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BRASILE, CUORE AMERICANO CON SAPORE DI VETRO E FERITE
di Giuseppe Ciarallo


nell'articolo
Jo Soares | Tom Zè | Hugo Pratt | Jo Oliveira


Premetto... non sono mai stato in Brasile. Mi correggo. Non sono ancora  stato in Brasile. Sì perché di quella terra rovente e gelida, che sembra racchiudere in sé tutte le contraddizioni del nostro pianeta, sento un richiamo che non potrà che tradursi in una (spero) prossima, appassionata visita.

Nonostante la mia innata avversione per il luogo comune, temo dovrò farvi ricorso al fine di parlare di qualcosa che, per ora, conosco solo indirettamente. Il Brasile, appunto.

Tranquilli, cercherò di evitare il metodo yankee che ad esempio, per parlare del nostro paese, ha coniato le quattro fatidiche parole che oramai ci portiamo marchiate a fuoco nell'anima: Italia, spaghetti, pizza, mandolino, mamma (non necessariamente in quest'ordine).

Vediamo, pensando al Brasile, di primo acchito mi viene alla mente. il volto trasfigurato di Pelé che solleva al cielo messicano una Coppa Rimet definitivamente conquistata. Vedo il dribblare zoppo e danzante di Garrincha, lo schianto sconvolgente di Imola e la fila interminabile a rendere omaggio, quasi fosse un imperatore, alla salma di Ayrton.

Vedo le braccia spalancate del Cristone (sempre di spalle) che dall'alto del Corcovado domina Rio, vedo il Maracanà, tempio pagano eretto in onore del dio del pallone. Vedo le luci e i colori di un magico, unico carnevale vissuto con passione e ritmo, da miriadi di uomini e donne sculettanti a passo di samba.

Ma purtroppo non è questo l'unico Brasile che conosco. Ce n'è anche un altro, meno luminoso e spensierato, quello dei tantissimi, tristemente famosi meninos e meninas de rua, i bambini di strada, per povertà abbandonati al loro destino
[ per saperne di più vi consiglio web.tiscali.it/quibrescia/sitoarci/adottailmondo.htm ]

C'è il Brasile dei diseredati del Nordeste, una delle zone più povere dell'intero pianeta, della foresta amazzonica quotidianamente e scientificamente distrutta, di Chico Mendes e dei seringueiros, ultimi custodi della terra tanto per citare una bella canzone dei Gang (Chico Mendes da Le radici e le ali).

Ecco, il Brasile nel mio immaginario è un luogo mentale ancor prima che geografico, dove tutto è in perenne, precario equilibrio tra luce e ombra, tra bellezza e orrore, tra immensa felicità e inconsolabile tristezza.

E questo equilibrio instabile, chiedo scusa per l'ossimoro, è spesso rappresentato dai giovanottoni carioca che calcano i nostri campi di calcio, capaci di passare in un batter d'occhio, in diretta TV, dalla gioia incontenibile per un gol memorabile alla maschera di dolore dovuta a un improvviso attacco di saudade.

Questi cambiamenti umorali tipicamente brasiliani, sono argutamente descritti in una canzone di David Riondino intitolata, appunto, Alegria do Brasil.

[.] Alegria do Brasil / caramba caramba
Alegria do Brasil / la rumba la samba
Alegria do Brasil / son tutto contento
Alegria do Brasil / c'è il mare c'è il vento
Alegria do Brasil / son tutti allegri
Alegria do Brasil / i bianchi e i negri
E improvvisamente...
È tutto triste
Tutto buio
Tutto nero
Sono solo al mondo
Ho paura
Ho fame [...]


Capito?
Ma a parte le amenità, il Brasile non è solo terra di grandi calciatori e piloti di Formula 1. L'immensa nazione sudamericana è anche patria di grandi musicisti e scrittori apprezzati in tutto il mondo. Basti pensare, per la letteratura, a Jorge Amado, a Coelho, Guimares Rosa, De Andrade (dal nostro compianto Fabrizio De André citato come "il mio illustre cugino De Andrade" nel brano La domenica delle salme inserito in quel magnifico disco che è Le nuvole).

Per quanto riguarda la musica, invece, come non citare i celeberrimi Caetano Veloso, Milton Nascimento, Gilberto Gil, Toquinho, Roberto Carlos (da non confondere con l'omonimo calciatore ex Inter), o il poeta Vinicius De Moraes?

Ah! Dimenticavo. Anche un certo Carlos Santana pare sia nato da quelle parti.

Ma non è di questi mostri sacri che vi voglio parlare, sarebbe quasi banale. Ci sono due outsider che vorrei segnalarvi in quanto, a mio avviso, meriterebbero più attenzione, da parte di critica e pubblico, di quanto in realtà ne abbiano. Entrambi, quasi coetanei, forse a causa del loro carattere schivo, al limite della ruvidità, che li porta spesso "fuori dal coro", sono purtroppo poco noti al grande pubblico.

Su MusiKàl!
la recensione di Angelus di Milton Nascimiento
la recensione di Abraxas e Supernatural di Santana
la recensione di Noites Do Norte di Caetano Veloso
la recensione del Concerto dei Gang a Reggio Emilia


JO SOARES
Il primo, per la letteratura, si chiama Jo Soares. Soares, nato a Rio nel '38, è attore umorista e drammaturgo, oltre che scrittore raffinatissimo. In Italia la casa editrice Einaudi ha pubblicato due libri molto singolari per gli argomenti trattati e per l'ironia scoppiettante che pervade ogni pagina. Nel primo, Un samba per Sherlock Holmes, l'autore risveglia dal suo letargo secolare il personaggio creato da Sir Arthur Conan Doyle, lo umanizza rispetto all'originale stereotipo dell'investigatore tutto logica e supponenza, e lo cala di peso in un'indagine che segnerà la prima sconfitta professionale per il non più infallibile detective.

 leggi la recensione di Un samba per Sherlock Holmes 


Il secondo libro di Soares, invece, L'uomo che uccise Getùlio Vargas, narra le vicende di Dimitri, giovane anarchico educato all'omicidio e all'odio per tutti i tiranni. Il protagonista di questo romanzo, pasticcione senza pari, viaggia attraverso il secolo appena trascorso, con un'innocenza e un candore disarmante, incrociando nelle sue peregrinazioni le vite di tanti personaggi che hanno fatto la storia, quella vera.
Da leggere. Assolutamente.

 leggi la recensione di L'uomo che uccise Getùlio Vargas 

 



TOM ZE'

Il secondo artista, questa volta per la musica, è Antonio José Santana Martins, in arte Tom Zé. Nato sessantacinque anni fa a Irarà, nello stato di Bahia, nel '67 conclude gli studi musicali presso l'Università di Bahia. Subito dopo, su invito del già famoso Caetano Veloso, si trasferisce a San Paolo dove, con lo stesso Veloso ed altri artisti quali Gilberto Gil, Gal Costa, fonda il Movimento Tropicalista, gruppo teso a rinnovare un clima artistico stagnante che in Brasile, come nel resto del pianeta, cominciava a stare stretto alle nuove generazioni.

Inspiegabilmente però, mentre Veloso e gli altri tropicalisti conosceranno negli anni successivi un sempre crescente successo a livello mondiale, Tom Zé rimarrà confinato in patria pressoché sconosciuto all'estero. Bisognerà aspettare l'inizio degli anni '90, quando uno straordinario David Byrne (ex mente dei Talking Heads) in veste di talent scout, proporrà al mercato mondiale per la sua etichetta il genio musicale di Tom Zé.

Per la Luaka Bop sono stati dati alle stampe tre magnific dischi: "The best of Tom Zé" (1990), "The return of Tom Zé" (1992) e "Fabrication defect" (1998).

Una particolarità di Tom Zé. E' straordinariamente capace di suonare qualsiasi oggetto in grado di emettere un suono. Non è raro nei suoi pezzi sentire sottofondo di trapani elettrici, macchine da scrivere a dare il ritmo, seghe circolari, urla, fischietti, martelli...
Beh! Buon ascolto.

su MusiKàl!
leggi la recensione del Concerto di Tom Zè e Tortoise a Londra




   


NOTE DEL NONNO

E per gli amanti del fumetto, due autentiche chicche d'autore. L'uomo del Sertao di Hugo Pratt e L'uomo di Canudos di Jo Oliveira, entrambi editi negli anni '70 dalle Edizioni Cepim nella collana Un uomo un'avventura, e successivamente ristampati (in edizione tascabile e in bianco e nero) dalla Bompiani.

Dell'italianissimo Hugo Pratt che dire? Meriterebbe il ringraziamento del genere umano per gli innumerevoli sogni e viaggi e voli che ci ha fatto fare in compagnia del suo Corto Maltese. Una lacrima per il grande Hugo.

Jo Oliveira, brasiliano dell'isola di Itamaracà (Pernambuco) ha un disegno che a prima vista può apparire ingenuo, naif, ma che affascina per l'esplosione di colori caldi e per quelle figure dal tratto quasi primitivo che scaturiscono chiaramente da secoli di iconografia popolare. Guardando i disegni di Oliveira, facendo un salto geografico nemmeno troppo azzardato, rivedo l'arte murale dei pittori messicani Siqueiros e Rivera.

Beh! Mi sembra che possa bastare. Abbiamo parlato di suoni, di parole, di immagini, non mi resta che salutare gli amati nipotini con un plastico passo di samba, o preferite una cumbia, un merengue, un cha cha cha, una rumba, un charanga?

 





GIUSEPPE CIARALLO
Giuseppe Ciarallo (1958), milanese di origini molisane, ha finora pubblicato numerosi racconti su giornali, riviste e antologie. La sua scrittura in presa diretta è ricca di immagini pescate a piene mani dalla musica (con una narrazione spesso catramosa come la voce di Tom Waits, il sarcasmo zappiano, i ritmi, le sincopi e l'improvvisazione jazzistica), dal cinema (il lirismo di Wenders e Kurosawa, la visionarietà di Jarmush), dalla pittura (il simbolismo di Magritte e i colori caldi del Sud di Dalì) e non ultima, naturalmente, dalla letteratura dei suoi scrittori preferiti (Dostoevskij con i suoi personaggi estremi, Silone e Jovine, suoi conterranei, con il proprio amore per la terra, per arrivare agli americani Hemingway, Kerouac, Fante e Bukowski).
Nel 1994 Giuseppe Ciarallo ha pubblicato per l'editore Tranchida "Racconti per sax tenore" che per quattro mesi è stato ai vertici della classifica dei tascabili più venduti. Per lo stesso editore, è del 1999 la raccolta di racconti "Amori a serramanico". Collabora attivamente alla redazione della rivista telematica "Kalporz".


i racconti di Giuseppe Ciarallo nella Stalla
leggi "Rapa al capolinea"
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leggi "Jazz in scatola di montaggio"
leggi "Brasile - Cuore americano con sapore di vetro e ferite"

leggi l'intervista del nonno a Giuseppe Ciarallo




(15 giugno 2001)

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