La Stalla di Kalporz - "I sicari" di Stefano Ferrari
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I sicari di Stefano Ferrari
racconto inedito



- "E spegni quella sigaretta del cavolo"

- "Non fare la stupida, non ti ha mai dato fastidio."

- "Bè, ha cominciato adesso."

La donna si sistemò meglio sulla trave sotto il lucernario.

- "Cristo, non potevamo beccarlo in un altro momento, magari quando stava nella vasca da bagno?"

L'uomo stiracchiò le braccia, attento a tenere l'equilibrio sulla trave. Era un buon appostamento. Sotto, la platea si era quasi riempita.

- "Almeno si sa cosa suonano?" chiese l'uomo.

- "Debussy."

- "Oh cavolo, proprio Debussy."

- "Perché?"

- "Non posso sentire Debussy, infiamma la mia otite."

La donna stava scomoda appollaiata là sopra, ma avevano un grosso incarico e un nuovo cliente e ci tenevano a far bella figura.

- "Gesù, mi tira tutto il vestito."

- "Per forza, ti sei messa un busto che ci si può calare un pianoforte da un balcone."

- "Stronzo"

- "Guarda, eccolo che entra."

La donna aguzzò la vista. Su un palco in basso si stava sistemando un gruppo di ricconi impagliati.

- "Guarda come si nasconde il cazzone."

- "Non si nasconde, fa sedere davanti le signore."

- "Stronzate."

- "Ne hai di cose da imparare. Tieni."

Gli passò il fucile e il mirino telescopico.

- "E non metterci le dita sopra, cretina."

- "Li avessi per me tutti 'sti riguardi."

L'uomo regolò il mirino e si mise in posizione.

- "Dopo stasera dovremo sparire per un po'." disse con le gambe che cominciavano a formicolargli.

- "Mi piacerebbe il Nepal, per un paio d'anni." fece lei.

- "Sì, mi piace la montagna" - disse l'uomo - "Lo sai che l'Himalaya cresce di un centimetro all'anno?"

- "Come il tuo uccello. Zitto che comincia."

La musica attaccò, ma non abbastanza forte per coprire il colpo. Aspettarono il secondo movimento. L'uomo elegante si mosse un poco.

- "Ecco, bravo! Resta così che mettiamo il piccione in padella."

- "Oh Cristo, si è nascosto di nuovo." - la donna si sistemò meglio- "Non ce la faccio più a stare qui."

Finì il primo brano e il secondo e il concerto e l'uomo era sempre nascosto. La gente cominciò a sfollare.

- "Non riesco ad alzarmi. Mi fa male la schiena." disse l'uomo.

- "Ho pensato a come risparmiare sul viaggio in Nepal." disse lei mentre lo aiutava.

- "Cominciamo a beccarlo, poi pensiamo al viaggio. Reggi questo." Le mise in mano il fucile.

Scesero insieme le scale.

- "Partiamo con la classe turistica e arriviamo in Pakistan. Da lì prendiamo un bimotore che..."

- "E non metterci le dita sopra!"

- "Scusa tanto."

Uscirono e montarono in macchina.

- "Svelta, svelta che lo perdiamo"

- "E magari col tuo congedo dai fucilieri di Sua Maestà riusciamo ad avere un altro sconto."

- "Sì, e se poi troviamo un portafogli in un taxi risparmiamo ancora di più. Taci e guida."

Seguirono la grossa auto scura fino in Grosvenor Street. Lì l'uomo elegante entrò in un lussuoso portone.

- "Vieni, passiamo dal retro. Dove hai le chiavi?"

- "Te le ho messe nella tasca della sahariana."

- "Cretina, ti pare che all'opera mettevo la sahariana?"

- "Era una serata per l'Ambasciata del Kenya."

L'uomo buttò gli occhi al cielo.

- "Suona alla porta, e fa' finta di essere una delle sue puttane."

- "Ma come ti permetti?"

- "E' per finta."

Il trucco funzionò e un minuto dopo salivano con l'ascensore.

- "Suona il campanello."

- "E come suona una di quelle?"

- "Suona e basta."

La porta si aprì e l'uomo aveva ancora la giacca.

- "I signori desiderano?"

- "Lo sai cosa vogliamo." disse l'uomo e lo spinse dentro.

- "Siediti." disse la donna come aveva visto fare al cinema.

Lui si sedette.

L'uomo si accese una sigaretta e aspirò una lunga boccata. Poi mise un piede sul bracciolo della poltrona.

- "La vita è breve, amico mio. E noi siamo qui per darle una mano."

- "Siete pazzi, che volete da me?"

- "Tu sei uno stronzo, tanto per cominciare."

- "E' il tipo che chiederebbe un ginger-ale in mezzo al Sahara." aggiunse la donna.

- "E... e questo vi sembra un buon motivo?"

- "Sì, assieme a ventimila sterline."

- "Vi darò il doppio"

- "Per ammazzare chi?" chiese la donna.

- "Taci stupida" disse l'uomo. Tolse di tasca un revolver e lo puntò alla testa dell'altro.

La donna tossicchiò per richiamare l'attenzione.

- "Che c'è adesso?"

- "Hum, niente. Ho messo anche i proiettili nella sahariana, con le chiavi".

- "Oh, Gesù!"

- "Potremmo affogarlo nell'acquario."

- "L'acquario è pieno di pesciolini." tentò il signore.

- "Cavolo, non voglio lasciare impronte dappertutto." disse l'uomo. Poi rifletté un istante e fece un cenno con la testa.

- "Vieni qui. Adesso tu metti la testa nell'acquario e la tieni finché non anneghi. E non farmi incazzare."

- "Ma non è possibile una cosa del genere." disse il signore con un filo di voce.

- "Ha ragione, dai." disse la donna.

- "Cazzo, cazzo. Allora fammi pensare"

L'uomo camminò avanti e indietro un paio di volte. Poi si fermò in mezzo al salone.

- "E va bene stronzo, oggi è il tuo giorno fortunato. Hai detto il doppio, no? Il doppio di ventimila?"

La donna sorrise felice come una bambina.

- "Conosci nessuno può darci uno strappo in Nepal?"

L'aria in strada era fresca e i due sgambettavano tenendo stretta la valigia piena di banconote. Arrivarono all'auto e videro che il cristallo era sfondato e il fucile sparito.

- "Cristo, che serata no."

- "Non importa tesoro." - disse la donna - "Ti voglio bene."

- "Te ne voglio anch'io." disse l'uomo.

- "Guarda, una stella cadente." disse lei.

- "O un uccello con una pila nel culo."

Risero insieme. Poi si avviarono trotterellando in cerca di un autobus per l'aeroporto.

 

Note del Nonno

Stefano Ferrari. Tenete a mente questo nome, cari nipotini. Di lui sentirete parlare ben presto. Guardate come scrive, il suo stile sarcastico e pungente. Questo lo pubblicano a breve, non può non sfondare!

STEFANO FERRARI

Stefano Ferrari (Lecco, 5/11/65), ha finora pubblicato numerosi racconti su riviste e antologie.
Ha frequentato lezioni di sceneggiatura e cinema e i corsi di scrittura creativa del Teatro Verdi di Milano tenuti da Giuseppe Pontiggia e, negli ultimi anni, da Laura Lepri.
Il suo romanzo "Il mio nome non è Eugene" è in corso di pubblicazione (appena possibile il nonno vi fornirà i ragguagli del caso).
In Nonno ha intervistato Stefano sul suo rapporto con la musica. Clicca qui per leggere l'intervista

 




(17 agosto 2000)

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