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la STALLA musica e letteratura

Il concerto dei Death SS di Paola Biava Ceretta
racconto inedito



Alla cassa un deca per entrare.
"Siamo sicuri di essere nel posto giusto?"
"Guarda qua, capo." Estrae dalla tasca, stropicciato, un volantino bianco con una svastica sbarrata; "concerto dei DEATH SS, h.22.30, c.s. Leoncavallo. Via Watteau, per info telef…"
"Vuole che telefoniamo, capo?"
"No, sicuramente è il gruppo di Adolf Hitler, quello che ha riscosso un plebiscito popolare in Germania."
Il cavalier Benito e i suoi tre sgherri, stretti nelle loro camicie nere e paludati negli stivali militari alti al ginocchio, procedono nella fila incanalata fra le transenne, ammirati da tanta disciplina.
"Transennare, caro camerata, transennare per avere ordine. Transennare è il verbo del futuro."
"Certo, capo."

"Ehi! Tipa, un deca non ce l'ho. Arrivo a otto carte."
"Un deca o non entri."
"Che cazzo è! Non ce l'ho."
"Un deca o niente." La ragazza allo sportello inizia a tamburellare il timbro sulla tavoletta d'inchiostro." Allora?"
"Allora un cazzo! Nazisti di merda! Tanto amici e fratelli e per due carte la state a menare. Centro sociale del cazzo!"
Il ragazzo barcollante, visibilmente alticcio, viene accompagnato di forza alla porta.
"Che disciplina. La legge vale per tutti e coloro che sono d'intralcio vengono eliminati. Pugno di ferro, miei camerati, pugno di ferro."
"Certo, capo."
Orgoglioso il cavalier Benito allunga il suo deca in cambio di un timbro sul dorso della mano.
Scruta il simbolo con attenzione avviandosi verso la libreria.
"Ci hanno bollati per distinguerci da eventuali spie bolsceviche."
"Capo, ho sentito dire che in Germania usano anche il fuoco."
"Bene, meglio. Così rimane indelebile e si riconosce subito a che razza si appartiene."
"Potremmo adottare il medesimo sistema capo!"
"Sì, un simbolo per ogni corporazione."
Accanto al funereo quartetto, assimilabile a nostalgici della cultura dark anni ottanta, legge, sghignazzando a ogni pagina, un giovane rasta metropolitano. All stars rosse, jeans sgualciti, rosari buddisti appesi al collo, giubbino della tuta anni settanta e una cascata di dreads bicolore. Ma l'attenzione dei quattro si fissa sulle orecchie. I lobi sono quasi inesistenti, soppiantati da un bottone di legno scuro. Il rimanente della cartilagine infilzato di stecche in osso e cerchi e pomelli d'acciaio.
"Quello è un buon metodo", redarguisce il suo seguito il cavalier Benito, "le graffette alle orecchie."
"Si riconoscono al volo, capo."
"Ce n'è parecchi qui, di quella razza."
"GRAPPA ALLA MARIA 5 MILA": una scritta a pennarello rossa su un pezzo di cartone umidiccio.
I quattro accerchiano il banchetto all'istante, subissando i malcapitati di domande.
"Cos'è?"
"Come la coltivate?"
"A chi la vendete?"
Uno degli sgherri stringe il braccio intorno al collo dell'interrogato.
"Rispondi al capo, in fretta." E già agita nell'altra mano un manganello di gomma.
"E' produzione propria", e il tipo si alza di scatto infilando una gomitata nello stomaco dello sgherro che lo teneva, questo piegato in due molla la presa, sbattendo le reni sulla colonna retrostante.
Intervengono i camerati, intervengono i compagni. Rissa generale.
Intanto il cavalier Benito, godendosi lo spettacolo, sorseggia soddisfatto un bicchierino di grappa alla maria: "vera produzione autarchica."
La pseudo security del Leo separa a fatica le squadre antagoniste.
"Questo fascista di merda mi è saltato addosso." Strilla l'autonomo.
"Di merda a chi, proletario bolscevico." Rimbrotta lo sgherro, tentando di riallungarsi sul giovane.
"Weh! State tranqui" si impone la pseudo security "Se non ci state dentro andate a menarvela da un'altra parte."
A un cenno del cavalier Benito, i suoi fanno gruppo intorno a lui.
"Bastardo fascista" sussurra il tipo della grappa all'orecchio del fascio e gli sputa ai piedi.
"Ricomponetevi, ordine e disciplina." Interviene il capo.
"Ci siamo battuti con onore, capo."
"Macché onore e onore. Non dite fesserie. Devo aumentare le ore di ginnastica a scuola e alla ONB."

Il richiamo dell'Africa è una spina nell'anima del cavalier Benito: il sogno di estendere l'Italia nel continente nero.
Un coro sommesso intona: "Africa,Africa,Africa…" e un battere di mani su pelle d'asino tirata.
"Tamburi…siamo vicini all'Etiopia…" e le note sgorgano a fior di labbra: "Faccetta nera, bell'abissina…"
"Africa, Africa, Africa…" intonano nella stanza accanto e battono più forte.
Il cavalier Benito si affaccia sulla porta: "Tamburi!" e gli si illuminano gli occhi.
Quattro negroni possenti, braccia dure, a torso nudo si agitano al ritmo dirompente delle loro mani gigantesche che volteggianti nell'aria si abbattono frenetiche sugli strumenti stretti tra le ginocchia. E un'infinità di gente si dimena seguendo la cadenza tribale.
Il cavaliere si immagina tutti quei giovani ballerini sconnessi avanzare irreggimentati, vestiti di un unico colore, mangiare terreno fino a porre la bandiera della patria nel cuore del nuovo impero che li sta chiamando.
-Quanta carne da plasmare per l'ONB- rimugina sottovoce.
"Guardate questi giovani patrioti. Osservateli. Sono più patrioti loro di noi. Guardate come vestono."
"Scusa capo, ma noi non…"
Il cavalier Benito prende due dei suoi sgherri per il mento e se li avvicina alla faccia.
"Guardateli. Guardate con quale piglio esibiscono orpelli dei gloriosi caduti che nella grande guerra hanno difeso con il sangue il suolo natio."
Davanti a loro si aggira un manipolo di ragazzini agghindati con anfibi, pantaloni della mimetica usati, con il numero di matricola in bella vista e un'accozzaglia di ciondolame militare che pende su maglioni verde marcio ridotti a colabrodo.
"Loro sono il futuro e la gloria della nostra grande Italia. Quelle saranno le nuove divise dei giovani balilla."

Ore 23.00. inizia il concerto.
I DEATH SS salgono sul palco truccati alla Kiss; imparruccati come i Cugini di campagna; inguainati in mostruosi fuseaux di lycra bianchi con strisce rosse, sormontati da cinturoni di cuoio nero modello terzo reich.
Il cavalier Benito rimane sconcertato dalla presentazione della band. Sapeva che quell'Adolf era un tipo stravagante e anche un po' psicotico, ma non comprendeva i termini della pagliacciata dei DEATH SS.
Si aspettava un gruppo compito in divisa nera con fascia rossa al braccio, qualche croce uncinata qua e là e un'aria disciplinata e di ordine.
Allo stridere delle prime note, il parterre si lancia in un pogo selvaggio. Vola di tutto. Qualcuno vola anche sul palco. Gli altri si sbizzarriscono in balzelli e spintoni. Vola anche qualche dente.
Attonito il cavalier Benito segue con lo sguardo i volti insanguinati che si deformano in smorfie urlanti e alzano le braccia buttandosi uno contro l'altro.
GOD IS DEAD,GOD IS DEAD,cantano i forsennati nella bolgia.
DIO E' MORTO, DIO E' MORTO esulta il cavaliere, "anche loro sono mangia preti come noi."
"Ecco un addestramento di resistenza al nemico. Un gioco al massacro collettivo per vedere chi resta in piedi. Questo tempra un vero uomo, un vero soldato, un vero patriota." Commenta il cavalier Benito.
Alla fine del concerto è un bollettino di guerra: facce tumefatte, nasi rotti, denti dispersi, vestiti strappati, caviglie rotte, orecchie sbregate, polsi slogati…
"Andiamo a congratularci con Adolf."
I quattro si insinuano oltre le transenne per stringere la mano all'idolo.
"Benito" e allunga la mano,
"Stefano Sassi" e stringe la presa.
"Noi cercavamo il cantante."
"Sono io."
"Il cantante dei DEATH SS."
"Sono sempre io."
I quattro rimangono interdetti.
"SS come Staatsecretpolizei."
"No! SS come Stefano Sassi."
Senza proferire parola se ne vanno.

"Che uomo quell'Adolf, è talmente modesto che si finge un altro per non ricevere dei complimenti."
"Capo, l'avevano detto che è un tipo schivo."
"Un po' strano direi, capo."
"E' un artista, miei camerati, un artista."


Note del Nonno

Nei primi anni '70, moltitudini di giovani in tutta Europa decisero di appropriarsi di aree urbane abbandonate o in disuso per creare spazi di socialità, di lotta e di ritrovo alternativi ai luoghi di aggregazione convenzionali. A Milano, nel '75 viene occupata una vecchia fabbrica semidiroccata in via Leoncavallo. Da lì nasce la leggenda del Leonka, il Centro Sociale indubbiamente più famoso d'Italia (www.ecn.org/leoncavallo ).
Tra le varie attività del Leoncavallo, non ultima è indubbiamente quella dell'organizzazione di concerti (dal C.S. sono passati praticamente tutti i musicisti e i gruppi "no commercial potential" di casa nostra e non solo) e, in alcuni casi, della registrazione degli stessi con conseguente diffusione di CD (che sulla copertina riportano una gradita raccomandazione: NON PAGARE PIU' DI
L 15.000).
Ve ne segnalo un paio: Piantatela! con pezzi di Papa Ricky, Africa Unite, Fratelli di Soledad, Ustmamo e Festival Blues, con la partecipazione di Joe Galullo & The Blues Messengers, Baker Street Band e Jumpin' Shoes.

Sempre in quegli anni, una folta schiera di grandi artisti dell'illustrazione e del fumetto collaborano e/o fondano riviste mitiche quali Il Male, Cannibale e il successivo Frigidaire.
Capitanati da Vincenzo Sparagna, si divertono e divertono immense schiere di fans spargendo ettolitri d'inchiostri geniacci quali Filippo Scozzari, Mattioli, Andrea Pazienza, Stefano Tamburini, Liberatore, e poi Carpinteri, Echaurren, Marmotti, Giacon e tanti altri.
Ma è del mio amico Tanino Liberatore che vi voglio parlare (a proposito, sono sue le immagini di testa) e del personaggio creato insieme al purtroppo, prematuramente scomparso Stefano Tamburini: Ranxerox.
La storia vuole che un giorno capitò tra le mani di un certo sig. Zappa, Frank, un albo delle avventure del coatto sintetico Ranxerox. Al maestro brillarono gli occhi e volle assolutamente conoscere l'autore di quello che è riduttivo chiamare semplice fumetto. Dall'incontro (giudiziosamente documentato con foto) nacque un rapporto di amicizia e di stima tanto che Zappa, per il suo disco The Man From Utopia, volle assolutamente in copertina un disegno di Liberatore.

A chi volesse saperne di più su Tanino Liberatore consiglio il sito www.imagenetion.com/tliberatore1.htm

A proposito, una curiosità! Ranxerox, in principio era stato chiamato Rank Xerox, proprio come la fotocopiatrice, ma in seguito a una diffida da parte dei legali di questa multinazionale all'uso del prestigioso nome per un personaggio così violento e amorale, i due creatori decisero di modificarne il nome.

Gli italiani Death SS hanno saputo combinare rock ed horror nei loro album e nelle loro esibizioni dal vivo.
Leader, cantante e compositore del gruppo è Steve Sylvester. Death SS sta infatti per "in DEATH of Steve Sylvester".
Il sito ufficiale e' www.deathss.com

Ciao nipotini, alla prossima.

 



PAOLA BIAVA CERETTA

Paola Biava Ceretta, vive e studia a Milano. Laureanda in filosofia con una tesi sperimentale in preparazione sulla "categoria estetica della paura", collabora con giornali studenteschi, ha frequentato i corsi di scrittura creativa della Casa della Cultura di Milano (con Tiziano Scarpa) ed è attualmente iscritta al corso tenuto da Raul Montanari per Archivi del Novecento.
Dice di sé: "sono affascinata dal macabro e frequento spesso i Centri Sociali (ndr: non si capisce se voglia dare un nesso alle due cose!) […] Il mio sogno nel cassetto è suonare Born to run con Bruce Springsteen, quello quotidiano è suonare con un gruppo di incapaci musica punk."
Leggi l'intervista del nonno a Paola.



(30 marzo 2001)

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