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Alla cassa un deca per entrare.
"Siamo sicuri di essere nel posto giusto?"
"Guarda qua, capo." Estrae dalla tasca,
stropicciato, un volantino bianco con una svastica
sbarrata; "concerto dei DEATH SS, h.22.30,
c.s. Leoncavallo. Via Watteau, per info telef
"
"Vuole che telefoniamo, capo?"
"No, sicuramente è il gruppo di Adolf
Hitler, quello che ha riscosso un plebiscito popolare
in Germania."
Il cavalier Benito e i suoi tre sgherri, stretti
nelle loro camicie nere e paludati negli stivali
militari alti al ginocchio, procedono nella fila
incanalata fra le transenne, ammirati da tanta
disciplina.
"Transennare, caro camerata, transennare
per avere ordine. Transennare è il verbo
del futuro."
"Certo, capo."
"Ehi! Tipa, un deca non
ce l'ho. Arrivo a otto carte."
"Un deca o non entri."
"Che cazzo è! Non ce l'ho."
"Un deca o niente." La ragazza allo
sportello inizia a tamburellare il timbro sulla
tavoletta d'inchiostro." Allora?"
"Allora un cazzo! Nazisti di merda! Tanto
amici e fratelli e per due carte la state a menare.
Centro sociale del cazzo!"
Il ragazzo barcollante, visibilmente alticcio,
viene accompagnato di forza alla porta.
"Che disciplina. La legge vale per tutti
e coloro che sono d'intralcio vengono eliminati.
Pugno di ferro, miei camerati, pugno di ferro."
"Certo, capo."
Orgoglioso il cavalier Benito allunga il suo deca
in cambio di un timbro sul dorso della mano.
Scruta il simbolo con attenzione avviandosi verso
la libreria.
"Ci hanno bollati per distinguerci da eventuali
spie bolsceviche."
"Capo, ho sentito dire che in Germania usano
anche il fuoco."
"Bene, meglio. Così rimane indelebile
e si riconosce subito a che razza si appartiene."
"Potremmo adottare il medesimo sistema capo!"
"Sì, un simbolo per ogni corporazione."
Accanto al funereo quartetto, assimilabile a nostalgici
della cultura dark anni ottanta, legge, sghignazzando
a ogni pagina, un giovane rasta metropolitano.
All stars rosse, jeans sgualciti, rosari buddisti
appesi al collo, giubbino della tuta anni settanta
e una cascata di dreads bicolore. Ma l'attenzione
dei quattro si fissa sulle orecchie. I lobi sono
quasi inesistenti, soppiantati da un bottone di
legno scuro. Il rimanente della cartilagine infilzato
di stecche in osso e cerchi e pomelli d'acciaio.
"Quello è un buon metodo", redarguisce
il suo seguito il cavalier Benito, "le graffette
alle orecchie."
"Si riconoscono al volo, capo."
"Ce n'è parecchi qui, di quella razza."
"GRAPPA ALLA MARIA 5 MILA": una scritta
a pennarello rossa su un pezzo di cartone umidiccio.
I quattro accerchiano il banchetto all'istante,
subissando i malcapitati di domande.
"Cos'è?"
"Come la coltivate?"
"A chi la vendete?"
Uno degli sgherri stringe il braccio intorno al
collo dell'interrogato.
"Rispondi al capo, in fretta." E già
agita nell'altra mano un manganello di gomma.
"E' produzione propria", e il tipo si
alza di scatto infilando una gomitata nello stomaco
dello sgherro che lo teneva, questo piegato in
due molla la presa, sbattendo le reni sulla colonna
retrostante.
Intervengono i camerati, intervengono i compagni.
Rissa generale.
Intanto il cavalier Benito, godendosi lo spettacolo,
sorseggia soddisfatto un bicchierino di grappa
alla maria: "vera produzione autarchica."
La pseudo security del Leo separa a fatica le
squadre antagoniste.
"Questo fascista di merda mi è saltato
addosso." Strilla l'autonomo.
"Di merda a chi, proletario bolscevico."
Rimbrotta lo sgherro, tentando di riallungarsi
sul giovane.
"Weh! State tranqui" si impone la pseudo
security "Se non ci state dentro andate a
menarvela da un'altra parte."
A un cenno del cavalier Benito, i suoi fanno gruppo
intorno a lui.
"Bastardo fascista" sussurra il tipo
della grappa all'orecchio del fascio e gli sputa
ai piedi.
"Ricomponetevi, ordine e disciplina."
Interviene il capo.
"Ci siamo battuti con onore, capo."
"Macché onore e onore. Non dite fesserie.
Devo aumentare le ore di ginnastica a scuola e
alla ONB."
Il richiamo dell'Africa è una spina nell'anima
del cavalier Benito: il sogno di estendere l'Italia
nel continente nero.
Un coro sommesso intona: "Africa,Africa,Africa
"
e un battere di mani su pelle d'asino tirata.
"Tamburi
siamo vicini all'Etiopia
"
e le note sgorgano a fior di labbra: "Faccetta
nera, bell'abissina
"
"Africa, Africa, Africa
" intonano
nella stanza accanto e battono più forte.
Il cavalier Benito si affaccia sulla porta: "Tamburi!"
e gli si illuminano gli occhi.
Quattro negroni possenti, braccia dure, a torso
nudo si agitano al ritmo dirompente delle loro
mani gigantesche che volteggianti nell'aria si
abbattono frenetiche sugli strumenti stretti tra
le ginocchia. E un'infinità di gente si
dimena seguendo la cadenza tribale.
Il cavaliere si immagina tutti quei giovani ballerini
sconnessi avanzare irreggimentati, vestiti di
un unico colore, mangiare terreno fino a porre
la bandiera della patria nel cuore del nuovo impero
che li sta chiamando.
-Quanta carne da plasmare per l'ONB- rimugina
sottovoce.
"Guardate questi giovani patrioti. Osservateli.
Sono più patrioti loro di noi. Guardate
come vestono."
"Scusa capo, ma noi non
"
Il cavalier Benito prende due dei suoi sgherri
per il mento e se li avvicina alla faccia.
"Guardateli. Guardate con quale piglio esibiscono
orpelli dei gloriosi caduti che nella grande guerra
hanno difeso con il sangue il suolo natio."
Davanti a loro si aggira un manipolo di ragazzini
agghindati con anfibi, pantaloni della mimetica
usati, con il numero di matricola in bella vista
e un'accozzaglia di ciondolame militare che pende
su maglioni verde marcio ridotti a colabrodo.
"Loro sono il futuro e la gloria della nostra
grande Italia. Quelle saranno le nuove divise
dei giovani balilla."
Ore 23.00. inizia il concerto.
I DEATH SS salgono sul palco truccati alla Kiss;
imparruccati come i Cugini di campagna; inguainati
in mostruosi fuseaux di lycra bianchi con strisce
rosse, sormontati da cinturoni di cuoio nero modello
terzo reich.
Il cavalier Benito rimane sconcertato dalla presentazione
della band. Sapeva che quell'Adolf era un tipo
stravagante e anche un po' psicotico, ma non comprendeva
i termini della pagliacciata dei DEATH SS.
Si aspettava un gruppo compito in divisa nera
con fascia rossa al braccio, qualche croce uncinata
qua e là e un'aria disciplinata e di ordine.
Allo stridere delle prime note, il parterre si
lancia in un pogo selvaggio. Vola di tutto. Qualcuno
vola anche sul palco. Gli altri si sbizzarriscono
in balzelli e spintoni. Vola anche qualche dente.
Attonito il cavalier Benito segue con lo sguardo
i volti insanguinati che si deformano in smorfie
urlanti e alzano le braccia buttandosi uno contro
l'altro.
GOD IS DEAD,GOD IS DEAD,cantano i forsennati nella
bolgia.
DIO E' MORTO, DIO E' MORTO esulta il cavaliere,
"anche loro sono mangia preti come noi."
"Ecco un addestramento di resistenza al nemico.
Un gioco al massacro collettivo per vedere chi
resta in piedi. Questo tempra un vero uomo, un
vero soldato, un vero patriota." Commenta
il cavalier Benito.
Alla fine del concerto è un bollettino
di guerra: facce tumefatte, nasi rotti, denti
dispersi, vestiti strappati, caviglie rotte, orecchie
sbregate, polsi slogati
"Andiamo a congratularci con Adolf."
I quattro si insinuano oltre le transenne per
stringere la mano all'idolo.
"Benito" e allunga la mano,
"Stefano Sassi" e stringe la presa.
"Noi cercavamo il cantante."
"Sono io."
"Il cantante dei DEATH SS."
"Sono sempre io."
I quattro rimangono interdetti.
"SS come Staatsecretpolizei."
"No! SS come Stefano Sassi."
Senza proferire parola se ne vanno.
"Che uomo quell'Adolf,
è talmente modesto che si finge un altro
per non ricevere dei complimenti."
"Capo, l'avevano detto che è un tipo
schivo."
"Un po' strano direi, capo."
"E' un artista, miei camerati, un artista."
| Note
del Nonno |
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Nei primi anni '70, moltitudini di giovani in
tutta Europa decisero di appropriarsi di aree
urbane abbandonate o in disuso per creare spazi
di socialità, di lotta e di ritrovo alternativi
ai luoghi di aggregazione convenzionali. A Milano,
nel '75 viene occupata una vecchia fabbrica semidiroccata
in via Leoncavallo. Da lì nasce la leggenda
del Leonka, il Centro Sociale indubbiamente più
famoso d'Italia (www.ecn.org/leoncavallo
).
Tra le varie attività del Leoncavallo,
non ultima è indubbiamente quella dell'organizzazione
di concerti (dal C.S. sono passati praticamente
tutti i musicisti e i gruppi "no commercial
potential" di casa nostra e non solo) e,
in alcuni casi, della registrazione degli stessi
con conseguente diffusione di CD (che sulla copertina
riportano una gradita raccomandazione: NON PAGARE
PIU' DI
L 15.000).
Ve ne segnalo un paio: Piantatela! con pezzi di
Papa Ricky, Africa Unite, Fratelli di Soledad,
Ustmamo e Festival Blues, con la partecipazione
di Joe Galullo & The Blues Messengers, Baker
Street Band e Jumpin' Shoes.
Sempre in quegli anni, una folta schiera di grandi
artisti dell'illustrazione e del fumetto collaborano
e/o fondano riviste mitiche quali Il Male, Cannibale
e il successivo Frigidaire.
Capitanati da Vincenzo Sparagna, si divertono
e divertono immense schiere di fans spargendo
ettolitri d'inchiostri geniacci quali Filippo
Scozzari, Mattioli, Andrea Pazienza, Stefano Tamburini,
Liberatore, e poi Carpinteri, Echaurren, Marmotti,
Giacon e tanti altri.
Ma è del mio amico Tanino Liberatore che
vi voglio parlare (a proposito, sono sue le immagini
di testa) e del personaggio creato insieme al
purtroppo, prematuramente scomparso Stefano Tamburini:
Ranxerox.
La storia vuole che un giorno capitò tra
le mani di un certo sig. Zappa, Frank, un albo
delle avventure del coatto sintetico Ranxerox.
Al maestro brillarono gli occhi e volle assolutamente
conoscere l'autore di quello che è riduttivo
chiamare semplice fumetto. Dall'incontro (giudiziosamente
documentato con foto) nacque un rapporto di amicizia
e di stima tanto che Zappa, per il suo disco The
Man From Utopia, volle assolutamente in copertina
un disegno di Liberatore.
A chi volesse saperne di più su Tanino
Liberatore consiglio il sito www.imagenetion.com/tliberatore1.htm
A proposito, una curiosità!
Ranxerox, in principio era stato chiamato Rank
Xerox, proprio come la fotocopiatrice, ma in seguito
a una diffida da parte dei legali di questa multinazionale
all'uso del prestigioso nome per un personaggio
così violento e amorale, i due creatori
decisero di modificarne il nome.
Gli italiani Death SS hanno saputo combinare rock
ed horror nei loro album e nelle loro esibizioni
dal vivo.
Leader, cantante e compositore del gruppo è
Steve Sylvester. Death SS sta infatti per "in
DEATH of Steve Sylvester".
Il sito ufficiale e' www.deathss.com
Ciao nipotini, alla prossima.
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