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Perchè la notte... di Gabriel Albiac
racconto tratto da da "Ultime Volontà" - Giovanni Tranchida Editore trad. Giuliano Pascucci
Patti Smith



[...] E, ancora più tardi, perduta del tutto anche quella poca calma, sbattere la porta di casa dopo aver schivato gli ostacoli sulla scala in ristrutturazione, un Jack Daniel's iscio - perché mai la gente ci mette il ghiaccio? - mentre scarpe, gonna e giacca vanno a finire a caso sul pavimento, domani la raccoglierà Susi, reggiseno e mutande come un foglio stropicciato a un capo della vasca da bagno, un accappatoio candido appena stirato e spugnoso e, se davvero sei troppo tesa, una canna già pronta nel portasigarette, più per il piacere di toccare lo smalto giallo del vecchio piatto inglese graffiato che per la brusca tranquillità, benevola e distante, dell'erba stessa.

Solo a quel punto, Patti Smith a tutto volume, al diavolo i vicini, compresa quella cretina che tutte le mattine le dà la sveglia col requiem del benedetto Mozart e quegli incantevoli notturni di Chopin che sono così sentimentali, ma così sentimentali... 'fanculo a tutti. Becouse the night, distorto per il volume troppo alto, che vadano al diavolo, Becouse the night, non ha nemmeno il fegato per venire su a fare una piazzata, le piacerebbe, belong to lovers, bella stronzata questa che la notte appartiene agli amanti, farebbe schifo se non fosse Patti, se non fosse per la rabbia con cui lo dice quella gran figlia di puttana.

Becouse the night

E le verrà in mente quella cosa di Ellroy. E perché non Ellroy? Magari tra un momento getta il morbido groviglio dell'accappatoio spugnoso sul divano, finché l'Orfidal non avrà allentato la pressione nella trachea e il Jack Daniel's non avrà dissolto l'amaro lasciato sul palato e sulla lingua dal tabacco e dalla fottuta caffeina.

Ellroy letto su un divano comodo, con la lampada a stelo che ritaglia nel buio un cerchio di luce troppo sfacciatamente teatrale. Ellroy; non Because the night, a ogni modo; infantile. Preferisco cose più mature; White Jazz, meglio; crudeltà che spezza la scrittura, sicché non c'è neanche più bisogno di ricorrere a una storia truculenta. Quella sì che uno la può leggere quante volte gli pare, oppure aprire a caso e cominciare da una pagina qualsiasi: sono tutte disseminate di cristalli rotti, le parole, la sintassi, l'insostenibile violenza di ellissi al limite dell'impossibile...

Elsa ride. Ha sempre detestato il jazz, lei. Un principio morale: il rock and roll sì. Il jazz... merda. I principi sono principi - Billie Holiday non conta, però - ... Patti...

Becouse the night belongs to us.



Note del Nonno

Ellroy - James Ellroy (Los Angeles, 1948), scrittore americano esponente di punta di quella nuova generazione di narratori che si rifà alla gloriosa hard boiled school dei mitici Chandler e Hammett. Dotato di una scrittura graffiante, potente, a volte brutale, in ogni suo romanzo dipinge con le parole usate come colori, il ritratto vivo, vibrante e impietoso di un'epoca e di una città. Della sua epoca e di Los Angeles, la sua città.

White Jazz - Quarto romanzo di una quadrilogia che comprende nell'ordine Dalia Nera, Il Grande Nulla e L.A. Confidential, tradotti in Italia da Arnoldo Mondadori Editore.



GABRIEL ALBIAC

Gabriel Albiac è romanziere e saggista. Insegna filosofia alla prestigiosa Universidad Complutense di Madrid ed è considerato unanimemente uno dei filosofi più importanti della Spagna contemporanea.

Pensatore materialista, inizia una profonda investigazione su Spinoza che

confluirà in uno dei suoi libri fondamentali, La sinagoga vacìa (La sinagoga vuota), che ha ricevuto il prestigioso Premio Naciònal de Ensayo e che è stato tradotto in ebraico, francese e inglese. Con La sinagoga vacìa Albiac è stato riconosciuto come uno dei massimi specialisti spinoziani a livello internazionale.

Gabriel Albiac è da diversi anni columnist e consulente editoriale del quotidiano madrileno El Mundo.




(8 agosto 2000)

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