|
|
|
"TI FACCIO UNA CASSETTINA!"
di Paolo Bardelli 
Le audiocassette stanno andando in pensione, ma
mai come ora se ne scopre il fascino. Un personale excursus
delle meraviglie (e delle bestemmie) che la "cassettina"
ha regalato ai suoi feticisti.
“Non ti ha masterizzato un cd… ti ha fatto
una cassetta!”. Nel 2007 questa frase la pronuncia
Lee in “Grindhouse – Death Proof”
di Tarantino: segni dei tempi. Eh sì, le news
danno che a Londra la tanta beneamata “cassettina”
è andata in pensione. Currys, la più grande
catena di elettronica, ne ha sospeso la vendita. Se
non riesci a trovarla in giro da comprare, beh, il passo
da lì alla sparizione come i velociraptor è
breve.
Per chi come me non aveva il piatto dei dischi ma
solo la piastra è la fine di un’era, di
una vecchia neanche troppo velata battaglia con i feticisti
dei vinili con la loro supposta supremazia dei dischi
a livello di qualità nella riproduzione sonora.
Una fine a cui, personalmente, non mi voglio abituare:
faccio ancora le interviste con un walkman a cassette.
E’ un modo di pensare analogico, ora più
che mai retrò, che potrebbe essere quasi scambiato
per snobismo: in realtà è più che
mai nostalgia canaglia.
 |
La musicassetta, ci dicono le cronache, nasce nel 1963
per merito della Philips, azienda che evidentemente
è sempre stata all’avanguardia nella ricerca
e sviluppo (anche il cd si deve alla Philips, merito
però da dividere con la Sony). Il vero boom lo
ebbe con la creazione appunto del walkman nel 1979,
per cui le sue ridotte dimensioni e la sua portabilità
contribuirono a farla amare da tutti quelli che volevano
portarsi la musica in giro, antesignani dell’I-Pod.
Ma non solo per questo le cassette hanno spopolato,
io credo perché hanno contributo a creare una
vera e propria forma mentis musicale. Per tante ragioni.
Primo: la possibilità di fare le compilation.
Rob non avrebbe potuto fare nessun nastro per la sua
Laura e “Alta Fedeltà” non sarebbe
mai esistito. E se le storie d’amore grazie alle
cassette nascevano poi davvero anche nella realtà,
la novità era proprio quella di diventare padrone
della propria identità musicale, facendosi una
compilation, anche solo per se stesso, si metteva nero
su bianco quello che si ascoltava e quindi si era. Tutti
discorsi che valgono ancor oggi per i cd, o meglio fino
a ieri visto che adesso bisogna già parlare di
playlist virtuali su supporti mobili come l’I-Pod,
ma correlati a quegli anni assumevano una forza propulsiva
stratosferica confrontati con i dischi, che questa possibilità
non la davano. L’ immutabilità del vinile
aumentava il fascino dell’immaginario musicale,
con quelle copertine enormi in cui ci potevi navigare
dentro con il pensiero, e ha contribuito forse a rendere
immortali certi album del rock dei Sessanta e Settanta
proprio per questa sorta di essere un “supporto
granitico”, però – è da dire!
– il vinile non era cosa accessibile a tutti.
Certo a chi se lo poteva comprare.
 |
Con le cassette già a scuola c’era il
tuo giro di amici tra cui ci si registrava gli album,
lo comprava uno e – voilà – la magia
della duplicazione era possibile come novelli Silvan.
E a pensarci bene quel giro di amici appassionati era
un minuscolo, ristretto, esclusivo antenato di un server
di Napster. Ecco quindi un secondo importantissimo motivo
per dare alla cassettina ciò che è della
cassettina: il nastro come momento di “libertà”,
alla facciazza, è brutto da dire ma era così,
dei diritti d’autore. Era ed è illegale,
ma tollerato in quanto non era di certo una pirateria
su larga scala: se nessuno dei tuoi amici ne voleva
sapere di comprarsi “The Real Thing” dei
Faith No More e registratelo restava solo l’opzione
acquisto.
Con il nastro (registrato) c’ero lo spazio anche
per sbizzarrirsi con l’artwork, e si diventava
come minuziosi certosini scribacchini per personalizzare
le fascette e poter riconoscere al volo gli artisti.
E poi: le cassette di qualità si sentivano bene.
Poche storie. E’ chiaro che se compravi le HF
della Sony ti portavi nelle orecchie tanto di quel fruscio
che neanche tutti i Dolby B o C di questo mondo potevano
aiutarti, però se si sceglievano cassette di
qualità – mi vengono in mente le AR della
TDK – c’era una grande resa. E poi se amavi
le frequenze alte bastava declinare su quelle al Cromo:
poca resa sulla corposità e sui bassi, ma che
limpidezza di suono!
 |
A volte il nastro si rompeva, bisogna ammetterlo. Ed
erano cazzi. Si rimediava con dello scotch che teneva
finché teneva però il danno era fatto
e la canzone sarebbe stata monca a tal punto che se
la ascoltavi per bel po’ così non riuscivi
più ad immaginarla completa.
Altro dubbio amletico: l’abbinamento nelle C90.
A quel tempo gli album duravano quasi tutti meno di
45 minuti (e forse era davvero buona cosa) e quindi
in una C90 ce ne stavano – perfetti - due, uno
nel lato A e uno in quello B. Se facevi una cassetta
con “Outlandos D’Amour” e “Reggatta
De Blanc” non c’erano problemi, quel nastro
anzi assumeva uno charme da summa della discografia
dei Police che era impagabile. Però se in quel
momento il tuo amico poteva registrarti solo gli Iron
Maiden su di un lato e gli Housemartins nell’altro
(è successo!), ecco che la cassettina diventava
un oggetto perverso, bieco, che lanciava segnali contraddittori
e musicalmente confusi. Rimaneva all’ascoltatore
dipanare quei dubbi.
Oggi anche sul Web si celebra la musicassetta. Basti
pensare a siti come Tiny Mix Tapes che ti consiglia
compilation con un lato A e un lato B. Mentalità
retrograda, ormai siamo più lineari, duecentocinquanta
canzoni contenute in comoda funzione random in un aggeggino
più piccolo di un pacchetto di chewing-gum. A
me piace andare avanti, per fortuna che ci si va. Però,
ed è un dato innegabile, la cassettina manterrà
sempre un fascino un po’ punk anarchico da ciclostile.
Il fascino dell’autonomia musicale, e non è
proprio poco.
»
Link in giro per MusiKàl!:
The Police - Regatta
de Blanc
» Link sul web:
Audiocassette
obsolete, non si venderanno più (La Stampa)
analog
audio tape nostalgia
(11
giugno 2007)
|
|
| Speciali |
Intervista a Dan Fante & Hollowblue |
Autechre, ermeticamente sonori |
Intervista agli M? |
Intervista ai Jennifer Gentle |
"Dig, Lazarus, Dig!!!" (Nick Cave a Milano) |
Ian
Curtis e il mito dei Joy Division. |
"Ti
faccio una cassettina!" |
| Eddie Argos (Art Brut), Stateless, Ministri, Marlene Kuntz, Devendra Banhart, Perturbazione, Stanley Donwood, ... |
| tutti
gli Speciali |
|
|
NOVITA' |
 |
| le ultime recensioni |
|
|
|
|
CONCERTI |  | | gli ultimi recensiti | |
|
|
|