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Grande
rassegna quella di "Parmajazz Frontiere",
creata dal contrabbassista Roberto Bonati e giunta ormai
alla sua 7° edizione.
Le intenzioni programmatiche sono già chiarite
nel nome: "frontiera" come zona di
confine, limite contemporaneamente esplorato e inesplorato,
luogo sul quale confrontarsi nella proposizione di una
musica che vada al di là di schemi o catalogazioni
predefinite.
Quattro giornate di grande musica, arricchite
da iniziative collaterali (mostre, laboratori
)
di grande interesse.
Si parte (poche righe, che sennò le recensioni
fanno dormire
).
Giovedì 14
URI CAINE (piano solo)
Il
pianista americano ha proposto un concerto piuttosto
intenso, miscelando col suo piano free, riferimenti
classici e, perché no?, una buona dose di spettacolarità
(la mano destra che al termine di una vorticosa scala
ascendente continua a "suonare" al di là
della tastiera, le corde del piano percosse direttamente
dalla mano). Il tutto molto interessante, anche se il
meglio doveva ancora arrivare
Venerdì 15
MOSCOW ART TRIO [ guarda
la fotogallery dell'esibizione ]
Per
il sottoscritto, una grandissima sorpresa: Mikhail Alperin
al piano (immenso), Arkady Shilkloper (corno), Sergey
Starostin (clarinetti e voce) hanno regalato grandi
emozioni. La descrizione degli strumenti è, diciamolo
subito, limitativa: durante la serata sono stati suonati
diversi generi di strumenti a fiato e a percussione,
anche dallo stesso Alperin. Folklore russo, jazz e musica
classica fusi alla perfezione; momenti di profonda introspezione
accanto a esplosioni pirotecniche: questa è l'alchimia
che ha deliziato il pubblico (peraltro colpevolmente
non troppo numeroso). Sul finale, l'assolo al piano
di Alperin mi ha fatto letteralmente drizzare sulla
sedia.
Sabato 16
PEACOCK CRISPELL DUO
C'è
Gary Peacock e lo si vede da subito dal pienone del
Teatro Due. Il suo duo con la pianista Marylin Crispell
(dotata di stile raffinato e molto ricercato, mi ha
ricordato molto quello di Paul Bley) non ha scontentato
di certo. Peacock è sempre grande, e non è
necessario ascoltarlo in trio con Jarrett per capirlo.
Il suo basso, sempre protagonista ma mai invadente,
è fra quelli che hanno fatto storia. E' il vero
erede di Scott La Faro, e con questo si è detto
tutto.
Sabato 16
MUSICA RESERVATA [ guarda
la fotogallery dell'esibizione ]
Il
secondo tempo di sabato è stato per me, subito
dopo il concerto del Moscow Art Trio, la più
grande sorpresa del Festival. Il quartetto sul palco
(Vincenzo Mingiardi alla chitarra elettrica, Michael
Gassmann alla tromba, Roberto Dani alla batteria e lo
stesso Roberto Bonati al basso) hanno prodotto un fluire
quasi continuo di musica improvvisata. Sicuramente è
una jazz (ma ha senso parlare di jazz?) elettrico: la
chitarra di Mingiardi c'è e si sente, e la presenza
della tromba potrebbe ricordare in qualche modo il Miles
Davis ultimo periodo. Tuttavia qui siamo catapultati
nel momento irripetibile dell'impromptu, della vera
e totale improvvisazione, senza le più o meno
solide linee ritmiche di base della musica davisiana.
Un concerto d'atmosfera, certamente il meno "facile"
dell'intera rassegna ma molto coinvolgente. Un plauso
alla batteria di Dani, variegata e onnipresente.
Domenica 17
GIORGIO GASLINI (piano solo)
Ebbene
si lo devo ammettere: l'ultimo concerto me lo sono perso
Chiudere la rassegna parmigiana con colui che, già
negli anni '50, aveva teorizzato la musica "totale",
dev'essere stata sicuramente, ne sono convinto, una
scelta vincente. Mi sono già cosparso il capo
di cenere
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