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SPECIALE MEETING DELLE ETICHETTE INDIPENDENTI 2002

Faenza (RA), 22-24 novembre 2002
a cura di Daniele Paletta

 
Venerdì 22 novembre - Anteprima Mei
Concerti di Nada, Claudio Lolli e il Parto delle nuvole pesanti, la Quarta Via, Bianca, Laura Mars, la Scorribanda, Mer, Les Anarchistes

Sabato 23 novembre
Incontri con Giulio Casale e Manuel Agnelli. Videoclip di "Gesù" di Nada per la regia di Citto Maselli. La videografia degli Estra. Troppe chitarre non passano in radio. Il Cielo sopra Baghdad

MEI Day
Concerto di Bisca, Têtes de Bois, Valentina dorme, 24 Grana, Perturbazióne, Giulio Casale, Marco Parente, Feel Good Productions, Afterhours

Domenica 24 novembre
Concerti di Jont, Endura, Madrigali Magri, Marilù Lorén, Caravane De Ville, Paola Turci, Lara Martelli, Fiamma, Beati Paoli, Davide Van De Sfroos, Parto delle Nuvole Pesanti, Rosaluna, Bandabardò.
 
Sesta edizione del Meeting delle Etichette Indipendenti, e prima opportunità per me di parteciparvi, da spettatore. Tre giorni di concerti, interviste, piccole band emergenti, discografici gentilissimi e altri decisamente meno accomodanti, piadine di plastica, video, cortometraggi, premiazioni, dibattiti. Questo che segue è un racconto di come è andata.
Buona lettura.

VENERDI' 22 NOVEMBRE - ANTEPRIMA MEI
Il MEI parte con un'anteprima organizzata da Storie di Note, una delle poche etichette nazionali impegnate a cercare nuove prospettive per la canzone d'autore. Una serata-evento, davanti a un pubblico non numerosissimo, nella quale si sono alternate realtà già affermate del nostro cantautorato ad alcuni dei gruppi vincitori del concorso "Storie d'autore": dagli oltre 250 demo arrivati negli uffici di Storie di Note, e da una prima selezione di 110 gruppi, sono stati proclamati i 12 vincitori, le cui canzoni faranno parte di un cd che sarà pubblicato il prossimo anno.

Dopo che i livornesi La Quarta Via danno inizio alla serata con un omaggio a Pierangelo Bertoli; viene il momento di quattro dei 12 vincitori del concorso "Storie d'autore", inevitabilmente chiamati ad esibirsi a organico ridotto: la prima a salire sul palco è Bianca, che già può vantare nel curriculum una partecipazione al Premio Ciampi e l'aver aperto un concerto di Battiato: le sue filastrocche sono piuttosto originali, ma è indubbio che un po' di modestia le farebbe bene; seguono i parmigiani La Scorribanda, ottimi testi e una voce caldissima che ricorda Gianmaria Testa; i reggiani Laura Mars sono, nel lotto, i più convincenti: oltre a liriche molto poetiche, la cantante ha davvero una gran voce e una capacità di tenere il palco da vera professionista.

È a questo punto che la serata decolla: sul palco sale Claudio Lolli, accompagnato da Il Parto delle Nuvole Pesanti, per riproporre interamente quella che è una delle pietre miliari della nostra canzone d'autore, "Ho visto anche gli zingari felici". Quaranta minuti di pura poesia, impegno e musica bellissima, anche grazie alla carica che la vulcanica band calabrese mette nell'esecuzione…dove troverà tutta quell'energia il saxofonista?

L'esibizione è stata registrata, e presto ne sarà ricavato un cd: il mio consiglio, fin d'ora, è di prepararsi ad acquistarlo. Un pezzo di storia della musica italiana, straordinariamente vitale anche dopo 27 anni dalla pubblicazione.

Sfortunato per aver dovuto suonare subito dopo quest'esibizione, il genovese Mer, ultimo a suonare delle quattro band del concorso "Storie d'autore", non lascia alcun ricordo.

Come vecchi amici che a volte si ritrovano, si riforma per l'occasione il Nada Trio: la cantante toscana rilegge, con l'aiuto di Fausto Mesolella e di Ferruccio Spinetta degli Avion Travel, tre pezzi dello splendido "L'amore è fortissimo e il corpo no", oltre a quella "Guardami negli occhi" presentata (per sbaglio?) qualche anno fa a Sanremo, e regala brividi con una magnifica cover di "Venezia Istanbul" di Battiato.

Chiude la serata un gruppo di Carrara, Les Anarchistes, band nata per incidere canti della tradizione anarchica riletti in chiave rock.
Un'ottima anteprima dei forsennati e caotici due giorni che sono seguiti…

SABATO 23
la prima cosa che s'impone è di dimenticare subito l'atmosfera rilassata e le poche persone in giro per il teatro tenda della sera precedente.

Arrivo verso le 16, e c'è gente ovunque, tutti ti fermano e tentano di allungarti il loro demo, molti sono lì per l'attesissimo concerto delle 19. Tutt'intorno dibattiti, premiazioni e showcase si susseguono senza sosta; grazie al cielo nessun artista si atteggia da star e tutti girano per gli stand (capita anche di fare figure pietose…per esempio, il sottoscritto è quasi andato a sbattere contro Giulio Casale degli Estra, per poi mettersi a fissarlo con espressione ebete pensando: "Questo qua lo conosco…").

Manuel Agnelli viene assalito in continuazione da gente che allunga demo e gli fa complimenti, mentre un trio di ragazzine (scena tragicomica) lo segue ovunque, dandosi di gomito e squittendo frasi tipo "Lo seguiamo?" "No,dai…" "Dio, com'è bello!" e altre amenità.

Inizio con un giro tra gli stand, e ci sono davvero tutti: etichette indipendenti, giornali, radio. Molto bello lo spazio che riuniva le etichette distribuite da Audioglobe, con un'angolo riservato alle esibizioni dei propri artisti. Dopo un paio d'ore passate a importunare discografici con Luca, mi sposto nella stanza video, dove trasmettono un corto che ha fatto da videoclip a "Gesù" di Nada, per la regia di Citto Maselli: come la canzone, anche questo cortometraggio è duro, crudo, le immagini della cantante che, sola, si aggira per le vie di una città caotica tra una massa indistinta di persone alternate a scene di pestaggi avvenuti durante il G8 l'anno scorso a Genova. Poco prima del corto, Nada e il regista si intervistano a vicenda, e dicono di non aver fatto un video politico, ma un cortometraggio sulla solitudine e sulla violenza, in linea con il testo della canzone. Un bellissimo video, ma qualcuno mi potrebbe gentilmente spiegare il motivo per cui non è MAI stato passato in TV?

La stessa domanda, anche se per altre ragioni (senz'altro non politiche), mi è tornata sulle labbra poco dopo, quando assisto alla proiezione della videografia degli Estra. Stavolta riconosco Estremo e Abe al primo colpo (applausi, grazie)…
La qualità dei loro video è decisamente sopra la media delle schifezze che passano su MTV: i loro vecchi videoclip sono girati da registi importanti (Alessandra Pescetta, per dirne uno) e giocano con le ambientazioni ed i rimandi cinematografici (splendidi "Miele" e "Vieni", mentre "Risveglio" è uno dei pochi clip che mostra un concerto a rivelarsi interessante, complice anche la scelta del bianco e nero); i video realizzati per "Tunnel supermarket", escluso quello di "Sei così semplice" girato in Marocco, scelgono invece di sperimentare le nuove possibilità offerte dalla tecnologia, esplorando le tecniche di animazione digitale ("Sacrale"), di animazione di oggetti ("Minimo", con la regia dal chitarrista Abe) e di cartoon ("Perché?!"). Ancora una volta mi domando perché certa ottima musica e certi video così belli e curati non trovino spazio nei palinsesti…possibile che, a parte rarissime eccezioni, il rock non riesca ancora a godere dell'attenzione che merita?

Uno stralcio di dibattito sentito poco prima mi aveva gelato: uno dei responsabili di "Hobo", che va in onda su Radio 1, aveva affermato, disgustato per come vanno queste cose, che certi brani non possono entrare in programmazione perché hanno troppe chitarre; il suono della chitarra sarebbe percepito dall'ascoltatore medio come troppo aggressivo,e di conseguenza lo indurrebbe a cambiare canale. Questa è la ragione del proliferare delle schifezze che purtroppo si ascoltano.

Mi riprendo, e assisto alla proiezione del mediometraggio "Il cielo sopra Baghdad", testimonianza dei giorni trascorsi nella capitale irachena da un gruppo di artisti italiani. Immagini importanti, a testimoniare come popoli diversi possano essere accomunati dall'arte. Piccole istantanee mi rimangono impresse nella memoria: i musicisti del Parto delle Nuvole Pesanti si mettono a suonare in strada e la folla si mette a danzare, bambini e uomini che riempiono lo stadio per andare ad ascoltare il concerto di artisti italiani e iracheni riuniti per suonare insieme. Grazie al cielo non tutti sono d'accordo con questa guerra, e anche per merito di questo progetto ora lo sa anche qualcuno in Iraq.

MEI DAY
Esco dalla sala conferenze, ed è già l'ora del concerto principale. Arrivo nel tendono giusto in tempo per vedere i Bisca che scendono dal palco, mentre dall'altra parte iniziano ad esibirsi i Têtes de Bois: li conoscono in pochi, ma molti rimangono a bocca aperta davanti alla semplicità e all'eleganza con cui riadattano le canzoni del grande poeta anarchico Leo Ferrè. Il pubblico si fa ammaliare dal loro suono morbido, debitore tanto al jazz quanto alla chanson française; il loro "Ferrè, l'amore e la rivolta" è una delle cose più belle uscite quest'anno, e potrebbe davvero far innamorare i fan di Paolo Conte o di Vinicio Capossela.

Dopo il combo romano, salgono sul palco i Valentinadorme, a cui viene consegnato il premio "Fuori dal Mucchio" per il miglior album d'esordio, "Capellirame"; visibilmente emozionati e caricati dal riconoscimento, i quattro veneti regalano un quarto d'ora intensissimo, sicuramente uno dei momenti più belli della serata. La loro poesia è elettrica e nervosa, tra pause melodiche e squarci di rumore: come innestare le liriche di De André sulla musica dei Sonic Youth. Davvero una bellissima sorpresa.

Un po' sottotono l'esibizione dei 24 Grana, mentre sono stati veramente emozionanti i torinesi Perturbazióne: le loro sono canzoni nel senso vero e proprio della parola, musica pop come non in molti sono capaci di suonare, specialmente nell'underground italiano. Divertenti e leggeri, ma anche malinconici, con un'eleganza immensa: la loro "Agosto" mi si è davvero impressa nella mente, e non vuole saperne di andarsene. Una grande scoperta, almeno per il sottoscritto che non li conosceva.

Dall'incanto allo sconforto, si passa a Bugo: senza dubbio è divertente, ma dire che la sua musica è ben suonata o di qualità mi sembra decisamente un azzardo. Sinceramente non capisco né tutto questo clamore dei media né il pubblico in adorazione. Mah.
Giorgio Canali regala la solita aggressione sonica, per un quarto d'ora di distorsioni e urla assordanti: ottimo, anche da solista. Venero la sua chitarra disturbata, non c'è niente da fare.

Giulio Casale, in momentanea (?) fuga dagli Estra, abbassa il volume e si presenta accompagnandosi solo con una chitarra acustica: c'è tempo per un inedito ("La strada") incluso nel suo cd solista, poi regala una grandissima versione di "Sacrale" e una cover, da brividi, di "Hallelujah" del compianto Jeff Buckley. L'ovazione del pubblico è scontata. E meritatissima.

Marco Parente, uno degli artisti più attesi, almeno dal sottoscritto, delude un po': sicuramente la sua stupenda musica ha bisogno di spazi un po' più intimi per farsi apprezzare, ma il modo in cui sta sul palco lascia una fastidiosa sensazione di intellettualismo forzato; sembra quasi che non voglia fare la minima concessione al pubblico, e tende davvero ad esagerare.

Faccio prendere una pausa alle mie orecchie durante l'esibizione dance fighetta dei Feel Good Productions, e rientro per il concerto degli Afterhours. Mi avevano deluso parecchio l'ultima volta che li avevo visti dal vivo, ed ero un po' scettico. Beh, Manuel e soci spazzano via i miei dubbi in pochissimo tempo: scaletta rivoluzionata (hanno persino suonato "Mio fratello è figlio unico" e una stupenda versione riarrangiata di "Strategie") , nessun brano da "Hai paura del buio?", una cattiveria inaudita. Un concerto perfetto, uno dei più belli visti quest'anno. E mi fa re-innamorare degli Afterhours.
Un interminabile sabato di musica, finito davvero nel migliore dei modi.



DOMENICA 24
La giornata di sole è troppo bella per chiudersi dentro gli stand della Fiera di Faenza… decido di prendermi la mattina libera e di arrivare al MEI verso le 16. Appena entrato, volo verso lo stand di CYC Promotions,dove ho un appuntamento per l'intervista a Fiamma. Scopro così che nello spazio delle etichette distribuite da Audioglobe c'è una serie di concerti molto più interessante che sul palco principale, almeno per il pomeriggio.

Purtroppo faccio in tempo solo a sentire Jont, inglese con una bellissima voce, molto simile come atmosfere e vocalità ai Coldplay meno malinconici; si susseguono Endura, Madrigali Magri, Marilù Lorén, Caravane De Ville e altri, ma non riuscirò a sentire quasi niente di tutto questo, dato che sono impegnato a inseguire Beatrice di CYC Promotions che insegue Fiamma per l'intervista.
Alla fine tutto si risolve, e la brava cantante reggiana mi concede qualche minuto per chiacchierare dei suoi inizi e del suo nuovo disco, "Contatto".

Finisco appena in tempo per correre verso il palco principale ed essere piacevolmente sorpreso da Paola Turci. Ebbene sì: anche se non l'avrei mai creduto possibile la cantautrice ha sfoderato un buon set, decisamente elettrico, lontano dal pop da classifica trito e ritrito a cui credevo si fosse dedicata. Non è niente male, ogni tanto, vedere un'esibizione che ti cancella i pregiudizi.

Un'altra donna rock sale sul palco poco dopo: è la bella Lara Martelli, tornata dopo sei anni con un nuovo disco, "Orchidea porpora". Un suono volutamente aggressivo, forse anche troppo, in cui le chitarre sempre tirate allo spasimo sembrano soffocare la bella voce e le liriche di Lara. Comunque una bella prova.
Mi sposto dal palco centrale, e vado verso il palco acustico, dove avrebbe dovuto esibirsi Fiamma. Il guaio di questo spazio, però, è che chiunque poteva prendere in mano una chitarra ed esibirsi un poco: così dalle 18 lo showcase che attendevo slitta fino alle 19.30.

Attendo con pazienza, insultando mentalmente i malcapitati che salivano sul palco nell'indifferenza generale. Mentre aspetto, vedo un'altra brutta scena: arriva un personaggio peloso seguito da uno sciame di gente con un foglietto e una penna in mano. Il personaggio peloso sta parlando al cellulare, mentre un povero venditore di chitarre tenta di convincerlo della bontà del suono di una Grestch (o forse stava spiegandogli come suonarla? Mah…). Ah: il Divo in questione è Piero Pelù, misteriosamente in testa alle classifiche con i suoi "nuovi" grugniti. Non c'è che dire: dopo averlo visto da vicino e averne ammirato le pose da primadonna, la mia stima già bassa nei suoi confronti scende allo zero.

Finalmente Fiamma sale sul palco, e lascia tutti a bocca aperta. E' bella la sua elettronica, è intima, è discreta; la sua voce passa senza sforzo dal sussurro al grido, e riporta alla mente Björk (vorrei ci si rendesse conto dell'enormità del paragone), ma anche Antonella Ruggiero.

E' ora di cena, e mi lancio su una piadina di plastica ("Signora! Ho detto una piadina AL CRUDO, non una piadina CRUDA!"). Mi aspetta il concerto finale, aperto da una parata interminabile di gruppi minori davvero difficili da sopportare. Il primo nome importante è quello dei Luciferme, ma anche nel loro caso la qualità del live lascia a desiderare, complici anche evidenti problemi di suono. Tutto piatto, tutto da dimenticare? Grazie al cielo, no.

Gli ultimi tre concerti mi riconciliano col mondo: prima i Beati Paoli rileggono la musica tradizionale siciliana in chiave rock; poi Davide Van De Sfroos raccoglie membri del Parto delle Nuvole Pesanti e dei Rosaluna e fa aprire le danze, divertendosi e divertendo; infine la Bandabardò scatena il solito putiferio davanti ad un pubblico in adorazione.La loro bellissima "Vento in faccia" chiude la serata e l'intera manifestazione, lasciandomi esausto per tre giorni di concerti, ma assolutamente entusiasta di esserci stato.

Mi ha impressionato la quantità di persone viste in questo fine settimana, il numero enorme di ragazzi e di band che provano a dire la loro nell'ambito del rock italiano: la maggior parte di loro non ha molto di originale o di nuovo da dire (ma lo stesso discorso vale anche per nomi molto più blasonati), ma sopra una base di gruppi prescindibili esiste un movimento vero. Ci sono nomi che sono degni di competere con le migliori band straniere, e sarebbe il caso che tutti se ne rendessero conto. È il momento di scrollarsi di dosso un complesso d'inferiorità e un'esterofilia che non ha davvero più ragione di esistere. E manifestazioni come il MEI non sono che il primo, importantissimo passo.

Siti web
www.rockit.it/meeting
 
(28 novembre 2002)


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