La Stalla di Kalporz - "Like A Bird" di Giuseppe Ciarallo
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Like A Bird di Giuseppe Ciarallo
brano tratto da Racconti per sax tenore
- Giovanni Tranchida Editore


In piedi accanto alla finestra
, il ragazzo osserva una luce lontana in fondo alla strada.
Il fievole bagliore dà l'esatta dimensione del buio all'esterno, che altrimenti sarebbe stato un anonimo "nero informe".
Tira una lunga boccata che gli riempie prima la bocca, poi la gola e infine i polmoni di un potente fumo dolciastro.
Un lapillo brilla nell'aria e va a depositarsi su una piega della bianca canottiera, procurandovi l'ennesima bruciatura. Torna a sedere sul suo giaciglio. Si appoggia con la schiena al cuscino e allunga la gamba destra sulla coperta senza sfilarsi lo stivale. L'altra è giù dal letto col piede appoggiato al pavimento.
I suoi Levi's sono un po' stretti e gli tirano sotto le palle, ma anche questo fa parte del gioco dei blue jeans. Tira un'altra profonda boccata e trattiene il respiro fin quasi a scoppiare, poi butta fuori il fumo violentemente, con le labbra a formare un piccolo cerchio, a "culo di gallina" come si suol dire. Il grosso punto luminoso, rosso, sarebbe l'unica cosa visibile della stanza, se qualcuno vi entrasse, tanto fitto è il buio, alimentato anche dalle tenebre esterne.
Ma un altro buio, ancora più pericoloso, e per fortuna solo momentaneo, combatte all'interno della sua testa la battaglia per conservare il potere sui colori, sui suoni, sui profumi, sui gusti e sulla sua sensibilità, cercando di imporre un assurdo senso di grigio-morte.
Fa l'ultimo tiro, lungo, aspirando forte a intermittenza e facendo brillare il fuoco come se fosse la freccia di un'automobile, trattiene il fiato a lungo, come prima, poi sbotta espellendo il fumo e tossicchiando leggermente. Il mozzicone si spegne nel posacenere facendo salire al soffitto, invisibilmente, le ultime volute di fumo, mentre anche il tenue bagliore rosso va scemando fino a scomparire del tutto.
Allunga la mano destra e tasta la coperta come a cercare qualcosa.
Il contatto col metallo freddo gli proietta dal palmo della mano dritto fino al cervello, un brivido di gelo. Il buio nella sua mente vacilla come per l'effetto di un'esplosione.
Afferra delicatamente il suo sax tenore e lo porta a sé. Lo appoggia sulla pancia e lo tocca ai due lati della base della campana, dove lo strumento disegna una grossa curva, stringendolo gentilmente, come per accarezzare i fianchi di un'amante. Al contatto con la sua pelle il metallo si scalda, restituendo una dolce sensazione di rassicurante tiepidità, cosa che va a sferrare un altro forte colpo al nero che alberga, oramai sempre meno sicuro di restarvici, nel suo cervello. Una profonda crepa si forma nel muro di tenebra, e da essa il ragazzo comincia a intravedere dei capelli biondi, lisci alla nuca, anzi no... questa sera la sua amante sarà... rossa, sì rossa, con una chioma lunga e vaporosa, e con grossi seni, pieni e duri come pietre. Estrae la lingua tra i denti, cerca il bocchino del suo sax come se fosse la bocca della donna e voluttuosamente comincia a inumidire l'ancia. La donna che ha tra le braccia è una tigre, sente i muscoli delle sue membra, pulsanti, tra le mani. Le rosse sono famose per essere selvagge, dicono che il rosso dei loro capelli sia la parte visibile del fuoco che hanno dentro e che puoi scoprire solo amandole fino a perderti.
Stringe forte il bocchino tra i denti, comprimendo l'ancia, affinché il soffio passi attraverso il pertugio più piccolo possibile. La nota che ne scaturisce, acuta all'inverosimile, pare un lungo, profondo graffio nella carne.
Dalla ferita, però, non esce una sola goccia di sangue, ma note, tante note, che balzando alla rinfusa si vanno a disporre in un preciso ordine tra le linee di fumo che aleggiano a mezz'aria nella stanza.
Comincia a leggere la partitura e a suonare. E gli viene proprio tutto bene, ma proprio tutto e si stupisce molto di questo, specialmente quando in un attimo di coscienza, subito fortunatamente ricacciato nel più profondo della sua anima, si ricorda che lui non sa leggerla, la musica, la suona a orecchio, come fanno migliaia di altre persone. E ride, e le note paiono scaturire così naturalmente dal suo strumento, e lui tiene il tempo battendo il piede sinistro sul pavimento come fosse un metronomo.
E nell'orgasmo gli pare di capirla veramente quella musica, e con essa tutte le musiche del mondo, e vede Bird che si cava le scarpe per suonare scalzo in mezzo allo studio di registrazione, tra gli sguardi imbarazzati degli altri che lo sbirciano senza capire. Gli altri non ci riescono, ma lui sì; in quel preciso istante capisce che quell'uomo ha bisogno di piantare le sue radici profondamente nella terra, per succhiare tutti gli umori, per trarne tutta l'energia e la linfa vitale, per arrivare dritto al cuore del mondo, perché solo così l'uccellino sente di poter volare alto, sempre più alto, per riuscire a liberare, lassù, la coda variopinta della sua musica. E allora vede che da quei piedi, le unghie si allungano a una velocità impressionante e penetrano la terra come robuste radici, ed anche dal tallone, come un ossuto sperone si allunga a beccare il suolo fino a bucarlo e tuffarcisi dentro in profondità. E le gambe non sono più gambe, ma possenti e nodosi tronchi, dove la dura corteccia è fatta di mille cicatrici. Miriadi di ferite, di insulti, delusioni, follie, buchi nella pelle nera come fossero stelle, e tanto, tanto bisogno d'amore.
Le mani di Bird, tutt'altro che ossute, percorrono velocemente la linea dei tasti di madreperla, e il suo volto scuro come una notte senza luna, madido di sudore, pare rincorrere una musica che fugge sempre più veloce nella sua testa, come a volergli dire: "vediamo se sei capace di prendermi". E a lui, che caparbiamente continua a suonare, a volte sembra di riuscire ad afferrarla, a volte gli sembra addirittura di riuscire a precederla, e allora le sue labbra si distendono in un quasi sorriso, ma la cosa non dura più di una frazione di secondo, perché quella è schizzata via ancor più velocemente di prima, e tocca fare un notevole sforzo per poterla riacchiappare. E quando finisce il pezzo, Bird è stremato, le gambe rigide gli tremano, e lui non è per niente soddisfatto, sta pensando già alla prossima volta in cui stringerà il bocchino del suo sax tra le labbra e, quando tutto intorno sarà tornato a scomparire, potrà ricominciare l'ennesima corsa dietro ai suoi pensieri in musica, eterna lotta per e contro la sua arte.
E non si rende conto, ma forse lo sa e non gliene frega niente , che le persone dall'esterno non possono capire la sua tensione interiore, non possono vedere il pozzo da cui scaturisce quella cosa che al di fuori di lui, viene recepita "solo" come ottima musica, freddo "prodotto finito" che non riesce a esprimere tutto il travaglio necessario per la sua realizzazione.
Bird agguanta il suo sax e ricomincia la rumba, ma questa volta dalla campana dello strumento esce un vortice d'aria, un ciclone che fa scomparire la sequela di note perfettamente allineate sul pentagramma di fumo. E l'interno della stanza è attraversato da una violenta folata di vento, come se si fosse spalancata di colpo la finestra nell'attimo in cui un temporale sta per esplodere in tutta la sua furia. Ma la finestra è chiusa e la massa d'aria scaturisce dalla gola metallica del sax tenore. Vento. Vento che increspa la sommità delle onde del mare, disperdendola in mille brillantini d'acqua, vento che pulisce l'aria, che scompiglia i capelli, che strappa gli ombrelloni sulle spiagge e li porta in giro sulla sabbia cocente come fossero enormi fiori recisi, vento dispettoso che ruba i cappelli e i panni stesi ad asciugare, vento che fa ondeggiare le spighe di grano e le cime degli alberi solo per poter regalare queste immagini a un pittore. Vento che spazza via le nubi dopo la pioggia. Pioggia di omini in bombetta, cappotto e cartella nera sotto il braccio.
Ogni nota, un colore. Do. Dalla campana parte un arco giallo che va a depositarsi in un angolo buio in fondo alla stanza. Re. Parte una striscia rossa, bellissima. Mi. Fa. Sol. Verde. Blu. Indaco.
E l'indaco che normalmente non sa che cazzo di colore sia, ora lo riconosce benissimo. Anzi lo sente. Bello, l'indaco. Il più bello di tutti.
E allora l'indaco inghiotte in sé tutti gli altri colori, così da creare un arcobaleno fatto solo di tante gradazioni di indaco.
Poi l'arco pian pianino diventa luminosissimo, fino ad accecare gli occhi e, nell'attimo più intenso del bagliore, esplode e si frantuma in miriadi di piccoli pezzi di specchio che vanno a conficcarsi nei muri della stanza in modo da formare una specie di mosaico.
E in ogni tassello il ragazzo si vede riflesso con il suo sax dorato tra le mani, ma ogni fotogramma rimandato ai suoi occhi mostra l'immagine di Charlie Parker, di Lester Young, di Coleman Hawkins, di Dexter Gordon e di tutti gli altri mitici sassofonisti le cui gesta appartengono alla leggenda. E dentro ciascun frammento di specchio, ogni personaggio comincia a suonare un brano. All'unisono, ma ognuno per fatti suoi; mille frammenti, mille personaggi, mille saxofoni, mille motivi diversi. E, miracolo, invece di una babilonia jazzistica, nella stanza i suoni si fondono fino a formare una musica perfetta. Anzi, la musica perfetta. E il ragazzo si unisce con il suo strumento, sentendosi grande tra i grandi.

TOC! TOC!
Dopo aver bussato alla porta, l'anziana seppur ancora energica signora, afferra la maniglia ed entra nella stanza buia.
- 'Anvedi che fumo! Apri la finestra, Artu'!
- A ma', e nun rompe sempre li...
- Tu la devi finì, fijo mio! Nun poi passà la vita a farte le canne!

 




Note del Nonno

Charlie Parker (Bird), Lester Young (Prez), Coleman Hawkins (Hawk), Dexter Gordon. Cari nipotini, qui stiamo parlando del Gotha dei saxofonisti Jazz.

Charlie Parker (Kansas City, Missouri 29/8/1920 - New York 12/3/1955), il più grande solista del sax alto. Insieme ad altri miti del jazz, artefice della rivoluzione del be bop. Di lui è stato detto: "Il successo limitato di Charlie Parker, a dispetto della fama mondiale di cui gode, è senz'altro imputabile a un'indole irrazionale. Immaginazione e indipendenza distrussero la sua carriera esattamente come le sue tendenze ne distrussero l'esistenza; affetto da problemi psicologici, fu presto identificato con il musicista maledetto. Eppure, è forse proprio per questo, e meglio di chiunque altro, che Parker incarna l'uomo jazz, l'emarginato per eccellenza: nato nel popolo e reietto dallo stesso."

Lester Young (Woodville, Mississippi 27/8/1909 - New York 15/3/1959), sassofonista, clarinettista e compositore. E' considerato il padre del jazz anni '50, l'ispiratore dello stile cool che si diffonde sulla West Coast in contrapposizione al be bop newyorkese, ma anche un esempio per gli hard bopper e, di conseguenza, un modello estetico per altri grandi che gli succedettero, non ultimi Sonny Rollins e John Coltrane.

Coleman Hawkins (St. Louis, Missouri 8/3/1901 - New York 19/5/1969) tenorsassofonista. Incide con Fletcher Henderson, diventando membro regolare della sua orchestra. Ingaggiato da Jack Hylton parte per l'Europa dove suona e incide con diverse orchestre e solisti europei (Stéphane Grappelli, Django Reinhardt). Tornato a New York si dà di nuovo alle piccole formazioni e si interessa al lavoro dei giovani musicisti: incide con Dizzy Gillespie, ingaggia Thelonious Monk, Fats Navarro, Milt Jackson, Max Roach. Dirige un quintetto in collaborazione con Roy Eldridge, entra nell'orchestra di Illinois Jacquet. Al festival di Cannes suona al fianco di Don Byas e Stan Getz. Incide nel '62 con Duke Ellington e nel '63 con Sonny Rollins. Può bastare?

Dexter Gordon (Los Angeles, California 27/2/1923 - Philadelphia, Pennsylvania 25/4/1990) sassofonista e compositore. Erede di Lester Young e di Hawkins è considerato come il primo bopper del tenore e ha continuato a imporsi come uno dei principali sassofonisti post bop. Sarà d'altronde uno dei rari musicisti di cui John Coltrane abbia riconosciuto l'influenza, che si è ugualmente esercitata su Sonny Rollins.

Nel 1986 interpreta il ruolo principale nel film di Bertrand Tavernier Round Midnight.

Notizia per i cinefili. Oltre al già citato, bellissimo film di Tavernier, è d'obbligo menzionare l'altrettanto affascinante Bird, biografia cinematografica di Charlie Parker per la regia di Clint Eastwood, fanatico amante della musica afroamericana, con Forest Whitaker nel ruolo del grande sassofonista.



GIUSEPPE CIARALLO

Giuseppe Ciarallo (1958), milanese di origini molisane, ha finora pubblicato numerosi racconti su giornali, riviste e antologie. La sua scrittura in presa diretta è ricca di immagini pescate a piene mani dalla musica (con una narrazione spesso catramosa come la voce di Tom Waits, il sarcasmo zappiano, i ritmi, le sincopi e l'improvvisazione jazzistica), dal cinema (il lirismo di Wenders e Kurosawa, la visionarietà di Jarmush), dalla pittura (il simbolismo di Magritte e i colori caldi del Sud di Dalì) e non ultima, naturalmente, dalla letteratura dei suoi scrittori preferiti (Dostoevskij con i suoi personaggi estremi, Silone e Jovine, suoi conterranei, con il proprio amore per la terra, per arrivare agli americani Hemingway, Kerouac, Fante e Bukowski).
Nel 1994 Giuseppe Ciarallo ha pubblicato per l'editore Tranchida "Racconti per sax tenore" che per quattro mesi è stato ai vertici della classifica dei tascabili più venduti. Per lo stesso editore, è del 1999 la raccolta di racconti "Amori a serramanico". Collabora attivamente alla redazione della rivista telematica "Kalporz".


i racconti di Giuseppe Ciarallo nella Stalla
leggi "Rapa al capolinea"
leggi "Un lungo addio"
leggi "Like A Bird"
leggi "Ma che MUUUUUUUUUUsica!"
leggi "Jazz in scatola di montaggio"
leggi "Brasile - Cuore americano con sapore di vetro e ferite"

leggi l'intervista del nonno a Giuseppe Ciarallo



(24 ottobre 2000)

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