La Stalla di Kalporz - "This Machine Kills Fascists" di Woody Guthrie
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This Machine Kills Fascists di Woody Guthrie
tratto da Questa terra è la mia terra - Ed. Marcos y Marcos
traduzione Cristina Bertea
Woody Guthrie



[...] Will e io uscimmo a prendere un po' d'aria. Saltammo sul bordo della zattera di fronte restando ad ascoltare l'acqua dell'Hudson che gorgogliava. La luna aveva un'aria romantica e timida, e le nuvole si rincorrevano per il cielo come i ragazzini che vendono i giornali del mattino. Sul legno e sulle corde della chitarra c'era un velo appiccicoso di nebbia, e quando attaccai a suonare la sua voce era dolce, umida e rarefatta. Accennai un motivo.
- Che hai fatto di bello ultimamente? - mi chiese Will passeggiando.
- Oh, niente di strordinario. Sono andato in giro a cantare.
- Ti è capitato qualche lavoro?
- Un paio.
- Di che tipo?
- Per lo più night club.
- E adesso?
- Be', dunque, ah, sì... ehm, oggi ho fatto un provino importante. Al Rockfeller's Center.
- Il Rockfeller's Center! Wow! E com'è andata?
- Veramente non è andata.
- Non li avrai mica piantati in asso, vero?
- Cristo, cerca di capirmi! Ho dovuto piantarli in asso, Will. Non ce la faccio a lavorare con quella gente!
- Guarda che a forza di sparate del genere ti brucerai tutte le occasioni di lavoro qui a New York. Sta' attento a quello che fai!
- Will, tu mi conosci. Sai benissimo che preferisco mangiare fagioli e granturco e bere acqua fresca, pur di suonare per la gente che apprezza e vive le cose che canto. Mi scoppia il cervello se penso che quelli lì vogliono convincermi che per campare devo cantare la loro merda contraffatta!
- Tu pensi che non ci resisteresti tra quei borghesi, e ti capisco. Il fatto è che i soldi ci vogliono, Woody.
- Sì, lo so. - E pensai a una ragazza di nome Ruth. - Ma sai che ti dico? Che vadano tutti all'inferno! Si vede che io non sono tagliato per quel tipo di vita. E poi, essere al verde non mi spaventa. La cosa più importante per me resta la musica e le mie canzoni.
- Ma i soldi ci vogliono, ragazzo! Se vuoi farti un nome ci vogliono quattrini. E se vuoi aiutare la gente povera ci vogliono quattrini anche per questo.
- Ma non basta se gli regalo me stesso?
Will sbuffò. - Non potresti tornare alla Rainbow Room? Non è troppo tardi, vero?
- No, non è troppo tardi. Potrei tornarci. Certo. Potrei!...
Guardai il grosso edificio. Il silenzio intorno mi urlava nelle orecchie... bene, allora, che cosa vuoi fare? Avanti pischello, prendi una decisione. Decidi una volta per tutte! Cristo, ragazzo, decidi!

Un piccolo rimorchiatore fumoso spuntò davanti a noi, lo guardai mentre avanzava nell'acqua sporca come uno scarabeo nero che arranca nella sabbia.
- Ma questa chiatta si muove? - chiesi a Will.
- Credo di sì. - Fece qualche passo poi saltò nel vuoto e atterrò sulla zattera della signora Mc Elroy. - Guarda che quell'affare si sta rimorchiando la zattera! Tirami la chitarra e sbrigati a saltare!
Per un attimo non dissi niente. Will camminava seguendo i miei passi e i miei movimenti. Presi tempo. - Eh, sì. Pare proprio che si stia muovendo.
- Dài, salta. Fa' presto! Ci penso io alla chitarra! Salta! - Cominciò a correre. - Salta!
Mi misi a sedere appoggiandomi al mucchio di ghiaia, poi accesi una sigaretta e sbuffai il fumo in direzione del mastodontico Rockfeller Building.
La luce della luna dipinse sulla faccia di Will un grosso sorriso; mi chiese: Ne hai di soldi?
Gettai un sassolino nell'acqua e dissi: Quando farà giorno metterò le mani in tasca e vedrò.
- Ma dove vai?
- E chi lo sa?
Il mio vecchio amico rimase indietro, ansimante, a riprendere fiato. Strisciai il pollice sulle corde della chitarra. Nell'acqua del fiume che mi sfiorava i piedi vidi riflesso un incendio, due bande di ragazzini che si davano battaglia e un bambinetto bloccato su un albero e una gatta che andava in cerca dei corpi massacrati dei suoi piccoli. Ma Clara non era ustionata e mia madre non era pazza: nell'acqua del fiume era tutto così bello. Sul fiume c'era del petrolio, e magari quel petrolio proveniva dalle mie parti: forse dal Texas occidentale, o da Pampa, o da Okemah. Ci vedevo riflessi anche il campo-giungla di Redding e i saloon di Skid Row, stranamente puliti. Ma soprattutto vidi l'immagine di una ragazza, in un frutteto, che ballava sulle rive fangose di un altro fiume.
Scivola, piccola zattera. E tu, rimorchiatore, portami via. Dacci sotto con il motore. Fendi la corrente e scava nel fiume.
E l'acqua si chiuse sul mio passato.


Note del Nonno

"This Machine Kills Fascists" è la frase incisa sulla chitarra di Woody Guthrie.

Dritta per gli amati nipotini. All'inizio di quest'anno è stato dato alle stampe un succulento CD tributo al genio del mitico Guthrie dal titolo 'til we outnumber 'em.

Si esibiscono in cover del rivoluzionarmenestrello niendepopodimenoche:

Billy Bragg, Ani Di Franco, Arlo Guthrie, Tim Robbins e udite udite Bruce Springsteen . Il vostro premuroso nonnino vi mostra pure la copertina del CD! E poi dite che non vi voglio bene!



WOODY GUTHRIE

Woodrow Wilson "Woody" Guthrie, nato a Okemah nel 1912 e morto in miseria a New York nel 1967, è da considerare a tutti gli effetti il capostipite di tutte le generazioni successive di folk singers di protesta americani (Baez, Dylan, Springsteen ecc.). Iniziata la carriera come cantante di hillbilly (genere che prende il nome dal vocabolo dispregiativo con cui venivano apostrofati i contadini bianchi del Sud) e di country, nel suo inquieto girovagare si ritrovò a contatto con dolorose situazioni di emarginazione civile e sociale, e divenne rapidamente il cantante che dava voce ad ogni vittima della durezza di una società inasprita dalla Depressione seguita alla crisi del '29. Con le sue canzoni, il rivoluzionario Woody Guthrie ha raccontato l'esistenza poverissima e crudele di vagabondi, homeless, disoccupati, disperati di ogni tipo; nonostante le tematiche la sua musica era tutta basata sul ritmo e sullo humour di cui erano pervasi i testi. Autore di più di mille brani, finì per diventare anche l'emblema delle battaglie sindacali del tempo negli Stati Uniti, creatore di quelle Union Songs che costituirono l'ossatura del folclore musicale di quegli anni.

Con lo spirito libero e polemico di chi mal sopportava la vessazione e lo sfruttamento affrontò sempre a brutto muso potere e autorità con la sola arma che possedesse: una vecchia chitarra su cui campeggiava in bella mostra, incisa nel legno, la scritta This machine kills fascists.




(17 ottobre 2000)

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