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| Max prima di partire per Nizza |
Quale sport, dopo l'alzata di gomito e la pomiciata
all'aperto, è più kalporziano della mezza
maratona? Convinto di questo, con addosso una
maglietta di Kalporz, Max Cavassa il
25 aprile 2004 ha partecipato e concluso la mezza martona di Nizza indossando con orgoglio la maglietta di Kalporz.
E' tutto vero. Ecco la fotogallery!
Sport kalporziano finchè volete ma sono sempre
21 chilometri e passa di corsa. Prima di partire, per
farsi forza, Max ha invocato tutti gli artisti che hanno
parlato di sport, dai divertissement di John
Lennon in "Let It Be" all'inno di
Antonellone per la Roma.
SPECIALE ROCK E SPORT,
DA JOHN LENNON A GRAZIE ROMA
di Max Cavassa 
Il 25 aprile 2004 mi vede per la prima volta al via
di una gara podistica, la mezza maratona di
Nizza, 21 chilometri e 100 metri che si dipanano
tra le vie della città vecchia e la celebre Promenade
des Anglais, lungomare maestoso e lunghissimo
che a dispetto della sua bellezza scenografica trasforma
i miei sogni notturni in arsi e ventosi incubi,
facendomi svegliare col fiato corto e la bocca secca.
Gazzelle degli altopiani kenyani, nordafricani
con garanzia 3 anni o 100000 chilometri, inglesi
mai domi, in cerca di ale e stout anche nei rifornimenti,
francesi dalla corsa altezzosa, centinaia
di appassionati italiani che per fortuna
non vengono più da queste parti con lo stesso
animo disperato da proto-emigrante di Jacopo Ortis ma
con il semplice spirito competitivo di un altro Ortis,
di nome Venanzio, ottimo mezzofondista di 25 anni fa:
se tutti loro si voltassero per un momento vedrebbero
là in fondo al gruppo la maglietta di
Kalporz vestire un fiero ronzino al
blando trotto, ritmo kalporziano per eccellenza,
utile al doppio scopo di fare ben memorizzare il logo
al pubblico presente e a consentire un arrivo privo
di bombole d'ossigeno e massaggi cardiaci.
Durante allenamenti in cui non si sa più cosa
pensare per ingannare il tempo è balenata l'idea
di fare un piccolo speciale sul rapporto musica
rock-sport, due mondi che si incontrano con
enorme reciproca fatica. Spremendo
le meningi ho raccolto nei meandri della memoria alcune
flebili tracce di connessione e, per di più,
ho trovato un buon trucco per far passare alcuni chilometri
senza troppo penare.
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Uno special come un gioco, che vorrebbe solleticare
i molti abitanti kalporziani ad aggiungere album,
canzoni o semplici frasi che ineriscano a questo binomio
un po’ inusuale. Infatti, se il gesto atletico di valore
è sovente letto e trasfigurato da nobili penne
della narrativa - pensiamo fra gli altri a Galeano e
Montalban - e da giornalisti di raro gusto letterario
come Mura, Clerici, Fossati o il mai troppo rimpianto
Brera, bisogna ammettere che il fronte musicale
ha sporadicamente degnato di attenzione
questo grande aspetto della socialità contemporanea,
e che quando ciò è accaduto ha raramente
evitato le acque melmose della retorica
a buon mercato. Lampante in tale senso, e nel frattempo
iniziamo la nostra lista di curiosità, è
la profusione di inni, soprattutto calcistici,
richiesti ad alcune star del pop mondiale: qui il connubio
retorica/business è ovviamente altissimo, estrinsecandosi
in imbarazzanti brutture come l'inno a Italia
'90 (una bella botta per la dignità
artistica del duo Bennato-Nannini),
l'urticante ma in qualche modo perfino esilarante "Copa
de la vida" di France '98 (Ricky Martin
al suo apice…), l'hooligana "Football is coming
home" per England '96 commissionata agli onesti
Lightning Seeds di Ian Broudie. Proprio
all'inaugurazione di quegli Europei ricordo Mick
Hucknall (Simply Red) eseguire un'emozionante
"We're in this together", pezzo di buonissima levatura
e dal poderoso crescendo, passionale con gusto.
Proseguendo col calcio - non certo per noblesse oblige
- ecco la malinconia di "Luci a San Siro",
un Vecchioni che forse presagiva future
malinconie arrecategli dalla squadra del cuore, l'Inter.
Da notare il diverso approccio dei vecchi amici De
Gregori-Venditti: il primo scrive un vero capolavoro
di sobrietà e poesia ("La leva calcistica
del '68") mentre Antonello, già pronto
per le geniali imitazioni di Corrado Guzzanti, festeggia
lo storico scudetto della Roma (1983, quarant'anni erano
passati dal primo e ultimo) con la mitica "Grazie
Roma", certamente pomposa, ma anche tenera
e perfino commovente, soprattutto per tutti quei tifosi
che non timbrano il cartellino dello scudetto come Juve
o Milan. A proposito del Diavolo rossonero,
torna in mente una frase di Paolo Conte
in "Sudamerica", "…l'uomo che è
venuto da lontano ha la genialità di uno Schiaffino…",
piccolo e sentito omaggio ad uno dei più grandi
giocatori della storia del calcio, mezzala appunto geniale
del Milan e della nazionale uruguagia, che con un suo
gol (ed un altro della velocissima ala destra Ghiggia,
che poi passerà alla Roma) vinse nel 1950 la
finale del campionato del mondo in Brasile, contro il
Brasile, nel Maracanà pieno di duecentomila spettatori
già convinti di aver vinto: i suicidi ebbero
una tragica impennata nelle ore subito successive alla
partita. Il calcio fa nuovamente capolino in "Dig
it", lista di gente famosa urlata da Lennon
in un divertissement tratto da "Let it be":
l'ultimo citato è Matt Busby
(nella foto), onorato e decorato trainer del
Manchester Utd., profeta del non sempre ottuso "palla
avanti e pedalare". I Kinks, tra le
loro centinaia di bozzetti sull'inglesità, certificano
anche il seguente "…I like my football on the
Saturdays, roastbeef on Sundays, alright!"
("Autumn almanac"): il campionato giocato al sabato
è sempre stata una delle tante anomalie e diversità
della società britannica rispetto alle faccende
del Continente. Restando nella Perfida Albione, come
non citare gli splendidi cori eseguiti dalle
tifoserie, spesso ripresi da traditionals o
da canzoni entrate nell'immaginario popolare: davvero
commovente lo slancio dei Liverpool Kops
quando intonano "You'll never walk alone" e, nei più
alti momenti di orgoglio cittadino, "Ferry cross the
Mersey", tratta dall'hit sessantaquattresco di Gerry
& The Pacemakers. In omaggio al talento
del nostro Zola i tifosi del Chelsea
hanno adattato l'irresistibile "Lola"
dei Kinks, canzone peraltro dall'argomento
transessuale che stride buffamente con l'aspetto tutt'altro
che glam del campione sardo.
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E gli altri sport, c'è rimasto
qualcosa che come al solito non sia stato fagocitato
dal dio calcio? Devo dire che pensando all'argomento
da trattare ho ovviamente tentato di strizzare qualcosa
dal footing, dato che ci sto consumando le suole, ma
gli unici due agganci che sono apparsi ai miei occhi
stanno nella copertina di "Keep moving"
dei Madness, dove quei sei pazzi sprintano
come ossessi su una pista da atletica, e nella musica
di Vangelis che commenta le immagini
rallentate dell'allenamento sulla spiaggia in "Momenti
di gloria": retorico sì, ma non ancora
smaccato o dolciastro. Il ciclismo,
lo sport popolare per eccellenza, la strada come palcoscenico,
ha ispirato un interessante concept album ai teutonici
Kraftwerk e un ritratto assolutamente
geniale di "Bartali" a Paolo
Conte, ritratto di un campione, di un uomo,
di un momento storico irripetibile, di un'Italia battuta
ma non abbattuta.
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Paddy McAloon dei Prefab Sprout dichiara
nel bellissimo album d'esordio "Swoon": "I never
ever played basketball now". Visto il titolo,
direi che con la pallacanestro ci possiamo fermare qui…,
sempre che non si voglia citare qualche celebrità
baskettara NBA impegnata a rimpinguare il conto in banca
con mefitici rap all'acqua di rose (Shaquille O'Neal,
celebrato pivot dei Lakers LA). Il tennis
fa capolino nella filastrocca esotica dei Cream
"Anyone for tennis", mentre l'epopea automobilistica
nostrana viene consacrata dallo straordinario concept
"Automobili" di Lucio Dalla,
coadiuvato dalla presenza di Roberto Roversi, grande
poeta bolognese che in pochi versi fa rivivere la leggenda
della Mille Miglia e del suo più famoso interprete,
Tazio Nuvolari: un virtuoso esempio
di come testi di forte incisività, poetici ed
evocativi si accompagnino a melodie ispirate e mai sopra
le righe. Dalla ritentò anni dopo cercando di
immortalare Senna in "Ayrton", un buon
testo non altrettanto ben servito da note al posto giusto.
Il mio sacchetto di ricordi è ormai vuoto, non
mi rimane che ricordare la grande importanza della musica
techno/house/prog nella fitness
contemporanea. Forse è proprio vero che l'unico
sforzo fisico al quale un vero rocker
può concedersi è quello sessuale,
una competizione alla quale sono stati dedicate migliaia
e migliaia di canzoni, tra il metaforico e l'esplicito,
competizione non distante dall'agonismo sportivo dal
quale si differenzia nell'inusitato obiettivo ideale:
ottenere, su tutto, il pareggio.
Kalporziani, se avete
altri pezzi che parlano di sport da segnalare
scrivete!
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