"Dig, Lazarus, Dig!!!"
(la conferenza stampa di Nick Cave a Milano)
di Piero Merola
Con baffone, smoking ed occhiali scuri parla di mitologia, di Lazzaro, di Houdini, dei Bad Seeds, di Grinderman e di questo nuovo album - in uscita ad inizio marzo - che è pieno di rumore e di gioia.
Quando uno di palchi ne ha calcati a migliaia in quasi trent’anni di carriera musicale, dai sordidi locali punk di Melbourne e Londra, sopravvivendo alla Berlino più tossica di sempre fino al recente approdo nei pettinatissimi teatri di tutto il mondo, la presenza scenica ce l’ha nel sangue.
Così Nick Cave può permettersi di irrompere in smoking nel silenzio della conferenza stampa con un assordante “Hello”, come se la minuscola sala dal nome caraibico dell’hotel milanese ostentatamente votato al culto del design fosse un palcoscenico come gli altri.
Inquietante baffone ereditato dal periodo Grinderman, occhiale scuro indossato solo all’inizio degli interventi di cui si è sbarazzato solo alla fine degli interventi. Perché anche le buone maniere al suo cospetto sembrano perdere consistenza.
E’ solo l’inizio, ci sarebbe da presentare il quattordicesimo capitolo della lunghissima saga al fianco dei Bad Seeds, “Dig, Lazarus, Dig!!!”, ma lui sembra già fremere per divagare.
Sulle ispirazioni del nuovo album. Nulla di particolare. Altre domande? [prima della lunga serie di risate del “pubblico”] In realtà non ho ispirazioni, non conosco l’”ispirazione”. Per me fare musica è come andare in ufficio. Scrivo. Lavoro. E Lazzaro mi è sembrata un’ottima guida. La guida ideale in questo mondo sotterraneo da cui prendono linfa le storie raccontate nel nuovo album.
Sull’efficacia dell’esprimersi mescolando mitologia a riferimenti contemporanei. Indubbiamente prendere personaggi dalla mitologia, quali Lazzaro e Orfeo e rapportarli a vicende del nostro tempo ha un grosso peso. Basta solo il nome per certi aspetti, per dare tutt’un’altra dimensione a livello espressivo. Sicuramente “Scava, Lazzaro, Scava” ha un impatto diverso, che ne so, di “Scava, Giovanni, Scava!” [risate].
Sul legame da lui rintracciato tra Lazzaro e Houdini. Mentre scrivevo il brano (n.b. la titletrack) stavo leggendo la biografia su Houdini del mio amico Larry Slogan che è di New York. Houdini mi affascina come figura perché ha passato buona parte del suo tempo a smascherare chi si spacciava per medium facendo soldi sulle spalle di altre persone che volevano mettersi in contatto con gente scomparsa. Quindi è stata una cosa molto naturale. E’ un personaggio che mi piace molto.
Poi, è stato il primo uomo in terra a dirottare un aereo in Australia, per esempio.
Scommetto che nessuno lo sapeva [risate].
A proposito dell’Australia e del fatto che sia entrato di diritto nella Hall Of Fame degli artisti della sua nazione e le previsioni in riferimento al continuo susseguirsi di celebrazioni e riconoscimenti. E’ molto lusinghevole. Quasi mi fa sentire in imbarazzo.
Sul fatto che il nuovo album possa essere definito un eccellente incidente di percorso. [si legge infatti nelle note redatte dalla casa discografica che Nick aveva in mente tutt’un altro disco, in parte vicino per approccio alla composizione a “Henry’s Dream”].
Davvero? Non lo sapevo. Dove l’avete letto? Dovete sapere che molte delle cose che scrivono le case discografiche sono messe lì a caso. Comunque, tornando al disco, volevamo fare un album guidato da una chitarra acustica anche nelle fasi più aggressive. Da lì il riferimento a “Henry’s Dream”.
Un album aggressivamente gioioso con un un sacco di rumore. Il rumore pieno di gioia.
Sui legami tra il progetto Grinderman e il nuovo disco, visto che si parlava di un Grinderman volume secondo prima dell’annuncio sull’uscita del nuovo album, prevista per i primi giorni di marzo. Grinderman è nato come un progetto a lungo termine che non significherà solo un disco. Stiamo lavorando ora al prossimo.
Gli stessi Bad Seeds non sanno mai come sarà il prossimo album. Non c’è mai il rischio di sedersi sugli allori. E questo ha un impatto notevole sulle nostre produzioni.
Inevitabile giudizio sul film per il quale ha scritto la colonna sonora, “The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford” [di Andrew Dominik con Brad Pitt attore protagonista] . Se è contento del modo in cui è stata trattata la colonna sonora. Io e Warren [Ellis, violinista dei Dirty Three e polistrumentista nei Bad Seeds] abbiamo scritta della musica, anche molto bella per quel film. La maggior parte di essa è finita sul cd della soundtrack. Conferisce un tono di decadenza in molte parti, un’atmosfera ipnotica. Sicuramente però il meglio sta sul disco più che nel film.
A proposito del contributo dei Bad Seeds su questo album. Come al solito è stato molto importante, come dire, il loro input all’interno del disco. “Dig, Lazarus, Dig!!!” per un terzo è stato scritto da me, per un terzo da Warren e per un terzo dagli altri [Mick Harvey, Martyn Casey, Jim Sclavunos, Thomas Wydler, James Johnston and Conway Savane]. Diciamo che più delle altre volte, ho avuto un sacco di materiale e spunti da cui attingere, anche a livello di collaborazione collettiva.
E dell’addio di Blixa. Mi manca? Sì [tono triste, risate]
Se quindi la presenza non è stata bene assorbita. No [segno della croce e sguardo rivolto al cielo, ulteriori risate] . Arriva il mio turno, volevo chiedere qualcosa sui Grinderman, qualcos’altro che mi sfugge. Tutto ovviamente bruciato dai primi interventi..
In che modo si è evoluto l’apporto di Warren Ellis all’interno dei Bad Seeds, dopo l’addio di cui sopra. Quando Blixa ci ha lasciato [si toglie gli occhiali e finge di piangere, ancora risate in platea], visto che era lui ad occuparsi del noise, (o comunque era centrale nelle fasi più rumorose dei pezzi), si è creato un vuoto, uno spazio da riempire nella geometria della band. Quel vuoto è stato riempito da Warren.
Nel rispondermi alla domanda mi perde di vista, l’interprete lo aiuta nell’individuarmi. Vivo momenti per così dire difficili. Nick Cave non è per antonomasia accostabile alla categoria del “primochepassa”. E lo sguardo luciferino che lo accompagna, pur nascosto dagli occhiali scuri non aiuta. Lo incalzo in uno sprazzo di sicurezza.
Anche dal vivo? Si, anche dal vivo ci pensa Warren a fare casino.
A proposito del piano che è stato sempre più o meno centrale nelle sue composizioni. Se l’ha accantonato definitivamente dopo “Grinderman”. O se è stato solo un caso. E’ una scelta squisitamente stilistica. Volevo distanziarmi dal suono degli ultimi quattro o cinque album in cui c’era veramente molto piano non solo nella fase di composizione. Infatti per comporre ho usato la tastiera giocattolo dei miei gemelli di sette anni che ha un unico ritmo di batteria [inedita onomatopea “buch buch” da electro-house] e un unico suono di tastiera [risparmio l’onomatopea, si pensi a un suono simile a un nitrito].
E’ stato molto stimolante perché era uno strumento veramente nuovo con cui non avevo la minima familiarità.
La scelta dello studio, l’Ark Studio di Londra. E’ stata una scelta di Nick Launay, il produttore. A me, però, personalmente piace molto perché ha una buona strumentazione analogica.
Il ricordo, a distanza di dieci anni del disco della svolta-crooner, “The Boatman’s Call”. E il suo rapporto con uno degli album che più ha diviso la critica. E’ un album molto buono, non il mio preferito. Non lo ascolto troppo volentieri. Forse perché ha tra i protagonisti troppi personaggi femminili che farei a meno di rievocare. Sul preferito ovviamente non si sbilancia “They’re all good”.
Se da ventenne si immaginasse o meno un disco come questo varcata la soglia dei cinquant’anni. Non pensavo di arrivare a 50 anni. E’ stato solo un incidente di percorso.
A cinquant’anni, in definitiva, cos’è cambiato nel suo modo di fare musica.
I testi sono certamente più arrabbiati, ma è tutto più giocoso, più ludico.
Particolarmente votato al faceto più che al serio, incalza quella che l’imbonitore (The Carny) ormai vede come una platea da intrattenere
“Non avete qualche domanda più personale, magari sulla vita mia privata?”
E allora…sul connazionale Heath Ledger appena scomparso. Non lo conoscevo, ma è una storia molto triste.
Se è vero che ha cercato di scrivere il seguito di “The Gladiator”. L’ho scritto, un vero capolavoro. Peccato che sia finito nel cestino dello studio di Ridley Scott.
Se qualcuno gli ha mai proposto di recitare in un film. Sì, ma non ho mai accettato. E’ un lavoro estremamente noioso. Non mi ha mai attratto. Sui segreti della fecondità cinematografica. Sono fecondo perché è il momento, io in realtà lavoro sempre. Semplicemente mi stanno venendo delle idee buone in testa. Se dopo la recente esperienza in “The Proposition” [film da lui scritto e per il quale ha curato colonna sonora sempre con Warren Ellis,diretto da John Hillcoat e insignito del premio Gucci alla Mostra di Venezia] sta lavorando a un romanzo, o una sceneggiatura. Penso che mi dedicherò prima di tutto a un romanzo.
Ma sarà completamente diverso da “And the Ass Saw the Angel” [lo splendido e inquietante “E l’asina vide l’angelo”, primo e, sinora, unico romanzo di Nick Cave risalente al 1989].
E la promessa. Non è stato ancora annunciato nulla, ma verremo a suonare in Italia a maggio.