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perronegro
Awards
Eccoci qua, anche il 2006 è passato, siamo campioni
del mondo, po-po-po-po-po-pooooo-roooo. Oltre a qualche
beata osservazione su come passa il tempo, mi sembra
che il comun denominatore di questo 2006 sonoro sia,
almeno nei dischi che ho scelto, l'essere fuori dal
tempo, il non essere riconducibile a nessun “spirito
dei tempi” particolare. Forse la caratteristica
dello scenario musicale che abbiamo davanti sta proprio
nella convivenza tra musica da camera e electro-jazz,
tra progressive redivivo e pop che non è nemmeno
più twee ma che diventa puro esercizio di modernariato.
Il fatto è che c'è spazio per tutti, anzi,
c'è MySpace per tutti: tu puoi fare la tua cosa,
e i tuoi amici ti ascolteranno e ti apprezzeranno e
ti faranno conoscere ad altri amici, e addio major,
addio dipartimenti di A&R, addio pubblicità...
Troppo facile? Anche queste sono fiabe inventate dai
guru della net-everything recentemente ringalluzziti?
Chissà. Di sicuro i network sociali, gli youtubisti,
i blog-oracoli saranno sempre più presenti nella
nostra vita di ascoltatori, e la musica si diffonderà
anche grazie a (e non malgrado) loro.
TV On The Radio – Return
to Cookie Mountain
Era un sacco di tempo che non sentivo un album così
immaginifico, denso di suggestioni, scontri di suoni
e atmosfere. Era anche un sacco che non sentivo qualcosa
di così proiettato verso il futuro, con lo slancio
di un grande film cyberpunk, luci al neon che fanno
vibrare di fuoco freddo città buie e piene di
vita contagiosa come un virus mutante. Fatto sta che,
sgonfiata la bolla della “nuova scena” newyorkese,
i TVOTR buttano fuori un capolavoro che va ben al di
là dello hype.
Neko Case – Fox
Confessor Brings The Flood
Sarà il rimorso per non aver contato i New Pornographers
nella top ten dell'anno scorso, ma Neko comunque la
dovevo mettere nella lista. Anche se qua la storia è
completamente diversa: nel suo ultimo album solista
Neko la rossa è una fascinosissima femme fatale,
con il gusto per storie oscure e versi criptici. Un
country notturno e avvolgente, una voce potente e sensuale
che non possono non stregare.
Herbert – Scale
Le cose migliori sono quelle che si reggono su equilibri
apparentemente azzardati: come si fa ad essere contemporaneamente
sperimentatori d'avanguardia e guru del trendy-modaiolo,
meravigliosamente leggeri e seriamente impegnati? Basta
chiederlo a Matthew Herbert, che ha messo assieme questa
colonna sonora per aperitivi ultrasofisticati parlando
di problemi planetari, facendo jazz scintillante con
campioni di batterie sottomarine e la voce morbida della
(ex) musa Dani Siciliano.
Belle And Sebastian – The
Life Pursuit
Certo, Belle And Sebastian non sono più quelli
di una volta, e del resto qua era tutta campagna. Tolte
queste amene considerazioni, resta un album di pop scintillante,
primaverile, talmente perfetto che l'unico rischio è
farne indigestione. Ma sotto la melassa i testi dell'ex
timido Stuart Murdoch sono sempre piccoli gioielli di
ironia acidula e empatia autentica con una nuova succulenta
galleria di antieroi spaventati e sbruffoni. Il disco
dell'emancipazione di B&S dai propri clichè.
Decemberists – The Crane Wife
Come si fa ad uscire nel 2006 con un album che contiene
non una, ma ben due suite di oltre 10 minuti in odore
di progressive rock, anzi, di Jethro Tull? Si fa eccome,
se nella ricetta ci finiscono anche suoni della tradizione
americana, il pop psichedelico di sapore Paisley, la
vena stralunata e fuori tempo di Colin Meloy e i suoi,
che nel fatidico passaggio alla major ci mettono più
mestiere ma anche più autorevolezza nel seguire
le proprie visionarie traiettorie narrative.
Lily Allen – Allright Still
Sì, e sarei disposto a ripeterlo sotto giuramento.
Innanzitutto si tratta dell'album pop definitivo dell'estate
'06 (vabbè, divide il podio con le Pipettes),
ma quello che rende veramente interessanti queste irresistibili
canzoncine è la personalità contraddittoria
della loro sboccata autrice: fragile eppure detestabile,
egoista ma materna nei confronti del fratellino che
passa le giornate a farsi le canne... come una versione
femminile di The Streets, Lily mette in scena una post-adolescenza
verosimile, senza retorica né enfasi, in bilico
tra scurrilità varie e qualche sogno a occhi
aperti (senza principi azzurri).
The Thermals – The
Body The Blood The Machine
Il B-movie dell'anno: due sfigati in fuga in un'America
schiacciata sotto il giogo di una tirannia cristiano-fondamentalista.
Il tutto raccontato con un suono punk talmente riconoscibile,
codificato, da diventare folk, musica di cantastorie
elettrici che vogliono colpire in fretta, e colpire
duro. Ingenui? Massimalisti? Forse, ma personalmente
sono contento che ci sia ancora qualcuno così
incosciente da cercare il filo dell'epica in questi
nostri tempi, disintegrati e sfuggenti.
The Pipettes – We
Are The Pipettes
Se il mondo fosse perfetto e le nostre vite sempre felici,
probabilmente ascolteremmo solo “The Eraser”
di Thom Yorke in loop per avere il brivido della depressione.
Ma visto che così non è, un disco come
questo diventa necessario, imprescindibile, perché
la leggerezza, il divertimento puro e svagato è
un genere di primo conforto, soprattutto ai livelli
di purezza di questo album. Senza contare il giochino
delle citazioni, lo snobismo retrò, i pois e
i balletti... pull shapes!
Joanna Newsom - Ys
Sono stato indeciso fino all'ultimo se metterla in lista
oppure no. Troppe lodi da tutti, troppo facile con quel
popò di collaboratori, pigmaglioni e padrini
in sala di registrazione. Ma bisogna avere le fette
di prosciutto nelle orecchie per non accorgersi che
in effetti la ragazzina bionda con l'arpa non ha fatto
semplicemente un disco da ascoltare: ha costruito un
mondo in cui entrare e accoccolarsi, e farsi incantare
dai suoi personaggi e le loro lunghe, intricate storie.
Anacronistico (nel senso di senza tempo).
MiceCars – I'm the Creature
Di solito, se mi vengono a parlare di un gruppo indie
italiano che si rifà alle leggende indie d'oltreoceano,
mettiamo i Pixies, mi viene automatico storcere il naso,
forse perché sono un inguaribile provincialotto
pieno di pregiudizi. Il fatto è che se il gruppo
indie italiano in questione lo fa dannatamente bene,
perfino un provincialotto come me se se ne accorge.
Rumore e dolcezze pop perfettamente dosate, testi e
titoli che traboccano di umorismo surreale, i nostrani
MiceCars non hanno nulla da invidiare a Tapes'n'Tapes
o a qualsiasi altra pitchfork-meraviglia del momento.
Dieci ne ho messi, mi piacciono i numeri tondi. Però
ne ho dovuto lasciare fuori qualcuno, per motivi vari.
Di seguito qualcuno degli esclusi che hanno comunque
abitato a lungo il mio 2006 sonoro:
The Flaming Lips – At War With The Mystics
Yo La Tengo – I'm not Afraid of You and
I Will Beat Your Ass
Sparklehorse - Dreamt For Light Years In The
Belly Of A Mountain
Califone – Roots & Crowns
Under The Covers vol.1 – Matthew Sweet
& Susanna Hoffs
I'm from Barcellona – Let Me Introduce
My Friends
Calexico – Garden Ruins
Dai, adesso i
Concerti del 2006
Belle And Sebastian – Nonantola
(MO) – 25/5/2006
My Morning Jacket – Bologna – 14/9/2006
(provate voi a suonare davanti a 5.000 persone che vogliono
solo i Pearl Jam, e a non farvi fischiare, anzi...)
Cocorosie@Arezzo
Wave – 14/7/2006
The Flaming Lips – Ferrara
– 1/7/2006
Pensierino per il 2007
Oh dea della musica, guida ancora una volta i cursori
dei mixer degli Arcade Fire, gli Shins e i Radiohead
in modo che finiscano una buona volta i loro ellepì
e noi tutti ne possiamo beneficiare.
Ricorda di portarli tutti a fare un giro nell'italico
stivale, fagli suonare tanti bei concerti e tanti bei
festival a prezzo politico. E a proposito, proteggi
tutti i festival grandi e piccini, anche quelli che
non hanno avuto la ragione del botteghino perché
non erano franzferdinandizzati o babyshamblizzati.
Ah, fa' che ogni volta che alla radio o alla tv passano
notizie su Pete Doherty il segnale venga disturbato
da un jet in decollo o da una tempesta solare.
Fa' che il nuovo album dei Guns n' Roses esca direttamente
sotto forma di suoneria del cellulare così tempo
un mese e ce lo togliamo dalle balle, soppiantato da
una ranapazza qualsiasi.
Risparmiaci qualsiasi reunion che sia causa di imbarazzo
per i membri del gruppo e/o i loro fan di vecchia data:
nel caso, poni misericordiosamente sul cammino degli
aspiranti riuniti ostacoli permanenti all'apparizione
e all'esecuzione in pubblico, come flatulenza perenne
o la crescita di una proboscide, in modo che noi si
possa conservarne il ricordo immacolato.
Proteggi tutti i gruppi indipendenti italiani, i locali
dove si fa musica dal vivo, le webzine musicali specie
se simpatiche e generosamente aperte alle farneticazioni
di collaboratori improbabili.
Buon anno my brothers and my sisters!
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