
MUSIKÀL! AWARDS 2008
Daniele Boselli

Una classifica molto poco Pitchfork.
DISCHI DELL'ANNO
1. Spiritualized – Songs In A&E
Il grande ritorno di Jason Spaceman dopo due uscite non esattamente azzeccate. Tante grandi canzoni, una sfilza di emozioni, il marchio di fabbrica sempre presente e la consapevolezza di essere in grado di esprimersi ad altissimi livelli. Toccante, e il doppio vinile verde detta legge.
2. The Brian Jonestown Massacre – My Bloody Underground
Nonostante l’avessi messo in classifica anche lo scorso anno, la stampa del disco è del 2008 quindi ‘rientra’ in scioltezza. Non cala neanche per sbaglio: stili su stili, quelli che hanno reso la musica di Anton Newcombe tanto variegata e qualitativamente immensa. Ci sono davvero tutte le reincarnazioni: al top.
3. Primal Scream - Beautiful Future
Sono un fan terminale e non serve nascondersi, ma continuo ad ascoltarlo più di Riot City: produzione ottima, almeno 3 i pezzi-bomba-bestof, il resto o sono pop songs di livello o divagazioni di vario tipo sempre a fuoco (e quando sale anche Weatherall sulla barca non ce n’è per nessuno). Non è sullo stesso livello dall’inizio alla fine ma anche qui è un viaggio a 360° nel loro universo da un quarto di secolo. Insomma, fanculo: non moriranno mai.
4. Motorpsycho – Little Lucid Moments
Monolite stupefacente: la riconferma, in pompa magna, dell’ottima salute del trio norvegese. Duri e scatenati, riflessivi e psichedelici.. In quattro pezzi dicono alla grande quale sia la misura della nuova formazione: tre strumenti capaci di incendiare tutto facendolo sembrare semplice.
5. dEUS – Vantage Point
Mi sono ricreduto sentendolo dal vivo dopo primi ascolti timidi. Un disco nato per essere suonato live, dove si rivela per quello che è: un altro ottimo capitolo di una discografia invidiabile. La compattezza della non-più-nuova formazione riprodotta al meglio anche in studio.
6. Neil Halstead – Oh! Mighty Engine
Il secondo disco da solista supera l’esordio con una serie di grandi pezzi adatti a ogni stagione. La promozione tramite Jack Johnson (disco uscito per la sua etichetta, Brushfire) si spera abbia portato un po’ più di popolarità, o quantomeno presa di coscienza della sua esistenza. Go Neil!
7. Spectrum meets Captain Memphis – Indian Giver
Oltre ad essere un dritto sotto tutti i punti di vista (se dovessi reincarnarmi preferirei essere lui che Jason), Pete Kember è un figo assoluto quando si tratta di maneggiare tastiere e sintetizzatori: i suoi tappeti sonori sono sempre da primo della classe. Sperimentare senza farsi troppe seghe. Rispetto eterno.
8. Ladytron - Velocifero
Lavoro più scuro rispetto all’elettropop dei precedenti ma non privo di singoli orecchiabili. Godono ancora dell’hype generato da Witching Hour, ma personalmente quando Mira canta in bulgaro vado in blackout totale. E se il disco si apre così, non ce la faccio due volte..
9. Nada Surf - Lucky
Da queste parti si apprezzano e pure parecchio. Un pop tirato e melodico, e qualche episodio acustico nel mezzo.. Personalmente è bastata Whose Authority? per capire che non mi sarei staccato, e così è stato. Per gli aficionados e i neofiti, per gli altri i Vampire Weekend sono lì a disposizione..
10. CSS – Donkey
Ho sentito Left Behind e mi è piaciuta un casino. Da lì ascolti su ascolti.. Niente di trascendentale, intendiamoci, ma rispetto alla noia di Let’s Make Love.. tutto scorre bene e ci sono anche un paio di schitarrate niente male. Ovviamente non è piaciuto a nessuno, troppo poco paraculo si vede.
Altro/(ri?)Scoperte
Miranda Lee Richards – The Herethereafter: il genere di folk pop per cui non ce la posso ciclicamente fare.
Scarlett Johansson – Anywhere I Lay My Head: farà figo spalarci merda addosso, io lo trovo ‘moody’ da matti. Che poi lei non sia un usignolo vabè, allora il tipo dei Kings of Leon?!
COSE PERSE
TV On The Radio – Dear Science: niente contro di loro, anzi, me li son persi e basta. Rimedierò
Mogwai – The Hawk is Hawling: grande band live se in serata, ma vivo lo stesso senza ascoltare post rock.
Oasis – Dig Your Own Soul: in realtà l’ho sentito, una volta. Meglio del precedente comunque, e Shock of The Lightning è una figata di singolo.
NME CHART
Glasvegas – Glasvegas: McGee è sicuramente partito per la tangente - non saranno mai i migliori di Scozia manco per scherzo - ciò non toglie che James Allan scriva ottimamente e lo faccia stare in un suono che, pur non essendo il suo, si sposa bene alle sue liriche ispirate.
The Ting Tings – We Started Nothing: se lo dicono da soli.. Great DJ in ogni caso è un singolone da party (“di categoria!”), e il resto si mantiene su una media accettabile. Meglio una bionda finto bella che imbraccia una chitarra che i Klaxons, comunque.
MGMT – Oracular Spectacular: dal vivo sono loffi da far paura ma Dave Friedmann gli fa suonare il disco in maniera ineccepibile, e qualche buon pezzo di loro ce lo mettono. Ultrapompati, e siamo d’accordo, ciò non toglie che sentire sempre cose in levare abbia francamente rotto i marroni.
CONCERTI DELL'ANNO
Fuori concorso:
Neil Young – Teatro degli Arcimboldi, Milano
E’ valso ogni centesimo dei 120 (!!) euro spesi. Un’ora in acustico, un’ora e mezza in elettrico alla sua maniera. Un dinosauro la cui chitarra è veramente una delle cinque cose per cui amare il rock. Schiaccia il big muff e niente ha più senso. Dovevamo morire lì, anche se mi sarei perso..
Leonard Cohen – FIB Heineken, Benicassim
Un’ora sola (dopo in effetti c’era Morente Omega, un nomen-omen), al tramonto, di classe assoluta. Un cavallo di razza che snocciola un repertorio enorme davanti a una spianata in religioso silenzio. Troppo corto, e decisamente fuori budget la data autunnale. Peccato.
DICEVAMO…
Primal Scream – Hammersmith Apollo, Londra
Concerto della vita. Visuals da trip, dei laser che sembra di stare agli Underworld, band schiacciasassi dall’inizio alla fine e pubblico infuocato.. Scaletta pazzesca, Kevin Shields e la sua chitarra per 1/4 di concerto.. Una Exterminator semplicemente indescrivibile e il pogo con Jason Pierce… non credo serva aggiungere altro. I migliori di sempre. God Save The Scream.
dEUS – Rolling Stone, Milano
Il terzo concerto visto del tour è stato senza ombra di dubbio il migliore. Situazione meno caotica dei Magazzini, band carica a mille. Meno ‘impostati’, suonano a memoria ma con una carica talmente elevata che in certi momenti sembra punk. Sbalordiscono sempre per l’intesa, uno dei migliori live in giro. Mancava solo Via, ma chiusura da urlo con Morticiachair.
My Bloody Valentine – FIB Heineken, Benicassim
La reunion del 2008, anche se e fuori da ogni logica. Nonostante ‘ripetano’ il tour di Loveless senza inediti, pezzi e suoni sono splendidi e le voci annegate nel mix. Tutto tremendamente old school, ma erano loro e per un’ora e qualcosa non è esistito altro.
Motorpsycho – Rolling Stone, Milano
Il tour di un gran disco non poteva che essere un gran cazzo di concertone. E infatti son state due ore e venti secchissime, la band rinvigorita dal nuovo batterista e una bravura da lasciare a bocca aperta. Un altro di quei live da vedere almeno una volta nella vita.. e goderne alla grande.
Bob Mould Band – Primavera Sound, Barcellona
Una cascata violentissima di chitarra, pezzi di Husker Du e Sugar come se il divino esistesse davvero: un quarantenne psicologicamente ritrovato e voglioso di sputare tutta la sua (s)carica di mazzate sottoforma di pezzi irresistibili. Come sempre, i ‘vecchi’ ne sanno più di tutti.
Blondie - Summercase, Madrid
Debbie Harry invecchia serenamente portandosi le rughe ma va bene così: sul palco è lei al 100% e i successi della band suonano ancora alla grande. Menzione sempre speciale per il meraviglioso pubblico spagnolo: quando è in delirio, il coinvolgimento emotivo è sempre da pelle d’oca.
Ian Brown – Summercase, Madrid
Vederlo muoversi sul palco in stile baggy (e giuro che lo fa davvero) non era la più grande aspirazione.. Se non che è saltato fuori Mani, ha imbracciato il basso e via di Waterfall, Made of Stone e I Am The Resurrection.. non so se mi spiego, in effetti non credo: 2/4 di Stone Roses.
Mission of Burma – Primavera Sound, Barcellona
Un’istituzione di Boston messa clamorosamente in quasi-contemporaneità con altri colossi della zona: i Dinosaur Jr.. vabè, la mezz’ora vista è stata sicuramente superlativa, e concerti del genere al chiuso ti farebbero stare ancora meglio. La prossima volta niente clash, grazie..
R.E.M. – Milano, Torino
Non serve essere fan spinti per riconoscere la grandezza di un progetto che va avanti da trent’anni e non perde colpi manco a pagare. Uno spettacolo trascinante e un repertorio che non si discute. Menomale che all’Arena non ha diluviato come ci si aspettava..
Holy Fuck – Primavera Sound, Barcellona
L’evento delle cinque del mattino: non c’è più security a presidiare, in compenso la spianata è piena zeppa. Quaranta minuti, o forse meno, assolutamente memorabili, con una stage invasion finale a fare da naturale conclusione alla bellezza della notte. Un’alba malatissima da ricordare.
MERITEVOLI DI MENZIONE
Battles – FIB Heineken, Benicassim: tipico caso di band che su disco non colgo e di cui tutti dicono invece gran bene. Ma dal vivo è diverso: l’intensità delle ritmiche e il lato cervellotico ti stendono.
Feist – Magazzini Generali, Milano: voce che dal vivo fa molto più effetto che su disco. Lei è loquacissima, cazzara e in generale presa alla grande. Ero molto curioso dato che mi piace, non mi aspettavo mi sorprendesse tanto.
Lemonheads – sPAZIO 211, Torino: l’ultima volta era stato un incubo, fortunatamente il flop non si ripete. Prima acustico, mm si ok, poi elettrico: così sa fa! Alla fine fuma canne con dei truzzi, vabè, nessuno è perfetto..
Nick Cave & the Bad Seeds – The Troxy, Londra: dei fuoriclasse soprattutto per l’attitudine da pugno nello stomaco, ma non avevo ancora staccato da Accelerator la sera prima..
The Raconteurs – sPAZIALE, Torino: Jack White e Brendan Benson si riconfermano micidiali esecutori di uno dei progetti più rock dalla vecchia America. Per quotare un ignoto tra un pezzo e l’altro: “Bravi porco ###!”
Verve – Summercase Madrid: belli i classici e Love Is Noise alla fine, ma non dormendo da secoli anche qui aspettavo solo di vedere Bobby Gillespie…
DANCE
(esigenze di deadline editoriale mi impongono di tagliare fuori Paul Van Dyk che deve ancora succedere, ma al primo colpo di cassa non potrà che essere lui il vincitore..)
Berlinbattery – Primavera Sound, Barcellona
Il classico set cazzaro che non t’aspetti: quattro del mattino, palco semivuoto e un idolo che fa mash up di dischi improponibili. Il tiro però è da sballo, i presenti ci danno dentro e la situazione è da club a cielo aperto.. 100% divertimento, la sorpresa del festival.
808 State – Primavera Sound again
Quando decidono di andarci giù sono irresistibili e la summer of love non è che alle porte, in altri momenti ci pensano un po’ troppo.. certe cose comunque sono istituzioni ed è una figata esserci.
2 Many DJ’s – Traffic Festival, Torino
Partono con YMCA, in mezzo schiaffano i Ricchi e Poveri e il resto è storia. Con loro si va sempre sul sicuro, peccato che non sia durato quasi niente. Si doveva chiudere, fortunatamente non per far posto a Samuel..
PATACCHE
Interpol – Summercase Madrid
Ero senza pregiudizi ma hanno fatto un concerto talmente moscio, slegato e con suoni pessimi che a dichiararlo avrebbero fatto miglior figura. Paul Banks era il ritratto della morte. O della merda, che in casi come questi è veramente la stessa cosa. A mai più rivederci..
Hives – sPAZIALE, Torino
Pelle Almqvist è un personaggio.. peccato che al terzo intermezzo in cui se la mena inizi a stare davvero sulle palle. Quanto ci metta di suo e quanto lo sia già non mi interessa saperlo, ma la musica anche lì non aiuta..
Buffalo Tom - Primavera Sound, Barcellona
Hamilton se l’è gufata terribilmente. Quando capirà che la parte dance di un festival non va infamata, la sfiga smetterà di abbattersi sui suoi concerti di riferimento. L’anno scorso i Built to Spill, quest’anno LA band per cui era venuto. Fortuna che i Big Star nel 2006 sono filati via lisci..
Stephen Malkmus & The Jicks – Primavera Sound again
Il guru dell’(ahhhh) indie è tanto impresentabile nel look quanto nella proposta musicale. Ti ringraziamo per i Pavement ma così ti cacci solo sotto quintali di letame..
Siouxsie – FIB Heineken, Benicassim
Altro caso in cui ci crede solo più l’artista, e forse manco quello.. Giudizi equanimi hanno bollato il tour come bollito e non posso che unirmi al coro. Sembrava molto felice e solare, peccato che sulla sua proposta sia scesa inesorabilmente notte fonda.
CERTEZZE DELL'ANNO
Italia=banane, Gelmini=….ini
Italia meritatamente fuori dall’Europeo, anche se vedere Lippi che se la piglia in quel posto farà godere 1000 volte di più.
Il Toro continua inesorabilmente a far cagare.
2009 (LAST MINUTE)
Sarà vero che si riuniscono gli Stone Roses?!
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