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MA2008
MUSIKÀL! AWARDS 2008

Francesco Giordani

Top Ten delle uscite più significative:

1. Elbow, “The Seldom Seen Kid”
Un disco-città, un disco-mondo, come le utopie urbanistico-architettoniche di Antonio Sant’Elia o le cartografie deliranti di Etiene-Louis Boullèe. Una miniatura di miniature, una “wunderkammer” scavata nel retrobottega segreto dei nostri pensieri, piena di dotti paradossi stilistici e volti interessanti con cui fermarsi a chiacchierare del Nulla, più o meno.
Spero prima o poi di vivere una giornata intensa come questo disco.

2. Shearwater, “Rook”
Questo disco somiglia davvero ad un binario morto che si sfalda nel fitto delle sterpaglie fino a sparire. Un treno fantasma di anime orfane lo percorre al suono delle canzoni più tristi del mondo, sovrastato da uno stormo di corvi neri come l’inchiostro di una boccetta rovesciata sulla notte. Prendete quel treno e forse vedrete il volto di un Dio piangente.
Per liberare la bellezza di queste canzoni bisogna credere nella loro esistenza invisibile, come Indiana Jones, bisogna buttarsi su questo ponte che non esiste e imparare a camminare “su quello che non c’è”.
Il miglior disco cimiteriale dell’anno, un requiem senza requie.

3. Fleet Foxes, “Fleet Foxes
Sono poco più che ventenni, eppure hanno la faccia corrugata e frondosa di querce secolari. La loro musica è proprio questo: il diario di una foresta, il testamento di un mondo vegetale che si promette al suo destino. La sapienza millenaria dello scricchiolio di legni senza tempo ha sussurrato a questi trapper il segreto di canzoni che non passeranno. Occorre seguirle come orme di cervo nella neve. Per perdere la strada e arrivare dove davvero si voleva andare. Per tornare a casa.

4. Paul Weller, “22 Dreams
La mano di Paul Weller è, dopo Anselmo d’Aosta, la quinta prova ontologica dell’esistenza di un Dio (del pop), poche storie. Il fatto che nessuno ci creda più è la prova che la nostra è un’epoca segnata dalla rimozione radicale e violenta del sacro. Ma Weller non si dispera, edifica anzi un Castello, un Palazzo labirintico di canzoni, una immensa zikkurat con magnifici giardini pensili in cui poter ammirare una piccola enciclopedia della musica moderna condensata in ventuno affreschi. Una Muraglia Cinese di melodie e chitarre per difendersi dall’alito corrosivo del tempo.

5. Portishead, “Third
La migliore descrizione di questo disco è il silenzio. L’impressione che dà è quella di svegliarsi in un cinema devastato e fumante dopo il bombardamento di una pattuglia della Raf su Berlino. Bello e straziante come aggirarsi in una città sconosciuta e completamente disabitata dopo aver perso la memoria. L’ultima parola su questo disco spetta alla parola che non siete ancora riusciti a dire.

6. Cold War Kids, “Loyalty To Loyalty”
Alcool e preghiere. Crocefissi e cocci di bottiglie di bourbon andate in frantumi come tutti i sogni di una giovinezza tradita. Questo disco ha la potenza e la disperazione della bestemmia di un prete spretato o del pianto peccaminoso di una prostituta mistica.

7. Tv On The Radio, “Dear Science
I Tv On The Radio hanno scritto una lettera alla scienza. Il loro suono si raffredda e si ramifica attraverso protesi e prolungamenti biomeccanici. Ma l’anima non viene disertata. L’anima rimane soul, fedele alla sua etimologia, al suo alfabeto istintuale. Un mantice di melodie Motown malleabili e camaleontiche come un T1000 con il volto (e la voce) di Marvin Gay. Anche i concetti (e i congegni) più astratti non sono altro che metafore di sentimenti eterni.

8. The Last Shadow Puppets, “The Age Of The Understatement”
Alex Turner ha deciso di diventare vecchio. Ha finito così con lo scrivere un disco che non invecchierà mai, che resterà per sempre giovane (a differenza della sua collezione di Scimmie Artiche, ormai poco più che bestie impagliate da dare in pasto alla polvere di musei poco frequentati). La melodica silhouette di timide bagnanti in fiore accarezzata (anzi: spiata) dal pennino infallibile di un’orchestra odorosa e maliziosamente impudente. Se esiste un’ambientazione pittorica per questo disco, essa è incastrata tra le traiettorie delle ballerine di Degas e le voluttà tardo pomeridiane di Gaugin.

9. MGMT, “Oracular Spectacular”
La più grande truffa mediatica di quest’anno. La storia di due incapaci di successo. La musica ciarliera e puttaneggiante di due abilissimi impostori. Raccontando le loro freakerìe di donne barbute e gatti a tre teste ci hanno venduto la fontana di Trevi e non ce ne siamo neanche accorti. Anzi: ci siamo divertiti.

10, Vampire Weekend, “Vampire Weekend
Anche la world music si prende le sue rivincite e lo fa nel modo che non ti aspetti. Sangue newyorchese non mente, del resto. Sono quattro ragazzi bianchi e si lasciano colonizzare dall’Africa come meglio non potrebbero. A vincere alla fine è sempre l’odiato/ amato rock, com’era prevedibile, ma resta una manciata di canzoni buone per mantenere quello sguardo studentesco (universitario), spalancato e vigile sul mondo, pronto a prendere appunti disordinati sulla sua caotica bellezza, capace di lasciarsi andare alla danza poetica di razze e culture intrecciate fra loro, in una commistione virtuosa e inestricabile di racconti che non nessuno sa più, a questo punto, chi ha iniziato a raccontare.


Altre uscite significative:

11. Deerhunter, “Microcastle”

12. Glasvegas, “Glasvegas”

13. Wild Beasts, “Limbo Panto”

14. White Denim, “Workout Holiday”

15. Foals, “Antidotes”

16. Titus Andronicus, “The Airing Of Grievances”

17. Department Of Eagles, “In Ear Park”

18. Pete And The Pirates, “Little Death”

19. Beck, “The Modern Guilt

20. Aliens, “Luna”

21. All The Saints, “Fire On Corridor X

22. Gnarls Barkley, “The Odd Couple

23. Walkmen, “You & Me”

24. Duffy, “Rockferry”

25. Mistery Jets, “21”

26. Vivian Girls, “Vivian Girls”

27. No Age, “Nouns”

28. Times New Viking, “Rip It Off”

29. Oasis, “Dig Out Your Soul!

30. Verve, “Forth”

31. Sigur Ros, “Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust

32. Islands, “Arm’s Way”

33. Parenthetical Girls, “Entanglements”

34. Ruby Suns, “Sea Lion”

35. Evangelicals, “The Evening Descends”

36. Crystal Slits, “Alight Of Night”

37. Dodos, “Visiter”

38. Manhattan Love Suicides, “Burn Out Landscape”

39. {{{Sunset}}}, “Bright Blue Dream”

40. Yacht, “I Believe In Your Magic Is Real”



Top Ten delle migliori uscite italiane:

1. Paolo Benvegnù, “Le Labbra”

2. Offlaga Disco Pax, “Bachelite

3. Baustelle, “Amen

4. Le luci della centrale elettrica, “Canzoni Da Spiaggia Deturpata

5. Samuel Katarro, “Beach Party

6. Mojomatics, “Don’t Pretend That You Know Me”

7. Afterhours, “I Milanesi Ammazzano Il Sabato

8. The Niro, “The Niro”

9. Le Man Avec le Lunettes, “Plaskplaskabombelibom

10. Zabriski, “Northside Highway

Peggiori uscite discografiche (in ordine sparso):

1. Guillemots, “Red”

2. Kings Of Leon, “Only By The Night”

3. Travis, “Ode To J. Smith”

4. Kooks, “Konk

5. Guns’n’Roses, “Chinese Democracy”

6. Metallica, “Death Magnetic”

7. We Are Scientists, “ Brain Thrust Mastery”

8. Fratellis, “Here We stand”

9. Pigeon Detectives, “Emergency”

10. Weezer, “The Red Album

 

Canzoni o motivi che, per varie ragioni, hanno caratterizzato questo 2008:

1. MGMT, “Time To Pretend”

2. TV On The Radio, “Golden Age”

3. The Last Shadow Puppets, “Standing Next To Me”

4. Kings Of Leon, “Sex On Fire”

5. Bloc Party, “Mercury”

6. Weezer, “Porks And Beans”

7. Vampire Weekend, “Mansard Roof”

8. Oasis, “The Shock Of The Lightening”

9. Hot Chip, “Ready For The Floor”

10. Hercules And Love Affair, “Blind”

11. Towers Of London, “Naked On The Dancefloor”

12. Killers, “Human”

13. Late Of The Pier, “Space And The Woods”

14. Yeti, “Don’t Go Back To The One You Love”

15. Black Angels, “Doves”

16. Baustelle, “Charlie Fa Surf”

17. Il Genio, “Pop Porno”

18. Ting Tings, “Great DJ”

19. Duffy, “Mercy”

20. Nick Cave & The Bad Seeds, “Dig! Lazarus, Dig!”

21. Afterhours, “Riprendere Berlino”

22. Ministri, “Diritto Al Tetto”

23. Bugo, “C’è Crisi”

24. Verve, “Love Is Noise”

25. Zabriski, “Your House Was Bright On Sunday”

 

 

I precedenti
2007 - 2006 -2005 - 2004 - 2003 - 2002 - 2001




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