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USA
2005 di Hamilton Santià
Era da parecchi anni che non sentivo una tale quantità
di ottimi dischi provenienti dai miei personalissimi
luoghi del cuore. Il rock americano, forse il genere
più vecchio, reazionario e retroattivo di tutti,
gode di salute pressoché ottima e molti dei suoi
esponenti stanno dimostrando un'ispirazione che i colleghi
inglesi si sognano.
Cominciamo da Bruce Springsteen. "Devils
& Dust" è un ottimo disco. Solido
ed emotivo. I testi sono bellissimi e forse è
il suo lavoro più convincente senza la E-Street
Band e togliendo "Nebraska".
Poi c'è lo stupefacente Ry Cooder, che
in "Chavez
Ravine" omaggia la storia dimenticata dell'America
che semplicemente non riusciva a trovarsi nel progresso
capitalista. Un'altra sorpresa sta in Neil Diamond,
il cui "12
Songs" sorprende per solidità creativa
ed ispirazione. Dopo Johnny Cash, Rick Rubin riesce
a salvare e miracolare un nuovo grande vecchio... che
sia questo il suo posto dopo anni di crossover?
Anche i giovani virgulti del roots non se la passano
male. La nuova stella del firmamento rock Conor Oberst
ha pubblicato due di cui solo uno dimenticabile ("Digital
Ash In A Digital Urn", loffia elettronica fine
a sé stessa). "I'm
Wide Awake It's Morning" mescola testi di prima
qualità e un'attitudine molto più mainstream
che gli ha permesso di vendere parecchie copie in più.
Termina il trittico l'ottimo disco live "Motion
Sickness", che mostra la band in tutta la sua
potenza. Potenza che si avverte anche in "Trials
& Errors", live con cui Jason Molina ha salutato
il 2005 col nuovo pseudonimo Magnolia Electric Co.
Qui su Kalporz abbiam parlato solo della suo ottimo
omaggio al Neil Young che fu (quello di oggi,
purtroppo, non azzecca un disco da parecchi anni...
"Praire
Wind", nonostante le belle parole di Michele
Sarda su queste pagine, mi suona più come una
delusione) in "What
Comes After The Blues". Sempre parlando di
logorroici iperattivi, come dimenticarci di Ryan
Adams e Will Oldham? Il primo ha concepito
una trilogia omaggiante la tradizione che, ad eccezione
del fantastico "Cold
Roses", purtroppo risulta abbastanza altalenante
(gli altri due episodi sono "Jacksonville
City Nights" e "29").
Il secondo ha dato alle stampe uno dei lavori più
commoventi degli ultimi anni col suo "Superwolf"
- in compagnia di Matt Sweeney, ex Chavez - e
ha sublimato la sua esperienza live con l'ottimo "Summer
in the Southeast". Per questo 2006 è
prevista la pubblicazione del disco di cover "The
Brave and the Bold", suonato assieme ai Tortoise.
Sul versante songwriters troviamo un ottimo Steve
Wynn - "...tick
...tick ...tick" - un Lou Barlow in
stato di grazia col suo solito e bellissimo disco da
loser ("Emoh"),
il fenomenale Sufjan Stevens che, con "Illinois",
sta dimostrando di essere molto vicino alle coordinate
del genio, le stesse che ormai siamo soliti riconoscere
in Mark Oliver Everett. "Blinking
Lights And Other Revelations" ci riporta gli
Eels ai livelli stratosferici cui ci avevano
viziato in passato. L'attitudine da cantautori, anche
se di gruppo si tratta, la ritroviamo anche negli Okkervil
River, il cui "Black
Sheep Boy" si presenta come un miracolo inaudito.
Forse la cosa più bella che si sia ascoltata
in questi ultimi anni di musica rock. Bello da piangere.
E i Low, nella nuova e rinnovata formula di gruppo
rock: il loro "The
Great Destroyer" sottolinea classe sopraffina
e grandissimi suoni di chitarra. Merito di Dave Friedman,
che dobbiamo ringraziare anche per l'ottimo lavoro con
le Sleater-Kinney, alle prese con quello che
forse è il loro disco migliore, "The
Woods".
Potrei continuare all'infinito. Quest'anno la musica
americana non ha dato nessun segno di cedimento e addirittura
Jay Farrar (con Son Volt) ha dato alle
stampe un disco degno di stima e rispetto... per non
parlare del suo ex compagno di avventure Jeff Tweedy,
che con il suo live "Kicking
Television" ha dimostrato di guidare quello
che forse è il miglior gruppo del mondo, ora
come ora. Concludo con l'elogio del versante pop. Rogue
Wave, "Descended Like Vultures", conferma
il nostro trovarsi davanti ad una persona che la melodia
non solo ce l'ha dentro (come il mio pallino personale,
Josh Rouse), ma riesce a sublimarla in canzoni
semplicemente bellissime. E poi c'è il ritorno
dei Big Star. Per molti una delusione... per
me un vecchio amico che torna al bar di una volta e
non è cambiato. E i New Pornographers?
Eh, ma quelli sono canadesi...
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a Hamilton Santià
Hamilton
Santià Awards
Un anno vissuto da reazionario. Hamilton
acclama innanzitutto "Black Sheep Boy" degli
Okkervil River e su un podio quasi tutto a stelle
e strisce fa salire anche Rogue Wave, Sufjan Stevens,
Eels. Vai alla top
10.
Dite
la vostra
Meglio del 2004, peggio del 2001, simile al 1993,
sempre meglio del 1901? Dite
la vostra in Osteria.
I
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