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Accordi spezzati (seconda parte) di Paolo Cerboneschi
racconto inedito



INTORNO ALLE ORE 23.30 - BREVE RICOMPARSA DEL PRIMO TEMA

Al tavolo da poker clandestino del night siedono già quattro giocatori. La circostanza mi rallegra, il mio scopo è solo quello di essere notato.
Alibi. Parola da romanzi noir, da film di gangster per la quale ho sempre sorriso. Evoca furfantelli di celluloide e delitti bislacchi. Geni del crimine con la maschera di arlecchino.
Eppure sono qui per questo.
Mentre a casa tutto potrebbe essere già avvenuto.
Immagino Alberto che, mezz'ora fa, ha trovato l'uscio socchiuso e, seguendo le mie indicazioni, è entrato. Ha percorso le scale guidato dalla musica, i ginocchi piegati in dentro, una traccia di sudore lasciata sul corrimano, fermandosi davanti alla porta del mio studio. Qualche secondo di indecisione e ha bussato. Silenzio. Altri colpi alla porta. Non so quante volte. Però silenzio a ciascuna di esse. Alla fine ha abbassato la maniglia. Un'occhiata circolare attraverso la stanza e un paio di piccoli balzi scomposti in direzione della scrivania.
Quanto tempo gli è occorso per accorgersi degli spartiti? Quante battute ha dovuto leggere prima di rendersi conto che si tratta della sua musica? E quante altre, invece, per capire che la grafia è mia?
Riesco ad avvertire le sue unghie che graffiano la carta. Ha arrotolato i fogli, infilati sotto il braccio, disceso le scale. Vuole trovarmi e costringermi a una spiegazione. Furto, furto, furto. La parola scalpita nella sua testa, corre come inseguita da cento levrieri. Sconvolto com'è non si è certo accorto che l'ombra di Franco lo attende al termine della rampa.

INTORNO ALLE ORE 3.00 - CADENZA

- E...Betty? Non l'ho visto stanotte.
- E' in giro. A caccia di allodole.
- Non sapevo fossero animali notturni.
- Già. Qualche volta escono dal nido fuori orario.
- Una...botta di vita, come si dice.
- A Betty piacciono le botte di vita.
- Delle...allodole.
- Delle allodole.
- Sempre generoso, il caro Betty.
- Trova?
- Sicuro. Sempre. Con tutti.
- Mai con le allodole.
- Ah. Bene.
- Bene.
- Spero allora che non rientri con le sacche vuote.
- Betty? Non ci sono ali abbastanza lunghe per Betty.
- In questo caso...se lo senti...porgigli i miei migliori auguri. E salutamelo.
- Non si preoccupi. Avrà modo di farlo di persona.
- Sì. Buonanotte Nico.
- Buonanotte.
Gli occhi del buttafuori del "Blue Velvet" mi seguono fino all'automobile. Gli volto le spalle ma avverto le sue pupille pungermi alla base del collo. Sotto i riverberi dell'insegna al neon i tacchi delle mie scarpe somigliano ai rintocchi di un metronomo.
Salgo in macchina. Ho perso il tempo che mi ero promesso di perdere. Franco è ancora in casa, se ha rispettato le istruzioni. I corpi di Alberto e Marta giacciono abbracciati e freddi da quasi quattro ore. Gli inquirenti lo constateranno.
Accendo il motore. Play. Le note di Alfred Brendel zampillano come gocce da una fontana di marmo. Contrasti sfumati. Terzine rapide. Dolce cantabilità. Riflessione mai genuflessa.

 

INTORNO ALLE ORE 3.30 - RIPRESA DEI TRE TEMI (variazione)

- Hai fatto un buon lavoro. Bravo.
Il respiro di Franco è convulso. Brevi singulti gli strozzano la gola. Sembra lo scatto ripetuto e sordo di un' arma automatica inceppata. Guarda le proprie mani con lo stupore di chi si imbatta per caso in oggetti sconosciuti e attribuisca loro, istintivamente, un alto ma indefinibile valore scientifico. A intervalli regolari le annusa e le tende verso di me con il guaito di un cane che riporta la selvaggina al cacciatore.
- No, no, dico davvero. Lasciati fare i complimenti. Avevo qualche dubbio, lo ammetto, ma rientrando ho visto la serratura scassinata, i cardini divelti...un'effrazione coi fiocchi.
Marta e Alberto giacciono supini a poca distanza l'uno dall'altra.
- Sì, eccellente idea non lasciarli abbracciati. Con tutto questo sangue...benché sorpresi a letto insieme, non sarebbe credibile che non si siano separati nel tentativo di difendersi.
Seduto sul pavimento, i ginocchi raccolti al petto, Franco ora mi osserva. Gli occhi fissi, un leggero dondolio del capo, il lamento tenue che accompagna un filo di saliva pendente dall'angolo della bocca ricordano il neonato che, estatico, vagisce verso le farfalline di carta svolazzanti sulla culla.
- A proposito...hai cancellato la e-mail, vero? Comunque dopo controllerò. Darò anche un'occhiata qui in giro, ti spiace? Nel caso tu abbia dimenticato o sorvolato qualche dettaglio, non si può mai dire... E i cani? Non li ho visti in giardino. Non avrai avuto paura, spero, sai che ti conoscono. Comunque, se sei riuscito ad entrare...
Un rumore di zampe veloci sul selciato mi fornisce la risposta.
- Io...io...non...potrò...non potrò più...vivere...
- Hai ritrovato la voce? Ma che sciocchezze!
In effetti, non è ancora il momento per rivelargli che sono dello stesso avviso.
- Tua sorella! Che bestia era, eh? Un orso polare, a dir poco. Quante volte le hai chiesto aiuto? Ricca com'era... puah! Preferiva vederti massacrato dai tirapiedi di Betty. Quanto a me...mi disprezzava, sì, sì, mi disprezzava. Io che posso sedere al pianoforte coi i più grandi del secolo.
Non so, adesso, in quali spazi volteggi la mente di Franco. Di certo, le mie parole sfiorano la sua testa senza nemmeno scompigliargli i capelli.
- Sai qual è la vera colpa di Marta? Vuoi saperlo? Non tanto quella di avere deriso il mio talento, poverina per lei la musica era il sottofondo di uno spot pubblicitario...no, la presunzione. Gettare le briciole e ritenere che potessi esserne soddisfatto. Per questo, soprattutto per questo, è stata punita. Con tutta la sua esperienza di donna d'affari...quante mani viscide avrà stretto? Eppure...
I cani stanno cominciando a eccitarsi. Zampe che grattano la porta, ombre che si dileguano oltre la finestra. Estraggo il fischietto dal taschino della giacca.
- ...eppure. Tu conosci, Franco, la differenza tra la diesis e si bemolle? Nella sostanza? Nessuna. Identico suono. Uguale il numero delle vibrazioni dell'aria. Così potevo sorridere a Marta, potevo insultarla...non per questo cambiava la frequenza dei battiti del mio cuore, il sentimento che lo divora...onde di condensazione...le note...e rarefazione...musica. Presunzione infinita credere che mi sarei accontentato di una vita alla catena, che non mi sarei liberato con qualsiasi mezzo!
Franco è in piedi ora, dondola sui talloni, la schiena appoggiata allo stipite di una porta. Ho bisogno che il burattino serbi il residuo di energia sufficiente a condurlo in giardino.
- Non c'è più nulla che tu debba fare qui. Fila a casa, fatti una doccia e mettiti sotto le coperte. Io rimango a sistemare i dettagli e poi chiamo la polizia. Addio.
Vedo Franco raccattare il proprio corpo con uno sforzo meccanico in cui le membra si muovono in sincrono come soldati a una parata. Non posso permettere che quel grumo di rimorsi circoli liberamente. E poi, il ritrovamento del colpevole evidente costituirà, per gli investigatori, un sole talmente abbagliante che brucerà i loro occhi compromettendone l' osservazione del paesaggio circostante.
Porto il fischietto alle labbra. Tre soffi brevi: silenzio per gli orecchi di Franco e miei, musica per quelli dei cani. Per essi, dopo l'addestramento cui li ho sottoposti, è l'ordine di saltare alla gola di chiunque non odori come il loro padrone.

I guaiti che sento al di là dei vetri non assomigliano al ringhio folle di un animale che attacca. Ripeto il triplice fischio. Anche i guaiti tacciono.
- Igor! Alexan...
La mia voce si spezza.
Vedo Franco che rientra con gli abiti laceri. I suoi occhi mi attraversano. Labbra scarlatte come ciliegie aperte. Rantoli rauchi gli gonfiano il petto.
La mia vista comincia ad annebbiarsi.
Tonfi sordi percorrono la casa. Quattro uomini entrano nella stanza. Sono vestiti nello stesso modo: giacca nera, t-shirt nera, pantaloni neri.
Avverto una lancinante contrazione allo stomaco. In bocca un sapore di sabbia fradicia e come del vino bollente che sprizza dai denti.
L'ultima cosa che distinguo è la barba fulva di Betty al centro di cinque volti glabri.
Poi, lo schiaffo del pavimento sulla guancia.

 

ORA IMPRECISATA - CODA

E' probabile che Franco si sia vantato presso Betty di poter saldare i propri debiti di gioco e che Betty gli abbia imposto, coi metodi abituali, di raccontare il piano che avevo preparato.
E' probabile che Franco, erede di Marta, ripagherà o abbia già ripagato Betty con gli interessi.
E' probabile che Franco non possieda più una lira del patrimonio della sorella o stia per intestare a Betty l'ultimo assegno.
E' certo, invece, che Franco presto non avrà più alcun bisogno materiale da soddisfare. Questo, naturalmente, supponendo che ancora ne abbia.
Betty, con me fuori gioco, eviterà spartizioni dolorose di un patrimonio che ormai sente proprio. Apporterà al locale quei cambiamenti che ci magnificava durante i poker e che ne farà uno tra i più esclusivi della città.
Per quanto mi riguarda, io me ne sto seduto davanti a questo tavolo su cui ho disegnato un'interminabile fila di grossi tasti bianchi e piccoli tasti neri. Ogni tanto una scheggia di legno si infila tra polpastrello e unghia, ma io continuo a pestare le dita seguendo la musica che dalla cuffia del walkman si versa nei miei timpani come polline negli stami.
Play. Le note di Vladimir Horowitz sono lingue di fuoco che incendiano notti di amianto grigio. Rapidità luciferina. Polsi robusti e potenza muscolare. Tuoni ed eruzioni di lava. Virtuosismi di titano.

A volte gli occhi del secondino mi spiano dalla feritoia. Gli sorrido e suono il legno muto più forte che posso.

.

 




Note del Nonno

Alfred Brendel (Wiesenberg, 5.1.1931) Pianista ceco, per la precisione moravo, dallo straordinario talento, ha esplorato con successo, oltre alla composizione e all'interpretazione musicale, anche altri campi dell'espressione artistica, quali la pittura e le lettere. Il suo vastissimo repertorio ne testimonia la versatilità; Brendel infatti, nella sua luminosa carriera si è cimentato con la musica dei classici del romanticismo senza disdegnare i contemporanei come Schonberg.

Vladimir Horowitz (Kiev, 1.10.1904 - New York 5.11.1989) Pianista di origine ucraina, considerato tra i maggiori del secolo XX, dal 1944 si stabilisce definitivamente negli U.S.A. Grande interprete di tutti i maggiori compositori romantici.

Ah! Dimenticavo, una curiosità! Nel 1933 sposa la signora Wanda, diventando così il genero del Maestro Arturo Toscanini.



PAOLO CERBONESCHI

Paolo Cerboneschi, classe '66, è nato a Civitavecchia e vive e lavora a Milano.
Autore di numerosi racconti, ha frequentato i corsi di scrittura creativa del Teatro Verdi di Milano tenuti da Laura Lepri.
Il racconto Accordi Spezzati è risultato vincitore all'ultimo concorso interno ai corsi sopra citati.
Attualmente Cerboneschi sta lavorando alla stesura del suo primo romanzo.
Il Nonno ha intervistato Paolo sul suo rapporto con la musica. Clicca qui per leggere l'intevista.

 




(10 ottobre 2000)

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