete: uno schianto secco, l'eco sonoro delle corde, e rimase con il manico in mano ancora attaccato per le quattro corde al corpo dello strumento, come la marionetta di una tartaruga.

Lo strumento scricchilò e, quando lui ci passò sopra, cedette e si spaccò sotto il suo peso come un mare di legno laccato. Lasciò cadere il manico nel silenzio generale, rotto soltanto dall'ubriaco che esclamò:

- Oh, questo è troppo, Charlie, è veramente troppo.

Tornò a guardare quel tizio senza più alcuna intenzione di picchiarlo. La sua furia si era fatta pallida, trasparente e disperata come acqua che gocciola in un lavandino.

Uscì in strada, trascinandosi dietro il silenzio del club.



Note del Nonno

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Charles Mingus (Nogales, Arizona, 22/4/1922 - Cuernavaca, Messico, 5/1/1979).

Contrabbassista, pianista, compositore e direttore d'orchestra. Fin da bambino è sospeso tra lo studio della musica classica (violoncello) e la frequentazione delle chiese metodiste dove si suonano e cantano blues e gospel. A nove anni scopre la musica di Duke Ellington. Lascia l'orchestra classica della scuola, dove suona il violoncello, in seguito a un incidente provocato dal razzismo del suo direttore. Dietro consiglio dell'amico e coetaneo Buddy Collette (altro grande nome della scena jazzistica dell'epoca), abbandona il violoncello per dedicarsi anima e corpo al contrabbasso.
Nel 1940 suona con Lester Young, poi dal '41 al '43 con Armstrong, Kid Ory, infine con Lionel Hampton (1946/1948).

In quintetto con Charlie Parker, Bud Powell, Dizzy Gillespie e Max Roach, il 15 maggio del 1953 dà un concerto leggendario alla Massey Hall di Toronto (di cui esiste una registrazione che il nonno giudiziosamente vi segnala mostrandovi persino la foto del CD!!!).
Per un breve periodo si avvera ilo suo sogno: suona nell'orchestra di Duke Ellington (dalla quale verrà cacciato per una lite furibonda con un altro musicista).
Vorrei riportare una frase che secondo me esprime perfettamente l'immensa figura di Charles Mingus, che a mio avviso ha elevato il contrabbasso da semplice strumento da accompagnamento a orgogliosa voce solista del jazz: "Mingus si è trovato a essere contemporaneo di una generazione di strumentisti che, con un virtuosismo puro e con una precisione assoluta, sembravano portare lo strumento al di là delle sue stesse possibilità."

Su Kalporz trovate "L'intervista", un brano del libro Peggio di un bastardo di Charles Mingus (Ed. Marcos y Marcos).

Discografia essenziale: Pithecanthropus Erectus, The Clown, Blues and Roots, Mingus Ah Um, Oh Yeah, Mingus, Mingus, Mingus, Mingus Moves, oltre al già citato Jazz at Massey Hall.



GEOFF DYER

Geoff Dyer: generazione del '58, laurea d'obbligo a Oxford, una lunga militanza giornalistica per svariate testate culturali (dal Guardian al più scanzonato City Limits), un impegnativo saggio critico sulle arti visive e finalmente, nel 1989, il romanzo d'esordio The Colour of Memory che, ambientato nella turbolenta periferia londinese degli anni '80, gli ha valso un seguito di culto presso i giovani post-tatcheriani. Da sempre appassionato di letteratura, fotografia e musica (non necessariamente in quest'ordine e preferibilmente non separate), in Natura morta con custodia di sax si è prodotto in un ardito e finora intentato saggio di fusione dei tre generi, meritando nel 1992 il Premio Somerset Maugham come miglior scrittore inglese al di sotto dei trentacinque anni.
Dello stesso autore, l'editore Instar libri, oltre al già citato Natura morta con custodia di sax, ha tradotto i romanzi In cerca, Brixton Bop e Paris Trance.


(14 ottobre 2000)

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