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MusiKàl! Awards 2003

Piero Merola Awards

1) LIARS Drum’s not dead
Questo sarebbe il disco del futuro, se il futuro fosse altrettanto cupo, apocalittico e senza speranze. Ma se, effettivamente, con loro il futuro qualche speranza in ambito musicale ce la dà, allora è quantomeno il disco dell’anno.

2) THOM YORKEThe eraser
Il primo posto ci starebbe tutto, è il classico disco perfetto dell’artista perfetto. Secondo gradino del podio perché avrebbe dovuto spendere un po’ di tempo in meno per “The Eraser” per concentrarsi sul settimo disco dei Radiohead. Anche se, si sa già, che avrà sonorità di tutt’altro tipo.

3) PSYCHIC ILLS – Dins
L’esordio più scintillante dell’anno. Un’ipnotica miscela di Spacemen 3, primi Pink Floyd e Animal Collective in salsa dark, a cui non si può resistere. Il vecchio Syd avrebbe apprezzato.

4) TV ON THE RADIOReturn to Cookie Mountain
A dimostrazione che vivere a Brooklyn non debba coincidere con ascoltare/suonare rap, ci regalano il cocktail più originale dell’anno. Senza rinunciare alla loro indole black, integrano, a un approccio soul, wave, shoegaze e un tocco di industrial.

5) NATHAN FAKE – Drowning in a sea of love
Anche per lui c’è il merito dell’esordio. I suoi punti di riferimento sono chiarissimi, (Autechre, Four Tet, Air, in parte Aphex Twin, i Radiohead della destrutturazione) ma venir fuori a ventitre anni con un disco così succoso, è di buon auspicio.

6) SCOTT WALKER – The drift
Il maestro è sempre il maestro. Ascoltato di notte può arrecare gravi danni alla salute.

7) MOGWAIMr.Beast
Niente di nuovo, ma le idee ci sono tutte. Chi l’avrebbe mai detto, però, che accorciando le durate dei brani, il post-rock resta post-rock e, anzi, diventa qualcosa di meglio?

8) CURRENT 93 – Black ships ate the sky
Con gli arrangiamenti ridotti all’osso, i canti pagani di David Tibet, inguaribile nostalgico gothic convertito al folk, hanno un potere anestetizzante.

9) BECKThe information
Deve avere un cilindro magico da cui pesca melodie, intuizioni, campionature, arrangiamenti. Non c’è altra spiegazione. O forse sì, e si chiama Nigel Godrich. Produzione perfetta per un album che mette in soffitta ogni dubbio scaturito dalla non-eccellenza del pur valido “Guero”, sulla vena del prolifico genio slacker.

10) I LOVE YOU BUT I’VE CHOSEN DARKNESSFear is on our sides
Ci siamo ormai rassegnati all’idea di queste band che si rifanno alle filiazioni dark e punk della new wave. Se c’è qualcuno che lo fa bene, con un minimo di proposta personale e soprattutto con delle belle canzoni, torbide, secche e cariche di pathos, è bene evidenziarlo.

 

FUORI DI POCO (venti segnalazioni-flash) :
The Knife, Six Organs Of Admittance, Matt Elliott, Joanna Newsom, Isobel Campbell & Mark Lanegan, Charlotte Gainsbourg, Cat Power, Matmos, Flaming Lips, Divine Comedy, Sparklehorse, Fiery Furnaces, Built To Spill, Cyann & Ben, Hot Chip, Pere Ubu, The Black Heart Procession, Kazumasa Hashimoto, The Organ, Tiga

 

OSCAR ALLA CARRIERA:

JOSEF KEntomology
Una raccolta che cerca di riassumere il meglio della sottovalutata band scozzese. Senza di loro, la versione punk della grande ondata wave di fine 70/inizio 80, sarebbe stata tutt’altra cosa. Soprattutto per i posteri. Non solo molte band, ma forse anche noi oggi saremmo delle persone diverse. Imperdibile.

 

DISCO LIVE:

EELS – With Strings, Live at Town Hall
Mr.E è un genio. Mentre infiamma i palchi con una revisione punk/rock’n’roll del repertorio, esce fuori questa raccolta di estratti dal vivo in cui si spoglia delle vesti di intrattenitore scazzato, per una struggente interpretazione unplugged, con tanto di quartetto d’archi, del medesimo repertorio.

 

BOLLITO:

ARCTIC MONKEYSWhatever people says I am, that’s what I am not
Incompetente la stampa specializzata a lanciarli come fenomeno dell’anno o incompetenti gli entusiasti seguaci dell’ennesimo fenomeno mediatico, montato ad-hoc, che di nuovo ha meno di nulla e di smaccatamente derivativo ha troppe cose per meritare così tante attenzioni? Per l’ardua sentenza non servono i posteri.

 

3 CONCERTI:

RADIOHEAD al ROCK EN SEINE di Parigi (con Beck, Morrissey, Raconteurs, TV On The Radio, Clap Your Hands Say Yeah, Kasabian…) perché solo con loro, ogni volta, a fine concerto si convive con una sensazione di vuoto, allo stesso tempo emozionante e insostenibile, che può essere colmata solo in un modo. Speriamo che il 2007 sia veramente l’anno del gran ritorno.
PEARL JAM all’Arena di Verona perché “Release” accompagnata dall’incessante scroscio d’acqua rende la pioggia meravigliosa. Indubbiamente un concerto che passerà alla storia. Per il tributo a Johnny Ramone. Per il diluvio. Per quella che, nonostante tutto, resta una grande live-band.
MOGWAI alla Flog di Firenze perché, avvolti da una barriera sonora inimitabile, ci si illude di avere davanti delle macchine, ma, provando ad aprire gli occhi, ci si trova davanti a sei silenziosi scozzesi con le felpe del Celtic Glasgow.


POST-CALCIO
Dopo l'uscita dal campo di zidane nella finale mondiale e la
conseguente vittoria di una squadra di quel livello, il calcio è morto.
il 2006 è l'anno del post-calcio.

 

I precedenti
2005
- 2004 - 2003 - 2002 - 2001




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