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MusiKàl! Awards 2003

perronegro Awards

Eccoci qua, anche il 2006 è passato, siamo campioni del mondo, po-po-po-po-po-pooooo-roooo. Oltre a qualche beata osservazione su come passa il tempo, mi sembra che il comun denominatore di questo 2006 sonoro sia, almeno nei dischi che ho scelto, l'essere fuori dal tempo, il non essere riconducibile a nessun “spirito dei tempi” particolare. Forse la caratteristica dello scenario musicale che abbiamo davanti sta proprio nella convivenza tra musica da camera e electro-jazz, tra progressive redivivo e pop che non è nemmeno più twee ma che diventa puro esercizio di modernariato. Il fatto è che c'è spazio per tutti, anzi, c'è MySpace per tutti: tu puoi fare la tua cosa, e i tuoi amici ti ascolteranno e ti apprezzeranno e ti faranno conoscere ad altri amici, e addio major, addio dipartimenti di A&R, addio pubblicità... Troppo facile? Anche queste sono fiabe inventate dai guru della net-everything recentemente ringalluzziti? Chissà. Di sicuro i network sociali, gli youtubisti, i blog-oracoli saranno sempre più presenti nella nostra vita di ascoltatori, e la musica si diffonderà anche grazie a (e non malgrado) loro.

TV On The RadioReturn to Cookie Mountain
Era un sacco di tempo che non sentivo un album così immaginifico, denso di suggestioni, scontri di suoni e atmosfere. Era anche un sacco che non sentivo qualcosa di così proiettato verso il futuro, con lo slancio di un grande film cyberpunk, luci al neon che fanno vibrare di fuoco freddo città buie e piene di vita contagiosa come un virus mutante. Fatto sta che, sgonfiata la bolla della “nuova scena” newyorkese, i TVOTR buttano fuori un capolavoro che va ben al di là dello hype.

Neko CaseFox Confessor Brings The Flood
Sarà il rimorso per non aver contato i New Pornographers nella top ten dell'anno scorso, ma Neko comunque la dovevo mettere nella lista. Anche se qua la storia è completamente diversa: nel suo ultimo album solista Neko la rossa è una fascinosissima femme fatale, con il gusto per storie oscure e versi criptici. Un country notturno e avvolgente, una voce potente e sensuale che non possono non stregare.

HerbertScale
Le cose migliori sono quelle che si reggono su equilibri apparentemente azzardati: come si fa ad essere contemporaneamente sperimentatori d'avanguardia e guru del trendy-modaiolo, meravigliosamente leggeri e seriamente impegnati? Basta chiederlo a Matthew Herbert, che ha messo assieme questa colonna sonora per aperitivi ultrasofisticati parlando di problemi planetari, facendo jazz scintillante con campioni di batterie sottomarine e la voce morbida della (ex) musa Dani Siciliano.

Belle And SebastianThe Life Pursuit
Certo, Belle And Sebastian non sono più quelli di una volta, e del resto qua era tutta campagna. Tolte queste amene considerazioni, resta un album di pop scintillante, primaverile, talmente perfetto che l'unico rischio è farne indigestione. Ma sotto la melassa i testi dell'ex timido Stuart Murdoch sono sempre piccoli gioielli di ironia acidula e empatia autentica con una nuova succulenta galleria di antieroi spaventati e sbruffoni. Il disco dell'emancipazione di B&S dai propri clichè.

Decemberists – The Crane Wife
Come si fa ad uscire nel 2006 con un album che contiene non una, ma ben due suite di oltre 10 minuti in odore di progressive rock, anzi, di Jethro Tull? Si fa eccome, se nella ricetta ci finiscono anche suoni della tradizione americana, il pop psichedelico di sapore Paisley, la vena stralunata e fuori tempo di Colin Meloy e i suoi, che nel fatidico passaggio alla major ci mettono più mestiere ma anche più autorevolezza nel seguire le proprie visionarie traiettorie narrative.

Lily Allen – Allright Still
Sì, e sarei disposto a ripeterlo sotto giuramento. Innanzitutto si tratta dell'album pop definitivo dell'estate '06 (vabbè, divide il podio con le Pipettes), ma quello che rende veramente interessanti queste irresistibili canzoncine è la personalità contraddittoria della loro sboccata autrice: fragile eppure detestabile, egoista ma materna nei confronti del fratellino che passa le giornate a farsi le canne... come una versione femminile di The Streets, Lily mette in scena una post-adolescenza verosimile, senza retorica né enfasi, in bilico tra scurrilità varie e qualche sogno a occhi aperti (senza principi azzurri).

The ThermalsThe Body The Blood The Machine
Il B-movie dell'anno: due sfigati in fuga in un'America schiacciata sotto il giogo di una tirannia cristiano-fondamentalista. Il tutto raccontato con un suono punk talmente riconoscibile, codificato, da diventare folk, musica di cantastorie elettrici che vogliono colpire in fretta, e colpire duro. Ingenui? Massimalisti? Forse, ma personalmente sono contento che ci sia ancora qualcuno così incosciente da cercare il filo dell'epica in questi nostri tempi, disintegrati e sfuggenti.

The PipettesWe Are The Pipettes
Se il mondo fosse perfetto e le nostre vite sempre felici, probabilmente ascolteremmo solo “The Eraser” di Thom Yorke in loop per avere il brivido della depressione. Ma visto che così non è, un disco come questo diventa necessario, imprescindibile, perché la leggerezza, il divertimento puro e svagato è un genere di primo conforto, soprattutto ai livelli di purezza di questo album. Senza contare il giochino delle citazioni, lo snobismo retrò, i pois e i balletti... pull shapes!

Joanna Newsom - Ys
Sono stato indeciso fino all'ultimo se metterla in lista oppure no. Troppe lodi da tutti, troppo facile con quel popò di collaboratori, pigmaglioni e padrini in sala di registrazione. Ma bisogna avere le fette di prosciutto nelle orecchie per non accorgersi che in effetti la ragazzina bionda con l'arpa non ha fatto semplicemente un disco da ascoltare: ha costruito un mondo in cui entrare e accoccolarsi, e farsi incantare dai suoi personaggi e le loro lunghe, intricate storie. Anacronistico (nel senso di senza tempo).

MiceCars – I'm the Creature
Di solito, se mi vengono a parlare di un gruppo indie italiano che si rifà alle leggende indie d'oltreoceano, mettiamo i Pixies, mi viene automatico storcere il naso, forse perché sono un inguaribile provincialotto pieno di pregiudizi. Il fatto è che se il gruppo indie italiano in questione lo fa dannatamente bene, perfino un provincialotto come me se se ne accorge. Rumore e dolcezze pop perfettamente dosate, testi e titoli che traboccano di umorismo surreale, i nostrani MiceCars non hanno nulla da invidiare a Tapes'n'Tapes o a qualsiasi altra pitchfork-meraviglia del momento.

Dieci ne ho messi, mi piacciono i numeri tondi. Però ne ho dovuto lasciare fuori qualcuno, per motivi vari. Di seguito qualcuno degli esclusi che hanno comunque abitato a lungo il mio 2006 sonoro:

The Flaming Lips – At War With The Mystics
Yo La Tengo – I'm not Afraid of You and I Will Beat Your Ass
Sparklehorse - Dreamt For Light Years In The Belly Of A Mountain
Califone – Roots & Crowns
Under The Covers vol.1 – Matthew Sweet & Susanna Hoffs
I'm from Barcellona – Let Me Introduce My Friends
Calexico – Garden Ruins

Dai, adesso i

Concerti del 2006
Belle And Sebastian – Nonantola (MO) – 25/5/2006
My Morning Jacket – Bologna – 14/9/2006 (provate voi a suonare davanti a 5.000 persone che vogliono solo i Pearl Jam, e a non farvi fischiare, anzi...)
Cocorosie@Arezzo Wave – 14/7/2006
The Flaming Lips – Ferrara – 1/7/2006

Pensierino per il 2007
Oh dea della musica, guida ancora una volta i cursori dei mixer degli Arcade Fire, gli Shins e i Radiohead in modo che finiscano una buona volta i loro ellepì e noi tutti ne possiamo beneficiare.
Ricorda di portarli tutti a fare un giro nell'italico stivale, fagli suonare tanti bei concerti e tanti bei festival a prezzo politico. E a proposito, proteggi tutti i festival grandi e piccini, anche quelli che non hanno avuto la ragione del botteghino perché non erano franzferdinandizzati o babyshamblizzati.
Ah, fa' che ogni volta che alla radio o alla tv passano notizie su Pete Doherty il segnale venga disturbato da un jet in decollo o da una tempesta solare.
Fa' che il nuovo album dei Guns n' Roses esca direttamente sotto forma di suoneria del cellulare così tempo un mese e ce lo togliamo dalle balle, soppiantato da una ranapazza qualsiasi.
Risparmiaci qualsiasi reunion che sia causa di imbarazzo per i membri del gruppo e/o i loro fan di vecchia data: nel caso, poni misericordiosamente sul cammino degli aspiranti riuniti ostacoli permanenti all'apparizione e all'esecuzione in pubblico, come flatulenza perenne o la crescita di una proboscide, in modo che noi si possa conservarne il ricordo immacolato.
Proteggi tutti i gruppi indipendenti italiani, i locali dove si fa musica dal vivo, le webzine musicali specie se simpatiche e generosamente aperte alle farneticazioni di collaboratori improbabili.
Buon anno my brothers and my sisters!

 

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