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Piero
Merola Awards
1) LIARS – Drum’s
not dead
Questo sarebbe il disco del futuro, se il futuro fosse
altrettanto cupo, apocalittico e senza speranze. Ma
se, effettivamente, con loro il futuro qualche speranza
in ambito musicale ce la dà, allora è
quantomeno il disco dell’anno.
2) THOM YORKE – The
eraser
Il primo posto ci starebbe tutto, è il classico
disco perfetto dell’artista perfetto. Secondo
gradino del podio perché avrebbe dovuto spendere
un po’ di tempo in meno per “The Eraser”
per concentrarsi sul settimo disco dei Radiohead. Anche
se, si sa già, che avrà sonorità
di tutt’altro tipo.
3) PSYCHIC ILLS – Dins
L’esordio più scintillante dell’anno.
Un’ipnotica miscela di Spacemen 3, primi Pink
Floyd e Animal Collective in salsa dark, a cui non si
può resistere. Il vecchio Syd avrebbe apprezzato.
4) TV ON THE RADIO – Return
to Cookie Mountain
A dimostrazione che vivere a Brooklyn non debba coincidere
con ascoltare/suonare rap, ci regalano il cocktail più
originale dell’anno. Senza rinunciare alla loro
indole black, integrano, a un approccio soul, wave,
shoegaze e un tocco di industrial.
5) NATHAN FAKE – Drowning in a sea of
love
Anche per lui c’è il merito dell’esordio.
I suoi punti di riferimento sono chiarissimi, (Autechre,
Four Tet, Air, in parte Aphex Twin, i Radiohead della
destrutturazione) ma venir fuori a ventitre anni con
un disco così succoso, è di buon auspicio.
6) SCOTT WALKER – The drift
Il maestro è sempre il maestro. Ascoltato di
notte può arrecare gravi danni alla salute.
7) MOGWAI – Mr.Beast
Niente di nuovo, ma le idee ci sono tutte. Chi l’avrebbe
mai detto, però, che accorciando le durate dei
brani, il post-rock resta post-rock e, anzi, diventa
qualcosa di meglio?
8) CURRENT 93 – Black ships ate the sky
Con gli arrangiamenti ridotti all’osso, i canti
pagani di David Tibet, inguaribile nostalgico gothic
convertito al folk, hanno un potere anestetizzante.
9) BECK – The
information
Deve avere un cilindro magico da cui pesca melodie,
intuizioni, campionature, arrangiamenti. Non c’è
altra spiegazione. O forse sì, e si chiama Nigel
Godrich. Produzione perfetta per un album che mette
in soffitta ogni dubbio scaturito dalla non-eccellenza
del pur valido “Guero”, sulla vena del prolifico
genio slacker.
10) I LOVE YOU BUT I’VE CHOSEN DARKNESS
– Fear
is on our sides
Ci siamo ormai rassegnati all’idea di queste band
che si rifanno alle filiazioni dark e punk della new
wave. Se c’è qualcuno che lo fa bene, con
un minimo di proposta personale e soprattutto con delle
belle canzoni, torbide, secche e cariche di pathos,
è bene evidenziarlo.
FUORI DI POCO (venti segnalazioni-flash) :
The Knife, Six Organs Of Admittance, Matt Elliott, Joanna
Newsom, Isobel Campbell & Mark Lanegan, Charlotte
Gainsbourg, Cat Power, Matmos, Flaming Lips, Divine
Comedy, Sparklehorse, Fiery Furnaces, Built To Spill,
Cyann & Ben, Hot Chip, Pere Ubu, The Black Heart
Procession, Kazumasa Hashimoto, The Organ, Tiga
OSCAR ALLA CARRIERA:
JOSEF K – Entomology
Una raccolta che cerca di riassumere il meglio della
sottovalutata band scozzese. Senza di loro, la versione
punk della grande ondata wave di fine 70/inizio 80,
sarebbe stata tutt’altra cosa. Soprattutto per
i posteri. Non solo molte band, ma forse anche noi oggi
saremmo delle persone diverse. Imperdibile.
DISCO LIVE:
EELS – With Strings, Live at Town Hall
Mr.E è un genio. Mentre infiamma i palchi con
una revisione punk/rock’n’roll del repertorio,
esce fuori questa raccolta di estratti dal vivo in cui
si spoglia delle vesti di intrattenitore scazzato, per
una struggente interpretazione unplugged, con tanto
di quartetto d’archi, del medesimo repertorio.
BOLLITO:
ARCTIC MONKEYS – Whatever
people says I am, that’s what I am not
Incompetente la stampa specializzata a lanciarli come
fenomeno dell’anno o incompetenti gli entusiasti
seguaci dell’ennesimo fenomeno mediatico, montato
ad-hoc, che di nuovo ha meno di nulla e di smaccatamente
derivativo ha troppe cose per meritare così tante
attenzioni? Per l’ardua sentenza non servono i
posteri.
3 CONCERTI:
RADIOHEAD al ROCK EN SEINE di Parigi (con Beck,
Morrissey, Raconteurs, TV On The Radio, Clap Your Hands
Say Yeah, Kasabian…) perché solo con loro,
ogni volta, a fine concerto si convive con una sensazione
di vuoto, allo stesso tempo emozionante e insostenibile,
che può essere colmata solo in un modo. Speriamo
che il 2007 sia veramente l’anno del gran ritorno.
PEARL JAM all’Arena di Verona perché
“Release” accompagnata dall’incessante
scroscio d’acqua rende la pioggia meravigliosa.
Indubbiamente un concerto che passerà alla storia.
Per il tributo a Johnny Ramone. Per il diluvio. Per
quella che, nonostante tutto, resta una grande live-band.
MOGWAI alla Flog di Firenze perché, avvolti
da una barriera sonora inimitabile, ci si illude di
avere davanti delle macchine, ma, provando ad aprire
gli occhi, ci si trova davanti a sei silenziosi scozzesi
con le felpe del Celtic Glasgow.
POST-CALCIO
Dopo l'uscita dal campo di zidane nella finale mondiale
e la
conseguente vittoria di una squadra di quel livello,
il calcio è morto.
il 2006 è l'anno del post-calcio.
I
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