Le classifiche
personali degli scribacchini di Kalporz.
Hamilton Santià

ALBUM
1 Buffalo Tom - Three Easy Pieces
Quando torna
una delle band della vita spesso l’oggettività critica
va a farsi benedire. Il problema è che questo
disco è davvero grandissimo da tutte le prospettive
lo si voglia guardare. Vecchio? Ma va. Stantio? Tsk… se
il rock o il pop con le chitarre distorte non è certo
un problema mio.
2 Wilco - Sky Blue Sky
Disco che ha diviso un po’ tutti, anche all’interno
della nostra redazione. C’è chi tifa per
i trucchi elettronici e quindi si sente un po’ tradito,
chi invece mira alle canzoni e si riempie il cuore
di gioia pensando a come Jeff Tweedy riesca a scrivere
capolavori con una facilità quasi imbarazzante.
Al cospetto dei Wilco, il 99,9% dei gruppi attualmente
in circolazione dovrebbero mettere via le chitarre.
Per sempre.
3 Dinosaur Jr. – Beyond
Stesso discorso dei
Buffalo Tom. Questi sono i Luoghi dell’Anima e non c’è niente di
male ad esaltarsi ancora per le stesse cose. Qualcuno
puntualizza che i Dinosaur Jr li ascoltava nel ’91.
E vabbé. Anche questo è un suo problema.
Se certe cose non invecchiano mai (se non le si vuole
additare per forza… ma questo è un altro
discorso) vuol dire che qualcosa di buono, in effetti,
c’era.
4
Arcade Fire – Neon
Bible
L’indie-rock scopre Springsteen. Il tanto criticato
uomo del New Jersey passa a Butler una copia di “Nebraska”e
una di “Darkness on the Edge of Town” e
ne esce un disco fantastico. Il suono contemporaneo è il
suono degli Arcade Fire. E se “Funeral” doveva
essere un manifesto, “Beyond” conferma
che il talento non solo c’è, ma è ben
lungi dall’esaurirsi.
5 Vic Chesnutt - North Star Deserter
Il
cuore sanguina davanti alle canzoni di chi riesce sempre
a fare centro. Chesnutt trova, poi, un giusto contraltare
nelle trame musicali della Constellation riuscendo
quindi in un doppio miracolo: da una parte abbiamo
un disco assolutamente fenomenale; dall’altro
abbiamo trovato una nuova utilità al post-rock. ‘che
di certi generi, davvero, non ne possiamo più.
6 Radiohead - In Rainbows
Caso sociologico o
caso musicale? Caso Radiohead. Ormai il gruppo di Oxford è arrivato ad un livello
di fama tale da potersi permettere qualunque cosa.
A suo modo, una piccola rivoluzione che tutte le band
di un certo livello (penso a U2, Coldplay e compagnia
milionaria) dovrebbero attuare. Poi beh, ci sono sempre
le canzoni. E sotto questo profilo, “In Rainbows” è assolutamente
meraviglioso.
7 Rogue Wave - Asleep At Heaven's Gate
Ed
ecco il disco “solo mio” del 2007.
I Rogue Wave sono la salvezza dell’indie-pop.
Un genere-non-genere rovinato dalle mode, da Pitchfork,
e dalla mancanza di gusto degli ascoltatori contemporanei.
Questo gruppo, invece, continua a fornire lavori di
assoluto livello e siamo già a quota tre. Dovessi
fare dei nomi citerei la Elephant 6, i R.E.M., Simon & Garfunkel,
la Incredible String Band, Bob Dylan, Beach Boys e
tutto quello che avrei sognato ascoltare dagli Shins.
Per fortuna che ho trovato loro. Troppo bravi per stare
su Sub Pop.
8 Stars - In Our Bedroom After The War
Ero tra
quelli che avevano bellamente snobbato il disco precedente
perché in fase di rigetto
contro determinati suoni. La fase di rigetto c’è ancora,
ma questo lavoro è assolutamente splendido.
E poi non c’è indie che tenga. Qui c’è molto
di più. C’è il soul, c’è il
funky, c’è il folk. Si capisce che gli
Stars ascoltano davvero un sacco di musica e fanno
in modo di scrivere canzoni sempre più belle.
9 Okkervil River - The Stage Names
Questi
ormai, invece, entrano di diritto in ogni classifica.
E poi scrivono canzoni assolutamente fantastiche. Non
so se sia possibile ripetere “Black Sheep Boy”,
ma anche se inferiore, questo “The Stage Names” conferma
uno stato di forma invidiabile. E poi, chi riesce a
mettere dentro una canzone che non c’entra niente un
pezzo come “Sloop John B.” ha sempre ragione.
10 Gravenhurst - The Western Lands
Ha tutte
le caratteristiche del Best Kept Secret se non uscisse
per la Warp. Gravenhurst è un altro
che scrive dischi uno più bello dell’altro
e uno più personale dell’altro ma, chissà come
mai, qui da noi lo considerano in pochi. Sublime nel
suo essere fuori moda, quasi sfigato “d’antan” alla
ricerca degli arpeggi giusti.
I BOLLITI
Queens of the Stone Age
Potrebbero limitarsi
a fare i video…
Air
È che dopo un po’, davvero,
basta.
Architecture in Helsinki
Se l’ottovolante
del loro video fosse crollato nessuno avrebbe pianto.
Ben Harper
Da qualche parte sto ancora dormendo.
Bloc Party
Picchio le suore.
Interpol
Gioco a Uno con un daltonico.
Explosions in the Sky
Ma ancora c’è qualcuno
che ci crede?
Smashing Pumpkins
Pompamagnamaancheno.
The Thrills
Far finta di essere giovani per
sempre è un
po’ triste.
The Shins
Più che bolliti, deludenti. Non è che
se vi va bene una volta nella vita dovete sedervi sul
divano a grattarvi i maroni. Mica siete gli Oasis.
Travis
Ma chi ve lo fa fare? Avete quasi sempre fatto cagare.
CANZONE DELL'ANNO
Rooney – “Where Did Your Heart Go
Missing?”
Mica per altro. Ma perché è la dimostrazione
che una volte ogni 150 anni un pezzo power-pop vecchia
maniera va in classifica e piace a tutti. Alla fine
lo sappiamo che tutte queste band potevano essere le
più grandi di tutte ma…
CONCERTI DELL'ANNO
Wilco – Torino
-
Spiritualized Acoustic Mainlines – Barcellona
-
Sonic Youth performing Daydream Nation – Barcelona
-
Bruce Springsteen and the E-Street Band – Milano
.. scusate la povertà di informazioni. Ho passato
il 2007 a cercare di laurearmi, registrare il disco
della mia band (che sarà il disco del 2008)
e giocare a Football Manager. L’anno prossimo
vado a vedere Neil Young, quindi tornerò passatista
come al solito.
¡Siempre viva El Buscadero!
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