La Stalla di Kalporz "Un lungo Addio" di Giuseppe Ciarallo
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Un lungo addio di Giuseppe Ciarallo
racconto inedito


SOLO
il formicolio che partendo dal mio piede sinistro si inerpica fastidiosamente lungo tutta la coscia, mi riporta di botto al presente.
Mi accorgo così di essere rimasto per più di un'ora in contemplazione, non senza una sorta di piacevole turbamento, di un quadro che tra tanti altri ha catturato completamente la mia attenzione.

La scena raffigurata è molto semplice, ancorché singolare.
Su uno sfondo di nubi grigie e pesanti, bucherellate qua e là da sprazzi di cielo azzurro (un temporale in arrivo? Una tempesta or ora passata?) una coppia di aristocratici ballerini sta muovendo leggeri passi di danza sulla sabbia bagnata di una spiaggia deserta (chissà perché mi dà l'idea di essere un tango, quello fissato nel dipinto, anche se c'è più distacco che passione nel volto dell'uomo).
I due non sono soli; alle loro spalle due domestici, impacciati dal vento che muove i loro ombrelli come instabili vele, cercano di riparare (compito arduo il loro!) le figure rapite da una musica che sembra esistere solo nella loro mente, dalle gocce di pioggia che presto (o che ancora per poco) cadranno.

Le ombre dei quattro soggetti si scompongono in un gioco di colori creato dall'acquitrino sabbioso ai loro piedi. La prima cosa che balza all'occhio è il totale contrasto dei colori caldi della sabbia col buio del cielo, il tutto diviso dalla perfetta, sottile striscia blu scuro del mare.
Detta così, il quadro di cui sto parlando potrebbe sembrare, al di là del semplice giudizio estetico che è sempre e comunque soggettivo, uno dei tanti.
Allora cos'è che ha catturato la mia attenzione obbligandomi a rimanere immobile come uno stoccafisso, per rimirare rapito quella scena?

Ci sono! La curiosità un po' da voyeur per quella strana situazione. Quale oscura forza ha portato i due ballerini su quella spiaggia bagnata? Perché rischiare di prendere un acquazzone per un semplice ballo?
Una banalissima passione per la danza? Alquanto improbabile.
Sembra che dal dipinto scaturisca una potenza misteriosa, quasi un destino ineluttabile che impone ai due personaggi di trovarsi lì, in quel posto, e proprio in quell'istante.
E allora?
Forse i due si sono incontrati dopo tanto tempo e travolti dal vortice della passione per un amore ritrovato hanno deciso di festeggiare come sappiamo.
La cosa non mi convince. La presenza dei domestici sembrerebbe contraddire questa ipotesi.
Un convegno amoroso, soprattutto se frutto di una passione riesplosa dopo aver a lungo covato sotto la cenere della lontananza, non vuole testimoni. Il ritrovarsi di due amanti è cosa di un'intimità irrinunciabile.

Ripeto. E allora? Forse ci sono.
La passione tra i due c'è stata, è innegabile. La donna, ritratta di spalle nel suo vestito rosso lungo, non è di quelle che passano inosservate, per lei un uomo può anche decidere (ma il termine è improprio in quanto questa non è mai una scelta presa coscientemente) di perdersi.
Lui, nel suo elegante abito nero la guida sicuro, con la testa occupata da un groviglio di sentimenti contrastanti, e comunque coi suoi pensieri già proiettati verso una nuova storia.
Un amore agli sgoccioli. Un ballo, lungo, d'addio.
E la presenza dei domestici?
Che importa? Quando non c'è più nulla da salvare, nella disperazione di un ultimo saluto, nello spegnersi di una passione si è sempre e comunque soli, anche se dovessero esserci migliaia di persone intorno.
In quel definitivo abbraccio, tutto il resto si annulla. Scompaiono le altre due figure, scompare la pioggia col suo cielo plumbeo, scompare la sabbia e anche il mare.

Solo un ultimo, disperato tango.

Poco distante l'artista è in piedi, a rimirare soddisfatto un suo dipinto che altri non è che un'esplosione di giallo, giustamente orgoglioso del suo lavoro.
Sono tentato di avvicinarlo e chiedere spiegazioni in merito al quadro a cui io, del tutto arbitrariamente ho deciso di affibbiare il titolo "Un lungo addio".
Mi verrebbe da domandargli: «E allora, Maestro, lei che è l'autore dell'opera, ha voglia di raccontarmi la storia dei due ballerini sulla spiaggia, visto che tutto è comunque nato e si è svolto nella sua testa?»

"The singing butler" di Jack Vettriano

Ma mi trattengo dal farlo. Frenato dalla discrezione che la situazione richiede, mi fermo giusto in tempo. Mi sembrerebbe di togliere qualcosa ai due ballerini, di diventare il terzo incomodo in aggiunta ai due domestici, e non ho alcuna intenzione di mettere in atto una tale indelicatezza.
E poi... un mistero svelato perde tutto il proprio fascino.
Meglio lasciare i due amanti soli, persi nel silenzio di una musica che suona solo per loro, abbandonati al loro ultimo, disperato tango.



GIUSEPPE CIARALLO

Giuseppe Ciarallo (1958), milanese di origini molisane, ha finora pubblicato numerosi racconti su giornali, riviste e antologie. La sua scrittura in presa diretta è ricca di immagini pescate a piene mani dalla musica (con una narrazione spesso catramosa come la voce di Tom Waits, il sarcasmo zappiano, i ritmi, le sincopi e l'improvvisazione jazzistica), dal cinema (il lirismo di Wenders e Kurosawa, la visionarietà di Jarmush), dalla pittura (il simbolismo di Magritte e i colori caldi del Sud di Dalì) e non ultima, naturalmente, dalla letteratura dei suoi scrittori preferiti (Dostoevskij con i suoi personaggi estremi, Silone e Jovine, suoi conterranei, con il proprio amore per la terra, per arrivare agli americani Hemingway, Kerouac, Fante e Bukowski).
Nel 1994 Giuseppe Ciarallo ha pubblicato per l'editore Tranchida "Racconti per sax tenore" che per quattro mesi è stato ai vertici della classifica dei tascabili più venduti. Per lo stesso editore, è del 1999 la raccolta di racconti "Amori a serramanico". Collabora attivamente alla redazione della rivista telematica "Kalporz".


i racconti di Giuseppe Ciarallo nella Stalla
leggi "Rapa al capolinea"
leggi "Un lungo addio"
leggi "Like A Bird"
leggi "Ma che MUUUUUUUUUUsica!"
leggi "Jazz in scatola di montaggio"
leggi "Brasile - Cuore americano con sapore di vetro e ferite"

leggi l'intervista del nonno a Giuseppe Ciarallo





(26 giugno 2000)

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