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Gabriele
Maruti Awards
LA TOP TEN:
(ovvero: “anche se da un anno dici a tutti
che il 2006 ha fatto schifo, i bei dischi sono comunque
usciti e non far finta di niente”)
01) The Flaming Lips – At
War With The Mystics
Perchè se “Yoshimi” per chi scrive
è stato un brutto parto, questa è la ripresa
più bella che potessi immaginare. Wayne Coyne
e Steven Drozd sono la mente e il braccio di una band
che si riconferma come una fonte inesauribile di maraviglia
per le nostre giovani orecchie vogliose.
02) The Raconteurs – Broken
Boy Soldiers
Perchè Jack White è una sicurezza.
Perché Brendan Benson è una sicurezza.
Perché in questo disco ci sono entrambi.
03) Oneida – Happy New Year
Perchè se c’è qualcuno che da quattro
dischi a questa parte continua a riconfermarsi “avanti”,
questi sono gli Oneida. Kraut, psichedelia, sperimentazioni
e pura malattia mentale. Come non amarli?
04) Comets On Fire – Avatar
Perchè io non mi drogo. Ma se un giorno pensassi
di voler cominciare dovrebbe perlomeno tentare di fare
lo stesso effetto dei Comets On Fire. In caso contrario..
che fuffa.
05) …And You Will Know Us By The Trail Of
Dead – So
Divided
Perchè chitarrone-meets-banda-paesana è
una ricetta i cui risultati potrebbero nauseare chiunque.
E invece loro sfornano il secondo colpo da maestro di
fila.
06) Built To Spill – You
In Reverse
Perchè dopo cinque anni di silenzio il “miglior
gruppo indie del mondo” non ha perso lo smalto.
Doug Martsch è il Neil Young della nostra generazione.
07) Primal Scream – Riot
City Blues
Perché noi volevamo un altro “XTRMNTR”
e invece loro si sono rimessi a fare il rock’n’roll
degli anziani meglio di qualunque altra mummia recidiva.
E tutto questo senza sputtanarsi. Che colpo gobbo.
08) The Fratellis – Costello Music
Perchè questo disco è stato creato apposta
per zompettare, bere birra, abbracciare gli amici mentre
canti uno di questi tredici ritornelli killer preso
a caso.
09) The Lemonheads – The
Lemonheads
Perchè il ritorno di Evan Dando ce lo immaginavamo
proprio così.
Prevedibile? Sì.
Bello? Di più.
10) Wolfmother – Wolfmother
Perchè se un giorno ti svegli e pensi di voler
fare il tamarro con un po’ di senso, ma in fondo
sei stufo di Ozzy e degli Zeppelin, allora questo è
quello che ti serve.
I FUORI DI POCO:
(ovvero: “come mettersi un po’ l’animo
in pace”)
Loose Fur – Born
Again In The USA
Liars – Drum’s
Not Dead
Boris – Pink
The Twilight Singers – Powder
Burns
Midlake – The
Trials Of Van Occupanther
IL CONCERTO DI UNA VITA:
(ovvero: “le emozioni di un ex-grungettaro”)
Pearl Jam – Datch Forum di Assago (Mi),
17-9-2006
Dopo un disco che andrebbe messo fra i bolliti, si salvano
in corner con un concerto che è pura gioia per
le orecchie. Gli anni passati ad attendere di vedere
finalmente Vedder in azione sono stati più che
ripagati. Scaletta perfetta. Performance da far scuola.
LE CIOFEGHE:
(ovvero: “come sparare sulla croce rossa senza
vergunia alcuna”)
The Mars Volta – Amputechture
Talmente belli i precedenti, talmente inutile questo.
Persi per strada chili di ispirazione, spesso non rimane
che una buona dose di stucchevolezza.
Red Hot Chili Peppers – Stadum
Arcadium
Potevano riprendersi dopo lo scivolone di “By
The Way” e invece hanno deciso di scavarsi la
fossa. Troppi minuti di roba per dimostrare che esistono
diversi modi per tediare l’orecchio umano.
Muse – Black
Holes And Revelations
Due canzoni decenti. Il resto è tremendo.
Sempre più bravi dal vivo. Sempre più
una cometa sui dischi.
Guillemots – Through
The Window Pane
Giudizio impopolare, lo so. Eppure ogni ascolto si accompagna
alla più sbuffante delle noie.
Archie Bronson Outfit – Derdang Derdang
La prima canzone è ottima. Le successive sono
schifosamente identiche, ma per niente ottime. A metà
ce n’è un’altra ottima. E comunque
è identica alla prima.
The Who – Endless
Wire
Mi aspettavo molto, non so neanch’io perché,
e alla fine mi ritrovo un disco bolso. In pensione.
The Organ – Grab
That Gun
Tanto ormai si sono sciolte. Un altro che mangia la
polvere. Bene così.
L’OUTING DELL’ANNO:
(ovvero: “come imparai a non preoccuparmi
e ad amare la bomba”)
Il mio.
Dopo mesi passati a spalare sterco sulle disastrate
profezie dell’NME, ammetto su queste pagine di
aver rivalutato gli Arctic Monkeys. “Con
tutto quello che avresti potuto rivalutare, proprio
loro?” direte voi. Ebbene sì. Prendo in
mano le conseguenze delle mie azioni e mi metto a cavallo
dell’atomica. Buon 2007.
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