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Bentornato rinnegato! di Giuseppe Ciarallo


Da qualche giorno è disponibile in tutti i negozi di dischi il nuovo CD di Edoardo Bennato. Abbandonate, speriamo definitivamente, le mielose canzonette tutt'al più utili per simpatici jingle pubblicitari, l'ispirato scugnizzo sembra aver ritrovato i ritmi e la rabbia degli esordi catapultandosi sul mercato con questa sua nuova, freschissima fatica dal titolo ahimè particolarmente attuale in questo triste frangente: "I buoni e i cattivi". Persino la copertina ammicca alla cronaca odierna con due carabinieri presi di spalle (i militi del battaglione Tuscanica in partenza per l'Afghanistan?).

In quest'epoca di buonismo dispensato a piene mani, di ipocrite, finte schermaglie che si risolvono in ridicoli accordi "bipartisan", ben venga questa ventata di sana cattiveria, questo benefico pane al pane e vino al vino, questa presa di posizione chiaramente di parte.
Sì perché Bennato tra una gragnuola di note rockeggianti e di gracchianti interventi di kazoo, mette alla berlina il patriottismo da 28 dollari a barile (in € non so proprio quanto faccia) che pericolosamente ha cominciato a strisciare nei discorsi dell'uomo qualunque.
La bandiera, ad esempio, usata come simbolo di divisione più che di semplice appartenenza (Senti che emozione, sventola la tua bandiera / senti un tuffo al cuore, sventola la tua bandiera / guarda, c'è una bandiera che non ha i colori della tua). Stigmatizzazione e marchio d'infamia per chi non è mosso da identica passione patriottica anche (soprattutto) in caso di partecipazione bellica (guarda, quella gente che non sventola la tua bandiera). Odio feroce per il nemico, sempre identificato come "il cattivo" (guarda quella gente che ha la bandiera con i colori diversi dalla tua / odia quella gente che non sventola la tua bandiera / odia tutta la gente che non sventola la tua bandiera).
Per non parlare di tutta quella massa di persuasori, per nulla occulti, che sfoderando le più bieche banalità cui ci hanno abituati da decenni di immonda TV, con abilità chirurgica individuano e dividono senza alcuna paura di sbagliare, il bene dal male, il buono dal cattivo. (arrivano i buoni ed hanno le idee chiare ed hanno già fatto un elenco di tutti i cattivi da eliminar). Ed è sempre a malincuore che i buoni intervengono, costretti dalla cieca barbarie dei cattivi, senza per altro preoccuparsi troppo se i mezzi usati e i risultati ottenuti sono identici a quelli del nemico: bombe, distruzione e innocenti massacrati da entrambe le parti. (così i buoni hanno fatto una guerra contro i cattivi, però hanno assicurato che è l'ultima guerra che si farà).

E giacché c'era, il Masaniello del rock ne ha approfittato per togliersi qualche sassolino dalla scarpa mettendo alla gogna una società che sembra avere come solo fine ultimo quello di intruppare l'individuo per trasformare il cittadino (soggetto con diritti oltre che doveri) in semplice utente/consumatore, e tutto questo a cominciare proprio dalla scuola (vi insegnerò la morale, a recitar le preghiere / ad amar la patria e la bandiera / noi siamo un popolo di eroi e di grandi inventori / discendiamo dagli antichi Romani).
E ancora… (sei già abbastanza grande, sei già abbastanza forte / ora farò di te un vero uomo / ti insegnerò a sparare, ti insegnerò l'onore / ti insegnerò ad ammazzare i cattivi. / E sempre in fila per tre marciate tutti con me / e ricordatevi i libri di storia / noi siamo i buoni perciò abbiamo sempre ragione / andiamo dritti verso la gloria).
Il passo poi dall'essere buoni, all'esserlo per volontà divina, è brevissimo. La Storia è piena di faraoni o imperatori/dèi dagli occhi a mandorla, di gente unta dal Signore, di soldati mandati a macellare e a essere macellati in virtù del loro motto che recitava Got Mit Uns, di popoli che si autoproclamano eletti e di altri votati a vergognose guerre sante.
In questo caso i più onesti sono senza dubbio gli inglesi che perlomeno hanno l'umiltà di invocare per la propria governante (intendo la regina, non la domestica) l'aiuto divino, senza alcuna sicurezza che questo arrivi: God save the Queen (come a dire "Che Dio ce la mandi buona").

Ma torniamo a noi. Il nostro amato presidente della repubblica ha auspicato la presenza di un tricolore in ogni famiglia (c'è già chi pensa molto poco patriotticamente al business legato alla produzione di non meno di trenta milioni di pezzi da lanciare sul mercato); io, tanto per fare il bastian contrario com'è mio solito, auspico la presenza in ogni casa italiana di almeno una copia di questo nuovissimo disco di Bennato.
Cooome? I buoni e i cattivi non è un disco appena uscito? Cooosa? Sono pezzi datati addirittura 1974? Volete dirmi che è un album di più di un quarto di secolo fa?
NON CI POSSO CREDERE!!!
Va be', fa niente! Ve lo consiglio lo stesso.




GIUSEPPE CIARALLO
Giuseppe Ciarallo (1958), milanese di origini molisane, ha finora pubblicato numerosi racconti su giornali, riviste e antologie. La sua scrittura in presa diretta è ricca di immagini pescate a piene mani dalla musica (con una narrazione spesso catramosa come la voce di Tom Waits, il sarcasmo zappiano, i ritmi, le sincopi e l'improvvisazione jazzistica), dal cinema (il lirismo di Wenders e Kurosawa, la visionarietà di Jarmush), dalla pittura (il simbolismo di Magritte e i colori caldi del Sud di Dalì) e non ultima, naturalmente, dalla letteratura dei suoi scrittori preferiti (Dostoevskij con i suoi personaggi estremi, Silone e Jovine, suoi conterranei, con il proprio amore per la terra, per arrivare agli americani Hemingway, Kerouac, Fante e Bukowski).
Nel 1994 Giuseppe Ciarallo ha pubblicato per l'editore Tranchida "Racconti per sax tenore" che per quattro mesi è stato ai vertici della classifica dei tascabili più venduti. Per lo stesso editore, è del 1999 la raccolta di racconti "Amori a serramanico". Collabora attivamente alla redazione della rivista telematica "Kalporz".


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leggi l'intervista del nonno a Giuseppe Ciarallo



26 maggio 2001

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