Fabio Varini
DISCHI TOP
MR LIF I heard it today
Mister Lif è uscito dalla Def Jux e a mio parere la cosa gli ha giovato. Avrà perso un po’ quell’alone innovativo che circondava le uscite dell’etichetta newyorchese, ma non è che utilizzo l’imperfetto a caso, quindi avete già capito. Il suo terzo disco solista è bello solido e contiene un pezzato come What about us? che a me piace moltissimo.
DOOM Born like this
Dunque: avete presente quando uno è troppo bravo? Del tipo che gli altri si sbattono per fare le cose e sudano lacrime di sangue per avvicinarsi alla perfezione e il risultato non è nemmeno male, poi arriva lui e tira giù due robe svogliato e mezzo sbronzo e dà comunque la puzza al resto dell’umanità. Born like this è probabilmente il disco peggiore del signor Dumile, un’accozzaglia di scarti di lavori passati e abbozzi di quelli futuri e brevi istanti ispirati del presente. Ciononostante va sul podio dell’anno per metriche, genio e produzioni (altrui).
RAEKWON Only built for Cuban linx pt.2
Il Wu Tang Clan è già nella leggenda. Fatto sta che negli ultimi dieci anni non è riuscito a tirare fuori nulla di paragonabile alle pietre miliari del passato. OB4CL2 non è un pezzo di codice fiscale ma l’acronimo del secondo disco solista di Raekwon, che sembra aver riportato indietro le lancette di qualche anno senza però apparire vecchio e superato. E il singolo House of flying daggers ha probabilmente il video più bello del decennio.
DISCHI BUONI
MARCO POLO E TORAE Double barrel
Marco Polo è un produttore canadese il cui nome spinge a battutine facili su Cina, viaggi e milioni che lascio volentieri ad altri. Il suo lavoro lo sa fare, è un tradizionalista del suono di New York che non sconvolgerà i canoni musicali del nuovo millennio ma a me, che sono un conservatore illuminato, continua a piacere. Torae, il rapper di NY che ne parola le musiche, non è un cane ma mi aggrada già meno.
FABIO MUSTA Passport
Un talentuoso produttore casertano si prende su e va nella Grande Mela, dove sforna basi per un plotone di m.c. stracazzuti tra cui qualche idolo di gioventù, confezionando un disco più che degno. Non è la trama di un film di Capra ma la storia di Fabio Musta, cui vanno i miei più sentiti props.
EMINEM Relapse
Già recensito dal Bardelli, il disco del ritorno del biondo platinato di Detroit è una piacevole sorpresa. Eminem ha ripreso a scrivere come una volta, abbandonando il flow da metadone che ne aveva macchiato le ultime discese. Le basi non mi fanno impazzire ma il genio caustico e il metro genialoide ci sono ancora. Che abbia perso tutta la sua street credibilità negli ultimi giorni, quando Elton John ha dichiarato che lo sta aiutando a uscire dalla tossicodipendenza, è un altro paio di maniche: Brittany Murphy (coprotagonista di 8 Mile) se la starà sghignazzando, ovunque ella sia in questo momento.
DISCHI POTENZIALMENTE INCREDIBILI MA CHE NON HO ASCOLTATO BENE
BLAKROC Blakroc
La storia dovrebbe essere questa: The Black Keys è una band dell’Ohio che fa blues-rock e che io non conosco. Ma io sono un ignorantone che ascolta solo rap e la cosa non sorprende nessuno: se però nemmeno i miei amici musicisti e musicofili e tironi la conoscono, allora il gruppo deve essere per forza abbastanza underground. Damon Dash, cofondatore della Rocafella di Jay Z ed ex produttore hip hop, il quale aveva ai tempi un’impronta così tamarra da far arrossire gli zingari che mettono su la musica agli autoscontri, s’innamora follemente di questo gruppo e decide di organizzare una collabo hip hop con alcuni fra i rapper più quotati del pianeta: gente tipo Mos Def, Pharoahe Monch, Raekwon, RZA, Billy Danz, eccetera…
Il risultato mi sembra più che degno: il groove c’è, l’impronta del gruppo strumentale anche, il rap è ispirato. Da considerare.
FINALE A pipe dream and a promise
Ho già elogiato la scena di Detroit nella classifica della stagione passata. Mi devo ripetere: in questo caso l’m.c. portato alla ribalta dalle produzioni di Dilla e Black Milk è tale Finale, dotato di flow scorrevole e gradevole e piuttosto dotato anche a livello di liriche e contenuti. Questa l’impressione dopo alcuni ascolti superficiali: ma ad avermi flashato sono indubbiamente le produzioni, di livello alto, altissimo, assoluto. Detroit ha un suono suo, come New York e Los Angeles. Mica cazzi.
DISCO DELUSIONE
METHOD E REDMAN Blackout pt.2
Il concerto di Bologna è stato all’altezza delle aspettative. Ma il disco fa veramente schifo, e anche se me l’aspettavo non è che la cosa mi fa girare meno le balle. Avete presente quando due sono troppo bravi ma così menefreghisti da riuscire a sprecare una dose di talento che sfamerebbe qualsiasi paese del terzo mondo artistico? Ecco. La cosa che mi fa andare nei matti è che alla fine interessa più me che loro, probabilmente.
DISCO SALTATO PER CAUSE CHE SOLO NELL’HIP HOP
RANDOM AXE
Random Axe è un progetto che vede alle macchine il sopracitato Black Milk e al microfono lo scoppiettante duo composto da Guilty Simpson e Sean Price. Tale chicca doveva uscire nel corso dell’anno appena bruciato, come avevano strombazzato i tre in più di un’occasione. Ora, il mondo (e in particolare quello dell’hip hop) è pieno di progetti che slittano, vengono posticipati, cancellati o addirittura smentiti. L’epitome del fenomeno, per quanto riguarda il rap, è Detox di Dr.Dre: il terzo disco del produttore losangelino è in coming soon dal 2000 e credo che rimarrà in quel limbo ancora per un po’; nel mondo del rock si potrebbe parlare di Chinese democracy dei Guns N’ Roses, la cui gestazione durata tre lustri è servita a partorire (da quanto mi sembra di aver capito) una solenne stronzata.
Quindi a basirmi non è la mancata uscita del tutto quanto le motivazioni che hanno portato al ritardo: praticamente Black Milk aveva le basi sul computer che poi è crashato, imploso, morto, scomparso; Sean Price aveva tutti i testi sul telefonino e ne ha comprato un modello nuovo e mentre li trasferiva da un apparecchio all’altro deve aver schiacciato un tasto per sbaglio, maledizione, perché ha perso tutto quello che ha scritto.
La cosa che mi tranquillizza è che io mi sono incazzato, quando ho saputo, ma immagino molto meno di Guilty.
LETTERINA A SANTA
Caro Babbo Natale,
l’anno scorso ti avevo chiesto un concerto di Method e Redman nei pressi di casa mia e li hai portati a Bologna; segni di vita da parte dei Foreign Beggars e hanno fatto un album (per quanto non incredibile, da quanto ho sentito); notizie su R.A. the Rugged Man ed ecco il tour europeo che nei prossimi mesi farà tappa in Italia; un disco di DOOM e mi hai accontentato.
A questo punto devo calibrare molto bene le mie richieste per il 2010. La faccio breve: vorrei un segno tangibile che l’hip hop non è in quello stato di decadimento verticale e irreversibile che sembra attraversare. Fammi uscire il disco dei Reflection Eternal e il nuovo Madvillainy. Se ti avanza del tempo e non ti sembra una richiesta frivola e inattuabile, riempi di figa e soldi me e tutti i kalporziani. Per la pace nel mondo ci sentiamo l’anno prossimo.
Con affetto,
Fabio
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