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"DANCE
DANCE DANCE"
di
Haruki Murakami
(1998, Einaudi)
recensione
di Chiara
Non
è il caso di preoccuparsi se
leggendo "Dance, Dance, Dance"
di Haruki Murakami la storia sembra
sconnessa e composta di episodi che
non hanno nulla in comune gli uni
con gli altri.
Tutto serve a farci condividere le
emozioni del protagonista, a farci
partecipi dei suoi particolari stati
d'animo; in effetti è un uomo
alla ricerca di qualcosa, alla ricerca
del suo passato per poter dare un
valore al suo presente. Il dubbio
più grande che lo tormenta
è il riuscire a capire come
sopravvivere al mondo, come potersi
sentire felice e in sintonia con ciò
che lo circonda e con se stesso.
E
il modo che sceglie Murakami per tradurci
il suo malessere e la sua ricerca
è il rapporto che il nostro
protagonista ha con la musica.
Fino a quando il giovane non riuscirà
a "connettersi" con la realtà,
tutto ai suoi occhi sembrerà
confuso, senza alcuna logica.
Ecco allora, come dicevo, che la prima
parte del libro ci appare frammentaria
e senza senso, come d'altra parte
deve apparire a lui la vita; e allora
anche la musica non riesce ad avere
un senso. La sente diffusa per i corridoi
di un albergo ma in realtà
non l'ascolta e i soli rapporti che
riesce ad intavolare con lei sono
cervellotiche riflessioni sui nomi
dei gruppi musicali, anche questi
assurdi e senza senso. Si lamenta
di Tom Jones il cui appellativo gli
fa venire i crampi alla stomaco, degli
ipocriti Simon and Garfunkel,
di tutta la scena discografica del
suo presente definita spazzatura (Micheal
Jackson, Phil Collins, Bananarama).
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| Bad
vibrations... |
Le
cose iniziano a cambiare dopo l'incontro
con la piccola Yuki. La dimostrazione
giunge ancora una volta dal panorama
musicale; infatti, ciò che
subito lo colpisce della giovane,
è il fatto che indossi una
maglietta dei Talking Heads
"finalmente un gruppo con un
nome interessante".
Insieme a lei inizia a riprendere
le fila della sua vita, decide di
risintonizzarsi col mondo partendo
dal passato, riscoprendo la musica
che aveva accompagnato i suoi giorni
felici: Sam Cooke in "Wonderflu
World" (sarà un caso?!),
Elvis, Chuck Berry, gli Stones e soprattutto
i Beach Boys di "California
Girls", "Good Vibrations"e
"Catch a Wave". Questa volta
riesce ad assoporarla, a farsi trascinare
dai ricordi e a cantarne persino dei
ritornelli.
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| ...
good vibrations! |
Ed è
incredibile, in effetti, pensare come
del nostro passato a volte si fatichi
a ricordare nomi, luoghi o facce,
ma quando si ascolta una canzone che
per noi ha significato molto, subito
il ritornello affiori dai ricordi
senza problemi, come se dall'ultimo
ascolto fossero passati pochi minuti
e non interi anni.
E i ricordi
poi iniziano ad affiorare sempre a
partire dalla musica, mai viceversa:
non è mai una persona o una
avvenimento a ricordarci una canzone,
ma sempre il contrario, è la
musica che porta in sé tutti
gli altri ricordi, a volte persino
l'odore di una vacanza al mare. E'
lei che ci fa connettere con noi stessi
e con quello che ci circonda.
Come fare allora a sintonizzarsi con
lei, dal momento che lei sola è
la via per comprendersi ed accettare
ciò che la vita ci propone?
La ricetta di Murakami è danzare,
danzare a ritmo fino a che ci sarà
musica, tenere il tempo, lasciarsi
prendere dalle buone vibrazioni (i
Beach Boys insegnano), danzare senza
mai fermarsi e senza chiedersi il
perché, né cosa significhi.
Quasi una filosofia di vita.
E allora "Dance, Dance , Dance".
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Haruki
Murakami
(Kobe, 1949 -) |
(26 febbraio
2002)
Talking Heads
- Remain
In Light |