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In piedi accanto alla finestra, il ragazzo osserva
una luce lontana in fondo alla strada.
Il fievole bagliore dà l'esatta dimensione del
buio all'esterno, che altrimenti sarebbe stato un anonimo
"nero informe".
Tira una lunga boccata che gli riempie prima la bocca,
poi la gola e infine i polmoni di un potente fumo dolciastro.
Un lapillo brilla nell'aria e va a depositarsi su una
piega della bianca canottiera, procurandovi l'ennesima
bruciatura. Torna a sedere sul suo giaciglio. Si appoggia
con la schiena al cuscino e allunga la gamba destra sulla
coperta senza sfilarsi lo stivale. L'altra è giù
dal letto col piede appoggiato al pavimento.
I suoi Levi's sono un po' stretti e gli tirano sotto le
palle, ma anche questo fa parte del gioco dei blue jeans.
Tira un'altra profonda boccata e trattiene il respiro
fin quasi a scoppiare, poi butta fuori il fumo violentemente,
con le labbra a formare un piccolo cerchio, a "culo
di gallina" come si suol dire. Il grosso punto luminoso,
rosso, sarebbe l'unica cosa visibile della stanza, se
qualcuno vi entrasse, tanto fitto è il buio, alimentato
anche dalle tenebre esterne.
Ma un altro buio, ancora più pericoloso, e per
fortuna solo momentaneo, combatte all'interno della sua
testa la battaglia per conservare il potere sui colori,
sui suoni, sui profumi, sui gusti e sulla sua sensibilità,
cercando di imporre un assurdo senso di grigio-morte.
Fa l'ultimo tiro, lungo, aspirando forte a intermittenza
e facendo brillare il fuoco come se fosse la freccia di
un'automobile, trattiene il fiato a lungo, come prima,
poi sbotta espellendo il fumo e tossicchiando leggermente.
Il mozzicone si spegne nel posacenere facendo salire al
soffitto, invisibilmente, le ultime volute di fumo, mentre
anche il tenue bagliore rosso va scemando fino a scomparire
del tutto.
Allunga la mano destra e tasta la coperta come a cercare
qualcosa.
Il contatto col metallo freddo gli proietta dal palmo
della mano dritto fino al cervello, un brivido di gelo.
Il buio nella sua mente vacilla come per l'effetto di
un'esplosione.
Afferra delicatamente il suo sax tenore e lo porta a sé.
Lo appoggia sulla pancia e lo tocca ai due lati della
base della campana, dove lo strumento disegna una grossa
curva, stringendolo gentilmente, come per accarezzare
i fianchi di un'amante. Al contatto con la sua pelle il
metallo si scalda, restituendo una dolce sensazione di
rassicurante tiepidità, cosa che va a sferrare
un altro forte colpo al nero che alberga, oramai sempre
meno sicuro di restarvici, nel suo cervello. Una profonda
crepa si forma nel muro di tenebra, e da essa il ragazzo
comincia a intravedere dei capelli biondi, lisci alla
nuca, anzi no... questa sera la sua amante sarà...
rossa, sì rossa, con una chioma lunga e vaporosa,
e con grossi seni, pieni e duri come pietre. Estrae la
lingua tra i denti, cerca il bocchino del suo sax come
se fosse la bocca della donna e voluttuosamente comincia
a inumidire l'ancia. La donna che ha tra le braccia è
una tigre, sente i muscoli delle sue membra, pulsanti,
tra le mani. Le rosse sono famose per essere selvagge,
dicono che il rosso dei loro capelli sia la parte visibile
del fuoco che hanno dentro e che puoi scoprire solo amandole
fino a perderti.
Stringe forte il bocchino tra i denti, comprimendo l'ancia,
affinché il soffio passi attraverso il pertugio
più piccolo possibile. La nota che ne scaturisce,
acuta all'inverosimile, pare un lungo, profondo graffio
nella carne.
Dalla ferita, però, non esce una sola goccia di
sangue, ma note, tante note, che balzando alla rinfusa
si vanno a disporre in un preciso ordine tra le linee
di fumo che aleggiano a mezz'aria nella stanza.
Comincia a leggere la partitura e a suonare. E gli viene
proprio tutto bene, ma proprio tutto e si stupisce molto
di questo, specialmente quando in un attimo di coscienza,
subito fortunatamente ricacciato nel più profondo
della sua anima, si ricorda che lui non sa leggerla, la
musica, la suona a orecchio, come fanno migliaia di altre
persone. E ride, e le note paiono scaturire così
naturalmente dal suo strumento, e lui tiene il tempo battendo
il piede sinistro sul pavimento come fosse un metronomo.
E nell'orgasmo gli pare di capirla veramente quella musica,
e con essa tutte le musiche del mondo, e vede Bird che
si cava le scarpe per suonare scalzo in mezzo allo studio
di registrazione, tra gli sguardi imbarazzati degli altri
che lo sbirciano senza capire. Gli altri non ci riescono,
ma lui sì; in quel preciso istante capisce che
quell'uomo ha bisogno di piantare le sue radici profondamente
nella terra, per succhiare tutti gli umori, per trarne
tutta l'energia e la linfa vitale, per arrivare dritto
al cuore del mondo, perché solo così l'uccellino
sente di poter volare alto, sempre più alto, per
riuscire a liberare, lassù, la coda variopinta
della sua musica. E allora vede che da quei piedi, le
unghie si allungano a una velocità impressionante
e penetrano la terra come robuste radici, ed anche dal
tallone, come un ossuto sperone si allunga a beccare il
suolo fino a bucarlo e tuffarcisi dentro in profondità.
E le gambe non sono più gambe, ma possenti e nodosi
tronchi, dove la dura corteccia è fatta di mille
cicatrici. Miriadi di ferite, di insulti, delusioni, follie,
buchi nella pelle nera come fossero stelle, e tanto, tanto
bisogno d'amore.
Le mani di Bird, tutt'altro che ossute, percorrono velocemente
la linea dei tasti di madreperla, e il suo volto scuro
come una notte senza luna, madido di sudore, pare rincorrere
una musica che fugge sempre più veloce nella sua
testa, come a volergli dire: "vediamo se sei capace di
prendermi". E a lui, che caparbiamente continua a suonare,
a volte sembra di riuscire ad afferrarla, a volte gli
sembra addirittura di riuscire a precederla, e allora
le sue labbra si distendono in un quasi sorriso, ma la
cosa non dura più di una frazione di secondo, perché
quella è schizzata via ancor più velocemente
di prima, e tocca fare un notevole sforzo per poterla
riacchiappare. E quando finisce il pezzo, Bird è
stremato, le gambe rigide gli tremano, e lui non è
per niente soddisfatto, sta pensando già alla prossima
volta in cui stringerà il bocchino del suo sax
tra le labbra e, quando tutto intorno sarà tornato
a scomparire, potrà ricominciare l'ennesima corsa
dietro ai suoi pensieri in musica, eterna lotta per e
contro la sua arte.
E non si rende conto, ma forse lo sa e non gliene frega
niente , che le persone dall'esterno non possono capire
la sua tensione interiore, non possono vedere il pozzo
da cui scaturisce quella cosa che al di fuori di lui,
viene recepita "solo" come ottima musica, freddo "prodotto
finito" che non riesce a esprimere tutto il travaglio
necessario per la sua realizzazione.
Bird agguanta il suo sax e ricomincia la rumba, ma questa
volta dalla campana dello strumento esce un vortice d'aria,
un ciclone che fa scomparire la sequela di note perfettamente
allineate sul pentagramma di fumo. E l'interno della stanza
è attraversato da una violenta folata di vento,
come se si fosse spalancata di colpo la finestra nell'attimo
in cui un temporale sta per esplodere in tutta la sua
furia. Ma la finestra è chiusa e la massa d'aria
scaturisce dalla gola metallica del sax tenore. Vento.
Vento che increspa la sommità delle onde del mare,
disperdendola in mille brillantini d'acqua, vento che
pulisce l'aria, che scompiglia i capelli, che strappa
gli ombrelloni sulle spiagge e li porta in giro sulla
sabbia cocente come fossero enormi fiori recisi, vento
dispettoso che ruba i cappelli e i panni stesi ad asciugare,
vento che fa ondeggiare le spighe di grano e le cime degli
alberi solo per poter regalare queste immagini a un pittore.
Vento che spazza via le nubi dopo la pioggia. Pioggia
di omini in bombetta, cappotto e cartella nera sotto il
braccio.
Ogni nota, un colore. Do. Dalla campana parte un arco
giallo che va a depositarsi in un angolo buio in fondo
alla stanza. Re. Parte una striscia rossa, bellissima.
Mi. Fa. Sol. Verde. Blu. Indaco.
E l'indaco che normalmente non sa che cazzo di colore
sia, ora lo riconosce benissimo. Anzi lo sente. Bello,
l'indaco. Il più bello di tutti.
E allora l'indaco inghiotte in sé tutti gli altri
colori, così da creare un arcobaleno fatto solo
di tante gradazioni di indaco.
Poi l'arco pian pianino diventa luminosissimo, fino ad
accecare gli occhi e, nell'attimo più intenso del
bagliore, esplode e si frantuma in miriadi di piccoli
pezzi di specchio che vanno a conficcarsi nei muri della
stanza in modo da formare una specie di mosaico.
E in ogni tassello il ragazzo si vede riflesso con il
suo sax dorato tra le mani, ma ogni fotogramma rimandato
ai suoi occhi mostra l'immagine di Charlie Parker, di
Lester Young, di Coleman Hawkins, di Dexter Gordon e di
tutti gli altri mitici sassofonisti le cui gesta appartengono
alla leggenda. E dentro ciascun frammento di specchio,
ogni personaggio comincia a suonare un brano. All'unisono,
ma ognuno per fatti suoi; mille frammenti, mille personaggi,
mille saxofoni, mille motivi diversi. E, miracolo, invece
di una babilonia jazzistica, nella stanza i suoni si fondono
fino a formare una musica perfetta. Anzi, la musica perfetta.
E il ragazzo si unisce con il suo strumento, sentendosi
grande tra i grandi.
TOC! TOC!
Dopo aver bussato alla porta, l'anziana seppur ancora
energica signora, afferra la maniglia ed entra nella stanza
buia.
- 'Anvedi che fumo! Apri la finestra, Artu'!
- A ma', e nun rompe sempre li...
- Tu la devi finì, fijo mio! Nun poi passà
la vita a farte le canne!
| Note
del Nonno |
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Charlie Parker
(Bird), Lester Young (Prez), Coleman Hawkins (Hawk),
Dexter Gordon. Cari nipotini, qui stiamo parlando del
Gotha dei saxofonisti Jazz.
Charlie Parker (Kansas City, Missouri 29/8/1920 - New
York 12/3/1955), il più grande solista del sax
alto. Insieme ad altri miti del jazz, artefice della
rivoluzione del be bop. Di lui è stato detto:
"Il successo limitato di Charlie Parker, a dispetto
della fama mondiale di cui gode, è senz'altro
imputabile a un'indole irrazionale. Immaginazione e
indipendenza distrussero la sua carriera esattamente
come le sue tendenze ne distrussero l'esistenza; affetto
da problemi psicologici, fu presto identificato con
il musicista maledetto. Eppure, è forse proprio
per questo, e meglio di chiunque altro, che Parker incarna
l'uomo jazz, l'emarginato per eccellenza: nato nel popolo
e reietto dallo stesso."
Lester Young
(Woodville, Mississippi 27/8/1909 - New York 15/3/1959),
sassofonista, clarinettista e compositore. E' considerato
il padre del jazz anni '50, l'ispiratore dello stile
cool che si diffonde sulla West Coast in contrapposizione
al be bop newyorkese, ma anche un esempio per gli hard
bopper e, di conseguenza, un modello estetico per altri
grandi che gli succedettero, non ultimi Sonny Rollins
e John Coltrane.
Coleman Hawkins
(St. Louis, Missouri 8/3/1901 - New York 19/5/1969)
tenorsassofonista. Incide con Fletcher Henderson, diventando
membro regolare della sua orchestra. Ingaggiato da Jack
Hylton parte per l'Europa dove suona e incide con diverse
orchestre e solisti europei (Stéphane Grappelli,
Django Reinhardt). Tornato a New York si dà di
nuovo alle piccole formazioni e si interessa al lavoro
dei giovani musicisti: incide con Dizzy Gillespie, ingaggia
Thelonious Monk, Fats Navarro, Milt Jackson, Max Roach.
Dirige un quintetto in collaborazione con Roy Eldridge,
entra nell'orchestra di Illinois Jacquet. Al festival
di Cannes suona al fianco di Don Byas e Stan Getz. Incide
nel '62 con Duke Ellington e nel '63 con Sonny Rollins.
Può bastare?
Dexter Gordon
(Los Angeles, California 27/2/1923 - Philadelphia, Pennsylvania
25/4/1990) sassofonista e compositore. Erede di Lester
Young e di Hawkins è considerato come il primo
bopper del tenore e ha continuato a imporsi come uno
dei principali sassofonisti post bop. Sarà d'altronde
uno dei rari musicisti di cui John Coltrane abbia riconosciuto
l'influenza, che si è ugualmente esercitata su
Sonny Rollins.
Nel 1986 interpreta
il ruolo principale nel film di Bertrand Tavernier Round
Midnight.
Notizia per
i cinefili. Oltre al già citato, bellissimo film
di Tavernier, è d'obbligo menzionare l'altrettanto
affascinante Bird, biografia cinematografica
di Charlie Parker per la regia di Clint Eastwood, fanatico
amante della musica afroamericana, con Forest Whitaker
nel ruolo del grande sassofonista.
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