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INTORNO ALLE
ORE 23.30 - BREVE RICOMPARSA DEL PRIMO TEMA
Al tavolo da poker clandestino del night siedono già
quattro giocatori. La circostanza mi rallegra, il mio
scopo è solo quello di essere notato.
Alibi. Parola da romanzi noir, da film di gangster per
la quale ho sempre sorriso. Evoca furfantelli di celluloide
e delitti bislacchi. Geni del crimine con la maschera
di arlecchino.
Eppure sono qui per questo.
Mentre a casa tutto potrebbe essere già avvenuto.
Immagino Alberto che, mezz'ora fa, ha trovato l'uscio
socchiuso e, seguendo le mie indicazioni, è entrato.
Ha percorso le scale guidato dalla musica, i ginocchi
piegati in dentro, una traccia di sudore lasciata sul
corrimano, fermandosi davanti alla porta del mio studio.
Qualche secondo di indecisione e ha bussato. Silenzio.
Altri colpi alla porta. Non so quante volte. Però
silenzio a ciascuna di esse. Alla fine ha abbassato
la maniglia. Un'occhiata circolare attraverso la stanza
e un paio di piccoli balzi scomposti in direzione della
scrivania.
Quanto tempo gli è occorso per accorgersi degli
spartiti? Quante battute ha dovuto leggere prima di
rendersi conto che si tratta della sua musica? E quante
altre, invece, per capire che la grafia è mia?
Riesco ad avvertire le sue unghie che graffiano la carta.
Ha arrotolato i fogli, infilati sotto il braccio, disceso
le scale. Vuole trovarmi e costringermi a una spiegazione.
Furto, furto, furto. La parola scalpita nella sua testa,
corre come inseguita da cento levrieri. Sconvolto com'è
non si è certo accorto che l'ombra di Franco
lo attende al termine della rampa.
INTORNO ALLE
ORE 3.00 - CADENZA
- E...Betty?
Non l'ho visto stanotte.
- E' in giro. A caccia di allodole.
- Non sapevo fossero animali notturni.
- Già. Qualche volta escono dal nido fuori orario.
- Una...botta di vita, come si dice.
- A Betty piacciono le botte di vita.
- Delle...allodole.
- Delle allodole.
- Sempre generoso, il caro Betty.
- Trova?
- Sicuro. Sempre. Con tutti.
- Mai con le allodole.
- Ah. Bene.
- Bene.
- Spero allora che non rientri con le sacche vuote.
- Betty? Non ci sono ali abbastanza lunghe per Betty.
- In questo caso...se lo senti...porgigli i miei migliori
auguri. E salutamelo.
- Non si preoccupi. Avrà modo di farlo di persona.
- Sì. Buonanotte Nico.
- Buonanotte.
Gli occhi del buttafuori del "Blue Velvet"
mi seguono fino all'automobile. Gli volto le spalle
ma avverto le sue pupille pungermi alla base del collo.
Sotto i riverberi dell'insegna al neon i tacchi delle
mie scarpe somigliano ai rintocchi di un metronomo.
Salgo in macchina. Ho perso il tempo che mi ero promesso
di perdere. Franco è ancora in casa, se ha rispettato
le istruzioni. I corpi di Alberto e Marta giacciono
abbracciati e freddi da quasi quattro ore. Gli inquirenti
lo constateranno.
Accendo il motore. Play. Le note di Alfred Brendel
zampillano come gocce da una fontana di marmo. Contrasti
sfumati. Terzine rapide. Dolce cantabilità. Riflessione
mai genuflessa.
INTORNO ALLE
ORE 3.30 - RIPRESA DEI TRE TEMI (variazione)
- Hai fatto
un buon lavoro. Bravo.
Il respiro di Franco è convulso. Brevi singulti
gli strozzano la gola. Sembra lo scatto ripetuto e sordo
di un' arma automatica inceppata. Guarda le proprie
mani con lo stupore di chi si imbatta per caso in oggetti
sconosciuti e attribuisca loro, istintivamente, un alto
ma indefinibile valore scientifico. A intervalli regolari
le annusa e le tende verso di me con il guaito di un
cane che riporta la selvaggina al cacciatore.
- No, no, dico davvero. Lasciati fare i complimenti.
Avevo qualche dubbio, lo ammetto, ma rientrando ho visto
la serratura scassinata, i cardini divelti...un'effrazione
coi fiocchi.
Marta e Alberto giacciono supini a poca distanza l'uno
dall'altra.
- Sì, eccellente idea non lasciarli abbracciati.
Con tutto questo sangue...benché sorpresi a letto
insieme, non sarebbe credibile che non si siano separati
nel tentativo di difendersi.
Seduto sul pavimento, i ginocchi raccolti al petto,
Franco ora mi osserva. Gli occhi fissi, un leggero dondolio
del capo, il lamento tenue che accompagna un filo di
saliva pendente dall'angolo della bocca ricordano il
neonato che, estatico, vagisce verso le farfalline di
carta svolazzanti sulla culla.
- A proposito...hai cancellato la e-mail, vero? Comunque
dopo controllerò. Darò anche un'occhiata
qui in giro, ti spiace? Nel caso tu abbia dimenticato
o sorvolato qualche dettaglio, non si può mai
dire... E i cani? Non li ho visti in giardino. Non avrai
avuto paura, spero, sai che ti conoscono. Comunque,
se sei riuscito ad entrare...
Un rumore di zampe veloci sul selciato mi fornisce la
risposta.
- Io...io...non...potrò...non potrò più...vivere...
- Hai ritrovato la voce? Ma che sciocchezze!
In effetti, non è ancora il momento per rivelargli
che sono dello stesso avviso.
- Tua sorella! Che bestia era, eh? Un orso polare, a
dir poco. Quante volte le hai chiesto aiuto? Ricca com'era...
puah! Preferiva vederti massacrato dai tirapiedi di
Betty. Quanto a me...mi disprezzava, sì, sì,
mi disprezzava. Io che posso sedere al pianoforte coi
i più grandi del secolo.
Non so, adesso, in quali spazi volteggi la mente di
Franco. Di certo, le mie parole sfiorano la sua testa
senza nemmeno scompigliargli i capelli.
- Sai qual è la vera colpa di Marta? Vuoi saperlo?
Non tanto quella di avere deriso il mio talento, poverina
per lei la musica era il sottofondo di uno spot pubblicitario...no,
la presunzione. Gettare le briciole e ritenere che potessi
esserne soddisfatto. Per questo, soprattutto per questo,
è stata punita. Con tutta la sua esperienza di
donna d'affari...quante mani viscide avrà stretto?
Eppure...
I cani stanno cominciando a eccitarsi. Zampe che grattano
la porta, ombre che si dileguano oltre la finestra.
Estraggo il fischietto dal taschino della giacca.
- ...eppure. Tu conosci, Franco, la differenza tra la
diesis e si bemolle? Nella sostanza? Nessuna. Identico
suono. Uguale il numero delle vibrazioni dell'aria.
Così potevo sorridere a Marta, potevo insultarla...non
per questo cambiava la frequenza dei battiti del mio
cuore, il sentimento che lo divora...onde di condensazione...le
note...e rarefazione...musica. Presunzione infinita
credere che mi sarei accontentato di una vita alla catena,
che non mi sarei liberato con qualsiasi mezzo!
Franco è in piedi ora, dondola sui talloni, la
schiena appoggiata allo stipite di una porta. Ho bisogno
che il burattino serbi il residuo di energia sufficiente
a condurlo in giardino.
- Non c'è più nulla che tu debba fare
qui. Fila a casa, fatti una doccia e mettiti sotto le
coperte. Io rimango a sistemare i dettagli e poi chiamo
la polizia. Addio.
Vedo Franco raccattare il proprio corpo con uno sforzo
meccanico in cui le membra si muovono in sincrono come
soldati a una parata. Non posso permettere che quel
grumo di rimorsi circoli liberamente. E poi, il ritrovamento
del colpevole evidente costituirà, per gli investigatori,
un sole talmente abbagliante che brucerà i loro
occhi compromettendone l' osservazione del paesaggio
circostante.
Porto il fischietto alle labbra. Tre soffi brevi: silenzio
per gli orecchi di Franco e miei, musica per quelli
dei cani. Per essi, dopo l'addestramento cui li ho sottoposti,
è l'ordine di saltare alla gola di chiunque non
odori come il loro padrone.
I guaiti che sento al di là dei vetri non assomigliano
al ringhio folle di un animale che attacca. Ripeto il
triplice fischio. Anche i guaiti tacciono.
- Igor! Alexan...
La mia voce si spezza.
Vedo Franco che rientra con gli abiti laceri. I suoi
occhi mi attraversano. Labbra scarlatte come ciliegie
aperte. Rantoli rauchi gli gonfiano il petto.
La mia vista comincia ad annebbiarsi.
Tonfi sordi percorrono la casa. Quattro uomini entrano
nella stanza. Sono vestiti nello stesso modo: giacca
nera, t-shirt nera, pantaloni neri.
Avverto una lancinante contrazione allo stomaco. In
bocca un sapore di sabbia fradicia e come del vino bollente
che sprizza dai denti.
L'ultima cosa che distinguo è la barba fulva
di Betty al centro di cinque volti glabri.
Poi, lo schiaffo del pavimento sulla guancia.
ORA IMPRECISATA
- CODA
E' probabile
che Franco si sia vantato presso Betty di poter saldare
i propri debiti di gioco e che Betty gli abbia imposto,
coi metodi abituali, di raccontare il piano che avevo
preparato.
E' probabile che Franco, erede di Marta, ripagherà
o abbia già ripagato Betty con gli interessi.
E' probabile che Franco non possieda più una
lira del patrimonio della sorella o stia per intestare
a Betty l'ultimo assegno.
E' certo, invece, che Franco presto non avrà
più alcun bisogno materiale da soddisfare. Questo,
naturalmente, supponendo che ancora ne abbia.
Betty, con me fuori gioco, eviterà spartizioni
dolorose di un patrimonio che ormai sente proprio. Apporterà
al locale quei cambiamenti che ci magnificava durante
i poker e che ne farà uno tra i più esclusivi
della città.
Per quanto mi riguarda, io me ne sto seduto davanti
a questo tavolo su cui ho disegnato un'interminabile
fila di grossi tasti bianchi e piccoli tasti neri. Ogni
tanto una scheggia di legno si infila tra polpastrello
e unghia, ma io continuo a pestare le dita seguendo
la musica che dalla cuffia del walkman si versa nei
miei timpani come polline negli stami.
Play. Le note di Vladimir Horowitz sono lingue
di fuoco che incendiano notti di amianto grigio. Rapidità
luciferina. Polsi robusti e potenza muscolare. Tuoni
ed eruzioni di lava. Virtuosismi di titano.
A volte gli occhi del secondino mi spiano dalla feritoia.
Gli sorrido e suono il legno muto più forte che
posso.
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| Note
del Nonno |
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Alfred Brendel
(Wiesenberg, 5.1.1931) Pianista ceco, per la precisione
moravo, dallo straordinario talento, ha esplorato con
successo, oltre alla composizione e all'interpretazione
musicale, anche altri campi dell'espressione artistica,
quali la pittura e le lettere. Il suo vastissimo repertorio
ne testimonia la versatilità; Brendel infatti,
nella sua luminosa carriera si è cimentato con
la musica dei classici del romanticismo senza disdegnare
i contemporanei come Schonberg.
Vladimir Horowitz
(Kiev, 1.10.1904 - New York 5.11.1989) Pianista di origine
ucraina, considerato tra i maggiori del secolo XX, dal
1944 si stabilisce definitivamente negli U.S.A. Grande
interprete di tutti i maggiori compositori romantici.
Ah! Dimenticavo,
una curiosità! Nel 1933 sposa la signora Wanda,
diventando così il genero del Maestro Arturo
Toscanini.
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